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DISCO ISAAC

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Tra la moltitudine di ristampe di vecchi dischi, mi ha incuriosito la recente ripubblicazione rimasterizzata di un vecchio lavoro di Isaac Hayes, targato 1979, ovvero "Don't let go". Il disco è un'incursione del "black moses" nel mondo della disco, ma non pensiate di trovare questi brani in un programma di Carlo Conti o in qualsivoglia party rievocativo degli anni '70, troppo raffinato il nostro, anche quando si cimenta in ritmi "truzzi". Di veri e propri brani disco comunque ce ne sono solo due, la title track, che è una cover irriconoscibile di un brano di Roy Hamilton e "Fever", altro pezzo strafamoso cantato un po' da tutti. E nonostante i ritmi danzerecci, la disco di Hayes non è roba da balere di terza categoria, come detto prima. Se poi questo non vi basta e vi sembra poca cosa, il disco contiene alcune delle soul ballad più belle di Hayes, un titolo su tutti "A Few More Kisses To Go", dove viene rimarcato una vo...

ISAAC HAYES: WALK ON BY, 1968

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photo by William Coupon Qual'è la ricetta per fare un disco che resterà nella storia, con solo quattro brani all'interno? Primo ingrediente, affidarsi a dei brani già conosciuti; secondo ingrediente, scegliere quei brani scritti dalla penna dei migliori autori del songbook americano; terzo ingrediente, almeno un brano scritto di pugno proprio; quarto ingrediente prendere queste canzoni, e metterci un alto tasso di personalità tali da stravolgerle e farle diventare qualcosa d'altro pur rendendole comunque riconoscibili. Isaac Hayes nel suo "Hot Buttered Soul", disco manco a dirlo "pietra di paragone" per tutto quello che verrà dopo, ha realizzato un piatto per gourmet sopraffini, prendendo il meglio della produzione di Bacharach e di quel misconosciuto grande autore che è Jimmy Webb, in più aggiungeteci di contorno una canzone scritta da Charles Chalmers - per inciso uno che ha suonato ed arrangiato pezzi come "Respect" e Let's Stay Together...