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Visualizzazione dei post con l'etichetta blue eyed soul

Missin’ Twenty Grand - David Lasley (1982, EMI Records)

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  Se fosse conosciuto quanto è amato dagli artisti che hanno interpretato le sue canzoni, David Lasley non sarebbe oggi appannaggio di una ristretta cerchia di appassionati, ma occuperebbe un posto di rilievo nello star system musicale. Autore di raffinata eleganza e sensibilità unica, David Lasley è riconosciuto soprattutto per aver firmato brani indimenticabili come “You Bring Me Joy”, reso celebre dall’interpretazione memorabile di Anita Baker nel suo album capolavoro “Rapture”. Le sue prime esperienze musicali maturano nel gruppo Rosie, un progetto in bilico tra r’n’b e sonorità disco che gli permette di affinare il gusto per le melodie sinuose e per gli arrangiamenti ricchi di groove. Dopo aver affiancato stelle del soul e del pop come Bonnie Raitt e Earth, Wind & Fire come vocalist di supporto, Lasley debutta come solista con un album che racchiude la sua cifra stilistica: “Missin’ Twenty Grand”, disco di pop vibrante, ricercato nell’armonia e permeato di ritmi leggeri ma...

The Dukes - Bugatti & Musker (1982, Atlantic)

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Se Dominic Bugatti e Frank Musker sono giustamente riconosciuti come due tra gli autori più prolifici del panorama pop west coast californiano, grazie a una lunga serie di brani portati al successo da altri artisti, lo stesso non si può dire per la loro produzione discografica personale, che si limita a un solo album: The Dukes , pubblicato dalla Atlantic nel 1982, anno fortunatamente ancora non corrotto da tutta la merda che ci piomberà tra capo e collo negli anni successivi.  Nel tempo ho maturato la convinzione che il periodo tra il 1980 e il 1982 sia stato particolarmente prolifico per il pop, e in particolare per quello che in seguito verrà etichettato come yacht rock. Ci stavamo finalmente scrollando di dosso la pesantezza che aveva caratterizzato il decennio precedente e, almeno qui in Italia, non eravamo ancora stati sommersi dal mondezzaio della musica commerciale più bieca. Purtroppo, del duo ci siamo dovuti accontentare di un unico disco, ascoltato fino allo sfinimento ...

Sacred Songs - Daryl Hall (1980, RCA Victor)

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Pare strano, ma a volte, dalle collaborazioni più improbabili, emergono lavori che vanno annoverati tra i più belli della carriera degli artisti coinvolti. Si tratta di dischi suonati non solo pensando ai risultati commerciali, ma anche per il semplice piacere di suonare insieme. Alcuni esempi: Frank Zappa con i Grand Funk Railroad ( Good Singin’, Good Playin’ ), Todd Rundgren con gli XTC ( Skylarking ) e Burt Bacharach insieme ad Elvis Costello ( Painted From Memory ). Anche “ Sacred Songs ” di Daryl Hall, realizzato in collaborazione e con la produzione di Robert Fripp, si inserisce in questa direzione, anzi è forse ancora più azzardato degli altri. Tale audacia ha tanto irritato alcuni addetti della RCA da portare al congelamento della pubblicazione del disco dal 1977 al 1980. In seguito, il lavoro venne ristampato nel 1999 dalla Buddha Records con l’aggiunta di due bonus track contenente una scrupolosa cronaca dell’accaduto, oltre a una lucida testimonianza dello stesso Fripp. La...

Black and White Raven - Archie James Cavanaugh (1980, Black and White Raven Inc./2022 Numero Group)

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  Immaginate di navigare nelle acque gelide dell’Alaska, con in sottofondo accordi vellutati e arrangiamenti raffinati tipici della costa ovest californiana. Può sembrare un paradosso, eppure c’è chi ha reso possibile tutto ciò, scrivendo canzoni che sembrano provenire da un’assolata spiaggia californiana. Archie James Cavanaugh, nato a Wrangell in Alaska nel 1951 e cresciuto a Kake, in una comunità Tinglit sull’isola di Kupreanoff, situata a sud-est dell’Alaska, ha saputo coniugare la morbidezza dello Yacht Rock con l’isolamento del grande nord. Cavanaugh si è appassionato alla musica ascoltando ciò che girava nei locali e per le strade del suo paese – sia che si trattasse di una band dell’Esercito della Salvezza, di una jazz band o di un gruppo rock’n’roll. Dal semplice ascolto è scaturita la naturale conclusione di fare musica: ha iniziato a battere su lattine per improvvisare una batteria, fino a coinvolgere amici di scuola per formare una band, culminando nel decisivo incontro...

Sweet Vendetta - Adrian Gurvitz (1979, Jet)

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Sì, proprio “quel” Gurvitz: quello dei Gun, dei Three Man Army e della Baker Gurvitz Army, noto da noi per la melensaggine di Classic . Ma dimenticatevi “quel” Gurvitz e ascoltate Sweet Vendetta , un album che ha creato una piccola cerchia di culto intorno all’artista, soprattutto tra i fan del Yacht Rock. Pubblicato nel 1979 dopo lo scioglimento della Baker Gurvitz Army, Sweet Vendetta segna l’esordio solista di Gurvitz. Chi si aspettava una continuazione del sound della band rimase profondamente deluso, tanto che, complice il ricordo di pezzi come Race With the Devil , lo accusarono di tradire la causa del rock. Poco male: nella musica, come nella vita, serve elasticità mentale, qualità che i musicisti hanno ma che spesso manca ai puristi.   In Sweet Vendetta , Gurvitz abbraccia il lussureggiante pop Westcoast californiano, all’epoca considerato il non plus ultra per produzioni impeccabili e turnisti d’élite. E infatti tra i musicisti spiccano nomi come Jeff e Steve Porcaro, Dav...

Soft Focus - Joel Sarakula (2024, Legere Recordings)

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L’australiano residente nel Regno Unito Joel Sarakula torna un anno dopo la pubblicazione di  Island Time  con un nuovo lavoro,  Soft Focus . Se nel disco precedente il soul rappresentava l’elemento principale, in  Soft Focus  Sarakula dichiara apertamente il suo amore per lo yacht-rock e per la musica soft in generale, riuscendo nell’impresa di regalarci uno dei migliori album del genere pubblicati nel 2024. L’album si presenta come una raccolta di brani curati nei minimi dettagli, contraddistinti da un’eleganza raffinata, in cui il blue-eyed soul diventa il tratto distintivo. Sarakula si inserisce nel filone dei revivalisti dello yacht-rock, accanto a nomi come i Mama’s Gun e gli Young Gun Silver Fox, con Shawn Lee, metà di quest’ultimo duo, che collabora in due brani. Le influenze principali di  Soft Focus  sono riconoscibili in artisti come Boz Scaggs, Hall & Oates, i Doobie Brothers e, immancabilmente, gli Steely Dan, citati esplicitamente nel...

L.A. Rainbow - Dane Donohue (2024, P-Vine Records)

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  È inutile negarlo, cari miei; l’equazione che identifica lo yacht-rock in Cristopher Cross e soltanto lui, è quella che va per la maggiore in chi non conosce un cazzo del genere. Persone che pretendono di mettere bocca su qualcosa che non hanno mai approfondito davvero, fermandosi alle superficialità. Lo yacht rock è un genere sfaccettato, che non si limita a un solo artista o a un paio di hit radiofoniche: rappresenta un'epoca, uno stile di vita e una fusione di generi che va dal soft rock al jazz fusion, con influenze pop e soul. Cristopher Cross è sicuramente un pilastro, ma ridurre tutto a lui è ignorare la varietà e la profondità che questo movimento musicale ha da offrire.  Ecco, molto probabilmente questi tuttologi del nulla non avranno mai sentito parlare di Dane Donohue. Eppure, il suo omonimo album del 1978 è una gemma nascosta dello yacht rock, un concentrato di eleganza musicale e arrangiamenti raffinati, con collaborazioni di musicisti di altissimo livello. Ebbe...

This Moment - Marco Taggiasco

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Ogni promessa è un debito, come dice il proverbio, e finalmente, dopo molto tempo dal mio primo ascolto di questo disco, sono pronto a condividerne la mia recensione. Prima di entrare nel merito dell'album, credo sia importante fare una breve digressione. Di recente, discutevo con un amico su Facebook riguardo a quanto il detto "dai al popolo ciò che il popolo vuole" sia alquanto fuorviante. Sarebbe più appropriato dire che i media danno alle persone ciò che vogliono, e in questo modo, i media diventano corresponsabili della qualità discutibile della musica che ascoltiamo quotidianamente. Tuttavia, è importante notare che in passato le cose stavano diversamente. In televisione, ad esempio, venivano trasmessi in prima serata artisti del calibro di James Brown e Tina Turner. La qualità era un elemento imprescindibile nei palinsesti, ed era apprezzata dagli spettatori. In breve, se si offrono proposte di alta qualità, si forma un pubblico più esigente e curioso, che cerca la...

COOL UNCLE - BOBBY CALDWELL & JACK SPLASH

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Questa storia ha origine da uno scambio di messaggi su Facebook tra Jack Splash e Bobby Caldwell: da un lato, Jack, un rinomato produttore nel mondo dell'hip-hop e dell'R'n'B con collaborazioni illustri come Kendrick Lamar e John Legend; dall'altro, Bobby, un cantante di culto sospeso tra il soul e la West Coast. Dalla semplice conversazione su Facebook alla decisione di collaborare è stato un passo breve. Inizialmente, hanno scelto il nome d'arte "Cool Uncle." Una volta definite le linee guida del progetto, il risultato di queste due menti brillanti è stato rilasciato il 15 novembre. La loro intelligenza e maestria si riscontrano nel fatto che non hanno stravolto la loro identità artistica. Fondamentalmente, l'album si muove su territori musicali familiari. La produzione di Splash costruisce un tappeto sonoro abilmente intrecciato tra tradizione e innovazione, mentre la voce bellissima e raffinata di Caldwell, nonostante i suoi sessantaquattro ...

MAX MEAZZA - CHARLIE PARKER LOVES ME

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Di Max Meazza ricordo che ne sentii parlare all'inizio degli anni ottanta. Avevo iniziato il mio approccio con la musica della west coast americana con i dischi di Michael Franks, allora i più facili da trovare, e lessi una recensione di "Shaving The Car," il primo album solista di Meazza, dove veniva accostato al musicista americano. A torto, con il senno di poi, o forse il recensore non aveva ascoltato altro, perché se deve esserci un'affinità, credo che si debba trovare più con Marc Jordan che con Franks. Incuriosito, cercai ovunque, leggasi i negozi di dischi fiorentini, il disco di Max, con il risultato di farmi venire i calli ai piedi e di restare con la bisaccia vuota. Solo diversi anni dopo, presso il negozio oggi chiuso di Nannucci, riuscii a procurarmi a prezzo di saldo "Shaving the Car" insieme a "Personal Exile," il secondo album solista del nostro. Sugli esili dei musicisti della west coast (da parte dei discografici in primis) ci ...

BASTA LA MUSICA

Ci siamo sentiti poco nel mese scorso, ma tant'è, la voglia di scrivere è al ribasso, non quella di ascoltare musica. Vi regalo un altra mixcloud compilation, qui siamo in territorio blue eyed soul e west coast pop. Fatevi sotto ! Doctor Wu Late Nite Show Vol. 4 by Doctorwu on Mixcloud

UNA CANZONE: EVERY KINDA PEOPLE - ROBERT PALMER

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Da come sorride sornione sul fronte della copertina, osservando due bikini "dimenticati" sul bordo piscina da delle signorine, si capisce che Robert Palmer era un tipo che la sapeva lunga. Per fortuna nostra non solo per quanto riguarda l'arte amatoria, ma anche in quella delle sette note; si perché l'album da cui è tratto il brano di oggi è uno dei capolavori del pop elegante e ultra-sofisticato. Prodotto nel 1978 da Palmer insieme al genio di Tom Moulton "Double Fun" si muove sinuoso tra suggestioni giamaicane, blue eyed soul, funk bianco e rock da fm station, un miracolo verrebbe da dire, e miracolati da tanta bellezza furono quei pochi fortunati che ebbero la dote di ascoltarlo su qualche sparuta radio locale.  Robert Palmer ebbe un momento di gloria anche qui da noi con il singolo "Johnny and Mary" uscito qualche anno dopo, e non poteva essere diversamente: un brano molto più semplice quindi anche più adatto alle orecchie dell...

CULT HEROES: LOU PARDINI

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Di Lou Pardini ne ho sentito parlare per la prima volta la scorsa settimana sul bel sito di Mauro Ronconi, "Musica dal Pianeta Terra" ed è stato subito un colpo di fulmine. Potrei fare un copia incolla di quello che sta scritto là, oppure potrei citare un'amica blogger dicendo che questo genere musicale travalica il tempo, ascoltate il brano postato, è stato scritto nel 1998, ma ricorda la musica che veniva scritta a fine seventies, musica tra l'altro ascoltata da pochi adepti, ma talmente densa di significato musicale da essere ricordata ed ascoltata ancora oggi. Dirò che il nostro è un ottimo tastierista nonché autore, nominato ad un Grammy per il singolo del 1991 "You might have been", ha lavorato con Stevie Wonder e Santana, con i Chicago, di cui entrò a farne parte nel 2009 al posto di Bill Champlin, cioè mica pizza e fichi per intendersi. L'album che mi ha fatto veramente bene al cuore è "Look the Other Way" del 1998, la sua seconda r...

MY FAVOURITE NIP-POP

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Il titolo del post è un omaggio agli Style Council ma è anche il titolo di un album del gruppo che presento oggi che rimanda ad un album degli Style Council, prendono il nome da una loro canzone, che poi è anche il nome di un giornale francese. Basta indizi, loro sono i Paris Match, trio giapponese dedito ad una miscela di Acid Jazz, bossa, blue eyed soul, soul e pop. Più che agli Style Council il loro è un incrocio tra gli Incognito e gli Swing Out Sister. Eleganza e suoni raffinati a go-go quindi, tredici album pubblicati dal 2000, escludendo le raccolte, un continuum musicale il cui comun denominatore è quello della qualità, magari senza picchi particolari ma comunque costante in ogni loro lavoro. Yosuke Sugiyama il compositore, Tai Furusawa il paroliere con Mari Mizuno alla voce, questi sono i tre Paris Match, un gruppo che riesce sempre a regalarmi delle buone vibrazioni. Non saranno originali? Beh, quanti ne vedete in giro di "originali" ? Godetevi la Mari, va...

CULT HEROES: IAN WILLSON

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Come potremmo descrivere i "cult heroes" in musica? Requisito numero uno è quello di essere conosciuti da pochi, avere realizzato pochi dischi, meglio se uno soltanto, ma di cui non puoi assolutamente farne a meno, notizie sul web scarse o addirittura nulle, valutazioni esagerate dei dischi o del disco realizzato, quasi sempre in vinile, raramente in cd, quasi niente in mp3. Dane Donahue, ad esempio, è sicuramente uno dei cult heroes per antonomasia e risponde a tutti i requisiti di cui sopra, musicista apparso dal niente e nel niente rientrato, autore di uno dei dischi più belli del panorama pop west coast californiano. Ian Willson è un altro, e qui la storia si fa intrigante e più difficoltosa: per quel che ne so Willson realizzò un solo disco nel 1985, "Straight from the heart", credo che l'album sia autoprodotto, quindi immaginatevi già quanto sia difficile reperirlo, si trova comunque nel solo formato originale in vinile a prezzi esagerati, si va dalle ...

A CASA DI DARYL

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La produzione solista di Daryl Hall ha raggiunto livelli di eccellenza paragonabili alle composizioni fatte insieme al "tappeto con i baffi" John Oates; "Sacred songs" realizzato in collaborazione con Robert Fripp e il bellissimo "Can't Stop Dreaming", ne sono gli esempi più significativi. Ma per chi segue le imprese del nostro, riuscirà a trovare delle perle anche in album meno "riusciti", come ad esempio una canzone presente in "Soul Alone", album del 1993. Il brano in questione è "Stop Loving me, Stop Loving you", dove la genialità di Daryl Hall è prendere una piccola traccia di un misconosciuto brano di Marvin Gaye, "When Did You Stop Loving Me, When Did I Stop Loving You", per costruirci sopra una canzone che vale l'acquisto dell'album. In pratica del brano originale rimane soltanto il ritornello portante, il resto è tutta opera del lungagnone biondo, insieme a Sara Allen, co-autrice del brano.Ve l...

AL GREEN vs. SHIRLEY BASSEY vs. STEVIE WONDER vs.NICOLA DI BARI: LIGHT MY FIRE

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Oggi supersfida da supercazzola come se fosse antani di un pezzo straconosciuto e stracoverizzato; a differenza di altre sfide postate sul blog non ci troverete però la versione originale dei Doors per due motivi: primo, la conoscete tutti a memoria e quindi molto probabilmente ne saltereste l'ascolto, secondo, a me non piace. Come detto in altre occasioni, Light My Fire la preferisco nelle innumerevoli cover realizzate che non nella versione originale; troppo "strappamutande" il cantato di Morrison, due assoli spaccamarùn nello sviluppo del brano, inascoltabili per me, insomma, la tipica canzone da adolescenti brufolosi in calore (uhè lo sono stato anch'io, poi si cresce...). Questi quattro brani fanno capire in che modo questa canzone ha preso altre direzioni: l'r'n'b di Al Green, il pop - soul sofisticato di una enfatica "as usual" Shirley Bassey, il genio di Stevie Wonder, la bossa di Nicolino di Bari che poi non è altro che la cover in ital...

SUNDAY MORNING MUSIC: BUGATTI AND MUSKER

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Se Dominic Bugatti e Frank Musker sono stati due tra gli autori più prolifici del pop west coast californiano, non altrettanto si può dire per quanto riguarda la produzione discografica, avendo all'attivo un solo album, "The Dukes", uscito per la Atlantic nel 1982. Come per altri artisti però, anche un solo ed unico disco basta per far capire la bravura dei nostri; l'album, prodotto da Arif Marvin è infatti un incontro tra soul e pop come pochi ne è dati ascoltare, raffinato senza essere banale, impreziosito dai "soliti" nomi del giro californiano, in cui spicca la voce di Hamish Stuart - vi dice niente il nome Average White Band? - tra i vocalist. "Mistery Girl" canzone che apre il disco è la mia preferita, una meraviglia di canzone mid tempo, esempio di come dovrebbe essere una pop song degna di questo nome, ma anche con le altre non si scherza, "Fate" ad esempio, brano dance "intelligente" coverizzato da Chaka Khan nell'a...

IL BLUE EYED SOUL DEI FARAGHER BROTHERS

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In principio furono Daryl Hall e John Oates a recepire la lezione del soul, inventandosi un genere dal nulla e passato alla cronaca come "Blue Eyed Soul", in parole povere bianchi che cantano e suonano come dei neri. Nel 1976 i quattro fratelli Faragher pubblicheranno un disco a proprio nome prendendo il meglio della produzione soul dell'epoca, The Spinners come punto di riferimento, e costruirono un monumento al genere paragonabile ai migliori lavori di Hall e Oates. Ascoltate la bellezza dei fiati e i perfetti intrecci vocali che valorizzano le dieci canzoni del disco, canzoni che ad eccezione di "It's all right" cover di un brano di Curtis Mayfield, sono tutte firmate dai fratelli. Tanto bello il disco, quanto sconosciuto, ma chi bazzica da queste parti sa bene che dischi come questi non nascono rari, ma li fanno diventare; provate ad indovinare chi sono i colpevoli! I Faragher Brothers pubblicheranno altri tre dischi, uno per anno fino al 1979, ma non ri...

BOZ SCAGGS: LOWDOWN, 1976

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Mi piace pensare che questa canzone, insieme a "Do it Again" degli Steely Dan e a "She's Gone" di Hall ed Oates sia portata ad esempio di quella corrente musicale chiamata "blue eyed soul", ovvero musica dell'anima suonata da bianchi. Può essere usata anche come sinonimo di musica di classe, se mai questo termine voglia significare qualcosa. Pur nella sua facilità di ascolto, questa canzone, come altre del genere, sono pezzi che più che alla pancia parlano al cervello, talmente sono elaborati nella loro costruzione e nei loro cambi armonici. Ma basta la linea di basso e l'entrata dei fiati per toglierti di dosso i freni inibitori, portandoti ad un godimento assoluto. E pensare che il brano, uscito come singolo nel '76 dall'album "Silk Degrees", non ottenne subito quel clamoroso successo che ebbe poi, un milione di copie vendute e Grammy per il miglior brano r'n'b dell'anno, ma grazie alla lungimiranza ed all'i...