Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta motown

SIMI STONE - SIMI STONE

Immagine
A otto anni, Simi Stone cominciò a creare cassette musicali in modo indipendente. Ma, anziché semplicemente copiare dischi per gli amici, suonava veramente. Non so cosa sia successo in seguito, ma questo dettaglio potrebbe farci capire che il suo destino musicale era già scritto nel suo DNA. Immaginate quante persone appassionate di musica abbiano provato a fare lo stesso? Io, per esempio, passavo il tempo a usare mestoli come tamburi o a manipolare la radio e il registratore a cassette per creare suoni strani. Poi ho capito che non avevo il talento per suonare uno strumento e mi sono dedicato all'ascolto di musicisti più esperti di me. Questo amore per la musica è rimasto con me fino ad oggi. Simi Stone, figlia di una madre hippy e di un padre giamaicano, è nata a Woodstock, la stessa città famosa per il festival dedicato alla pace, all'amore e alla musica negli anni '60. Potresti immaginartela vestita con abiti hippy, indossando collane di perline e suonando canzoni pac...

ANTEPRIMA: THE PEPPER POTS

Immagine
La prima cosa che ti viene in mente quando pensi alla Catalogna, probabilmente sono le giocate di Lionel Messi e il tiki taka del Barcellona e se al posto del calcio ci mettiamo la musica è molto facile che vi siate prima o poi imbattuti nelle sonorità degli "The Pepper Pots". La band catalana se ne esce con un nuovo album in uscita il prossimo 9 Dicembre dal titolo "We Must Fight", per la label tedesca "Legere Recordings" ,  il sesto dopo dieci anni di onorata carriera nel campo della musica soul. La prima cosa che balza all'orecchio è quella di trovarsi davanti ad una macchina del tempo, direzione anni '60, in quel di Detroit; la musica che girava da quelle parti, quel soul leggiadro e zuccherino che passerà alla storia come "Motown Sound" lo ritroviamo qui cotto e servito e le canzoni filano via lisce, anche troppo verrebbe da dire. Probabilmente il vostro recensore dopo anni passati ad ascoltare dischi più o meno buoni si aspette...

SMOKEY E LE LACRIME DEL PAGLIACCIO

Immagine
Curiosa la genesi di questa canzone: siamo a Detroit nel 1967, festa di Natale della Motown, immaginate un salone con dentro tutti gli artisti della label, tra questi Smokey Robinson e Stevie Wonder. Stevie si avvicina a Smokey: "Senti Smoke, ho scritto questo pezzo ma non riesco a trovare le parole giuste, ascoltalo e dimmi se ti viene in mente qualcosa". Smokey porta a casa il nastro, lo ascolta e lo riascolta, lo trova incredibile e si accorge che c'era una parte con una di quelle musichette da circo, ma è lampante che il futuro testo non avrebbe parlato di animali e trapezisti,  ma che in qualche modo sarà una storia che avesse a che fare con il mondo del circo. Una storia che fosse come una stilettata nel cuore. Una storia come quella narrata dal Leoncavallo, la storia di Pagliacci, il clown triste che rendeva tutti felici, Pagliacci che faceva ridere ma non aveva una donna che lo amasse come lo amava la gente che faceva ridere. Smokey decise quindi che la canzo...

IL SUONO MOTOWN E IL SOUL NORDISTA

Immagine
Questa canzone è diventata forse l'archetipo del suono Motown: ritmo saltellante, chitarra, tamburello, batteria, sax e chiaramente la voce che dava l'impronta e caratterizzava il brano. Un sound che, con minime variazioni, è riscontrabile in quasi tutte le produzioni Motown degli anni '60. Sicuro che senza l'apporto di grandi vocalist non avrebbero avuto l'impatto che ebbero nel diventare delle hit mostruose facendo gonfiare il conto in banca di Mr. Gordy. Certe canzoni poi divennero degli inni per la nascente scena Mod di allora, in particolare questo brano, e definirono pure il genere Northern Soul che, caso unico nella storia, prese il nome da dove veniva ballato e ascoltato e non dal luogo dove nasceva artisticamente. Il Torch, il Wigan Casino ed il Blackpool Mecca, questi i dancefloor dove il genere si sviluppò e dove i giovani inglesi del nord si distinsero rispetto a quelli del sud del paese che preferivano il rock e la psichedelia, o tuttalpiù nei locali di...

THE ZOMBIES vs.TAMMI TERRELL: THIS OLD HEART OF MINE(IS WEAK FOR YOU), 1966

Immagine
Holland-Dozier-Holland, il trio delle meraviglie della Motown, scrisse questo pezzo insieme a Sylvia Moy originariamente per gli Isley Brothers, ma la sfida di oggi vede impegnati il gruppo inglese dei The Zombies, contro la mia eroina dell'etichetta di Detroit, Tammi Terrell. Dirò che la versione dei The Zombies la preferisco a quella degli Isley, forse perché l'ho conosciuta tramite loro, poi un'altro motivo è per il fatto che la band di Rod Argent è uno tra i gruppi bianchi dei sixties che ha flirtato spesso e volentieri con il soul, riuscendo a risultare credibili ogni qualvolta si cimentavano con quei suoni. Di Tammi Terrell mi è piaciuta invece come ha interpretato il brano, cambiandolo e rendendolo quasi un'altra cosa rispetto all'originale, dimostrando una certa originalità rispetto all'andazzo degli artisti soul di allora, dove spesso le basi dei brani rimanevano pressapoco le stesse, giocando tutto sulla vocalità. Un'altra curiosità fu che nelle in...

THE WHO vs. MARTHA AND THE VANDELLAS: HEAT WAVE, 1963

Immagine
Prima sfida nel blog tra due formazioni angloamericane: da una parte gli inglesi Who, dall'altra le americane Martha and the Vandellas. La canzone è "Heat Wave", cioè Holland-Dozier-Holland, cioè il non plus ultra del suono Motown. Il brano è del 1963, qui vediamo l'originale eseguito da Martha in "Ready Steady Go", uno tra i più celebrati tv show della tv inglese, ed era, se non erro, il 1964. Del 1965 invece è la cover dei Who, tratta da un film documentario francese, intitolato non a caso "Les Mods". La canzone è essa stessa un documentario: cattura tutto l'ottimismo e lo spirito del tempo, fu venduta a camionate, e sta alla pari, se non più in alto, di tanti celebrati inni rock. Ma ora, fuoco alle micce: quale delle due performance preferite?

TAMMI TERREL: ALL I DO IS THINK ABOUT YOU, 1966

Immagine
Questa canzone era già apparsa nel mio vecchio blog, ma una ripassatina non fa mai male. Il brano, scritto da Stevie Wonder, è una oscura gemma del repertorio di Tammi Terrell , sfortunata cantante dell'epoca d'oro della Motown, scomparsa all'età di 24 anni per un tumore al cervello. Forse la conoscete per aver cantato in coppia con Marvin Gaye, -almeno due titoli,"Ain't no mountain high enough" e "You're all i need to get by" - credo che li avrete ascoltati tutti, e sicuramente i suoi maggiori riconoscimenti li ha avuti insieme a lui. Il brano di oggi è quello che si può definire un "future classic", cioè una canzone che definisce uno stile ed un'epoca ma che ha avuto più fortuna da postuma che non al momento. Grazie anche all'opera di Paul Weller che l'ha scelta per una compilation uscita lo scorso anno, che riuniva 28 rare canzoni r'n'b e soul di quegli anni, oggi possiamo gustarci questa chicca che altrimenti, me...

THE JAM: TOWN CALLED MALICE, 1982

Immagine
photo by Neal Preston Questo singolo della band inglese uscito nel 1982, tratto dall'album "The Gift" è la dimostrazione che anche i bianchi, quando vogliono, sanno realizzare degli ottimi brani soul, in questo caso abbiamo più di una reminiscenza di quelli che furono gli hits della Motown degli anni d'oro. Certo il testo della canzone era ben lontano dalle romanticherie dell'etichetta di Detroit, non si parla di amore ma della vita in una piccola cittadina inglese, tra problemi di alcolismo nella popolazione, disoccupazione e mancanza di strutture. Del resto è nota la passione di Paul Weller per la black music, se poi sommiamo l'attitudine Mod verso questo genere, il risultato non può che essere questo. Questa canzone non rimarrà l'unica incursione dei Jam nel soul, altrettanto belle sono "Ghosts" e "Precious", guarda caso presenti sempre in "The Gift", che fu il canto del cigno della band inglese. Un omaggio al Northern Soul...

DIANA ROSS: REACH OUT AND TOUCH,1970

Immagine
photo by Barrie Wentzell Nel 1970, lasciate le Supremes, Diana Ross rilasciò il suo primo album solista, "Diana Ross", scritto e prodotto da due maestri della musica soul, Nikolas Ashford e Valery Simpson, tranne che nel brano "These Things Will Keep Me Lovin' You", dove troviamo Johnny Bristol dietro la console. Come primo singolo fu deciso di lanciare "Reach Out And Touch", canzone che apriva l'album, non ebbe il successo sperato, pur essendo molto bello, arrivò infatti al nr 20 delle charts americane, e questo fece pensare gli addetti ai lavori che l'appeal della Ross senza le Supremes, fosse destinato a fallire. Come andarono le cose poi lo sappiamo; il secondo singolo estratto dall'album fu infatti "Ain't No Mountain High Enough", brano epocale reso famoso dalla coppia Marvin Gaye e Tammi Terrell - che Dio o chi per lui gli abbia in gloria - e grazie alla magistrale e melodrammatica interpretazione della Ross, insieme ad ...