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Visualizzazione dei post con l'etichetta marc jordan

MAX MEAZZA - CHARLIE PARKER LOVES ME

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Di Max Meazza ricordo che ne sentii parlare all'inizio degli anni ottanta. Avevo iniziato il mio approccio con la musica della west coast americana con i dischi di Michael Franks, allora i più facili da trovare, e lessi una recensione di "Shaving The Car," il primo album solista di Meazza, dove veniva accostato al musicista americano. A torto, con il senno di poi, o forse il recensore non aveva ascoltato altro, perché se deve esserci un'affinità, credo che si debba trovare più con Marc Jordan che con Franks. Incuriosito, cercai ovunque, leggasi i negozi di dischi fiorentini, il disco di Max, con il risultato di farmi venire i calli ai piedi e di restare con la bisaccia vuota. Solo diversi anni dopo, presso il negozio oggi chiuso di Nannucci, riuscii a procurarmi a prezzo di saldo "Shaving the Car" insieme a "Personal Exile," il secondo album solista del nostro. Sugli esili dei musicisti della west coast (da parte dei discografici in primis) ci ...

LA TIMIDEZZA DI MR. JORDAN

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Di Marc Jordan e del suo album "Blue Desert" ne ho già parlato un po' di tempo fa', ma siccome mi è capitato di riascoltarlo recentemente e le canzoni lì contenute sono di una bellezza rara, voglio ritornarci sopra. L'artista canadese è la classica persona che è tanto timida quanto brava, che forse per la sua timidezza è rimasto ai margini del panorama musicale e ciò si può evincere dai suoi lavori, canzoni sofferte che parlano del "privato" dell'artista, dischi che hanno il pregio di entrare in casa dalla porta di servizio, ma che poi si arrogano il diritto di diventare il fulcro della propria collezione di musica e musicanti. Questo poi è uno dei lavori dove chi non si accontenta di ascoltare nenie monocordi da tre minuti tre, troverà pane per i suoi denti, fatto com'è di progressioni armoniche inaspettate, di assoli suonati pensando ai grandi del jazz, e a dei testi costruiti per esaltare le qualità vocali dell'interprete. L'album fu ...

MARC JORDAN: BLUE DESERT, 1979

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Cantautore canadese ma di origine statunitense essendo nato a Brooklyn, Marc Jordan ha definito con i suoi primi tre album quello che sarà poi il pop californiano degli anni a venire. Qui ci occupiamo del suo secondo disco, realizzato nel 1979 e prodotto da Jay Gradon, disco che pur essendo più orecchiabile del precedente non ottenne il successo sperato presso il pubblico. Il risultato è comunque un album con canzoni splendide, arrangiate e suonate come dio comanda, fatte di progressioni armoniche sempre più sofisticate e di assoli rubati al jazz. "Generalities" e "Lost in the hurrah" un gradino sopra le altre, ma è come scegliere tra un Sassicaia ed un Brunello di Montalcino. Un disco che una volta ancora rimarca come i veri rivoluzionari della musica leggera siano stati questi artisti e non i soliti strimpellatori da tre accordi.