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Visualizzazione dei post con l'etichetta prog

Storm at Sunup - Gino Vannelli (1975, UMG Recordings)

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Ascoltare gli album pubblicati negli anni 70 da Gino Vannelli significa immergersi in un universo musicale dove jazz, pop e rock si intrecciano in modo originale. Tra i suoi album più celebri, come  Brother to Brother  e  Nightwalker ,  Storm at Sunup  emerge come un lavoro meno conosciuto ma altrettanto interessante. Questo album si distingue per il suo approccio sperimentale, caratterizzato da un uso innovativo dei synth che, pur rispecchiando il periodo in cui è stato realizzato, conferiscono un’atmosfera particolare ancora oggi. Più che una semplice raccolta di brani,  Storm at Sunup  si presenta come un viaggio sonoro, con brani strutturati come mini-suite che mescolano influenze progressive, fusion e rock in modo armonioso. Il pezzo d’apertura,  Storm at Sunup , cresce lentamente fino a esplodere nel solo di sax di Richard Baker. Tra tutti i brani dell’album spicca poi  Where Am I Going , otto minuti intensi che alternano groove latini,...

CLASSICI: STREETNOISE - JULIE DRISCOLL, BRIAN AUGER & THE TRINITY

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Se ad un appassionato medio di rock, in Italia, chiedete quale sia stato il miglior suonatore di organo di sempre, molto probabilmente vi sentirete rispondere in questo ordine di cose: Keith Emerson, Rick Wakeman, Jon Lord. Su Jon Lord siamo tutti d'accordo, sugli altri due decisamente no, o perlomeno se siete anche appassionati dell'arte circense o dei virtuosismi che in tempo passato appartenevano ai cantanti castrati, è probabile che non possiate fare a meno degli arzigogoli dei due figuri citati sopra. E' anche probabile che se provate a fare il nome di Brian Auger ben pochi vi risponderanno in maniera affermativa, magari adducendo il fatto che il nostro era si un bravo suonatore di Hammond, ma che con il rock aveva ben poco a che fare, e che il suo campo era il jazz. Se provate a rigirare la frittata agli appassionati della musica improvvisata costoro vi diranno il contrario, affermando che tutto era fuori che un jazzista. Ecco, se queste cose le avreste chieste n...

QUANTUM JUMP: NO AMERICAN STARSHIP

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Prendete tre ragazzi britannici innamorati degli Steely Dan, pensate a questi con una spruzzata di prog e avrete i Quantum Jump. Ora, che siano stati innamorati della ditta Fagen/Becker lo penso io, questo perché ascoltando il brano oggi proposto ma anche l'omonimo album di esordio da cui è estratto, il primo pensiero che affiora è proprio quello. Il periodo poi era quello giusto, il 1976 (altri due album ci regaleranno poi i Quantum Jump, "Barracuda" del 1977 più marcatamente prog e "Mixing" che è sostanzialmente una compilation dei primi due album riarrangiati con sonorità più danzerecce) e la musica che girava intorno allora era anche quella. Rupert Hine, produttore, chitarrista e session man fu il nucleo portante della band, a cui si aggregarono il batterista Trevor Morais e il bassista John G. Perry, già componente dei Caravan (da qui forse quel po' di prog che si può trovare nell'album). Tre musicisti amanti del jazz e del funk mischiato con d...