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Visualizzazione dei post con l'etichetta pop di classe

Azul - Danilo Cutrim

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Danilo Cutrim, nel corso dei suoi vent'anni di carriera nella scena musicale brasiliana, è tutt'altro che un artista statico. Ha attraversato una vasta gamma di generi, spaziando dall'hardcore al reggae, dalla samba al rap e persino al funk carioca. Ha anche partecipato a numerose band locali, tra cui i Forfun, Braza, Da Bossa e Du Brazilis. Tuttavia, mancava ancora un album solista nel suo percorso, ed ecco finalmente "Azul", il primo album a nome Danilo Cutrim. Come la sua carriera musicale, anche questo album presenta una varietà di sonorità, pur restando all'interno del territorio pop, evidenziando la versatilità dell'artista brasiliano. Ciò che colpisce in modo evidente è la libertà con cui Cutrim attraversa diversi stili musicali, passando con disinvoltura e indiscussa maestria dalla bossa nova alla samba influenzata dall'Afro-beat, dalla MPB (Musica Popular Brasileira) all'ijexà, dal forró persino allo yacht-rock. "Azul" riflette l...

This Moment - Marco Taggiasco

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Ogni promessa è un debito, come dice il proverbio, e finalmente, dopo molto tempo dal mio primo ascolto di questo disco, sono pronto a condividerne la mia recensione. Prima di entrare nel merito dell'album, credo sia importante fare una breve digressione. Di recente, discutevo con un amico su Facebook riguardo a quanto il detto "dai al popolo ciò che il popolo vuole" sia alquanto fuorviante. Sarebbe più appropriato dire che i media danno alle persone ciò che vogliono, e in questo modo, i media diventano corresponsabili della qualità discutibile della musica che ascoltiamo quotidianamente. Tuttavia, è importante notare che in passato le cose stavano diversamente. In televisione, ad esempio, venivano trasmessi in prima serata artisti del calibro di James Brown e Tina Turner. La qualità era un elemento imprescindibile nei palinsesti, ed era apprezzata dagli spettatori. In breve, se si offrono proposte di alta qualità, si forma un pubblico più esigente e curioso, che cerca la...

IL LUNGO ADDIO: MAURICE WHITE (1941-2016)

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"The light is he, shining on you and me." C'è qualcuno là fuori che vorrà spendere almeno una bella parola per Maurice White e per ciò che ha rappresentato nella storia della musica? So bene che in Italia, il soul e il funk sono apprezzati solo da pochi, e che la notizia della sua scomparsa non riceverà la stessa risonanza mediatica che ha avuto quella del "duca bianco", ma mi perdonerete, il creatore degli Earth, Wind & Fire è stato e rimarrà per me uno dei punti fermi nel mio percorso di appassionato di musica e uno dei motivi per cui scrivo su questo blog. Nel ricordo di Maurice White si intrecciano i momenti della mia adolescenza, le domeniche pomeriggio trascorse nelle discoteche e nei locali di Firenze ormai scomparsi, proprio come quei miei 16 anni, e l'ascolto delle loro canzoni, apparentemente così perfette e semplici, ma in realtà così complesse nella loro composizione. Gli Earth, Wind & Fire sono un gruppo che molti hanno cercato di im...

STOP TIME - JON REGEN

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In quanto amante delle arti visive, ho sempre ritenuto che le copertine degli album siano parte integrante del prodotto, e provo un sottile piacere quando queste riflettono il contenuto musicale. Recentemente ho fatto questa esperienza con il nuovo album di Jon Regen, "Stop Time". La copertina raffigura una stanza spoglia con un divano in stile anni '60, dove l'artista è seduto in completo scuro e cravatta mentre sfoglia un giornale. Accanto c'è un tavolino di modernariato con una tazza da caffè e una bellissima caffettiera Moka in mostra. Potremmo quasi utilizzare questi oggetti per definire la musica di Jon Regen, ma sarebbe un'analisi troppo semplice. Prima di tutto, è importante ricordare che Regen è un pianista jazz, un pupillo di Kenny Barron, e nella sua carriera ha collaborato con musicisti come Kyle Eastwood e Little Jimmy Scott. "Stop Time" è il suo terzo album da solista, prodotto dal talentuoso Michael Froom, che riesce abilmente a cat...

KALEIDOSCOPE WORLD - SWING OUT SISTER

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Quando "Kaleidoscope World" venne pubblicato, gli Swing Out Sister erano probabilmente consapevoli di non poter replicare il successo globale di "It's Better To Travel". Sicuramente non avrebbero mai immaginato che presto avrebbero rivitalizzato un certo tipo di pop che negli anni '80 era stato ingiustamente trascurato. Certi suoni e certi artisti, come Burt Bacharach e Morricone, Jimmy Webb e Dusty Springfield, sarebbero tornati alla ribalta nel decennio successivo, grazie anche ad altre band inglesi come Stereolab o Belle and Sebastian. In tutta onestà, il merito di questo ritorno va principalmente a Corinne Drewery e Andy Connell, i primi a credere in questa rinascita e a imparare le lezioni dai maestri della melodia. Ricordo di aver acquistato l'album dopo aver ascoltato il singolo "You On My Mind", fortunatamente diverso dal bellissimo "Surrender" dell'album precedente. Ma questo era solo l'inizio. Già dalla seconda t...

THE YOUNG PICNICKERS - THE PEARLFISHERS

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Caro David, Mi trovo seduto di fronte alla finestra, osservando i bambini attendere il loro scuolabus. Nel frattempo, il gatto del mio vicino si sta avventurando in guai, spinto dalla sua eterna curiosità e dall'ennesima rissa tra felini. Nell'attesa, sto ascoltando con grande piacere "The Young Picnickers", l'album della tua band, The Pearlfishers. È la colonna sonora perfetta per questa stagione estiva, che ancora conserva i profumi della primavera. Il primo brano dell'album, "We're gonna save the summer," proclama il desiderio di preservare l'estate, trasportandoci in un magico viaggio attraverso la migliore musica pop degli ultimi tempi. Questa musica rievoca i maestri del genere, come Brian Wilson, Jimmy Webb e Burt Bacharach, e riesce a riscaldare il cuore. Questo termine spesso abusato trova qui un significato vero, poiché brani come "Another day out in the suburbs" mi riportano indietro nel tempo alla mia giovinezza, rip...

WORDS AND MUSIC - LONETTE MC KEE

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Un mio amico recentemente mi ha suggerito di smettere di pubblicare articoli su artisti poco conosciuti e di concentrarmi su contenuti meno elitari. Dando un'occhiata alle statistiche di visualizzazione, devo ammettere che sembra avere ragione, visto che l'articolo sui The Knack è stato il più letto nell'ultimo mese. Tuttavia, il mio amico sa già che non cederò a questa richiesta e che se vuole leggere recensioni sui soliti nomi e dischi, dovrà cercare altrove. C'è un vasto mondo là fuori di artisti e opere d'arte dimenticate che richiederebbero più di una vita per essere esplorati, anziché ripetere per l'ennesima volta le stesse discussioni su dischi dei Pink Floyd o dei Nirvana, per fare due esempi. Nel mio articolo di oggi, ci spostiamo indietro al 1978, e l'artista al centro delle mie riflessioni, Lonette McKee, è forse più conosciuta per la sua carriera cinematografica che per la sua musica. Sì, perché la signora McKee ha recitato in "Sparkle,...

WE NEED TO GO BACK, THE UNISSUED WARNER BROS. MASTERS - DIONNE WARWICK

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Nel 1972, quando Dionne Warwick lasciò la Sceptre Records per unirsi alla Warner Bros, nessuno avrebbe previsto che questi anni sarebbero stati tra i più tumultuosi della sua carriera. La Warwick fece questo passo insieme ai suoi mentori, Burt Bacharach e Hal David, che avevano l'intenzione di continuare a lavorare con lei e di aumentarne il successo. Tuttavia, la sfortuna volle che dopo aver prodotto e scritto gran parte del suo primo album per la nuova etichetta, "Dionne", il talentuoso duo di autori si separò poco dopo. Questo avvenne probabilmente anche a causa del fallimento, agli occhi della critica e del pubblico, del loro rifacimento in forma di musical di un leggendario film di Frank Capra, "Lost Horizon". Alcuni potrebbero obiettare che, data la prolifica carriera di Dionne Warwick fino al 1972, con sedici album e numerose raccolte di singoli, non avesse più molto da dimostrare. Tuttavia, sarebbe stato un vero peccato se la voce di questa artista ...

GODI POPolo: MARIO ACQUAVIVA

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Le reazioni che ho avuto ascoltando "Notturno Italiano" e "Sogni e Ridi" di Mario Acquaviva sono state di sorpresa, meraviglia e rabbia. Intendiamoci, sono per natura un bastian contrario, come ogni toscano che si rispetti, mi piace andare a scovare roba che più snob non si potrebbe, mi piace il pop inteso come arte della canzone orecchiabile ma rifuggo da qualsivoglia ruffianeria che un ritornello può essere in grado di procacciare nell'ascoltatore distratto. Quindi, come vedremo, in "Notturno Italiano" e "Sogni e Ridi" di carne al fuoco ce n'è molta. La sorpresa: vi confesso che di Mario Acquaviva fino all'altro giorno non sapevo niente e tanto meno mi immaginavo che in Italia, una trentina di anni fa, ci fosse stato un artista che prendendo spunto dal pop impelagato con il jazz (Steely Dan ? Steely Dan!) sia riuscito a creare due capolavori della canzone tricolore e soprattutto che sia riuscito a farseli pubblicare. Che poi...

CLASSICI: STRANGE KIND OF LOVE - LOVE AND MONEY (1988)

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Infausto sia chi ha coniato il termine easy listening, e sciagurati siano quelli che si attaccano ai pregiudizi che può evocare l'espressione (ci mettiamo anche il pop qui dentro, ma si dai) come scusante per evitare di ascoltare quegli artisti e quei dischi che potrebbero regalar loro anche solo per un breve attimo una piccola emozione. E maledetta sia la preclusione che si ha di fronte a determinati musicisti, in questo caso l'imputato è Jeff Porcaro, che si, bravo tecnicamente, ma freddo, brrrr, vuoi mettere con chi sa a malapena tenere in mano due bacchette. Sembra di sentirli: il non saper suonare a volte può essere un pregio. Si, forse lo sarà per alcuni, non per me, fermamente convinto da sempre che la forma e l'estetica sonora vadano a braccetto con la creatività: volete un altro nome ? Gino Vannelli ! Oppure portiamo ad esempio un disco del 1988, dove Porcaro suona in tutti i brani di una band scozzese e come un metronomo ne scandisce ogni singola canzone ren...

UNA CANZONE: PRETZEL LOGIC - STEELY DAN

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"Pretzel Logic", title track dell'omonimo album, è una delle canzoni che ha contribuito a creare il mito degli Steely Dan. Blues come portante del pezzo, note jazz incastonate nel cerchio dorato del pop, testi oscuri e apparentemente senza un senso compiuto, caratteristica questa che sarà una costante nelle canzoni a venire del duo statunitense. Il testo della canzone ad una prima lettura sembra che narri di un turista in viaggio verso il sud degli Stati Uniti per andare a vedere un "Minstrel Show" e diventare una stella degli stessi (gli spettacoli dove un bianco si tingeva la faccia di nero per intrattenere i suoi pari) ma addentrandoci nelle liriche si legge che il turista vuole "incontrare un Napoleone solitario" e che si trova in imbarazzo per le scarpe che indossa. Lo stesso Fagen, tanto per ingarbugliare di più le cose ci dice che la canzone parla di viaggi, si, ma di viaggi nel tempo, (i "Minstrel Show" di cui si parla erano mort...

UNA CANZONE: THE SUN AIN'T GONNA SHINE ANYMORE - THE WALKER BROTHERS

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Loneliness is a cloak you wear A deep shade of blue is always there The sun ain't gonna shine anymore The moon ain't gonna rise in the sky The tears are always clouding your eyes When you're without love, Baby L'altra sera stavo guardando un film in tv e ad un certo punto, verso la fine della storia, il personaggio principale della pellicola estrae da un mobiletto un disco, prende il vinile e lo mette sul piatto; a poco a poco si diffondono nell'aria le note di "The Sun Ain't Gonna Shine Anymore" dei Walker Brothers. Fin qui direte una scena come tanto altre, tranne per un particolare: il personaggio è nella stanza della sua compagna, da solo, e nel giro di poche ore la terra verrà spazzata via da un meteorite. La scelta del regista di inserire un brano così epico, un capolavoro assoluto della musica pop,  è rinforzato dalla citazione nel film di un altro disco pop che ha fatto epoca e che come questo potrebbe essere l'ultimo ...

DOCTOR WU CLASSIC: HOME TO MYSELF - MELISSA MANCHESTER

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Uscito nel 1973 il primo album di Melissa Manchester  contiene già i prodromi di quel genere musicale inclassificabile che sta al confine tra rock, jazz, pop e canzone d'autore. In questo caso il disco è si con una marcata impronta cantautorale, nonostante sia prevalentemente un lavoro a due mani, con i testi scritti da Carole Bayer Sager e le musiche composte dalla stessa Manchester ,(esclusi tre brani, questi tutti farina del sacco di Melissa) ma nel suo svolgimento cerca la sponda verso il pubblico che ascoltava prodotti di grana più grossa. Scommessa vinta, perché l'album entrò nella Hot 200 di Billboard, considerando che non è un lavoro di impatto immediato; altra educazione musicale in chi ascoltava verrebbe da pensare, o più semplicemente il buon gusto non era una cosa andata smarrita, basti pensare che cantanti come Carole King, Joni Mitchell e seppur in modo trasversale anche Laura Nyro erano stabilmente nelle prime posizioni delle classifiche di vendita. Dell...

SOGNO DI BOSSA IN UN POMERIGGIO PIOVOSO

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Fu circa alla metà degli anni ottanta, tra band che producevano infima roba commerciale e artisti che provarono a dare un nuovo linguaggio al rock, che si sviluppò una nuova scena ribattezzata "new cool" che andava a ripescare un certo tipo di pop sofisticato infarcendolo di soul, jazz e sonorità brasiliane. E proprio di bossa nova parleremo oggi. Due tra i gruppi che si cimentarono con il genere erano anche agli antipodi tra di loro: da una parte gli Everything But The Girl autori di una incantevole opera prima, "Eden", dall'altra i Matt Bianco, dediti ad un pop si di facile ascolto ma ben scritto e molto raffinato. Sia gli EBTG che i Matt Bianco avevano al loro interno due tra le voci femminili più peculiari e belle del periodo, Tracey Thorn per i primi e la cantante di origine polacca Basia per i Matt Bianco e ambedue ci fecero ricordare della bossa brasiliana con due canzoni che funsero da apripista per chi del Brasile conosceva la spiaggia di Copacabana...

GENERAZIONE COCKTAILS: "MARTINI" meet KOOP and SUMMER SUN

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In principio fu il "Martinez", bevanda composta da gin e vermouth rosso. Come ci dice il fondamentale libro "Mondo Exotica" di Francesco Adinolfi, questo cocktail si perde nel tempo, si hanno le prime avvisaglie del drink già nel diciottesimo secolo, quando il compositore tedesco Johan Schwarzendorf era solito farsi servire una mistura composta dal Jenevier, distillato olandese progenitore del gin e vermouth rosso. La ricetta del drink si dice che abbia viaggiato a lungo fino ad arrivare sulle coste della California intorno al 1870, anno in cui si iniziò a parlare di due diverse denominazioni del cocktail, al quale nel frattempo era stato sostituito il Jenevier per il gin: Martinez e Martini. Martinez era una cittadina californiana dove era solito recarsi un famoso cercatore d'oro dell'epoca che prima di mettersi in viaggio sostava presso l'Occidental Bar di San Francisco, regno del barman Jerry Thomas, il quale gli aveva servito un drink denomina...

GENERAZIONE COCKTAILS: IL "NEGRONI" meet PAPIK and THE PUZZLE OF LIFE

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Se c'è un cocktail che più di altri identifica una nazione, questi è senz'altro il Negroni. Variante de L'Americano, poi vedremo perché, è stato creato grazie ad una intuizione del conte Camillo Negroni, assiduo frequentatore del Bar Casoni di Firenze, oggi Bar Giacosa (famoso anche per i suoi panini tartufati). Nel 1922 il conte Negroni suggerì al barman Fosco Scarselli di aggiungere al vermouth rosso e al Campari de L'Americano una parte uguale di gin: detto fatto, nasceva così il "Negroni", uno dei cocktail più "duri" che sia mai stato dato di bere. Le sensazioni che questo cocktail danno al palato sono eccezionali, per quanto mi riguarda la grandezza di questo cocktail fa strame dei drink modaioli che si sono affermati ultimamente, "mojito" e "caipirinha" in primis. Il "Negroni" ha avuto molta fortuna anche negli Usa, affermandosi come drink da "transition bar" ovvero quei locali di passaggio collocati ...

SWING OUT SISTER: LOVE WON'T LET YOU DOWN

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Eccoli, finalmente gli SOS approdano sul blog, e quale stagione migliore di questa per ri-ascoltarli. In sintonia con questi post agostani, il brano di oggi è tratto da "Where Our Love Grows", disco del 1984, piuttosto raro, perlomeno in Italia, dove gli SOS, se non per la cerchia dei fans, sembrano scomparsi. La ricetta è sempre quella, da godimento puro per gli amanti del pop di classe, la bella e potente voce di Corinne Drewery illumina un brano che è la summa del sound SOS: orchestrazioni che rimandano al pop british dei '60 - Dusty Springfield sulla soglia di casa -, suggestioni bacharachiane e quelle melodie che ti stendono al tappeto. E personalmente ogni nuova uscita della band (a proposito sono fermi dal 2008, anno di uscita di "Beautiful Mess") è una speranza di ritrovare quella magia che mi regalò "Kaleidoscope World"*, il loro capolavoro assoluto del 1989. Ne riparleremo, quando il freddo busserà di nuovo a queste latitudini e la voglia...

UNA CANZONE: EVERY KINDA PEOPLE - ROBERT PALMER

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Da come sorride sornione sul fronte della copertina, osservando due bikini "dimenticati" sul bordo piscina da delle signorine, si capisce che Robert Palmer era un tipo che la sapeva lunga. Per fortuna nostra non solo per quanto riguarda l'arte amatoria, ma anche in quella delle sette note; si perché l'album da cui è tratto il brano di oggi è uno dei capolavori del pop elegante e ultra-sofisticato. Prodotto nel 1978 da Palmer insieme al genio di Tom Moulton "Double Fun" si muove sinuoso tra suggestioni giamaicane, blue eyed soul, funk bianco e rock da fm station, un miracolo verrebbe da dire, e miracolati da tanta bellezza furono quei pochi fortunati che ebbero la dote di ascoltarlo su qualche sparuta radio locale.  Robert Palmer ebbe un momento di gloria anche qui da noi con il singolo "Johnny and Mary" uscito qualche anno dopo, e non poteva essere diversamente: un brano molto più semplice quindi anche più adatto alle orecchie dell...

PORTA APERTA

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Una porta socchiusa che lascia intravedere uno spiraglio di luce, il nostro che se ne sta seduto su una sedia con un uccello notturno su di una spalla, indeciso sul da farsi, una corda a mo' di serpente che sbuca dalla porta. Se Mayer Hawthorne voleva farcire di significati esoterici la copertina del suo nuovo disco, "Where Does This Door Go", direi che ci è riuscito alla perfezione.  Il sottoscritto, che di esoterismo conosce il giusto, preferisce entrare attraversare la soglia della porta per scoprire quello che ci propone il soul singer del Michigan. Terzo album di studio questo, che promette e mantiene un rinnovamento stilistico del sound di Hawthorne, lasciando al passato le suggestioni retro soul in salsa Motown/Stax che avevano caratterizzato le produzioni precedenti. Qui infatti si può a ragione parlare di un disco che ha come punto di riferimento le stagioni d'oro del "blue eyed soul" e infatti in più di un brano il pensiero va in direzione Hall...

FIORI SOUL

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Non ringrazierò mai abbastanza Amy Winehouse per aver dato il la ad una schiera di ragazze che prendendola ad esempio (non per lo stile di vita, per fortuna) trovano entusiasmante cimentarsi con i suoni e i colori della musica dell'anima. Robin McKelle, ad esempio, è una di queste. Americana di Rochester, NY, ha iniziato all'età di quindici anni ad entrare in sintonia con il soul, magari grazie a sua madre, cantante di gospel, cantando con diversi combo di r'n'b, per poi iniziare gli studi jazz all'università di Miami, corno francese e piano per la precisione, e una volta laureatasi si è mossa verso la west coast trovando lavoro come backing vocal, anche per gente del calibro di Michael McDonald e del cantante gospel BeBe Winans. I primi passi nell'industria discografica li ha mossi come artista jazz, i suoi primi tre album infatti sono stati come una summa dei suoi studi. Con il nuovo lavoro invece, torniamo indietro nel tempo, ovvero alla prima passione di...