AL GREEN vs. SHIRLEY BASSEY vs. STEVIE WONDER vs.NICOLA DI BARI: LIGHT MY FIRE
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Oggi supersfida da supercazzola come se fosse antani di un pezzo straconosciuto e stracoverizzato; a differenza di altre sfide postate sul blog non ci troverete però la versione originale dei Doors per due motivi: primo, la conoscete tutti a memoria e quindi molto probabilmente ne saltereste l'ascolto, secondo, a me non piace. Come detto in altre occasioni, Light My Fire la preferisco nelle innumerevoli cover realizzate che non nella versione originale; troppo "strappamutande" il cantato di Morrison, due assoli spaccamarùn nello sviluppo del brano, inascoltabili per me, insomma, la tipica canzone da adolescenti brufolosi in calore (uhè lo sono stato anch'io, poi si cresce...). Questi quattro brani fanno capire in che modo questa canzone ha preso altre direzioni: l'r'n'b di Al Green, il pop - soul sofisticato di una enfatica "as usual" Shirley Bassey, il genio di Stevie Wonder, la bossa di Nicolino di Bari che poi non è altro che la cover in italiano della cover di Josè Feliciano. Avrei potuto metterci anche la versione di Minnie Riperton, oppure quella di Astrud Gilberto, ma direi che può bastare così. Un fatto è certo: la canzone è una grande canzone, un classico direi, ma non nella versione originale e questo è quanto (sempre a parer mio, secondo me, etc etc, mamma che mazz'e'palle).
Bene, prima che qualcuno mi inviti a fare come nella cover di Nicolino, vi auguro una buona Liberazione a tutti!
"...adolescenti brufolosi in calore..." ah ah. Pero' se la sapevi almeno strimpellare atteggiandoti a Morrison eri considerato un figo da noi ragazzotte quindicenni che sbavavamo per il re lucertola.. Per fortuna si cresce, e adesso, ben oltre i quaranta, ascolto incantata la meravigliosa versione di Al Green e, potere della maturita' , non darei nemmeno fuoco a Nicola di Bari ;-)
Ma insomma, i Doors sono essenzialmente un gruppo per liceali ed è difficile prenderli troppo sul serio passati i sedici anni, però: 1 - Light My Fire è un bel pezzo pop (soprattutto nella versione "corta", non quella dell'album), facile ed orecchiabile. 2 - La versione dei Doors, ohibò, è quella "vera", suonata e cantata esattamente come era stata pensata dai suoi autori. Le altre non sono niente più che covers... 3 - Nella versione originale c'è il sesso. Stiamo parlando degli anni '60, era ancora una cosa rivoluzionaria. Nelle quattro covers da te proposte, no. C'è molta banalità jazzy/soul/pop (Al Green e Stevie Wonder), molta normalizzazione da cocktail bar (Shirley Bassey), l'ingiudicabile traduzione di Nicola di Bari (però con il vinile che scricchiola in sottofondo, ah che bello poter sentire male la musica!) Versioni ottime per ascensori e piano bar, mentre quella dei Doors, bene o male, rimane nella storia del rock.
ciao ally irriverent, io non sapevo strimpellare ma dire che ti piaceva Morrison era un buon viatico comunque. e poi sai com'è, uno si atteggiava come lui, senza i suoi eccessi però :) La versione di Al Green è stupenda, come quella di Stevie, Nicola di Bari è un rimpianto per quello che la sua voce poteva fare che non le solite canzonette. alle, d'accordo sul pezzo, un bel pezzo pop, ma trovo le cover più interessanti dell'originale, e questo è sicuramente dovuto alla forza del pezzo ed alla sua bellezza. Ovvero un pezzo che in origine era un pezzo rock "scandaloso" - a parte che sul sesso in musica Chuck Berry e Jerry Lee Lewis avevano già detto la loro 10 anni prima - si adatta molto bene anche ad altri generi, non ultimo in versione lounge, come quella di Shirley Bassey. Dissento energicamente sulla banalizzazione che tu dici appartenere alle versioni di Green e Wonder. Anzi, hanno dato nuovo vigore al pezzo, oltre ad omaggiarlo come si deve. Rispetto invece per Nicola Di Bari, se la traduzione fa ridere, è da apprezzare invece come si approccia al brano, anche se è una cover di una cover. Sullo scricchiolio credo che non ci sia niente da fare: non mi pare che sia stato rieditato in alcun cd. :)
Tetsuji "Tycoon" Hayashi è una figura cruciale ma spesso sottovalutata del City Pop giapponese. Nonostante il suo scarso successo come solista, è stato un prolifico compositore negli anni '80, creando hit iconiche come “Mayonaka no Door/Stay With Me” di Miki Matsubara, brani per Kiyotaka Sugiyama e gli Omega Tribe, e collaborando con artisti come Anri e Mariya Takeuchi. Back Mirror - (1977, Kitty Records) Il suo album “Back Mirror” (1977), sebbene non un trionfo commerciale, segnò una svolta verso un sound che mescolava AOR, Soft Rock e influenze internazionali (Bozz Scaggs, Stevie Wonder), anticipando elementi tipici del City Pop. Nonostante le sue composizioni strumentali raffinate e il ruolo nel definire il genere, Hayashi rimane meno celebrato di nomi come Tatsuro Yamashita, probabilmente a causa della carriera solista meno luminosa. “Back Mirror”, con brani come “Rainy Saturday & Coffee Break”, resta un esempio di transizione artistica e un disco rilassante, si...
Nato a Ōta Ward nel 1950, Yoshitaka Minami è un artista di rara raffinatezza, un concentrato di eleganza che prende forma in musica. Come molti protagonisti del City Pop, anche lui comincia giovanissimo: forma una band ai tempi delle scuole medie e inizia a scrivere canzoni durante gli anni dell’università. Il debutto arriva nel 1973 con The Heroine of the Skyscrapers , prodotto da Takashi Matsumoto — fresco di scioglimento degli Happy End — e da lì partecipa ai progetti di Caramel Mama e Moonriders, nomi chiave di quella scena. Ma qui vorrei soffermarmi su due album che, più di altri, condensano il suo stile inconfondibile: South of The Border e Seventh Avenue South . South of The Border - (1978, CBS/Sony) South of The Border cattura subito l’attenzione, a partire dalla splendida copertina. Dentro, un mix irresistibile di bossanova, exotica e City Pop: atmosfere estive, rilassate, elegantissime, rese ancora più raffinate dagli arrangiamenti di Ryūichi Saka...
Nata nel 1958 a Hirosaki, nel nord del Giappone, Tomoko Yamaguchi – che avrebbe poi scelto il nome d’arte Tomoko Aran – si innamorò della musica sin da bambina. Cresciuta ascoltando Cliff Richard ed Elton John, iniziò presto a tradurre in giapponese i testi di band come i T. Rex e i Beatles. Un gioco, all’inizio, ma che ben presto si trasformò in un primo passo verso la scrittura musicale. Fuyü Kükan - (1983, Warner Bros.) A soli 19 anni entra nella scuderia della Being Co., componendo canzoni per altri artisti. Ma il momento più luminoso della sua carriera arriva nel 1983 con l’album Fuyu Kukan , rimasto a lungo nell’ombra fino a quando, decenni dopo, è tornato alla ribalta grazie a YouTube e al campionamento del brano Midnight Pretender da parte di The Weeknd nel singolo Out of Time . Il sound di Tomoko Aran, pur mantenendo le atmosfere morbide e levigate tipiche del City Pop – in particolare nelle ballad mid-tempo vicine allo yacht rock – si distingue per un’anima più aud...
Molti artisti si sono cimentati con il City Pop, ma alcuni, come nel caso di Junko Yagami, sono ingiustamente sottovalutati. Nata nel 1958 a Nagoya, Yagami ha pubblicato ben 25 album, di cui sei dal vivo, mantenendo sempre una coerenza stilistica che non ha mai sacrificato l’eleganza all’effetto facile. Voglio ricordarla in particolare per il suo splendido Full Moon , un perfetto esempio di City Pop fuso con lo Yacht Rock, con arrangiamenti raffinati, una produzione eccellente e brani di grande qualità. Full Moon è una perla che fonde il fascino nostalgico degli anni ’80 con una raffinatezza che sfugge al tempo, facendo di lei una figura chiave della scena musicale giapponese. Full Moon - (1983, Discomate) Se seguite la scena Vaporwave o il Future Funk, non potete non conoscere il brano Tasogare No Bay City , un pezzo funk irresistibile che ha guadagnato popolarità anche al di fuori del Giappone, diventando un classico nei set dei DJ e un punto di riferimento pe...
Tra gli appassionati di musica soul sembra esistere una curiosa tricotomia: c’è chi ritiene degno di menzione solo il soul degli anni ’60 e ‘70, fermandosi un attimo prima dell’avvento della disco; chi invece lo abbraccia in toto, purché se ne stia alla larga da rap e hip-hop; e infine chi ne ama ogni sfumatura, senza esclusioni. In tutto questo, il soul prodotto negli anni ’80 continua a godere di pessima stampa: spesso liquidato come finto, artificiale, “di plastica”, come se non avesse diritto di cittadinanza nella storia del genere. E così, finisce per venire ignorata un’intera stagione ricca di capolavori. Tralasciando i nomi più noti, va ricordato che con il progresso tecnologico alla portata di tutti crebbero le produzioni indipendenti: dischi autoprodotti ma anche uscite major che contribuirono a ridefinire il mercato post-disco. Fu in quel contesto che nacque un nuovo linguaggio, il “boogie” — una sorta di disco rallentata, tra i 90 e i 110 bpm — che anticipò la house di...
Buona Liberazione ... anche oggi.
RispondiElimina"...adolescenti brufolosi in calore..." ah ah. Pero' se la sapevi almeno strimpellare atteggiandoti a Morrison eri considerato un figo da noi ragazzotte quindicenni che sbavavamo per il re lucertola..
RispondiEliminaPer fortuna si cresce, e adesso, ben oltre i quaranta, ascolto incantata la meravigliosa versione di Al Green e, potere della maturita' , non darei nemmeno fuoco a Nicola di Bari ;-)
Ma insomma, i Doors sono essenzialmente un gruppo per liceali ed è difficile prenderli troppo sul serio passati i sedici anni, però:
RispondiElimina1 - Light My Fire è un bel pezzo pop (soprattutto nella versione "corta", non quella dell'album), facile ed orecchiabile.
2 - La versione dei Doors, ohibò, è quella "vera", suonata e cantata esattamente come era stata pensata dai suoi autori. Le altre non sono niente più che covers...
3 - Nella versione originale c'è il sesso. Stiamo parlando degli anni '60, era ancora una cosa rivoluzionaria.
Nelle quattro covers da te proposte, no. C'è molta banalità jazzy/soul/pop (Al Green e Stevie Wonder), molta normalizzazione da cocktail bar (Shirley Bassey), l'ingiudicabile traduzione di Nicola di Bari (però con il vinile che scricchiola in sottofondo, ah che bello poter sentire male la musica!)
Versioni ottime per ascensori e piano bar, mentre quella dei Doors, bene o male, rimane nella storia del rock.
ciao ally
RispondiEliminairriverent, io non sapevo strimpellare ma dire che ti piaceva Morrison era un buon viatico comunque.
e poi sai com'è, uno si atteggiava come lui, senza i suoi eccessi però :)
La versione di Al Green è stupenda, come quella di Stevie, Nicola di Bari è un rimpianto per quello che la sua voce poteva fare che non le solite canzonette.
alle, d'accordo sul pezzo, un bel pezzo pop, ma trovo le cover più interessanti dell'originale, e questo è sicuramente dovuto alla forza del pezzo ed alla sua bellezza. Ovvero un pezzo che in origine era un pezzo rock "scandaloso" - a parte che sul sesso in musica Chuck Berry e Jerry Lee Lewis avevano già detto la loro 10 anni prima - si adatta molto bene anche ad altri generi, non ultimo in versione lounge, come quella di Shirley Bassey. Dissento energicamente sulla banalizzazione che tu dici appartenere alle versioni di Green e Wonder. Anzi, hanno dato nuovo vigore al pezzo, oltre ad omaggiarlo come si deve. Rispetto invece per Nicola Di Bari, se la traduzione fa ridere, è da apprezzare invece come si approccia al brano, anche se è una cover di una cover. Sullo scricchiolio credo che non ci sia niente da fare: non mi pare che sia stato rieditato in alcun cd. :)