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Visualizzazione dei post con l'etichetta italians

ERBE SELVATICHE - OSCAR ROCCHI E IL SUO MODERN SOUND

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Nel 1975, l'anno in cui è stato pubblicato "Erbe Selvatiche", Internet non era nemmeno nei sogni più audaci degli scrittori di fantascienza. Ciò che aveva in comune allora e oggi era la difficoltà nel trovare dischi di questo genere. Questo perché gli album di musica "library", creati come commento per programmi televisivi, documentari e altro, non erano concepiti per la vendita e spesso rimanevano invisibili. Oggi la situazione è leggermente migliorata grazie al lavoro di piccole e intelligenti etichette che ristampano le opere più significative, ma essendo realtà di nicchia, anche queste edizioni si esauriscono rapidamente. Dobbiamo quindi riconoscere il merito della rete, che, grazie alla comunità degli appassionati, mette a disposizione di tutti la possibilità di ascoltare questi album. La peculiarità e la bellezza di questi lavori risiede nell'ascoltare musicisti che, pur operando entro i limiti imposti dai committenti, lavorano in totale libertà, s...

GODI POPolo: MARIO ACQUAVIVA

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Le reazioni che ho avuto ascoltando "Notturno Italiano" e "Sogni e Ridi" di Mario Acquaviva sono state di sorpresa, meraviglia e rabbia. Intendiamoci, sono per natura un bastian contrario, come ogni toscano che si rispetti, mi piace andare a scovare roba che più snob non si potrebbe, mi piace il pop inteso come arte della canzone orecchiabile ma rifuggo da qualsivoglia ruffianeria che un ritornello può essere in grado di procacciare nell'ascoltatore distratto. Quindi, come vedremo, in "Notturno Italiano" e "Sogni e Ridi" di carne al fuoco ce n'è molta. La sorpresa: vi confesso che di Mario Acquaviva fino all'altro giorno non sapevo niente e tanto meno mi immaginavo che in Italia, una trentina di anni fa, ci fosse stato un artista che prendendo spunto dal pop impelagato con il jazz (Steely Dan ? Steely Dan!) sia riuscito a creare due capolavori della canzone tricolore e soprattutto che sia riuscito a farseli pubblicare. Che poi...

ITALIANI: PAOLO "APOLLO" NEGRI - HELLO WORLD

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Già segnalato come uno dei migliori album di musica indipendente prodotti in Italia nell'anno appena trascorso, è giusto soffermarsi un po' di più sull'ultima fatica del mago italiano dell'organo Hammond a nome Paolo Apollo Negri. "Hello World", quarto album del tastierista, è stato per me un godimento continuo; se nei lavori precedenti il funk ed il soul erano le principali fonti di ispirazione, questa volta il posto d'onore se lo prendono il jazz-rock e quel tipo di fusion che girava nell'aere negli anni 70, e per un appassionato di quei suoni come il sottoscritto è stata oltre che una bella sorpresa, una conferma delle capacità compositive dell'artista italiano. Se conoscete appena un po' gente come George Duke gli Azymuth o i Weather Report fino ad arrivare ai nostrani Perigeo vi farete subito un'idea di quello che c'è all'interno di "Hello World": coadiuvato da una band di studio con al basso Edoardo Giovannelli, M...

IL LUNGO ADDIO: RIZ ORTOLANI, 1926 - 2014

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Il Maestro Riz Ortolani è stato uno tra i più grandi compositori che il nostro paese abbia mai avuto. Autore di innumerevoli colonne sonore nell'epoca d'oro del cinema di genere italiano ebbe il merito di vincere un Grammy e di ricevere la candidatura ai premi Oscar nel 1961 per "More",  canzone che accompagnava i titoli di testa del film di Enrico Jacopetti "Mondo Cane". Al sottoscritto però piace ricordare il maestro per un altra composizione, quella dei titoli di testa de "Il Sorpasso" di Dino Risi. Ecco diciamo che da lì è iniziato tutto, la mia ricerca di musiche che non fossero le solite ascoltate e lo scoprire un mondo, quello dei compositori italiani di ost, che con pervicace miopia la critica musicale italiana aveva tenuto ben nascosta. Per fortuna poi ci pensarono i ragazzi della Right Tempo Records a far partire il tutto, con la riedizione in cd di questi suoni lasciati a prender polvere, cosa di cui renderò grazie in eterno. Il bello...

LOST AND FOUND: FAUSTO LEALI - LEAPOLI

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Oggi parleremo di un artista italiano che ha nella voce la sua principale peculiarità: Fausto Leali. Non mi soffermerò sui suoi dischi di successo, che più o meno conoscete tutti, ma su un album che il nostro incise nel 1977, noto a pochi e mai più ristampato. Leapoli, questo il titolo del disco, è prima di tutto un lavoro coraggioso. Forse Leali tentò di dare una svolta alla sua carriera, proponendo canzoni ben diverse da quelle incise fino ad allora. Il disco è diviso in due parti: nel primo lato troviamo brani che mescolano prog e suggestioni funk, mentre la seconda parte si apre con una bella ballata pop, per poi proseguire con brani tratti dal repertorio classico della canzone napoletana, anch’essi rielaborati in chiave rock-jazz, se così si può definire. In questo lavoro, Leali si avvalse di alcuni tra i migliori musicisti dell’epoca: Tullio De Piscopo alle percussioni, il grande Alberto Radius alla chitarra, Stefano Pulga alle tastiere, Stefano Cerri al basso e Mauro Spina a...

NOTTAMBULI: NICOLA ARIGLIANO

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Nicola Arigliano, per molti l'uomo del digestivo Antonetto, prodotto reclamizzato dal cantante pugliese negli anni 70, per altri, compreso il sottoscritto la "voce" regina dei vocalist jazz italiani. Cantante, sassofonista e contrabbassista , Arigliano prima di diventare solista aveva lavorato in complessi da ballo dal 1941 al 1953, per poi diventare appunto uno dei "crooner" della musica italiana, anche se lui amava definirsi "un intrattenitore". Arigliano ebbe come base il Victor Bar di Roma, night club in cui si esibì a lungo, dove il nostro, cantando, evocava lo swing di Benny Goodman, di Louis Armostrong e Billy Holiday, ma più che allo swing canonico così  come lo conosciamo, le sue interpretazioni e il suo stile, aldilà del genere, avevano quella immediatezza comunicativa tipica dei crooner d'oltre oceano. C'è da dire che, come troppo spesso accade nel nostro paese, la bravura come jazzman sarà riconosciuta ad Arigliano quando la s...

LO STILE E LA CLASSE DI MARIO BIONDI

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C'è poco da fare, lo stile è una cosa che non puoi comprare, o ce l'hai oppure rischi, provando a dartene uno, di fare delle figure da peracottaro. Mario Biondi è uno che di stile e di classe  ne ha in abbondanza, e il suo nuovo disco uscito da poco, "Sun", ne è una riprova. Devo dire che ritrovo un Mario Biondi in forma smagliante e vi confesso che certe sue passate collaborazioni - quelle con la Tatangelo e con i Pooh per la precisione - mi avevano lasciato molto perplesso al punto da considerare il cantante siciliano avviato verso una carriera simile a molte altre "promesse" della canzone italiana, ovvero quello di adagiarsi nel mare della classica canzonetta pop all'italiana. Per fortuna questo disco, come il precedente di duetti realizzati insieme ad artisti semi-sconosciuti, è la conferma che il nostro ha ben chiaro il proprio percorso musicale. Percorso costellato da brani nella migliore tradizione del soul e del jazz contaminato con la bossa...

THE "SORPASSO" AFFAIR

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Cinquanta anni fa usciva uno dei film culto della storia del cinema, primo road movie in assoluto, una delle ispirazioni di Dennis Hopper prima di girare Easy Rider. De "Il Sorpasso" potrei dirvi che conosco a memoria quasi tutte le battute e le scene, che ne ho percorso le strade cercando di ritrovarne lo spirito; un film di una modernità assoluta che a distanza di tanti anni ci fa vedere nel personaggio di Bruno Cortona, un'Italia che non è cambiata per niente. Anche la musica ebbe una parte importante nell'economia del film: per la prima volta si usarono brani non originali ma quelli che andavano in voga allora, "Guarda come dondolo", "Vecchio Frac", "Pinne fucile ed occhiali" e sottotraccia, nella scena di Gassman e Trintignan al ristorante sul mare, anche "Quando Quando Quando" ma non nella versione originale bensì suonata da due suorine con l'ukelele in cerca di elemosine. Ecco, partendo da quest'ultimo brano che f...

LINGOMANIA: MONOMANIA, 1986 - AMORE A PRIMA VISTA, 1987

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La band nella reunion del 2007 Proseguiamo nella ricerca di quei gruppi italiani dediti alla fusion ed ormai passati nel dimenticatoio. Oggi parliamo dei Lingomania, gruppo che cercò di coniugare il rigore jazzistico con l'elettronica, sulla scia delle band americane quali gli Steps Ahead ed i Yellowjackets, ma tenendo conto della tradizione melodica italiana e l'ambizione di creare delle sonorità fruibili a tutti gli appassionati di musica. I Lingomania nacquero nel 1984 grazie al sassofonista Maurizio Giammarco, band dove si avvicendarono negli anni Enzo Pietropaoli e Furio Di Castri al basso, Roberto Gatto alla batteria, Danilo Rea e Stefano Sabatini alle tastiere, Flavio Boltro alla tromba e Umberto Fiorentino alle chitarre, quindi, come vediamo, una vero e proprio supergruppo jazz. Il primo disco della band uscì nel 1986 per la Gala Records, "Riverberi" il titolo, ascoltato per la prima volta nel programma Rai-Stereonotte, ed acquistato dopo lunghe peripezie alla...