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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1972

HAMPTON HAWES: J.B.'s HEAD

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Oggi ci occupiamo di un "santo" del jazz, Hampton Hawes, pianista forse oggi dimenticato, ma che è stato uno dei nomi di punta del jazz nel momento del passaggio dal be bop a forme più accattivanti come il sound così detto "west-coast", quello per intendersi che ebbe in jazzisti quali Stan Getz, Gerry Mulligan e Chet Baker i loro nomi di punta. Il brano di oggi è tratto da un album del 1972, "Universe", dove possiamo ascoltare Hampton avventurarsi nel mondo della fusione del jazz con i groove funk, suonare il piano elettrico, l'organo e il synth, insomma una ulteriore conferma dell'apertura mentale del nostro. Album non di facile ascolto, ma assolutamente da rivalutare e uno degli ultimi del nostro, sorprende ancora oggi per la ricerca creativa che Hawes, da vero jazzista, perseguì in quegli anni, scontrandosi con i fans di vecchia data che lo avrebbero preferito nella più rassicurante versione di jazzman classico. Hamton Hawes ci ha lasciat...

THE O'JAYS vs BUNNY SIGLER: LOVE TRAIN,1972

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Oggi sfida tutta giocata all'interno del Philly Sound. Il brano è un classicone del genere che penso conosciate più o meno tutti, l'originale è stato inciso dagli O'Jays nel 1972, e può essere preso ad esempio di cosa fosse il sound di Philadelphia, la cover di Sigler incisa nel '74, è virata in versione blues, molto affascinante, anche se preferisco l'originale. Bunny Sigler è stato uno degli artefici del Philly Sound, ha collaborato con i produttori Gamble e Huff che ne definirono il sound, oltre che con numerosi artisti della scuderia. Ha inciso dieci album nella sua carriera di cantante solista ed è tuttora sulle scene. La particolarità della cover è data dalle parti vocali: quelle che sentite nel brano sono opera di Sigler, infatti oltre che nella parte solista, anche i cori di accompagnamento sono cantati dal nostro.

CURTIS MAYFIELD: FREDDIE'S DEAD, 1972

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Non ho mai visto il film "Superfly", ma di certo, mi è bastato ascoltarne la colonna sonora per entrare dentro la storia di questo caposaldo della blaxploitation. Ma anche se la pellicola non fosse mai esistita, il disco si reggerebbe in piedi da solo, anzi, lo fa' benissimo anche così. "Superfly", prima di essere un semplice accompagnamento sonoro è prima di tutto il capolavoro assoluto del supereroe Curtis Mayfield, il concept di risposta al "What's Going On" di Marvin Gaye, dove là si chiedeva cosa stesse accadendo in città, Curtis lo racconta senza tante perifrasi. Accadeva che la droga e lo spaccio avevano invaso i ghetti, insieme con la rabbia dei neri per una condizione di vita non più sostenibile, e Curtis ce lo racconta con il suo falsetto a ritmo di funk, accompagnato da basso e percussioni, fiati e chitarre wah wah. "Freddie's Dead" è il lamento per la morte di Fat Freddie, un personaggio del film che viene investito da un...

NAT TURNER FEAT MAJOR HARRIS: RUBY LEE, 1972

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Il sound di Philadelphia prima di essere un genere musicale, è uno stato dell'animo. Quando arriva ne rimani intrappolato e non puoi farci niente e non è nemmeno spiegabile, è un po' come cercare di far capire la saudade ad un non brasiliano. Il Philly Sound qui da noi è conosciuto principalmente g razie all'etichetta Philadelphia International fondata dai produttori Gamble e Huff nel 1971, ed è diventata con gli anni sinonimo di quel particolare tipo di sound che arrivava da quella metropoli. Prima di loro però, altre realtà operavano nella città, come ad esempio l'etichetta a cui è associato il cantante che vi presento oggi. La Philly Groove, questo il nome, fu una casa discografica nata nel 1967 per opera dei produttori Stan Watson e Sam Bell, divenne famosa per due gruppi vocali, i Delfonics, loro è la famosa "La la Means I Love You", e le First Choice, e fino al 1974, anno della cessazione dell'attività, produsse altri notevoli pezzi grazie ad artisti...

MARVIN GAYE: TROUBLE MAN, 1972

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Quando Marvin Gaye incise questo disco, colonna sonora del film di genere blaxploitation "Trouble Man", arrivava da quel capolavoro che fu "What's Going On", e anche qui abbiamo modo di ascoltare quale stato di grazia attraversasse il nostro. Marvin, al pari di Isaac Hayes e Curtis Mayfield contribuì alla riuscita della pellicola grazie alla colonna sonora che ne scaturì, anzi, si può sicuramente affermare che grazie a questi musicisti, film come "Shaft", "Superfly" e "Trouble Man", sono riconoscibili grazie alle title track dei dischi, costituendone la cifra stilistica che accompagna le pellicole. "Trouble Man" riuscì così bene anche perché è una sorta di confessione autobiografica dell'uomo Marvin Gaye, diventerà un punto fisso dei suoi concerti live e pure il futuro nickname del cantante. La canzone è cantata quasi tutta in falsetto, dimostrando una volta di più le proprie strabilianti ed eclettiche qualità vocali, ...

THE STYLISTICS: BETCHA BY GOLLY WOW, 1972

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Se con il post di ieri abbiamo ascoltato una canzone bella morbida e carezzevole, con quella di oggi, a conclusione del miniciclo di canzoni "mellow", si rischia decisamente un coma glicemico. Gli Stylistics sono un sinonimo di quel che intendo per musica adatta a pomiciare, chi è della mia generazione, almeno una volta si sarà imbattuto nelle loro canzoni in momenti più o meno intimi. Come il brano che ascoltiamo oggi; un trionfo di romanticismo ad alto tasso zuccherino, interpretata talmente bene da far dimenticare che questa è una cover del brano originariamente inciso da Connie Stevens nel 1970. Il fatto è che appunto gli Stylistics l'hanno resa così unica - ascoltate quel falsetto, ad esempio - da sembrare loro i legittimi proprietari, portandola al successo fino a farla diventare la pietra di paragone per le versioni successive. Si perché la canzone ha avuto numerose re-interpretazioni negli anni a venire, tra cui vanno ricordate tra le altre quelle di Dionne Warwic...

AL GREEN: LET'S STAY TOGETHER, 1972

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photo by Lynn Goldsmith Se vi dessero la possibilità di ascoltare un canzone, appena cinque minuti prima che un asteroide colpisca la terra cancellando ogni traccia di vita conosciuta, voi quale scegliereste? Non mi dite "Imagine", troppo facile, anche se credo che potrebbe essere la scelta di molti, io non avrei dubbi e pur amando molto tutta la produzione dei Beatles e loro derivati, sicuramente "Let's Stay Together" sarebbe la mia scelta definitiva. Canzone epocale, aldilà di ogni genere, che soltanto un certo ostracismo italico verso la musica soul me l'ha fatta conoscere troppo in ritardo rispetto all'anno di uscita. E poi non attraverso Al Green, ma grazie alla magistrale cover che ne fece Tina Turner in "Private Dancer", questo per far capire a che livello culturale erano ridotte le radio e le tv italiane, dove per soul music, ad andar bene, ti facevano ascoltare i Boney M. Opera meritoria fu anche quella di Quentin Tarantino che utilizz...