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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1976

QUANTUM JUMP: NO AMERICAN STARSHIP

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Prendete tre ragazzi britannici innamorati degli Steely Dan, pensate a questi con una spruzzata di prog e avrete i Quantum Jump. Ora, che siano stati innamorati della ditta Fagen/Becker lo penso io, questo perché ascoltando il brano oggi proposto ma anche l'omonimo album di esordio da cui è estratto, il primo pensiero che affiora è proprio quello. Il periodo poi era quello giusto, il 1976 (altri due album ci regaleranno poi i Quantum Jump, "Barracuda" del 1977 più marcatamente prog e "Mixing" che è sostanzialmente una compilation dei primi due album riarrangiati con sonorità più danzerecce) e la musica che girava intorno allora era anche quella. Rupert Hine, produttore, chitarrista e session man fu il nucleo portante della band, a cui si aggregarono il batterista Trevor Morais e il bassista John G. Perry, già componente dei Caravan (da qui forse quel po' di prog che si può trovare nell'album). Tre musicisti amanti del jazz e del funk mischiato con d...

DISCO FEVER: CANDI STATON

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Ecco, visto che in questo periodo sono in "disco" mood, facciamo giustizia e presentiamo un po' di gente che ha nobilitato il genere. Una è stata senz'altro Candi Staton, artista più volte citata in questo blog, un'icona vivente, vera "disco diva", anzi, la numero uno per il sottoscritto, che poi alla disco è arrivata quasi per caso, visto che proveniva da una carriera fatta di gospel song e brani soul. E' sicuro che i suoi più grandi hit arrivano tutti dai giorni della disco, ricordo anche la bella cover di "Nights on Broadway" dei fratellini Gibb, e "When you wake up tomorrow" grande club hit del 1979. Successivamente Candi Staton è tornata al gospel, questo all'inizio degli anni 80 per ritornare alla dance a metà decade , dove ha ottenuto un bel successo nelle charts e nei club del Regno Unito con "You got the love", brano poi coverizzato dai The Source e pure da Florence and The Machine. Quindi, come vedete, tant...

LA CHIAMAVANO DISCO

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Ti capita nelle sere che torni dal lavoro e non hai niente da fare, in sottofondo undici pischelli in maglia azzurra che provano a schiantare Malta e non ci riescono e tu ne approfitti per tornare a spulciare tra i tuoi vecchi cd. Succede quasi sempre che ritrovi dei dischi lasciati ad ammuffire e non ti ricordavi di avere; questa sera è toccata ad una compilation del 2004 curata dal grande Eddie Piller. "Crossover Flavas: When Northern Soul Met Disco", questo il titolo del Cd tutto dedicato agli artisti della Salsoul Records, artisti finiti ormai nell'oblio per chi avesse avuto la fortuna di incrociarli per caso, indimenticati per chi allora ne ballava le canzoni e passava i pomeriggi post studio ad ascoltarne i dischi. I brani di questa compilation sono anche una risposta a chi ritiene che la disco sia stata tutta merda, in questo caso forse è più giusto dire che ci troviamo di fronte ad una forma di soul music tutta giocata sul groove e non di disco come è conosciuta d...

IL BLUE EYED SOUL DEI FARAGHER BROTHERS

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In principio furono Daryl Hall e John Oates a recepire la lezione del soul, inventandosi un genere dal nulla e passato alla cronaca come "Blue Eyed Soul", in parole povere bianchi che cantano e suonano come dei neri. Nel 1976 i quattro fratelli Faragher pubblicheranno un disco a proprio nome prendendo il meglio della produzione soul dell'epoca, The Spinners come punto di riferimento, e costruirono un monumento al genere paragonabile ai migliori lavori di Hall e Oates. Ascoltate la bellezza dei fiati e i perfetti intrecci vocali che valorizzano le dieci canzoni del disco, canzoni che ad eccezione di "It's all right" cover di un brano di Curtis Mayfield, sono tutte firmate dai fratelli. Tanto bello il disco, quanto sconosciuto, ma chi bazzica da queste parti sa bene che dischi come questi non nascono rari, ma li fanno diventare; provate ad indovinare chi sono i colpevoli! I Faragher Brothers pubblicheranno altri tre dischi, uno per anno fino al 1979, ma non ri...

AL SOUL DELLA CALIFORNIA

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Il giovanotto che vediamo investito da una secchiata d'acqua al sole della California può essere a ragione considerato come il precursore di quello che diverrà il pop west-coast californiano, genere sfuggente ed incatalogabile di per se', essendo una miscela di jazz, soul, funk, pop e folk. Ned Doheny quando diede alle stampe "Hard Candy" nel 1976, aveva già all'attivo un album uscito nel 1973, tra l'altro come primo artista scritturato dalla nascente Geffen Records, dove già si intravedevano i primi germogli del futuro sound, sicuramente acerbo se confrontato a questo. "Hard Candy" è prima di tutto un album ben suonato e ben prodotto, dietro la console abbiamo infatti Steve Cropper, i musicisti che collaborarono a far diventare il disco una pietra miliare del genere vanno da - oltre allo stesso Cropper - David Foster, Victor Feldman, Dennis Parker, i Tower of Power ai fiati e come backing vocals abbiamo gente del calibro di Glenn Frey, Don Henley, L...

BOZ SCAGGS: LOWDOWN, 1976

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Mi piace pensare che questa canzone, insieme a "Do it Again" degli Steely Dan e a "She's Gone" di Hall ed Oates sia portata ad esempio di quella corrente musicale chiamata "blue eyed soul", ovvero musica dell'anima suonata da bianchi. Può essere usata anche come sinonimo di musica di classe, se mai questo termine voglia significare qualcosa. Pur nella sua facilità di ascolto, questa canzone, come altre del genere, sono pezzi che più che alla pancia parlano al cervello, talmente sono elaborati nella loro costruzione e nei loro cambi armonici. Ma basta la linea di basso e l'entrata dei fiati per toglierti di dosso i freni inibitori, portandoti ad un godimento assoluto. E pensare che il brano, uscito come singolo nel '76 dall'album "Silk Degrees", non ottenne subito quel clamoroso successo che ebbe poi, un milione di copie vendute e Grammy per il miglior brano r'n'b dell'anno, ma grazie alla lungimiranza ed all'i...

BILLY COBHAM AND GEORGE DUKE BAND: STRATUS, 1976

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La chiamavano fusion, anche in senso dispregiativo; per me era una miscela esplosiva ed irresistibile di jazz, funk, soul e rock. Billy Cobham e George Duke erano insieme ai Return to Forever di Chick Corea, alla Mahavishnu Orchestra di John Mc Laughlin e ai nostrani Perigeo la mia personale oasi dagli ascolti hard rock che caratterizzarono la mia adolescenza. Il brano di oggi, "Stratus", è tratto dall'album "Spectrum" uscito nel '73 per mano di Billy Cobham ed il video che potrete gustarvi arriva da quel festival da urlo che fu il Jazz Fest di Montreaux, sempre agognato e mai visto dal vivo. Ascoltare poi questo pezzo, uno standard per il genere, suonato insieme alla band di George Duke, ti fa ripiombare indietro in quelle atmosfere da blaxploitation. Gustatevi pure il grande John Scofield alla chitarra e Alphonso Johnson al basso. Ora, dopo aver ascoltato questo pezzo, non capisco e non capirò mai come questo genere abbia avuto più infamie che lodi, anche ...

AZAR LAWRENCE: THEME FOR A NEW DAY, 1976

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C'è qualcuno che si ricorda di queste sonorità? A metà degli anni '70 erano un'alternativa alle chitarre rumorose e alle sinfonie progressive, ma forse grazie a queste ultime, l'interesse per quelle musiche erano una naturale evoluzione di quegli ascolti. Chiamatelo jazz rock, soul funk, space soul, la sostanza era la stessa e gente come i Return to Forever, John Mc Laughlin, Billy Cobham e i nostrani Perigeo erano il pane quotidiano per molti di noi. Il musicista di oggi, pur muovendosi in quest'ambito, non era molto conosciuto all'epoca pur avendo registrato un discreto album, "People Moving" da cui è tratto il brano di oggi. Sassofonista, Azar Lawrence ha lavorato insieme alla crema dei jazzisti di allora, Mc Coy Tyner, Miles Davis e Freddy Hubbard, e scusate se è poco. Come solista ha realizzato cinque dischi, tre vanno dal 1974 al 76, gli altri due sono del 2009 e del 2010. "Theme for a new day" è un perfetto incastro di jazz in una stru...

DIANA ROSS: LOVE HANGOVER, 1976

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photo by Terry O'Neill Se c'è una cura per questo, non la voglio. Parafrasando Diana Ross nella sua "Love Hangover", potrei dire la stessa cosa; nessuna cura per guarire dall'ascolto compulsivo di questo brano. Non solo: da quando quasi un mese fa ho deciso di rivitalizzare questo blog, non passa giorno che non mi spari in cuffia almeno un paio di album di black music, che sia soul, funk, r'n'b e loro derivati, e conoscendomi bene credo che questa malattia me la porterò dietro per un bel po'. Del resto quando si ritrovano canzoni come queste, nessun vaccino può rendere immune dal virus del soul. Qui Diana flirtava pericolosamente con la Disco, aveva già una carriera che le poteva permettere di cantare di tutto. Il risultato in questo caso fu un pezzo da consegnare ai posteri, partiva come una ballad per poi trasformarsi in una lunga coda mid-tempo, ben diverso da altri artisti storici del soul e non solo che si cimentarono con la disco. Per esempio, ...

TYRONE THOMAS AND THE WHOLE DARN FAMILY: SEVEN MINUTES OF FUNK, 1976

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La persona con gli occhiali che vedete cantare in una metro, la foto risale al 2007, è Tyrone Thomas. Thomas fu il fondatore della band "Whole Darn Family", autori di un disco talmente sconosciuto tanto quanto è diventato un classico del funk sotterraneo degli anni '70. Della band conosco ben poco, se non che erano sette elementi provenienti da Richmond in Virginia, hanno registrato quel disco, e solo quello, "Has Arrived", nel 1976 e sono passati alla storia della black music con lo strumentale "Seven Minutes of Funk". La particolarità del brano è quella che è diventato un must per i campionamenti in ambito hip-hop, guardate qui quanti sample ne sono stati realizzati: ne ho contati ben venti, partono con Grandmaster Flash nel 1979, per arrivare al 2007. Niente male per un gruppo semisconosciuto. Il resto dell'album non è da meno; rimanendo sul funk da segnalare la bella "Ain't nothing but something to do", per arrivare a suggestioni...

EDDIE RUSS-SEE THE LIGHT, 1976

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Oggi spostiamo il nostro orizzonte musicale su sonorità orientate verso il soul ed il jazz con il tastierista Eddie Russ, ed il suo bell'album "See the light" del 1976, in cui si muove tra jazz e funk. Non ha avuto il successo che all'epoca ebbero Herbie Hancock e Lonnie Liston Smith anche se devo dire che se la giocava egregiamente con loro. Qui lo ascoltiamo con una selezione di brani uptempo e jazz ma sempre con un'attitudine soulful che fa si che entri di diritto nello spirito del blog. I brani dell'album sono arricchiti anche da bei cori femminili e da una sezione fiati che fanno da contorno agli equilibrismi di tastiera di Eddie.