The Language of Life - Everything But The Girl (1990, Atlantic Records)
C’è un momento, nella carriera di ogni artista, in cui osare diventa necessario. Per gli Everything But The Girl quel momento arrivò nel 1990, quando accettarono di trasformare il loro minimalismo britannico in un disco lussuoso, sontuoso, quasi hollywoodiano, senza perdere l’intimità che li ha resi leggenda. Ieri The Language of Life ha compiuto 35 anni: un’occasione per riscoprire un album che è un ponte sospeso tra due mondi. Quando il produttore Tommy LiPuma - maestro di iper-produzioni raffinate, dove ogni nota è un calcolo perfetto - ascoltò per la prima volta la voce calda e ipnotica di Tracey Thorn e l’arte minimalista di Ben Watt, fu un colpo di fulmine. Li volle in America, deciso a plasmare un lavoro intriso di quel pop/soul californiano che pochi sapevano cantare. Gli EBTG, inizialmente scettici, cedettero un anno dopo: nacque così un disco che li trasformò, senza tradirli. The Language of Life è un paradosso: una colonna sonora levigata fino all’ossessio...