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Visualizzazione dei post da giugno, 2025

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - So Nice.

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  I So Nice furono una band amatoriale nata durante il periodo universitario dei suoi componenti. La formazione, composta da cinque membri del Folk Music Club del Nihon University College of Arts, si dedicava principalmente all’esecuzione di cover di Tatsuro Yamashita e della sua band, gli Sugar Babe . Love - (1979, Self Released) Dopo la laurea, nel 1979, misero insieme il loro unico album,  Love , interamente composto da brani originali. Senza alcun sostegno discografico, autofinanziarono la stampa di appena 200 copie, un dettaglio che l’ha reso nel tempo un pezzo molto ricercato dai collezionisti.  Love riprende in modo chiaro il linguaggio sonoro dei Sugar Babe , al punto da sembrare un naturale seguito del loro unico album prima dello scioglimento. I Sugar Babe , tra i pionieri del City Pop e divenuti col tempo un gruppo di culto, trovano in Love dei So Nice una testimonianza diretta della loro eredità. Il disco si distingue per atmosfere morbide, in cui jazz e p...

Yacht Rock Losers: Memories of Glen Ivy - Richard Powell (1976, Private Press)

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    Ci sono dischi che sembrano racconti tramandati a voce, più che oggetti reali. Memories of Glen Ivy di Richard Powell è uno di quelli. Talmente laterale, talmente fuori rotta, da far pensare a un’invenzione. Invece esiste davvero, e a riportarlo a galla è stata Numero Group, che nel 2020 lo ha ripubblicato nella serie From the Stacks con una rimasterizzazione accurata e note che ricostruiscono tutta la vicenda. Powell aveva passato sei anni nella U.S. Navy. Tornato alla vita civile nei Settanta, finisce a lavorare come intrattenitore al Glen Ivy Trailer Park di Corona, nella contea di Riverside, California. Un microcosmo fatto di roulotte stanziali, shuffleboard, barbecue comunitari. Lì dentro c’era un piccolo bar, The Pub. Powell cantava, suonava, teneva compagnia. A un certo punto decide di incidere un LP, registrato nel 1976 con mezzi minimi e venduto soltanto nel negozio di souvenir del parco. Nessuna distribuzione, nessuna etichetta strutturata, nessuna strategia. Un ...

Desperado - Eagles (1973, Asylum Records)

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Quando si parla degli Eagles, si finisce quasi sempre per tornare a Hotel California  o The Long Run , come se tutto il resto fosse un lungo preambolo a quei due colossi di vendite. Eppure, a ben vedere, la loro storia potrebbe essere raccontata anche come quella di un grande malinteso. Un equivoco che ha messo in ombra non solo ciò che c’era prima, ma soprattutto un disco che, lasciatemelo dire, continua a essere una presenza ingombrante – e troppo spesso ignorata – nel panorama di chi oggi si cimenta col country rock e i suoi derivati. Sto parlando di  Desperado , secondo album degli Eagles e, per chi scrive, il loro vero capolavoro. Uno dei più belli di sempre, in quel crocevia tra rock, folk e country. Uscito nel 1973,  Desperado  è un concept album ispirato alle gesta della banda Doolin-Dalton, un gruppo di fuorilegge attivi nel sud-ovest degli Stati Uniti a fine Ottocento. Sulla copertina, gli Eagles sono proprio loro: pistoleri sconfitti, sguardi duri, polvere...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Yoshino Fujimaru

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  Yoshino Fujimaru  nasce il 21 aprile 1951 a Hakodate, nell’Hokkaido . Fin da piccolo si avvicina alla musica studiando il violino dall’età di tre anni . Dopo il diploma a Hakodate La Salle, trascorre circa dieci mesi viaggiando sulla costa occidentale degli Stati Uniti , rientrando poi in Giappone per iscriversi all’università di Tokyo . Nel 1972 Yoshino inizia la sua carriera professionale come chitarrista nei  Flying Space Band   di Tsunoda Hiro.   Nel 1973  Yoshino forma la Fujimaru Band, composta da musicisti di provata esperienza (tra cui Masao Nakajima alle tastiere, Kazuyoshi Watanabe al basso e Junichi Kanazawa alla batteria) . Questo gruppo diventa ben presto la backing band ufficiale di Hideki Saijo, pop idol del Giappone anni ’70, uno dei tre “Shin Gosanke” insieme a Hiromi Go e Goro Noguchi. La Fujimaru Band pubblica un unico album intitolato BGM (1975)  e alcuni singoli, dopodiché si scioglie verso la fine degli anni ’70. In questo per...

“Smile”: il sogno interrotto di Brian Wilson

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Rilasciato ufficialmente nel 2011 dopo l’“anteprima” del 2004 firmata Brian Wilson & Wondermints,  Smile  apparve agli appassionati come il Santo Graal della musica pop finalmente ritrovato. L’album “perduto” dei Beach Boys, circondato per decenni da leggende e mitologie, era finalmente disponibile nella sua forma (quasi) definitiva. A lungo rimandato a causa dell’esaurimento nervoso di Brian Wilson e delle tensioni interne alla band,  Smile  è stato oggetto di infinite speculazioni. Ma una volta ascoltato nella sua interezza, lascia aperta una questione non banale: è davvero il capolavoro che molti aspettavano, oppure solo un affascinante abbozzo di ciò che avrebbe potuto essere?  Personalmente, propendo per la seconda ipotesi. Lo trovo un album incompiuto, anche se contiene almeno quattro autentici capolavori. Mi spiego.  Pet Sounds  è un’opera chiusa, finita, perfettamente compiuta: ogni brano ha un suo equilibrio interno, una sua funzione nel d...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Shigeru Suzuki

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Shigeru Suzuki è uno di quei nomi che, a un certo punto, smettono di appartenere soltanto alle note di copertina per diventare una presenza silenziosa ma decisiva in tutto quello che ha preso forma nella scena giapponese degli anni ’70. Chitarrista sopraffino, classe 1951, nato a Setagaya, è stato tra i principali artefici di quella transizione elettrica e moderna che, partendo dal folk e dal rock occidentale, avrebbe poi finito per delineare i confini del City Pop. La sua prima tappa importante è con gli Sky, ma è nel 1969 che succede il vero scarto, quando entra negli Happy End accanto a Haruomi Hosono, Takashi Matsumoto ed Eiichi Ohtaki. Un gruppo che non si è limitato a suonare canzoni, ma ha letteralmente riscritto il codice genetico del rock giapponese, imponendo per la prima volta la lingua nipponica in un contesto fino ad allora dominato da emulazioni anglofone. Dopo lo scioglimento degli Happy End nel ’72, Suzuki non si ferma: fonda i Caramel Mama – con Hosono, Tatsuo Hayashi,...

Paolo Conte - Paolo Conte (1984, CGD)

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Nel 1984, anno di uscita dell’album Paolo Conte, lo chansonnier astigiano era ancora un nome di culto per pochi adepti, lontano mille miglia dai riflettori che, solo in seguito, lo avrebbero trasformato in motivo d’orgoglio per l’Italia canzonettara e un nome di tendenza per i personaggi di un improbabile jet-set italico, presenzialista e caciarone. Quell’anno l’album non entrò nemmeno nei primi cento dischi più venduti in Italia, classifica allora dominata da Vasco Rossi, Gianna Nannini, De Gregori e Venditti. Troppo particolare, in quel periodo, una proposta musicale che metteva al centro il jazz degli anni d’oro — era pre be-bop — un gusto spiccato per il calembour vocale, un’eleganza anacronistica che richiedeva ascolto attivo e orecchio allenato. Se qualcuno già apprezzava il Conte autore per altri, spesso senza sapere che quei brani li avesse scritti lui, davanti al Paolo Conte interprete la reazione più comune era una sola: “Non sa cantare, continui a scrivere per gli altri”. E ...

Generi Musicali: il Plunderphonics

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  Il plunderphonics è furto, sì, ma a viso scoperto. Non ruba per ingannare: prende, mostra e trasforma. È un atto creativo che parte da ciò che già esiste — hit intramontabili, canzoni dimenticate, suoni improbabili — per riassemblarli in qualcosa di inedito, spesso spiazzante. Non c’è trucco né inganno: i frammenti vengono messi in vetrina, non nascosti sotto il tappeto. È un modo diverso, quasi sovversivo, di fare musica. Non più l’idea romantica del genio che inventa da zero, ma quella di un artigiano sonoro che lavora con la memoria collettiva, la smonta, la ricuce e ce la restituisce sotto una luce completamente nuova. Nel suo album omonimo del 1989, John Oswald mette in scena un omaggio fuori dagli schemi: venticinque tracce, ognuna dedicata a un solo artista — da Elvis Presley a Stravinsky — costruite interamente con frammenti delle loro musiche. Ma niente filtri, niente travestimenti: i campioni originali sono lì, in bella vista, riconoscibili, quasi ostentati. È un gesto ...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Satoshi Suzuki

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Satoshi Suzuki, nato a Tokyo nel 1958, è la prova che, con le idee giuste, si può creare qualcosa di interessante anche lontano dagli studi di registrazione.   Distant Travel Companion - (1988, Real Creative Agency) Il suo album  Distant Travel Companion  ne è un esempio perfetto: un disco realizzato nel 1988, non in uno studio di alto livello, ma in una semplice stanza di casa. Ciò che oggi può sembrare normale, all’epoca era quasi rivoluzionario, specialmente in un periodo in cui il City Pop era sinonimo di musicisti di prim’ordine e produzioni curate nei minimi dettagli. Ma Suzuki, armato solo di una drum machine, un Yamaha CS-01, un Yamaha DX-7 e un synth Casio, ha dimostrato che il minimalismo poteva avere una voce altrettanto potente.   Amante della musica soul e grande estimatore di Quincy Jones, così come degli Steely Dan, Boz Scaggs e Michael Franks, Satoshi Suzuki riesce a sintetizzare tutte queste influenze in modo del tutto personale nel suo album  D...

Paper Can’t Wrap Fire - Don Glori (2025, Mr Bongo)

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Don Glori non è un sacerdote ma è lo pseudonimo di Gordon Li, un polistrumentista, compositore e produttore originario di Melbourne, Australia. Il nome “Don Glori” è un anagramma del suo vero nome. Attualmente risiede a Londra, dove continua a sviluppare il suo stile musicale unico. Il terzo capitolo di Don Glori, uscito il 16 maggio 2025 per l’etichetta Mr Bongo, porta un proverbio cinese come titolo, “Paper Can’t Wrap Fire”, e suggerisce già il tema portante: verità ineludibile e maschere da sfoggiare nel gioco delle apparenze. Qui Gordon Li abbandona l’impronta più marcatamente fusion dei lavori precedenti per tuffarsi in un mare di soul, R&B e funk, pur senza tradire le sue radici da improvvisatore. Ogni brano offre una combinazione unica di groove, armonie vocali e arrangiamenti strumentali che evidenziano la versatilità e la creatività di Don Glori. Il disco si è materializzato in appena due giorni di incisione presso i Rolling Stock Studios di Collingwood, nella comunità mus...