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Visualizzazione dei post con l'etichetta northern soul

SIMI STONE - SIMI STONE

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A otto anni, Simi Stone cominciò a creare cassette musicali in modo indipendente. Ma, anziché semplicemente copiare dischi per gli amici, suonava veramente. Non so cosa sia successo in seguito, ma questo dettaglio potrebbe farci capire che il suo destino musicale era già scritto nel suo DNA. Immaginate quante persone appassionate di musica abbiano provato a fare lo stesso? Io, per esempio, passavo il tempo a usare mestoli come tamburi o a manipolare la radio e il registratore a cassette per creare suoni strani. Poi ho capito che non avevo il talento per suonare uno strumento e mi sono dedicato all'ascolto di musicisti più esperti di me. Questo amore per la musica è rimasto con me fino ad oggi. Simi Stone, figlia di una madre hippy e di un padre giamaicano, è nata a Woodstock, la stessa città famosa per il festival dedicato alla pace, all'amore e alla musica negli anni '60. Potresti immaginartela vestita con abiti hippy, indossando collane di perline e suonando canzoni pac...

UNA CANZONE: THE NIGHT - FRANKIE VALLI

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Bisogna esser grati ai Dj's della scena Northern Soul, che una canzone così se non era per loro non se la sarebbe filata nessuno; non se l'è filata nemmeno il buon Clint Eastwood che manco l'ha inserita per qualche secondo nel film che ricorda l'epopea dei "Jersey Boys", ovvero degli The Four Seasons. Uno dei motivi può essere che per gli americani la parola Northern Soul non significa niente o forse perché la canzone non ebbe successo negli States, e alla prima uscita, nel 1972 ebbe poco riscontro anche dall'altra parte dell'oceano salvo ritornare in un altra veste nel 1975, grazie alle nottate spese nel ballo e nel sudore di chi bazzicava il Wigan Casino o il Blackpool Mecca, anno in cui "The Night" riuscì ad arrivare al settimo posto delle charts inglesi. Dici "The Night", la notte, e magari ti viene in mente il bel brano dell'italo belga Adamo, e sai poco o niente di Frankie Valli, anzi Francis Castelluccio, guarda un...

VIBRAZIONI LUSITANE

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Oggi le buone vibrazioni arrivano dal Portogallo, Oporto per la precisione, con il singolo di debutto in uscita il 3 di Giugno per la benemerita etichetta nostrana "Recordkicks" , del combo "Marta Ren and The Groovelvets". "2 Kinds of Men" e "Summer's Gone" i titoli del 45 giri, dove ci propongono due diversi modi di intendere la musica dell'anima: il primo è un funk morbido, con in risalto la bella voce di Marta, anche se per le mie orecchie sa di già sentito, molto meglio il lato B, dove ne è stato tratto un video molto bello. Qui siamo in territorio Northern Soul, e la freschezza della canzone unita alla bella presenza di Marta e al buon lavoro della band, mi fa decisamente propendere per questo brano. Insomma le premesse per un ottimo lavoro sulla lunga distanza ci sono tutte, per adesso gustiamoci questo singolo e le bellezze della cantante.

UN ATTO D'AMORE

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Eccomi di nuovo qui, dopo una doverosa pausa dal blog, dovuta alla cronica mancanza di tempo che mi affligge da un po' e anche per mancanza di materia prima degna di stare su queste pagine (anche se l'uscita del primo album solista del leader degli Incognito, Bluey, smentisce in parte questa affermazione). Per questo motivo e non solo, ripartiamo con il piede giusto e sicuro parlando di Northern Soul. Questo genere non genere, l'appellativo come molti sapranno è dovuto ai posti dove passavano questi dischi nei locali del nord Inghilterra negli anni settanta, tre nomi su tutti il Wigan Casino, il Blackpool Mecca, il Torch di Stoke-on-Trent, dischi per larga parte che arrivavano dal decennio precedenti. Pezzi di musica soul ed r'n'b giusti per sfiancarsi in pista da ballo, gli artisti della Motown e della Stax tra quelli più conosciuti; ma il bello del Northern Soul è quello di avere fatto conoscere una miriade di artisti semi sconosciuti con la conseguente cacc...

IL LUNGO ADDIO: TERRY CALLIER 1945-2012

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by Tarkus Fosse anche ricordato per una sola canzone, credo che questa basti. Cantautore e chitarrista afro americano che ci ha regalato delle perle folk-soul, rimarrà nella storia per questo gioiello Northern Soul. Si, storia della musica, non del rock o del soul, o del folk o di quel cazzo volete voi. "Walls Come Tumbling Down" diceva qualcuno, ma quelli nella testa sono i più difficili da buttar giù. Ti sia lieve la terra, fratello.

SOUL POWER

Ancora un video di Don Letts girato per la Fred Perry e dedicato ai sessanta anni di sottocultura britannica. Qui siamo in territorio Soul, anzi Northern Soul e Southern Soul Boy, metà anni '70 il periodo. Due scene contrapposte: la prima era radicata nel nord ovest dell'Inghilterra, tra Manchester e Wigan, e aveva un selvaggio entusiasmo verso il classic soul degli anni 60, l'altra era di stanza nell'Essex e nel Kent ed era più orientata al soul contemporaneo. L'etica del lavoro duro trasportata sulla pista da ballo, il multiculturalismo tra la classe operaia bianca e nera come segno distintivo e parte integrante di un movimento sottoculturale che non ha mai oltrepassato il confine delle case popolari. 

LA CHIAMAVANO DISCO

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Ti capita nelle sere che torni dal lavoro e non hai niente da fare, in sottofondo undici pischelli in maglia azzurra che provano a schiantare Malta e non ci riescono e tu ne approfitti per tornare a spulciare tra i tuoi vecchi cd. Succede quasi sempre che ritrovi dei dischi lasciati ad ammuffire e non ti ricordavi di avere; questa sera è toccata ad una compilation del 2004 curata dal grande Eddie Piller. "Crossover Flavas: When Northern Soul Met Disco", questo il titolo del Cd tutto dedicato agli artisti della Salsoul Records, artisti finiti ormai nell'oblio per chi avesse avuto la fortuna di incrociarli per caso, indimenticati per chi allora ne ballava le canzoni e passava i pomeriggi post studio ad ascoltarne i dischi. I brani di questa compilation sono anche una risposta a chi ritiene che la disco sia stata tutta merda, in questo caso forse è più giusto dire che ci troviamo di fronte ad una forma di soul music tutta giocata sul groove e non di disco come è conosciuta d...

OSSESSIONE NORTHERN SOUL

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Oggi vi propongo un bel cortoMetraggio di nove minuti sul mondo del Northern Soul. Molto esplicativo su quella che può diventare una vera e propria ossessione e scommetto che a prescindere dal genere, molti di voi si riconosceranno nel personaggio principale del film. La stanza dove il nostro ascolta un disco, assomigliava molto alla mia, ma penso anche alla vostra. Buona visione.

LE FIGLIE DI APOLLO

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La recente uscita di una raccolta di canzoni del gruppo femminile "The Apollas" mi da l'occasione per parlare di questa crew sconosciuta ai più. The Apollas erano tre ragazze afroamericane, Leola Jiles, Ella Jamerson e Billie Barnum, incisero una manciata di canzoni dal 1961 al 1968, anno in cui il gruppo si sciolse. La musica delle The Apollas si distingueva dagli altri gruppi femminili dell'epoca per una spiccata propensione ad uno stile più ruvido e gospel-style rispetto ai gruppi più in voga di allora, come ad esempio le Supremes, erano semmai più vicine allo stile di Martha and The Vandellas. Cantarono le prime canzoni di Ashford e Simpson, ma anche di Billy Vera, Barry White, Don Everly e Jeff Barry, non hanno mai avuto degli hit single da ricordare per i posteri, ma avranno sempre la riconoscenza ed il rispetto da parte della scena Northern Soul: il brano "Mr. Creator" è diventato un classico della scena, ed il mio invito è di avvicinarvi al sound del...

CHUCK WOOD vs. DEXY'S MIDNIGHT RUNNERS: SEVEN DAYS TOO LONG

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Ritornano le sfide tra brani che hanno fatto la storia della musica o perlomeno la storia di un genere ben definito, come in questo caso. Si parla di Northern Soul, la canzone "Seven Days Too Long", in origine cantata da Chuck Wood, per chi bazzica il genere, è poco meno di un inno, una canzone che anche nella versione dei Dexy's non perde la carica dell'originale, ma anzi, nel riproporla al pubblico agli inizi degli '80, resero giustizia ad uno stile e ad una cultura tanto sfuggente ad ogni catalogazione ed irreggimentazione da parte del music business, quanto emozionale in ogni sua singola canzone. Un bel pareggio si va a profilare quest'oggi, con una leggera preferenza semmai alla cover dei Dexy's, che presero il brano e lo attualizzarono ai tempi, rendendo di nuovo "moderni" ed indispensabili quei suoni caduti nell'oblio della storia. Questo è il Northern Soul, non solo musica ma uno stile ben definito nato dalla working class inglese e c...

IL SUONO MOTOWN E IL SOUL NORDISTA

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Questa canzone è diventata forse l'archetipo del suono Motown: ritmo saltellante, chitarra, tamburello, batteria, sax e chiaramente la voce che dava l'impronta e caratterizzava il brano. Un sound che, con minime variazioni, è riscontrabile in quasi tutte le produzioni Motown degli anni '60. Sicuro che senza l'apporto di grandi vocalist non avrebbero avuto l'impatto che ebbero nel diventare delle hit mostruose facendo gonfiare il conto in banca di Mr. Gordy. Certe canzoni poi divennero degli inni per la nascente scena Mod di allora, in particolare questo brano, e definirono pure il genere Northern Soul che, caso unico nella storia, prese il nome da dove veniva ballato e ascoltato e non dal luogo dove nasceva artisticamente. Il Torch, il Wigan Casino ed il Blackpool Mecca, questi i dancefloor dove il genere si sviluppò e dove i giovani inglesi del nord si distinsero rispetto a quelli del sud del paese che preferivano il rock e la psichedelia, o tuttalpiù nei locali di...

IL SOUL SCARNO DI CLAIRY BROWNE AND THE BANGIN' RACKETTES

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"Baby Caught The Bus" è l'album di debutto di Clairy Brown an The Bangin' Rockettes, combo di nove elementi proveniente da Melbourne, Australia, fedele al verbo Stax e Motown, undici brani di ruvido r'n'b, doo wop, e northern soul, tutto giocato sulla voce di Clairy, dolce e sporca come lo sono le voci delle sue muse ispiratrici, Etta James e Tina Turner. Per noi orfani di Amy Winehouse diciamo che può essere una consolazione vedere che c'è ancora chi si diletta con le vie del soul, e seppure la nostra Clairy ha ancora da pedalare, questo disco lascia ben sperare per il futuro, se il gruppo riuscirà a tener dritta la barra della qualità senza scendere a compromessi ed ammorbidimenti di suono. Tra le canzoni che compongono il disco da segnalare la title track, "Love Letter", "Vicious Cycle" e la bella cover di "Bang Bang". Insomma come avrete capito, ci troviamo di fronte ad una band che sa il fatto suo e ad un bel disco d'...

NAT TURNER FEAT MAJOR HARRIS: RUBY LEE, 1972

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Il sound di Philadelphia prima di essere un genere musicale, è uno stato dell'animo. Quando arriva ne rimani intrappolato e non puoi farci niente e non è nemmeno spiegabile, è un po' come cercare di far capire la saudade ad un non brasiliano. Il Philly Sound qui da noi è conosciuto principalmente g razie all'etichetta Philadelphia International fondata dai produttori Gamble e Huff nel 1971, ed è diventata con gli anni sinonimo di quel particolare tipo di sound che arrivava da quella metropoli. Prima di loro però, altre realtà operavano nella città, come ad esempio l'etichetta a cui è associato il cantante che vi presento oggi. La Philly Groove, questo il nome, fu una casa discografica nata nel 1967 per opera dei produttori Stan Watson e Sam Bell, divenne famosa per due gruppi vocali, i Delfonics, loro è la famosa "La la Means I Love You", e le First Choice, e fino al 1974, anno della cessazione dell'attività, produsse altri notevoli pezzi grazie ad artisti...

JACKIE WILSON: I GET THE SWEETEST FEELING, 1967

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Jackie Wilson l'ho conosciuto tardi, nel 1986, quando la ristampa del suo "Reet Petite" ebbe un discreto successo radiofonico anche qui da noi. In particolare, dalle mie parti, divenne un tormentone delle stazioni fm commerciali, tanto che dietro a quel motivo divertente credevo si nascondesse un carneade alla stregua, che so, di un Lou Bega. Non era così, per fortuna, e una volta conosciuta la carriera di Jackie Wilson, a forza di acquisti dei suoi vecchi dischi, badate bene che internet era di là da venire, quindi fatica doppia nel trovare fonti e materiali, mi trovai di fronte ad un artista talmente importante per la transizione dal r'n'b al soul, che mi chiedevo come fino ad allora in Italia fosse considerato un oggetto misterioso o poco più. Prima di tutto ci troviamo di fronte ad un grande performer, sarà da esempio per numerosi artisti neri, non ultimo Michael Jackson. Mr. Wilson le canzoni le prendeva e le faceva diventare un ribollente calderone di frenes...

RUFUS FEATURING CHAKA KHAN: ONCE YOU GET STARTED, 1974

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In principio erano i Rufus, una tra le maggiori attrazioni dei locali di Chicago, dalla popolarità via via maggiore grazie soprattutto alla vocalist, una allora giovanissima Chaka Khan. Fu così che nel 1974, dopo due dischi col nome della band, all'alba della realizzazione del nuovo album "Rufusized", fu aggiunta alla band l'estensione "featuring Chaka Khan", per rimarcare le doti vocali della cantante che all'epoca veniva paragonata come una novella Aretha Franklin con l'energia di Tina Turner. Certo a vederla nel video, e pensare a com'è adesso non diresti che è la stessa persona, notare il seno - adesso triplicato, davvero - ed il lato B, divenuto nel tempo "a seggiola", come si dice dalle mie parti, cioè a "sedia", per i non toscani. La musica dei Rufus era un funky virato verso il pop e l'r'n'b, una spruzzata di jazz e di rock, per intendersi, nel solco degli EW&F, e della Average White Band. La canzone ch...

THE JAM: TOWN CALLED MALICE, 1982

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photo by Neal Preston Questo singolo della band inglese uscito nel 1982, tratto dall'album "The Gift" è la dimostrazione che anche i bianchi, quando vogliono, sanno realizzare degli ottimi brani soul, in questo caso abbiamo più di una reminiscenza di quelli che furono gli hits della Motown degli anni d'oro. Certo il testo della canzone era ben lontano dalle romanticherie dell'etichetta di Detroit, non si parla di amore ma della vita in una piccola cittadina inglese, tra problemi di alcolismo nella popolazione, disoccupazione e mancanza di strutture. Del resto è nota la passione di Paul Weller per la black music, se poi sommiamo l'attitudine Mod verso questo genere, il risultato non può che essere questo. Questa canzone non rimarrà l'unica incursione dei Jam nel soul, altrettanto belle sono "Ghosts" e "Precious", guarda caso presenti sempre in "The Gift", che fu il canto del cigno della band inglese. Un omaggio al Northern Soul...