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Visualizzazione dei post con l'etichetta lost and found

SMILE - JUDY ANTON

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Avviso: Questo post è dedicato agli appassionati dei sentieri del Yacht Rock, con un grado di devozione quasi patologico. Chi ama questo genere capirà il percorso che sto percorrendo, mentre gli altri potrebbero comunque trovarlo interessante, chissà. Il personaggio principale è una ragazza americana di nome Judy Anton, che all'età di tredici anni si trasferisce in Giappone con suo padre per motivi di lavoro. Rimane lì per diversi anni e si appassiona così tanto alla musica da registrare due album, pubblicati solo per il mercato giapponese. Uno di questi è "Sunshowers In My Eyes" nel 1979, mentre il focus di oggi è sul secondo, "Smile," pubblicato solo un anno dopo. L'album contiene otto brani e dura poco più di mezz'ora. Quattro di questi sono cantati in giapponese, il che riflette l'ambiente musicale in cui Judy lavorava, così come il produttore Makoto Matsushita. Mi permetto una piccola digressione qui: ricordate quanto il sax fosse di moda ne...

THE LAST RECORD ALBUM - LITTLE FEAT

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"The Last Record Album," noto comunemente come il "disco del budino," è uno dei dischi dimenticati degli anni settanta realizzato dai Little Feat. Tuttavia, le somiglianze con il dolce raffigurato sulla copertina si fermano qui, poiché gli ingredienti espressi attraverso le note musicali sono molto più numerosi e complessi rispetto a quelli impiegati per creare un semplice budino. "The Last Record Album" è un ottimo punto di partenza per chi non conosce bene i Little Feat e desidera scoprire quanto fosse talentuosa questa band. Il boogie, il blues e il funk tipici del sud sono ancora presenti, ma a differenza dei lavori precedenti, qui la presenza dominante del leader Lowell George come compositore è meno evidente. Invece, il chitarrista Paul Barrére e il tastierista Bill Payne prendono il controllo e il disco ne beneficia con brani dalle strutture più complesse, abbracciando ibridazioni jazz e funk con groove avvolgenti, come dimostra la magnifica ...

SKINNY BOY - ROBERT LAMM

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All'uscita del suo primo album solista, "Skinny Boy", Robert Lamm era già uno di quei musicisti che avrebbero potuto vivere di rendita. Era un membro della band Chicago, a lui dobbiamo capolavori della musica pop crossover come "Saturday In The Park" e "25 or 6 to 4". Lamm era un artista dotato di una scrittura sopraffina, e il suo album del 1974 ne è una prova tangibile. Forse Lamm aveva il desiderio di dimostrare di poter avere successo anche da solo, ma come vedremo, le cose non andarono esattamente così. "Skinny Boy" è notevole innanzitutto per l'assenza dei fiati, una caratteristica distintiva degli Chicago. Inoltre, si distingue per la sua scrittura musicale policroma, che attinge da vari generi musicali. Il brano d'apertura dell'album, "Temporary Jones," è l'unico non scritto interamente da Lamm; qui collabora con il grande Bob Russell, che aveva lavorato con artisti come Duke Ellington e Billie Holiday....

WORDS AND MUSIC - LONETTE MC KEE

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Un mio amico recentemente mi ha suggerito di smettere di pubblicare articoli su artisti poco conosciuti e di concentrarmi su contenuti meno elitari. Dando un'occhiata alle statistiche di visualizzazione, devo ammettere che sembra avere ragione, visto che l'articolo sui The Knack è stato il più letto nell'ultimo mese. Tuttavia, il mio amico sa già che non cederò a questa richiesta e che se vuole leggere recensioni sui soliti nomi e dischi, dovrà cercare altrove. C'è un vasto mondo là fuori di artisti e opere d'arte dimenticate che richiederebbero più di una vita per essere esplorati, anziché ripetere per l'ennesima volta le stesse discussioni su dischi dei Pink Floyd o dei Nirvana, per fare due esempi. Nel mio articolo di oggi, ci spostiamo indietro al 1978, e l'artista al centro delle mie riflessioni, Lonette McKee, è forse più conosciuta per la sua carriera cinematografica che per la sua musica. Sì, perché la signora McKee ha recitato in "Sparkle,...

LOST AND FOUND: CHAPTER ONE - BLO

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Quando pensi alla musica africana la prima cosa che ti viene in mente sono quegli artisti che usano fondere i suoni tradizionali con gli strumenti elettrici occidentali, e anche non puoi fare a meno di ricordare il grande Fela Kuti o gli Osibisa. Un altra cosa certa è che quando pensi alle band africane te le immagini e te le ricordi con almeno minimo dieci elementi al loro interno, tra strumenti tradizionali, fiati e quant'altro. I Blo invece erano tre ragazzi nigeriani, il nome della band è l'acronimo dei loro nomi di battesimo, Berkley, Lalou, Odumosu, chitarra, batteria, basso e chiusa lì. Come altri ragazzi di altri paesi i nostri tre eroi hanno iniziato ai tempi della scuola a trastullarsi con gli strumenti; a quell'epoca avevano un altro nome, The Clusters, e suonavano altre cose, quelle che tutti conosciamo: qualcosa dei Beatles, un po' di r'n'b, Elvis, rumba e cha cha cha, ovvero tutto quanto facesse muover le chiappe nelle feste studentesche. Qui...

LOST AND FOUND: THE BLACK AND WHITE OF IT IS BLUES - JOANNE VENT

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Joanne Vent realizzò il suo solo ed unico long playing, "The Black And White Of It Is Blues", nel 1969 (l'ultimo suo disco è un 45 giri, "Call My Name" uscito nel 1975) e probabilmente avrà creduto e sperato di avere una carriera luminosa davanti a se, e non di finire a fare la corista per altri artisti, come ad esempio per Lou Reed (in "Coney Island Baby" e "Sally Can't Dance) o per Paul Jones nel suo album "Crucifix in a Horseshoe" per finire con l'artista country Jerry Jeff Walker. Un peccato perché il disco è davvero bello e la nostra Joanne dimostrava di avere doti canore eccellenti, una voce nata per cantare il blues ed il soul e le undici canzoni del disco sono lì a dimostrarlo. A vederla in copertina sembra una delle tante folksinger di fine anni sessanta, ma appena attacca "God Bless The Child", brano reso celebre da Billie Holiday, capiamo da subito che la sua voce non è stentorea e delicata ma una vera...

LOST AND FOUND: MUSIC AND DREAMS - ROBERT LESTER FOLSOM

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Ringrazio i coreani, ringrazio i tipi della "Riverman Music" che nel 2010 hanno ristampato un disco che all'epoca della sua uscita, 1976, ha tirato si e no 600 copie, il tipico caso di un'artista con pochi soldi in tasca e tante idee. Robert Lester Folsom poteva essere un nuovo idolo per chi trovava godimento nell'ascoltare la musica "gentile" che arrivava dalla costa ovest degli Stati Uniti, quella impreziosita dal folk e dal pop sapido in stile Todd Rundgren. Invece, come spesso accade, "Music and Dreams", primo e unico disco di Lester Folsom, rimarrà nell'oblio per quasi 35 anni, prima che qualche illuminato ci facesse dono di si tanta meraviglia.  Nativo di Lowndes County in Georgia, la storia di Folsom è uguale a quella di tanti musicisti in erba che hanno provato a dare corpo alle proprie passioni cercando di mettere su vinile quello che suonavano nei garage di casa insieme agli amici. Un'educazione musicale ricevuta dai ...

MUSE E BUONI PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO

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Tra i buoni propositi per il 2014 c'è senza dubbio la promessa di riprendere a scrivere con più frequenza sul blog, ma sopratutto di raccontare quello che più mi piace, prendendo in considerazione i nuovi lavori a me proposti solo e soltanto se veramente meritevoli; in fondo di blog si tratta e non di ufficio stampa. Oggi ad esempio mi va di parlare di una mia "musa", ovvero della brava ma sfortunata soul singer Phyllis Hyman, artista della quale ho già parlato in un post di qualche tempo fa. Nelle trascorse festività ho avuto modo di ascoltare il suo secondo album "Sing a Song" uscito per la Buddah Records nel 1978, etichetta che di lì a poco scomparirà venendo inglobata dalla Arista Records. Album notevole per la cantante afroamericana che di per se fu un notevole passo avanti rispetto al primo lavoro, molto più maturo sia nei brani marcatamente dance, sia nelle ballate. Il soul ed il pop sicuramente la fanno da padrone ma qua e là spuntano degli aromi jazz...

LOST AND FOUND: FAUSTO LEALI - LEAPOLI

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Oggi parleremo di un artista italiano che ha nella voce la sua principale peculiarità: Fausto Leali. Non mi soffermerò sui suoi dischi di successo, che più o meno conoscete tutti, ma su un album che il nostro incise nel 1977, noto a pochi e mai più ristampato. Leapoli, questo il titolo del disco, è prima di tutto un lavoro coraggioso. Forse Leali tentò di dare una svolta alla sua carriera, proponendo canzoni ben diverse da quelle incise fino ad allora. Il disco è diviso in due parti: nel primo lato troviamo brani che mescolano prog e suggestioni funk, mentre la seconda parte si apre con una bella ballata pop, per poi proseguire con brani tratti dal repertorio classico della canzone napoletana, anch’essi rielaborati in chiave rock-jazz, se così si può definire. In questo lavoro, Leali si avvalse di alcuni tra i migliori musicisti dell’epoca: Tullio De Piscopo alle percussioni, il grande Alberto Radius alla chitarra, Stefano Pulga alle tastiere, Stefano Cerri al basso e Mauro Spina a...

LOST AND FOUND: GOLD - LOST TREASURE FROM 1974

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Questo è un disco che doveva vedere la luce nel 1974, solo che non l'ha mai vista, se non lo scorso anno . Succede che questa band (s)conosciuta come "Gold" abbia inciso del materiale per pubblicare un album, ma che per i casi della vita questi non siano mai stati messi su disco e che i nastri siano finiti abbandonati dentro una scatola nel capannone posto dietro agli studi di registrazione, nei pressi di Las Vegas. Fatto sta che il produttore di allora, nonché co-autore dei brani della band, Avellino Pitts, li ha ritrovati dopo essere stato interpellato per una riedizione dell'unico 45 giri, "What About The Child", rimasto fino a pochi mesi fa come unica testimonianza dell'esistenza della band. Insomma, che la storia sia vera o no poco importa, quel che è sicuro è che ci troviamo di fronte ad un bel sentire di funk e ballate soul con un bel groove psichedelico, brani essenziali e semplici senza essere troppo caricati di inutili orpelli. Le vie del funk,...

DARONDO: DIDN'T I, 1973

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photo by Amanda Lopez Chi è Darondo? Un Suv coreano? Il nome- "Da Rondo" - di una trattoria? Nessuno dei due, anche se la trattoria esiste veramente ed i suv coreani per ora non contemplano quel nome. Darondo è il nick di William Pulliam, uno che i miti del rock se li mangia a colazione. Il suo nome è avvolto nel mistero e nella leggenda, all'inizio degli anni '70 ha inciso tre singoli per tre case discografiche diverse, poi si narra che una sera, tornando a casa con la sua Rolls Royce dopo aver aperto un concerto di James Brown, abbia deciso di lasciare il mondo della musica. Si dice anche che la sua occupazione principale fosse quella del "pimp", cioè del magnaccia, anche se lui ha smentito. Lo hanno visto fare pure il fisioterapista non ortodosso (chissà che faceva ai pazienti) e il collezionatore di opere d'arte. La sua musica è uscita dagli scaffali dei collezionisti di dischi grazie a quel minatore indefesso di Gilles Peterson che ne ha tras...