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Visualizzazione dei post con l'etichetta soul

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Yoshitaka Minami

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Nato a Ōta Ward nel 1950, Yoshitaka Minami è un artista di rara raffinatezza, un concentrato di eleganza che prende forma in musica. Come molti protagonisti del City Pop, anche lui comincia giovanissimo: forma una band ai tempi delle scuole medie e inizia a scrivere canzoni durante gli anni dell’università. Il debutto arriva nel 1973 con  The Heroine of the Skyscrapers , prodotto da Takashi Matsumoto — fresco di scioglimento degli Happy End — e da lì partecipa ai progetti di Caramel Mama e Moonriders, nomi chiave di quella scena. Ma qui vorrei soffermarmi su due album che, più di altri, condensano il suo stile inconfondibile:  South of The Border  e  Seventh Avenue South . South of The Border - (1978, CBS/Sony) South of The Border  cattura subito l’attenzione, a partire dalla splendida copertina. Dentro, un mix irresistibile di bossanova, exotica e City Pop: atmosfere estive, rilassate, elegantissime, rese ancora più raffinate dagli arrangiamenti di Ryūichi Saka...

Missin’ Twenty Grand - David Lasley (1982, EMI Records)

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  Se fosse conosciuto quanto è amato dagli artisti che hanno interpretato le sue canzoni, David Lasley non sarebbe oggi appannaggio di una ristretta cerchia di appassionati, ma occuperebbe un posto di rilievo nello star system musicale. Autore di raffinata eleganza e sensibilità unica, David Lasley è riconosciuto soprattutto per aver firmato brani indimenticabili come “You Bring Me Joy”, reso celebre dall’interpretazione memorabile di Anita Baker nel suo album capolavoro “Rapture”. Le sue prime esperienze musicali maturano nel gruppo Rosie, un progetto in bilico tra r’n’b e sonorità disco che gli permette di affinare il gusto per le melodie sinuose e per gli arrangiamenti ricchi di groove. Dopo aver affiancato stelle del soul e del pop come Bonnie Raitt e Earth, Wind & Fire come vocalist di supporto, Lasley debutta come solista con un album che racchiude la sua cifra stilistica: “Missin’ Twenty Grand”, disco di pop vibrante, ricercato nell’armonia e permeato di ritmi leggeri ma...

The Boogie Files: Logg - Logg (1981, Salsoul)

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La carrellata di artisti post-disco/boogie non poteva che iniziare da uno dei suoi maggiori interpreti, autore di un solo disco solista - e che disco. Stiamo parlando del grande Leroy Burgess e del suo progetto Logg , uno dei primi album-capolavoro del genere. Burgess era già una figura di rilievo nel soul: lo ricordiamo come voce dei Black Ivory, nonché come arrangiatore e produttore, spesso al fianco di Patrick Adams, con cui a fine anni Settanta diede vita a progetti già oltre la disco, come dimostrano gli album di Phreek e Dazzle. Quel che ha fatto Burgess è stato rivitalizzare la dance music, trasformando la disco americana di fine decennio - ormai compromessa con le più bieche operazioni commerciali - in qualcosa di nuovo. Ha raccolto la sfida delle nuove tecnologie emergenti e contribuito a creare un linguaggio inedito, che di lì a poco sarebbe sfociato nella house. E di uno dei padrini della house è dato ascolto proprio in Logg, in particolare nel brano “ I Know You Will ”, mix...

In Attesa del Beat: Soul e Boogie nei primi anni ‘80

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  Tra gli appassionati di musica soul sembra esistere una curiosa tricotomia: c’è chi ritiene degno di menzione solo il soul degli anni ’60 e ‘70, fermandosi un attimo prima dell’avvento della disco; chi invece lo abbraccia in toto, purché se ne stia alla larga da rap e hip-hop; e infine chi ne ama ogni sfumatura, senza esclusioni. In tutto questo, il soul prodotto negli anni ’80 continua a godere di pessima stampa: spesso liquidato come finto, artificiale, “di plastica”, come se non avesse diritto di cittadinanza nella storia del genere. E così, finisce per venire ignorata un’intera stagione ricca di capolavori. Tralasciando i nomi più noti, va ricordato che con il progresso tecnologico alla portata di tutti crebbero le produzioni indipendenti: dischi autoprodotti ma anche uscite major che contribuirono a ridefinire il mercato post-disco. Fu in quel contesto che nacque un nuovo linguaggio, il “boogie” — una sorta di disco rallentata, tra i 90 e i 110 bpm — che anticipò la house di...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Piper

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Se c’è un album che celebra l’estate in maniera smaccata, tanto da essere considerato un vero e proprio inno stagionale, è senza dubbio  Summer Breeze  dei Piper. Per lungo tempo introvabile, è stato fortunatamente ristampato nel 2019. Formati dal cantante e chitarrista Keisuke Yamamoto, i Piper hanno iniziato traendo ispirazione da band come Camel e Wishbone Ash, per poi evolversi verso un sound più solare che mescola soul, funk e jazz/fusion.  Summer Breeze - (1984, Yupiteru) Con  Summer Breeze , il gruppo ha saputo unire queste influenze a un’estetica tipicamente City Pop, con atmosfere da musica di sottofondo e richiami evidenti alle sonorità di Tatsuro Yamashita.  L’album riesce a catturare in pieno lo spirito di questo stile: melodie che scorrono leggere, arrangiamenti curati con gusto e quel tipo di groove che ti fa venire voglia di rallentare tutto e goderti il momento.  Brani come  Shine On  e  Hot Sand  evocano immagini vivide ...

Yacht Rock Losers: Memories of Glen Ivy - Richard Powell (1976, Private Press)

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    Ci sono dischi che sembrano racconti tramandati a voce, più che oggetti reali. Memories of Glen Ivy di Richard Powell è uno di quelli. Talmente laterale, talmente fuori rotta, da far pensare a un’invenzione. Invece esiste davvero, e a riportarlo a galla è stata Numero Group, che nel 2020 lo ha ripubblicato nella serie From the Stacks con una rimasterizzazione accurata e note che ricostruiscono tutta la vicenda. Powell aveva passato sei anni nella U.S. Navy. Tornato alla vita civile nei Settanta, finisce a lavorare come intrattenitore al Glen Ivy Trailer Park di Corona, nella contea di Riverside, California. Un microcosmo fatto di roulotte stanziali, shuffleboard, barbecue comunitari. Lì dentro c’era un piccolo bar, The Pub. Powell cantava, suonava, teneva compagnia. A un certo punto decide di incidere un LP, registrato nel 1976 con mezzi minimi e venduto soltanto nel negozio di souvenir del parco. Nessuna distribuzione, nessuna etichetta strutturata, nessuna strategia. Un ...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Shigeru Suzuki

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Shigeru Suzuki è uno di quei nomi che, a un certo punto, smettono di appartenere soltanto alle note di copertina per diventare una presenza silenziosa ma decisiva in tutto quello che ha preso forma nella scena giapponese degli anni ’70. Chitarrista sopraffino, classe 1951, nato a Setagaya, è stato tra i principali artefici di quella transizione elettrica e moderna che, partendo dal folk e dal rock occidentale, avrebbe poi finito per delineare i confini del City Pop. La sua prima tappa importante è con gli Sky, ma è nel 1969 che succede il vero scarto, quando entra negli Happy End accanto a Haruomi Hosono, Takashi Matsumoto ed Eiichi Ohtaki. Un gruppo che non si è limitato a suonare canzoni, ma ha letteralmente riscritto il codice genetico del rock giapponese, imponendo per la prima volta la lingua nipponica in un contesto fino ad allora dominato da emulazioni anglofone. Dopo lo scioglimento degli Happy End nel ’72, Suzuki non si ferma: fonda i Caramel Mama – con Hosono, Tatsuo Hayashi,...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Satoshi Suzuki

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Satoshi Suzuki, nato a Tokyo nel 1958, è la prova che, con le idee giuste, si può creare qualcosa di interessante anche lontano dagli studi di registrazione.   Distant Travel Companion - (1988, Real Creative Agency) Il suo album  Distant Travel Companion  ne è un esempio perfetto: un disco realizzato nel 1988, non in uno studio di alto livello, ma in una semplice stanza di casa. Ciò che oggi può sembrare normale, all’epoca era quasi rivoluzionario, specialmente in un periodo in cui il City Pop era sinonimo di musicisti di prim’ordine e produzioni curate nei minimi dettagli. Ma Suzuki, armato solo di una drum machine, un Yamaha CS-01, un Yamaha DX-7 e un synth Casio, ha dimostrato che il minimalismo poteva avere una voce altrettanto potente.   Amante della musica soul e grande estimatore di Quincy Jones, così come degli Steely Dan, Boz Scaggs e Michael Franks, Satoshi Suzuki riesce a sintetizzare tutte queste influenze in modo del tutto personale nel suo album  D...

Paper Can’t Wrap Fire - Don Glori (2025, Mr Bongo)

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Don Glori non è un sacerdote ma è lo pseudonimo di Gordon Li, un polistrumentista, compositore e produttore originario di Melbourne, Australia. Il nome “Don Glori” è un anagramma del suo vero nome. Attualmente risiede a Londra, dove continua a sviluppare il suo stile musicale unico. Il terzo capitolo di Don Glori, uscito il 16 maggio 2025 per l’etichetta Mr Bongo, porta un proverbio cinese come titolo, “Paper Can’t Wrap Fire”, e suggerisce già il tema portante: verità ineludibile e maschere da sfoggiare nel gioco delle apparenze. Qui Gordon Li abbandona l’impronta più marcatamente fusion dei lavori precedenti per tuffarsi in un mare di soul, R&B e funk, pur senza tradire le sue radici da improvvisatore. Ogni brano offre una combinazione unica di groove, armonie vocali e arrangiamenti strumentali che evidenziano la versatilità e la creatività di Don Glori. Il disco si è materializzato in appena due giorni di incisione presso i Rolling Stock Studios di Collingwood, nella comunità mus...

Walk With The Father - Charlie Bereal (2025, Death Row Records)

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Negli ultimi tempi, la Death Row Records – storica etichetta simbolo del gangsta rap losangelino – ha intrapreso una svolta stilistica che in pochi avrebbero previsto. Sotto la guida di Snoop Dogg, il catalogo si sta progressivamente tingendo di sfumature morbide e vellutate, con produzioni che guardano apertamente al soul degli anni Settanta. Non si tratta di semplici citazioni o nostalgie di maniera: progetti come quelli di London October e Chooc – nomi emergenti ma già perfettamente a proprio agio in queste sonorità – stanno contribuendo a riscrivere l’identità sonora dell’etichetta, facendo confluire il passato glorioso del soul afroamericano in un contesto contemporaneo. In questo solco si inserisce con coerenza e sensibilità il nuovo album di Charlie Bereal, Walk With The Father,  terzo capitolo discografico che arriva dopo sei anni di silenzio. Bereal, noto anche per il suo lavoro come chitarrista e produttore, firma qui un disco che profuma di velluto, un omaggio esplicito...

Generi Musicali: il Quiet Storm

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  Quando la musica soul ha smesso di farsi portavoce delle istanze politiche e della ribellione, per abbracciare sonorità che ridefinivano la musica da ballo, prima di abbassare improvvisamente la voce? Non c’è una data certa, ma il 1975 può essere indicato come un anno di passaggio. Proprio in quell’anno, una leggenda della Motown pubblica un album che segnerà l’avvio di un nuovo filone, tanto riconoscibile da essere identificato come un microgenere autonomo all’interno del soul. L’artista è Smokey Robinson, l’album si intitola “ Quiet Storm ”. Quest’album inaugura una nuova idea di soul, e dà anche il nome a un programma radiofonico notturno su WHUR-FM, condotto da Melvin Lindsey. Dal 1975 in poi, “ Quiet Storm ” diventa non solo un brano o un album, ma un’atmosfera, una musica da ascoltarsi nelle ore notturne, in casa di ritorno dal lavoro, un ascolto che diventa individuale o da ascoltare in compagnia della persona amata. È il soul che abbraccia la morbidezza, il silenzio sussu...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Makoto Matsushita

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    Autore di appena quattro album pubblicati tra il 1981 e il 2021, Makoto Matsushita resta una figura sfuggente ma imprescindibile nel panorama della musica giapponese più raffinata. Con “ First Light” , il suo debutto da solista, ha regalato uno degli esempi più compiuti di yacht rock mai usciti dal Giappone – forse il più limpido e fedele allo spirito originale del genere, ancora lontano da quelle ibridazioni con l’urban pop che, negli stessi anni, stavano dando forma al sound del nascente City Pop. La storia musicale di Matsushita, però, comincia ben prima. Nato a Kakegawa il 16 novembre 1955, a diciott’anni si iscrive alla Yamaha NEM Music School, dove affina tecnica chitarristica, scrittura e arrangiamento. Ma è un talento precoce e inquieto: già a diciannove anni lascia gli studi per buttarsi nel mondo della musica come turnista, e da lì in poi si muove senza sosta. Lo troviamo a fianco di nomi come Junko Yagami, Seiko Matsuda, Mai Yamane ed Eiichi Ohtaki, mentre nel 1...

Pleasure - Young Gun Silver Fox (2025, Monty Music Ltd T/A Candelion)

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  Per gli appassionati di Yacht Rock, l’uscita di un nuovo album degli Young Gun Silver Fox — alias Shawn Lee e Andy Platts — è come l’attesa dei regali di Natale per un bambino. E che ci volete fare, siamo fatti così: soprattutto di questi tempi, in cui, nonostante il genere stia vivendo un nuovo sussulto di popolarità, le nuove produzioni si contano sulle dita di una mano, così ogni pubblicazione viene accolta come un’epifania. Ed eccoci dunque ad accogliere Pleasure , nuova fatica del duo anglo-britannico e quinto album della loro storia: un ulteriore tassello nel mosaico di canzoni che richiamano i fasti del genere. Per chi si affaccia per la prima volta agli YGSF, l’album rappresenta un buon viatico per addentrarsi nei meandri dello Yacht Rock, e da lì risalire alla scoperta dei maestri che lo inventarono e lo portarono all’apice. Per chi già li conosce, è invece la conferma delle solide fondamenta pop e soul su cui si regge il progetto, con quella cura melodica e quel gusto p...