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Visualizzazione dei post con l'etichetta west coast

NETHER LANDS - DAN FOGELBERG

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Non ci salviamo dai dischi di Natale. Mai. L'altro giorno, ad esempio, ho avuto una trapanatura di coglioni mentre mi trovavo da Feltrinelli, impegnato nel cercare qualche libro da regalare e regalarmi. In sottofondo è passato tutto, e dico tutto, l'album di canzoni natalizie del sibarita Tony Hadley, già conosciuto come voce degli Spandau Ballet. Per rifarmi da siffatto strazio mi è giunto in soccorso un vecchio album di Dan Fogelberg, "Nether Lands", che voglio regalarvi con la recondita speranza di far cosa gradita. Non importa cantare le solite tre canzonette tre per entrare in clima natalizio, anzi, " Nether Lands" non ne parla affatto ma, come vedremo, risulta più sincero ed ha il giusto afflato che non l'ennesimo riascolto di "Last Christmas". Fogelberg se ne andò in una casa rifugio in cima alle montagne rocciose in Colorado per realizzare questo capolavoro, trovandosi circondato da un panorama innevato da mozzare il fiato e nel...

CULT HEROES: LOU PARDINI

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Di Lou Pardini ne ho sentito parlare per la prima volta la scorsa settimana sul bel sito di Mauro Ronconi, "Musica dal Pianeta Terra" ed è stato subito un colpo di fulmine. Potrei fare un copia incolla di quello che sta scritto là, oppure potrei citare un'amica blogger dicendo che questo genere musicale travalica il tempo, ascoltate il brano postato, è stato scritto nel 1998, ma ricorda la musica che veniva scritta a fine seventies, musica tra l'altro ascoltata da pochi adepti, ma talmente densa di significato musicale da essere ricordata ed ascoltata ancora oggi. Dirò che il nostro è un ottimo tastierista nonché autore, nominato ad un Grammy per il singolo del 1991 "You might have been", ha lavorato con Stevie Wonder e Santana, con i Chicago, di cui entrò a farne parte nel 2009 al posto di Bill Champlin, cioè mica pizza e fichi per intendersi. L'album che mi ha fatto veramente bene al cuore è "Look the Other Way" del 1998, la sua seconda r...

SUNDAY MORNING MUSIC: BOBBY CALDWELL

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Autore raffinatissimo, che spazia dal soul al jazz alla fusion, Bobby Caldwell incise nel 1982 uno dei suoi album migliori, "Carry on" da cui è tratto il brano di oggi, "Sunny Hills". Caldwell iniziò la sua carriera come turnista lavorando con Johnny Winter e come membro di due gruppi, gli Armageddon e i Captain Beyond, per poi intraprendere nel 1978 la carriera solista. "Carry On" è il terzo album che arriva dopo il suo omonimo masterpiece del 1978 e segue "Cat in the hat" del 1980. Album che rispetto agli altri pecca in spontaneità, essendo i brani costruiti ed arrangiati in modo impeccabile, ma sicuramente quello che non difetta è un generale godimento per tutta la durata del disco. Da rimarcare è che pur trovandoci in ambito di musica da intrattenimento di gran classe, l'ascoltare questa miscela di musica di diversi generi così ben assemblati ha ben pochi eguali in altri autori e rende Bobby Caldwell un artista tra i più originali del pan...

SUNDAY MORNING MUSIC: STEVE KIPNER

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Ecco un'altro dei "beautiful loser" della musica californiana. Steve Kipner al pari di altri artisti del genere pop west coast ha all'attivo un solo album, "Clock the walls down" uscito nel 1979, coprodotto insieme ad un Jay Graydon alle prime armi ma con il quale riuscirà a tirar fuori dal cilindro uno dei primi lavori di riferimento per tutto il genere. La bellezza delle melodie, dei suoni e degli arrangiamenti vanno a sopperire ad una non bellissima vocalità da parte di Kipner, ma come detto, le trame sonore create da Graydon e Tom Seufert - l'altro coproduttore dell'album - riescono a fare di questo lavoro una gradevolissima esperienza di ascolto. Altro merito è quello di essere riusciti a creare delle canzoni che non sono di impatto immediato ma che necessitano di ulteriori ascolti per conquistarti piano piano. Le mie preferite sono "Cryin' out for love" e la stupenda title track, dove possiamo ammirare la maestria di Graydon alla...

SUNDAY MORNING MUSIC: AL JARREAU

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L'ho rivisto allo scorso festival di Sanremo, a cantare in un'improbabile accoppiata insieme ai Matia Bazar e sinceramente ne avrei fatto a meno. Qualcosa del grande vocalist che era stato affiorava qua e là, ma in fondo è stato triste vederlo su quel palco. Del resto molte primavere sono passate da quando Al Jarreau insieme al produttore Jay Graydon ridefiniva in tre album consecutivi il linguaggio del pop sofisticato, che diverrà una precisa caratteristica del sound losangelino di quegli anni. Il primo album dell'accoppiata Jarreau-Graydon uscirà nel 1980 a titolo "This Time", ci collaborarono dei musicisti fenomenali, tra cui mi preme ricordare Chick Corea ed Earl Klugh, nove brani in cui viene rimarcata la versatilità dell'artista nell'affrontare sia canzoni dall'impronta jazz, come pure quelle in cui il soul-pop la fa da padrone. Il brano più bello del disco è "Distracted", un bell'esempio di canzone mid-tempo con influenze sweet-fun...

DOOBIES AD HONOREM

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Vi ricordate Linus, il bimbo che nei fumetti di Charles Schulze se andava in giro con l'immancabile coperta? L'artista di oggi è simile a Linus, ma al posto della coperta si portava dietro un'immagine di Michael Mc Donald versione Doobie Brothers, tante sono le affinità artistiche tra i due. Robbie Dupree -vero nome Robbie Dupuis - ha scritto alcune della pagine più belle del pop westcoast, il suo timbro vocale ricorda appunto quello del suo nume tutelare, senza essere una mera imitazione, ed il primo album che ha licenziato è una bella raccolta di canzoni scritte di suo pugno più altre prese dal repertorio di Bill LaBounty e Bill Champlin, come dire la crema della produzione pop californiana. Il brano guida del primo bellissimo omonimo album, "Hot Road Hearts", con quel tipico e stupendo sound da FM station americana, ebbe anche un discreto successo negli States, qui da noi girò immancabilmente tra la massoneria degli appassionati della westcoast, ed è stato uno ...

TRE CANADESI AL SOUL DELLA CALIFORNIA

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I China sono stati uno dei gruppi più misteriosi nell'ambito del pop west coast californiano. Trio canadese apparso dal nulla, registrarono un solo disco nel 1981, nel nulla scomparve dopo la realizzazione dell'omonimo album. Ci troviamo di fronte ad un gioiellino del genere, un suono che si muove tra soul e pop, intrecci vocali che ricordano i Doobie Brothers al loro meglio ed armonizzazioni sonore che pagano il loro debito alla chitarra di Jay Graydon, benché lo stesso partecipe alla realizzazione del disco soltanto in veste di collaboratore agli arrangiamenti. Che i China fossero però degli intenditori e non dei meri scopiazzatori di altre band lo si evince anche dalla lista dei collaboratori, troviamo infatti Lee Ritenour,Danny Mc Bride, Albert Lee e Danny Mc Bride alle chitarre, Abraham Laboriel al basso e l'onnipresente Paulinho Da Costa alle percussioni. Come al solito disco quasi introvabile, perlomeno nella versione in vinile se non a costi esorbitanti, un po' ...

BUONE NUOVE (STAGIONATE)

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Prima di diventare, insieme a Jay Graydon, uno tra i principali produttori della scena pop-west coast californiana, David Foster è stato autore di alcuni tra i dischi più interessanti per il genere durante il decennio dei seventies. Il primo gruppo con cui ha collaborato sono stati gli Skylark, autori di due vinili tra il 1972 ed il 1974, l'ultimo sono stati gli Airplay, band formata insieme al chitarrista e producer Jay Graydon autori di un disco fondamentale per il genere uscito nel 1980. Nel mezzo ci sono stati gli Attitudes, ed è la band di cui vi parlerò nel post di oggi. Foster riunì alcuni tra i migliori musicisti dell'area californiana, ovvero Paul Stallworth, Danny Kortchmar e Jim Keltner, arrivando a pubblicare due album tra il 1976 ed il 1977. Tralascio volentieri il primo disco, piacevole ma niente di che, sopratutto alla luce dei componenti la band, mentre il secondo, "Good News", già fa intravedere le notevoli capacità di Foster come musicista ed autore ...

LA TIMIDEZZA DI MR. JORDAN

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Di Marc Jordan e del suo album "Blue Desert" ne ho già parlato un po' di tempo fa', ma siccome mi è capitato di riascoltarlo recentemente e le canzoni lì contenute sono di una bellezza rara, voglio ritornarci sopra. L'artista canadese è la classica persona che è tanto timida quanto brava, che forse per la sua timidezza è rimasto ai margini del panorama musicale e ciò si può evincere dai suoi lavori, canzoni sofferte che parlano del "privato" dell'artista, dischi che hanno il pregio di entrare in casa dalla porta di servizio, ma che poi si arrogano il diritto di diventare il fulcro della propria collezione di musica e musicanti. Questo poi è uno dei lavori dove chi non si accontenta di ascoltare nenie monocordi da tre minuti tre, troverà pane per i suoi denti, fatto com'è di progressioni armoniche inaspettate, di assoli suonati pensando ai grandi del jazz, e a dei testi costruiti per esaltare le qualità vocali dell'interprete. L'album fu ...

AL SOUL DELLA CALIFORNIA

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Il giovanotto che vediamo investito da una secchiata d'acqua al sole della California può essere a ragione considerato come il precursore di quello che diverrà il pop west-coast californiano, genere sfuggente ed incatalogabile di per se', essendo una miscela di jazz, soul, funk, pop e folk. Ned Doheny quando diede alle stampe "Hard Candy" nel 1976, aveva già all'attivo un album uscito nel 1973, tra l'altro come primo artista scritturato dalla nascente Geffen Records, dove già si intravedevano i primi germogli del futuro sound, sicuramente acerbo se confrontato a questo. "Hard Candy" è prima di tutto un album ben suonato e ben prodotto, dietro la console abbiamo infatti Steve Cropper, i musicisti che collaborarono a far diventare il disco una pietra miliare del genere vanno da - oltre allo stesso Cropper - David Foster, Victor Feldman, Dennis Parker, i Tower of Power ai fiati e come backing vocals abbiamo gente del calibro di Glenn Frey, Don Henley, L...

ROBERT BYRNE E LA DIFFICILE ARTE DELLE BALLATE

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Questa mattina parliamo di un'artista che con soli due album ha inciso un'altro tassello per la definizione del sound pop-soul californiano. Robert Byrne da Detroit, nessuna parentela con David in tutti i sensi, è stato un musicista che ha inciso solo due album, il primo "Blame it on the night" del 1979 e "An eye for an eye" del 1981 in compagnia del pluristrumentista Brandon Barnes, ma è sul primo album che ci focalizzeremo. "Blame it on the night" rimane uno dei dischi più belli del meta-genere west coast pop, ci troviamo canzoni sofisticate dai suoni avvolgenti ed eleganti, uniche come le Polaroid che illustrano la copertina del disco, con momenti che ricordano il miglior Michael Mc Donald, tutte ugualmente belle al punto che è difficile indicarne una che svetti sulle altre. A chi è appassionato alla difficile arte delle ballate, sappiate che qui ne troverete alcune tra le più belle mai scritte, incastonate in una confezione sonora che fa da sup...

CONOSCI DANE DONOHUE ?

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Proseguiamo nella bella consuetudine domenicale di dedicare i post agli artisti che hanno reso grande il pop west coast californiano di fine anni '70, un genere considerato di "confine", pur essendo di facile ascolto. Oggi voglio ritornare a parlare di un'artista a cui avevo già dedicato quattro righe un paio di anni fa'. Lui è il misconosciuto Dane Donohue, autore di un unico disco a suo nome nel lontano 1978, la cui particolarità è nell'essere riuscito a creare un'opera tra le più belle del genere, per quanto sconosciuta. Suonato dai migliori turnisti in circolazione del momento e prodotto da Terence Boylan è un disco che ogni volta che lo ascolto mi regala delle emozioni da tanto è bello, ma di una bellezza che, per chi apprezza il genere, sfugge a qualsiasi catalogazione. Peccato che non devono averla pensata così i discografici che hanno reso irreperibile per molti anni il disco, se non a prezzi esorbitanti, e sopratutto la non promozione dello stesso...