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Visualizzazione dei post con l'etichetta jazz rock

Knats - Knats (2025, Gearbox Records)

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  La scena jazz inglese non si limita alla capitale: nuove realtà stanno emergendo in diverse città, contribuendo a ridisegnare la geografia del genere con l’ambizioso – e riuscito – intento di scrollare di dosso al jazz quella patina polverosa da accademia verso cui sembrava incamminarsi negli ultimi anni. In questo post parleremo di una realtà jazzistica che arriva da Newcastle upon Tyne: gli Knats. Quintetto guidato da due grandi amici, Stan Woodward al basso e King David-Ike Elechi alla batteria, gli Knats hanno trascorso l’ultimo anno come band di supporto di Eddie Chacon, hanno registrato un sold-out al Jazz Re:freshed di Londra e ricevuto riconoscimenti entusiastici da parte di colleghi e addetti ai lavori. Insieme a Woodward ed Elechi, si è unito al gruppo Ferg Kilsby alla tromba. Il loro stile è stato etichettato come “Geordie Jazz”, un’espressione che non si limita a definire una sonorità, ma racchiude un’intera identità culturale: quella dei Geordie, gli abitanti di Newc...

JIRO INAGAKI & HIS SOUL MEDIA - BREEZE

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L'album da cui è tratto il brano di oggi, "Funky Stuff" release del 1974,  è stato per molti anni una chimera per molti appassionati di fusion, vinile pressoché introvabile è stato fortunatamente ristampato in cd da un paio di anni. Ci muoviamo su territori jazz-rock morbidi, Crusaders e Bob James i primi nomi che mi vengono in mente, il disco è giocato tutto sul sax del leader con una buona dose di tastiere fender rhodes e con la chitarra elettrica a rifinire il tutto. Un buon groove, metropolitano e notturno in questo superbo pezzo di oggi, l'album non è da meno e voglio segnalarvi anche una discreta cover di "Funky Stuff" dei Kool & The Gang. Che dire ancora, se non che i giapponesi su queste sonorità non sono secondi a nessuno.

QUANTUM JUMP: NO AMERICAN STARSHIP

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Prendete tre ragazzi britannici innamorati degli Steely Dan, pensate a questi con una spruzzata di prog e avrete i Quantum Jump. Ora, che siano stati innamorati della ditta Fagen/Becker lo penso io, questo perché ascoltando il brano oggi proposto ma anche l'omonimo album di esordio da cui è estratto, il primo pensiero che affiora è proprio quello. Il periodo poi era quello giusto, il 1976 (altri due album ci regaleranno poi i Quantum Jump, "Barracuda" del 1977 più marcatamente prog e "Mixing" che è sostanzialmente una compilation dei primi due album riarrangiati con sonorità più danzerecce) e la musica che girava intorno allora era anche quella. Rupert Hine, produttore, chitarrista e session man fu il nucleo portante della band, a cui si aggregarono il batterista Trevor Morais e il bassista John G. Perry, già componente dei Caravan (da qui forse quel po' di prog che si può trovare nell'album). Tre musicisti amanti del jazz e del funk mischiato con d...

PERIGEO: LA VALLE DEI TEMPLI, 1975

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Dopo aver spalleggiato i Weather Report, aprendo i loro concerti durante la tournée del 1975, il Perigeo, gruppo faro del jazz rock italiano, composto dai alcuni tra i migliori musicisti jazz di allora, D'Andrea, Biriaco, Fasoli, Tommaso e Sidney, pensò bene di ingaggiare il percussionista Tony Esposito per la realizzazione del nuovo album, "La Valle dei Templi". Disco che dette uno scossone a l'allora asfittico panorama jazz italiano: per la prima volta si univano elementi black alla musica jazz e rock del gruppo, e questo grazie all'apporto decisivo di Esposito. Del resto i musicisti napoletani hanno sempre avuto relazioni pericolose con il funk e la musica afroamericana in generale, basti pensare ai Napoli Centrale, ad Enzo Avitabile e pure al primo Pino Daniele. Grande tecnica in questo lavoro, ma non solo come esercizio sterile fine a se stesso, qui l'abilità dei musicisti è messa al servizio della musica e di chi l'ascolta, e come dimostra la title t...

BILLY COBHAM AND GEORGE DUKE BAND: STRATUS, 1976

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La chiamavano fusion, anche in senso dispregiativo; per me era una miscela esplosiva ed irresistibile di jazz, funk, soul e rock. Billy Cobham e George Duke erano insieme ai Return to Forever di Chick Corea, alla Mahavishnu Orchestra di John Mc Laughlin e ai nostrani Perigeo la mia personale oasi dagli ascolti hard rock che caratterizzarono la mia adolescenza. Il brano di oggi, "Stratus", è tratto dall'album "Spectrum" uscito nel '73 per mano di Billy Cobham ed il video che potrete gustarvi arriva da quel festival da urlo che fu il Jazz Fest di Montreaux, sempre agognato e mai visto dal vivo. Ascoltare poi questo pezzo, uno standard per il genere, suonato insieme alla band di George Duke, ti fa ripiombare indietro in quelle atmosfere da blaxploitation. Gustatevi pure il grande John Scofield alla chitarra e Alphonso Johnson al basso. Ora, dopo aver ascoltato questo pezzo, non capisco e non capirò mai come questo genere abbia avuto più infamie che lodi, anche ...