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Visualizzazione dei post con l'etichetta country rock

Desperado - Eagles (1973, Asylum Records)

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Quando si parla degli Eagles, si finisce quasi sempre per tornare a Hotel California  o The Long Run , come se tutto il resto fosse un lungo preambolo a quei due colossi di vendite. Eppure, a ben vedere, la loro storia potrebbe essere raccontata anche come quella di un grande malinteso. Un equivoco che ha messo in ombra non solo ciò che c’era prima, ma soprattutto un disco che, lasciatemelo dire, continua a essere una presenza ingombrante – e troppo spesso ignorata – nel panorama di chi oggi si cimenta col country rock e i suoi derivati. Sto parlando di  Desperado , secondo album degli Eagles e, per chi scrive, il loro vero capolavoro. Uno dei più belli di sempre, in quel crocevia tra rock, folk e country. Uscito nel 1973,  Desperado  è un concept album ispirato alle gesta della banda Doolin-Dalton, un gruppo di fuorilegge attivi nel sud-ovest degli Stati Uniti a fine Ottocento. Sulla copertina, gli Eagles sono proprio loro: pistoleri sconfitti, sguardi duri, polvere...

Silent Passage - Bob Carpenter (1975, Reprise/1984 Stony Plain)

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“Ascoltare questo disco è come inviare una lettera d’amore a parti di sé ancora inquiete, un’offerta di pace e comprensione che non teme il tempo.”  Parlare di Bob Carpenter e del suo “ Silent Passage” significa inoltrarsi in un territorio sonoro fatto di intime riflessioni, arpeggi appena accennati e atmosfere che sfumano come ricordi al tramonto. È un viaggio interiore che, pur muovendosi nell’alveo del cantautorato folk/country-rock anni Settanta, supera le etichette di genere: qui emerge prima di tutto un animo che si racconta senza filtri. Bob Carpenter, canadese di nascita, approda alla Warner nel 1974, in un’epoca in cui le sonorità di Jackson Browne e il Neil Young più raccolto dettavano legge nelle radio e nei cuori degli ascoltatori. Pur condividendo quelle tonalità sospese fra malinconia e dolcezza, Carpenter sviluppa un linguaggio musicale piuttosto personale: linee di archi vellutate, chitarre acustiche appena percusse, e una voce rauca e granulosa che canta come in u...

Tokyo Groove: Viaggio nel City Pop - Eiichi Ohtaki - Prima Parte

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Eiichi Ohtaki, nato il 28 luglio 1947 nel distretto di Esashi, è stato uno dei geni misconosciuti (per noi occidentali) della musica pop giapponese, anche se definirlo esclusivamente attraverso un genere risulta limitante. Inserito al nono posto nella classifica dei migliori 100 musicisti giapponesi del XX secolo stilata da HMV Japan, Ohtaki iniziò la sua carriera nel 1969 come membro della band Happy End, per poi intraprendere un percorso solista nel 1972. Artista sfuggente e non incasellabile, era noto per la sua creatività che, a un primo ascolto, poteva sembrare stravagante, ma rivelava una profonda genialità. Lo scrittore americano Patrick Macias, esperto di cultura pop giapponese, lo paragonò a una sintesi di Phil Spector, Brian Wilson, George Martin e Joe Meek, definendolo “un’enciclopedia di tutto ciò che c’è stato di grande nella musica pop del XX secolo”. La sua carriera solista iniziò ufficialmente nel 1972 con l’album omonimo e si concluse nel 1984 con Each Time. Successiva...