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Visualizzazione dei post con l'etichetta 1973

CLARENCE REID: LIVING TOGETHER IS KEEPING US APART

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Clarence Reid è un bel tipino: artista dalle doti notevoli, ha preferito passare alla storia con lo pseudonimo di "Blowfly", ovvero nei panni di un cantore di storie X-Rated (a proposito delle doti notevoli di cui sopra) che non in quelle di performer tradizionale di musica soul. Il brano di oggi, mi preme dirlo, non ha niente a che vedere con la sua produzione più "scollacciata", un titolo esplicativo su tutti "Electronic Banana" disco uscito a nome Blowfly nel 1985, ma fa parte della sua scarsa produzione a nome Clarence Reid. L'album da cui è tratta è "Running Water" disco del 1973, un bel concentrato di r'n'b in salsa funky. Bella la canzone e bella anche la voce, impostata con un pensiero ai santi dell'r'n'b, Pickett e Redding, tanto per scomodarne due. Della sua produzione "hard" poco mi importa, come si dice, meglio essere sul pezzo che guardare ( o ascoltare, nel caso di Mr. Blowfly).

EROI FUNK: EDWIN STARR - HELL UP IN HARLEM

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Edwin Starr forse lo conoscete per quel grande inno contro la guerra del Vietnam, "War", brano inciso in origine dai Temptations, ma che nell'interpretazione di Starr ebbe nuova vita e divenne un hit seller da tre milioni di copie. Oggi però parlerò di un album inciso da Starr nel 1973 - anno in cui l'artista americano si trasferì a Londra - "Hell up in Harlem", colonna sonora del film omonimo e seguito di "Black Caesar". Del film, ascrivibile al genere blaxploitation e uscito il Italia con il titolo "Tommy Gibbs Criminale Per Giustizia" poco ne so, se non che fu interpretato da Fred Williamson e Gloria Hendry, meglio per quanto riguarda il disco, ascoltato recentemente. C'è da dire che l'album, per come è strutturato vive anche di vita propria, senza bisogno di essere associato al film, le canzoni non presentano "messaggi" di alcun genere se non descrivere la vita dei black gangster newyorchesi di quel tempo. Magari l...

GROOVIN' ADRIANO

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Dimenticatevi il Celentano guru e profeta di sventure degli ultimi anni e degli ultimi dimenticabili dischi. Ricordiamocelo per quello che era; un musicista sempre attento alle ultime novità in campo musicale che sapeva plasmare a proprio uso e consumo. Dal r'n'r degli esordi al funk dei primi '70 alla disco di fine decennio. Questo pezzo funk e sporco quanto basta per le orecchie dei telespettatori italiani di allora, con una bella linea di basso killer e una chitarra wah-wah è del 1973 e il testo anticipa di trent'anni il dibattito sui cibi transgenici. Il brano, "L'unica Chance" è uno dei tanti misconosciuti e spesso relegati come B side nei 45 giri dei cantanti più in vista di allora, ma grazie all'opera di tanti archeologi e minatori appassionati di musica ma sopratutto grazie alla rete, è possibile riportare alla luce queste perle. Il video è tratto dal programma tv "Hai visto mai?", con Gino Bramieri e Lola Falana, la canzone inizia a...

NON NE HO MAI ABBASTANZA !

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"Non ne ho mai abbastanza, di quella roba funky, dico wo wo wo...wo wo yeah". Così parlarono più o meno i Kool and The Gang nell'Ottobre del 1973, quando diedero alla luce "Funky Stuff", una cavalcata ritmica martellante di tre minuti e destinata a restare scolpita come un blocco di granito nella storia del genere. Chi ha memoria dei Kool and The Gang versione anni '80 se li dimentichi e corra ad ascoltarsi quello che furono in quegli anni. James Brown li definì la "seconda band più carogna in circolazione", dopo la sua, ovviamente, e ascoltando questo brano, come dargli torto. Il pezzo inizia con un fischio, per poi proseguire con una precisa e matematica punteggiatura di fiati che vanno ad incastrarsi con precisione nelle frasi ritmiche secche e martellanti costruite dal basso e dalla chitarra, formando un groove micidiale che cambiò radicalmente il modo di fare musica black, sfidando sul suo stesso terreno, quello che era il sound di James Bro...

RAPSODIA IN BIANCO

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Guardate a cosa mi sono ridotto: approfittare della nevicata dello scorso mercoledì - dalle mie parti una ventina di centimetri come da tradizione - per parlare di lui, il vocione per eccellenza della soul music, anzi dello "Sweet Funk", come da alcune parti lo hanno appellato. Già mi vedo le vostre teste scuotersi con compassione per il sottoscritto: "cavolo, no dai, pure Barry White" ! Ve l'ho detto; è per colpa del tempo, che ancora oggi promette neve, e colpa sua che si chiama(va) White e che con le sue Love Unlimited se ne uscì fuori con "It may be winter outside", tanto per restare in tema. Tre ragazze agghindate in stile Supremes, ma arrivate quando la rivoluzione di James Brown era già avvenuta, un'orchestra che prese si il ritmo funk inventato dal Padrino ma che poi intorno lo rivestì con una cascata di archi e delle melodie adatte alla bisogna (la quale era principalmente quella di finire a fare all'amore). Musica che te la ritrovavi ...

BREZZE ESTIVE E L'OMBRA DI HENDRIX

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Forse pochi sanno che Jimi Hendrix, prima di spiccare il volo, è stato per un breve periodo-durante una tournée alle Isole Bermuda alla fine del 1963 per l'esattezza - la chitarra solista degli Isley Brothers; se qualcuno avesse dei dubbi, oltre che andare a reperire le informazioni a tal proposito, può capire quanto abbia influenzato il gruppo ascoltando "Summer Breeze", superba cover del brano portato al successo dal duo Seals and Croft. L'uso e l'assolo finale della chitarra rimanda al chitarrista di Seattle, ma non solo, l'album da cui è tratto, 3+3 del 1973, contiene anche un'altra traccia, "That Lady", che ripercorre i sentieri tracciati da Hendrix. Va da se' che il chitarrista della band, Ernie Isley , grazie a quella breve presenza di Jimi nella band, ne abbia assimilato tutta l'estrosità e lo stile. Gli Isley Brothers infatti, una volta abbandonata la Motown, poterono esprimere tutto il loro potenziale che fino ad allora era com...

EARTH, WIND AND FIRE vs. D'ANGELO: CAN'T HIDE LOVE, 1973

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Due pesi massimi della black music per una canzone presa come paradigma di tutte le soul ballad passate, presenti e future. Scritta nel 1973 da Skip Scarbourogh, autore anche di "Lovely Day" portata al successo da Bill Withers, sarà universalmente conosciuta nella versione degli EWeF, che la incisero nel 1975 per il loro album "Gratitude". L'arrangiamento della canzone, con quell'intro di fiati di quattro battute, la rende immediatamente riconoscibile e sarà una pietra di paragone per le cover a venire. A scalfire il primato della band di Maurice White ci penserà nel 1996 il soul singer D'Angelo, dandone una versione live da brividi, che per il sottoscritto fa' finire alla pari il match di oggi. Comunque una canzone che mette in subbuglio i sensi, mai un pezzo che parla di una schermaglia sentimentale era stata tradotto in musica con tanta eleganza, e gli sfidanti di oggi le rendono onore una volta di più. Da ricordare anche una discreta cover di Dio...

DARONDO: GET UP OFF YOUR BUTT, 1973

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Che si potrebbe tradurre anche come "Alza il culo", e in giorni come questi la trovo una frase molto pertinente a proposito del satrapo di Arcore. Ma il nostro Darondo non poteva certo sapere quarant'anni fa dell'avvento di un piccolo uomo nel nostro vivere quotidiano e chissà a chi era rivolto l'invito. Di sicuro una volta che il pezzo è partito il culo viene voglia di alzarlo si, ma per mettersi a ballare. Funk scarno, suonato live senza sovraincisioni, potente come un pugno allo stomaco, una massiccia linea di basso a dare la linea, la batteria all'unisono, una armonica in sottofondo a ricamare e la voce del nostro che esorta a passare all'azione. Bella scoperta questo Darondo, l'ennesimo miracolo della musica, a differenza di quello promesso diciassette anni fa dal solito omino.

DARONDO: DIDN'T I, 1973

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photo by Amanda Lopez Chi è Darondo? Un Suv coreano? Il nome- "Da Rondo" - di una trattoria? Nessuno dei due, anche se la trattoria esiste veramente ed i suv coreani per ora non contemplano quel nome. Darondo è il nick di William Pulliam, uno che i miti del rock se li mangia a colazione. Il suo nome è avvolto nel mistero e nella leggenda, all'inizio degli anni '70 ha inciso tre singoli per tre case discografiche diverse, poi si narra che una sera, tornando a casa con la sua Rolls Royce dopo aver aperto un concerto di James Brown, abbia deciso di lasciare il mondo della musica. Si dice anche che la sua occupazione principale fosse quella del "pimp", cioè del magnaccia, anche se lui ha smentito. Lo hanno visto fare pure il fisioterapista non ortodosso (chissà che faceva ai pazienti) e il collezionatore di opere d'arte. La sua musica è uscita dagli scaffali dei collezionisti di dischi grazie a quel minatore indefesso di Gilles Peterson che ne ha tras...

STEVIE WONDER: HIGHER GROUND, 1973

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Questa canzone arriva dall'epoca d'oro del cantante afroamericano, che parte dal disco del 1972, "Music of my mind", ed arriva al 1979 con "The Secret Life Of Plant". Di quello che è arrivato dopo, Signore in Rosso e improbabili compartecipazioni ad eventi benefici, poco mi interessa, anzi, farò finta che non siano mai avvenuti, tanta è la disparità con i dischi testé citati. "Higher Ground" è senza ombra di dubbio una delle tre canzoni leggendarie che componevano l'album "Innervisions" del 1973, considerato uno dei dischi più belli non soltanto della soul music ma di tutta la musica popolare. Basti pensare ad altri due brani, quali "Livin' In The City" e "Don't You Worry 'Bout The Thing" per dare conferma, canzoni che da sole basterebbero a costruire una carriera e ne avanzerebbe. "Innervisions" è anche il primo album dove viene impiegato in modo massiccio l'uso del synth ARP, usato per c...

DANNY KORTCHMAR: KOOTCH, 1973

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Danny Kortchmar o Kootch per gli amici, è un chitarrista sessionman che sicuramente gli appassionati della west-coast conosceranno bene, avendo lavorato con artisti del calibro di David Crosby, James Taylor, Carole King, Carly Simon, Graham Nash e Don Henley. Qui invece parlerò di uno dei due dischi solisti pubblicato da Kootch nella sua carriera, disco del 1973 e intitolato come il suo nickname, "Kootch", appunto. Se la voce del nostro non è propriamente bella, a livello musicale si sente che ha una marcia in più, avendo messo nel suo disco delle intuizioni che saranno poi artisti come Billy Joel ma anche il Joe Jackson versione "newyorchese" ad avvalersene. Il disco è suonato in collaborazione con Paul Stallworth al basso e con il futuro produttore David Foster alle tastiere, con cui il nostro darà poi vita in seguito al gruppo degli "Attitudes", specializzati in funk-soul. "Kootch" è ancora oggi un godibile pastiche di musica pop intrecciata c...