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Visualizzazione dei post con l'etichetta westcoast

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Shigeru Suzuki

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Shigeru Suzuki è uno di quei nomi che, a un certo punto, smettono di appartenere soltanto alle note di copertina per diventare una presenza silenziosa ma decisiva in tutto quello che ha preso forma nella scena giapponese degli anni ’70. Chitarrista sopraffino, classe 1951, nato a Setagaya, è stato tra i principali artefici di quella transizione elettrica e moderna che, partendo dal folk e dal rock occidentale, avrebbe poi finito per delineare i confini del City Pop. La sua prima tappa importante è con gli Sky, ma è nel 1969 che succede il vero scarto, quando entra negli Happy End accanto a Haruomi Hosono, Takashi Matsumoto ed Eiichi Ohtaki. Un gruppo che non si è limitato a suonare canzoni, ma ha letteralmente riscritto il codice genetico del rock giapponese, imponendo per la prima volta la lingua nipponica in un contesto fino ad allora dominato da emulazioni anglofone. Dopo lo scioglimento degli Happy End nel ’72, Suzuki non si ferma: fonda i Caramel Mama – con Hosono, Tatsuo Hayashi,...

Yacht Rock Losers: Jimmie Spheeris

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  Fratello della regista Penelope, celebre per il film Fusi di Testa, Jimmie Spheeris è un nome che dice poco, se non ai più attenti cultori del soft rock californiano. Ed è un peccato, perché la sua musica rappresenta una delle vette più limpide e trascurate di quella West Coast immaginifica, sospesa tra realtà e sogno. Nato a Phenix City, Alabama, ma cresciuto a Los Angeles, Spheeris si formò all’interno di una scena musicale in fermento, respirando fin da giovane le sonorità della California degli anni Sessanta e Settanta. Iniziò a scrivere canzoni prestissimo, con una naturalezza disarmante, attratto tanto dalle melodie quanto dalla possibilità di costruire mondi paralleli attraverso le parole. Durante un periodo trascorso a New York condivise l’appartamento con Laura Nyro, figura centrale del cantautorato americano, con cui instaurò un rapporto di amicizia e confronto artistico. Fu grazie a Richie Havens che venne presentato a Clive Davis, allora dirigente della Columbia, per ...

One - Will & James Ragar (1980, No Mountain Records)

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Autori di un unico omonimo album pubblicato nel 1980 in poche copie e presto scomparso dalla circolazione, i fratelli Will e James Ragar hanno visto il loro disco raggiungere il valore di 1.200 euro su Discogs. Fortunatamente, l’etichetta coreana Riverman, e successivamente BBE, ne hanno curato la ristampa.   Originari della Louisiana, i fratelli Ragar si sono formati musicalmente a New Orleans, dove sono stati profondamente influenzati dal jazz dal vivo. La loro esperienza nei club della Louisiana ha affinato il loro stile, che unisce toni acustici ed elettrici in modo unico. Ribattezzato  One  nella versione ristampata, l’album è considerato un capolavoro assoluto del folk-funk, una miscela di folk, jazz, country e soul, per lo più acustica, ma con accenti di chitarra elettrica e splendide armonizzazioni vocali. I fratelli sono accompagnati da John Smart alle tastiere, Dave D'Aubin al basso e Tommy Jefferson alla batteria, che suona un tono più alto del solito sul rulla...

Smokin’ - Dave Plaehn (1980, Pilot)

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Il panorama della westcoast californiana è popolato da personaggi perlopiù sconosciuti al grande pubblico, noti soltanto agli hardcore fan del genere. Artisti come Dave Plaehn, però, non rientrano affatto nella categoria di nicchia; se esiste un termine che vada oltre, possiamo tranquillamente applicarlo anche a lui. Nato in Iowa e cresciuto in una famiglia dove la musica era sempre protagonista, Plaehn ha iniziato a farsi notare già ai tempi del liceo, regalando al pubblico interpretazioni di brani di Bob Dylan e dei Rolling Stones. Il suo esordio da solista, con l’album Smokin’ del 1980, si presenta come un affascinante mix di pop, funk e soft rock: un lavoro sorprendentemente fluido, arricchito da arrangiamenti curati e da performance di musicisti capaci di valorizzare ogni dettaglio sonoro. Nonostante le aspettative iniziali piuttosto contenute, il disco cattura l’attenzione grazie a un groove coinvolgente che infonde a ogni traccia una vitalità particolare. L’album segue quella c...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Minako Yoshida - Prima Parte

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Minako Yoshida è una delle mie artiste preferite nell’ambito del City Pop, una musicista che, nella sua lunga carriera, ha esplorato i generi più disparati.  Insomma, con Minako Yoshida è difficile annoiarsi: ogni suo disco è una scoperta. Nata a Saitama il 7 aprile 1953, Yoshida si avvicinò alla musica durante gli anni del liceo, dove conobbe i musicisti Haruomi Hosono e Takashi Matsumoto, i quali le consigliarono di dedicarsi alla musica a tempo pieno. Nel 1969 formò una band, i Puff, che però ebbe vita breve. Dal 1973 iniziò la sua carriera da solista con un album prodotto da Haruomi Hosono, dando il via a una lunga serie di lavori: sono infatti ventitré gli album pubblicati da Yoshida, l’ultimo dei quali risale al 2019. Minako Yoshida ha avuto due grandi passioni musicali: Carole King e, soprattutto, Laura Nyro. Tuttavia, nel corso del tempo, è riuscita con ottimi risultati a cimentarsi anche in brani funk e pop, caratterizzati da influenze West Coast. In particolare, analizzer...

Batteaux - Batteaux (1974,Columbia)

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  I fratelli Robin e David Batteaux, musicisti di formazione folk, diedero vita al duo Batteaux, regalando con un unico album un vero e proprio universo sonoro etereo e sognante. Pubblicato nel 1973, questo lavoro è il risultato di una raffinata fusione di folk, latin, pop e jazz, in cui melodie delicate si mescolano a ritmiche morbide e arrangiamenti ricchi di dettagli. Le loro sonorità, oggi riscoperte e rivalutate anche grazie a compilation di rarità, hanno contribuito a definire un sottogenere noto come Folk-Funk, caratterizzato da un’eleganza sottile e da una profonda carica evocativa. L’album si distingue per la capacità di coniugare il calore della Westcoast con atmosfere quasi astrali, in un dialogo continuo tra terra e cielo. Brani come “High Tide” e “Tell Her She’s Lovely” sono particolarmente apprezzati per le loro atmosfere sognanti e l’elegante fusione di stili musicali. È un disco che racchiude un fascino fuori dal tempo, capace di avvolgere l’ascoltatore in una dimen...

L’universo sonoro di Paul Hillery

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  Non un cantante, ma un DJ: una figura un po’ fuori dagli schemi rispetto ai protagonisti di cui parlo di solito, ma la storia di Paul Hillery merita di essere raccontata. Hillery era un DJ molto apprezzato nei club di musica house, fino a quando un grave esaurimento nervoso non lo portò a cambiare radicalmente percorso. Fu proprio a causa di questa circostanza che abbandonò la house per dedicarsi a generi con ritmi più lenti, diventando presto uno dei più noti cacciatori di rarità in vinile, specializzato nel folk-funk e nelle sonorità della Westcoast. Grazie a lui, molti artisti dimenticati o poco conosciuti hanno trovato una nuova luce, diventando parte di un patrimonio musicale che merita di essere riscoperto e valorizzato. Hillery ha iniziato a pubblicare compilation su Mixcloud, per poi collaborare con BBE e la RE:WARM Records e realizzarle anche in formato fisico. E sono davvero notevoli. Le sue selezioni non sono solo raccolte di brani, ma veri e propri viaggi musicali, ch...

Another Passenger - Carly Simon (1976, Elektra)

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Il 1976 fu un anno cruciale per il pop adult contemporary e per la musica della westcoast californiana. L’uscita di “Silk Degrees” di Boz Scaggs e l’ingresso di Michael McDonald nei Doobie Brothers gettarono le basi di un nuovo paradigma, trasformando profondamente la musica pop contemporanea con un’energia dirompente. Questi eventi non solo ridefinirono i canoni del genere, ma si tramutarono in una guida imprescindibile per gli artisti che navigavano nelle acque del pop adult contemporary. Il nuovo corso delineato da Scaggs e dai Doobies, impregnato di vibranti riverberi funk, soul e jazz, fornì il compasso perfetto per le aspirazioni creative di coloro che si affacciavano alla scena musicale della westcoast. Persino una top-seller come Carly Simon non poté sottrarsi all’irresistibile richiamo di questa nuova corrente.  Fu in questo clima carico di aspettative e desiderio di innovazione che “Another Passenger” vide la luce. Prodotto con maestria da Ted Templeman, l’album si distin...

Il lungo addio: Leah Kunkel

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. Non mi piace avere coccodrilli pronti nel cassetto, preferisco scrivere di getto, seguendo l’istinto del momento. Purtroppo, sempre più spesso mi trovo a vergare due righe per chi ci lascia. Sarà l’età, saranno le circostanze, ma ormai non passa giorno senza un necrologio nei media che si occupano di musica. È così, c’è poco da fare.  Oggi vi parlerò di un’artista legata alla scena westcoast pop, scomparsa proprio ieri: Leah Kunkel. Un nome forse poco noto, tranne agli appassionati di westcoast pop o, se preferite, yacht rock. Per molti altri, anche tra le poche pagine musicali che spenderanno qualche parola su di lei, sarà più facile ricordarla come la sorella di “Mama” Cass Elliot, l’indimenticabile voce dei Mamas & Papas. Leah Kunkel, cantautrice, arrangiatrice, produttrice e avvocato, nacque come Leah Cohen il 15 giugno 1948 a Baltimora. Dopo il matrimonio, avvenuto nel 1968 con Russ Kunkel, noto musicista turnista, adottò il cognome del marito. Nel 1966 si trasferì a Los...

REJECTED SCRIPT - M.A. BAKKER

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Davanti a una vecchia macchina da scrivere, un uomo appare perplesso. Sopra un tappeto, si vedono fogli appallottolati e un nome scritto: M.A. Bakker, acronimo di Maarten Bakker, che inizialmente non mi diceva molto. Ho fatto una piccola ricerca online e ho scoperto che Bakker è olandese, appassionato di letteratura gotica e umoristica, appassionato di cinema e musica. Suona il basso per una band di Amsterdam chiamata gli Amsterdam Saints. "Rejected Script" è il suo primo album da solista. Per questo progetto, Bakker ha collaborato con Warren Byrd, l'uomo che canta in tutti e dieci i brani dell'album. Bakker ha scritto tutte le canzoni, suona chitarra, basso e tastiere, ed è anche responsabile della produzione, dell'artwork, del mixaggio e dell'editing. A questo punto, non rimane che ascoltare l'album, e la buona notizia è che c'è molto da apprezzare per gli amanti della musica d'annata. Sembrerebbe che quest'anno sia particolarmente genero...

THE LAST RECORD ALBUM - LITTLE FEAT

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"The Last Record Album," noto comunemente come il "disco del budino," è uno dei dischi dimenticati degli anni settanta realizzato dai Little Feat. Tuttavia, le somiglianze con il dolce raffigurato sulla copertina si fermano qui, poiché gli ingredienti espressi attraverso le note musicali sono molto più numerosi e complessi rispetto a quelli impiegati per creare un semplice budino. "The Last Record Album" è un ottimo punto di partenza per chi non conosce bene i Little Feat e desidera scoprire quanto fosse talentuosa questa band. Il boogie, il blues e il funk tipici del sud sono ancora presenti, ma a differenza dei lavori precedenti, qui la presenza dominante del leader Lowell George come compositore è meno evidente. Invece, il chitarrista Paul Barrére e il tastierista Bill Payne prendono il controllo e il disco ne beneficia con brani dalle strutture più complesse, abbracciando ibridazioni jazz e funk con groove avvolgenti, come dimostra la magnifica ...