lunedì 7 aprile 2014

FINISCE QUI

L'avventura di DoctorWu finisce qui, non finisce però la mia voglia di scrivere di musica. Ci vediamo da un'altra parte su di un'altra piattaforma; il mio nuovo e spero definitivo blog è su Wordpress e lo trovate cliccando QUI
                                         VI ASPETTO

domenica 2 marzo 2014

BASTA LA MUSICA

Ci siamo sentiti poco nel mese scorso, ma tant'è, la voglia di scrivere è al ribasso, non quella di ascoltare musica. Vi regalo un altra mixcloud compilation, qui siamo in territorio blue eyed soul e west coast pop. Fatevi sotto !



lunedì 3 febbraio 2014

MONDO EASY

Poche parole in questi giorni, soltanto voglia di fare e ascoltare musica. Questo il mio nuovo "Podcast Show" che potete ascoltare anche su Mixcloud, spero che vi piaccia.
Buon Ascolto !


lunedì 27 gennaio 2014

GIORNATA DELLA MEMORIA: IN MEMORIA DI MATHIAS SINDELAR


Da un mio vecchio post scritto nel giugno del 2010 tratto dall'ormai abbandonato mio blog di calcio (il primo, poi ne ho aperto un altro, subito chiuso per motivi che vi spiegherò a breve su "Call of The West"), il ricordo, nella giornata della memoria, di Mathias Sindelar.

L'uomo cartavelina, il Mozart del pallone, così veniva appellato il grande centravanti austriaco degli anni '30 Mathias Sindelar. Cartavelina per la sua magrezza che pareva fatto di aria, Mozart per le sue doti tecniche abbinate alla velocità di farsi trovare sempre pronto sotto la porta e per le sue doti realizzative. I viola dell'Austria Vienna erano la sua casa, la nazionale austriaca lo squadrone dell'epoca dove venne sublimata la sua arte pedatoria. Il "Wunderteam" austriaco in due anni colleziona dodici vittorie, due sconfitte e due pareggi con sessantatre goal segnati, di cui 27 realizzati da Sindelar e soltanto venti subiti, entrando così nella leggenda del calcio di tutti i tempi. Una rete in particolare realizzata contro l'Inghilterra nel 1936, anticipa di cinquant'anni l'impresa di Maradona a Mexico'86; conquistata la palla a centrocampo scartò mezza squadra inglese per poi depositare la palla in rete. Di origini ebraiche, intorno a lui inizierà a stringersi come ad altri suoi connazionali la tragica cappa del nazismo, culminata con l'annessione dell'Austria da parte della Germania hitleriana. Rifiutandosi di andare a giocare in altri club europei per rimanere nella sua Vienna, Sindelar sarà ricordato anche e sopratutto nell'aver detto "no" ad Hitler all'annessione del "Wunderteam" nella nazionale di Germania, rifiutando di indossare la maglia rossa con la croce uncinata ed andando così incontro in maniera consapevole al suo tragico destino. C'è una data in particolare che viene ricordata come quella dell'ultima grande partita di Sindelar con la nazionale austriaca; fu quella disputata al Prater di Vienna addobbato di croci uncinate, il 3 Aprile 1938 per sancire la fusione tra le nazionali di Germania ed Austria. In uno stadio stracolmo, Sindelar prese per mano la squadra e la condusse alla vittoria per 2 a 0. Ma fu la danza di gioia dopo il primo goal, inscenata sotto i gerarchi nazisti e il rifiuto di fare il saluto a braccio teso dopo il match a renderlo ancora più inviso ai papaveri tedeschi che non gli perdoneranno mai più il suo comportamento di quella giornata. Sindelar giocherà ancora qualche partita ma solo perchè la Gestapo, che lo pedina giorno e notte, glielo permette a causa della sua popolarità, poi improvvisamente il buio.
Mathias Sindelar fu trovato morto il 23 gennaio 1939 nel suo modesto appartamento insieme alla sua compagna Camilla Castagnola. Si parlò di suicidio, di omicidio politico e di una stufa killer a causa del monossido di carbonio sprigionato. Non si saprà mai, anche perchè la Gestapo farà sparire in fretta i rapporti del caso.
Pochi giorni dopo, in un funerale degno di un eroe omerico, quarantamila viennesi piangeranno al passaggio della bara di un uomo che con la sua dignità non volle piegarsi alla barbarie nazista
e che forse in quel suo saluto rifiutato dette un motivo di speranza e di resistenza a chi si apprestava a vivere tempi bui.

sabato 25 gennaio 2014

IL LUNGO ADDIO: RIZ ORTOLANI, 1926 - 2014


Il Maestro Riz Ortolani è stato uno tra i più grandi compositori che il nostro paese abbia mai avuto. Autore di innumerevoli colonne sonore nell'epoca d'oro del cinema di genere italiano ebbe il merito di vincere un Grammy e di ricevere la candidatura ai premi Oscar nel 1961 per "More",  canzone che accompagnava i titoli di testa del film di Enrico Jacopetti "Mondo Cane". Al sottoscritto però piace ricordare il maestro per un altra composizione, quella dei titoli di testa de "Il Sorpasso" di Dino Risi. Ecco diciamo che da lì è iniziato tutto, la mia ricerca di musiche che non fossero le solite ascoltate e lo scoprire un mondo, quello dei compositori italiani di ost, che con pervicace miopia la critica musicale italiana aveva tenuto ben nascosta. Per fortuna poi ci pensarono i ragazzi della Right Tempo Records a far partire il tutto, con la riedizione in cd di questi suoni lasciati a prender polvere, cosa di cui renderò grazie in eterno. Il bello di queste musiche, come quelle del Maestro Ortolani, sono di una modernità assoluta, ascoltare per credere.


martedì 21 gennaio 2014

LE ONDE JAZZ FUNK DI ROLAND HAYNES


Questo è uno di quei dischi di cui non sapevi neanche che esistessero, figuriamoci poi il nome dell'artista che campeggia sulla copertina. La cosa che ti  fa prendere la decisione di ascoltarlo è prima di tutto il genere a cui è associato, in secondo luogo la copertina e per ultimo l'anno di uscita. Quindi considerato che si parla di jazz del 1975 è probabile che ci troveremo di fronte a sonorità intrecciate in modo massiccio al funk, probabilità e speranza corroborata dal  soggetto ritratto sull'involucro del disco. Roland Haynes nel realizzare questo disco non sapeva di aver creato un lavoro che diverrà nel tempo così raro e al tempo stesso tra i più amati dai funkster di ogni età, la sua sola sfortuna fu quella di incidere per una piccola etichetta e di scontrarsi con dei giganti del genere: Chick Corea, Bob James, George Duke tra gli altri, quindi capite bene che le speranze per emergere furono pari a zero o quasi. Si, perché il disco in se è una bellissima session, sembra quasi realizzata tutta di un fiato, i sei brani che lo compongono sono quanto di meglio un appassionato del genere può aspettarsi, lo stesso combo pur nella sua semplicità, basso,batteria e due tastiere, il Fender Rhodes suonato da Roland mentre l'altra tastiera fa le veci della chitarra elettrica, ascoltare per credere, è suonata da Kirk Lightsey, riesce a creare un sound molto particolare intriso sia di soul psichedelico che di jazz spaziale.  Da rimarcare anche il bel lavoro della sezione ritmica, precisa e puntigliosa nel dare i tempi giusti al tutto. Insomma un'altra gemma rara tutta da ascoltare e centellinare.

domenica 19 gennaio 2014

KILLER GROOVE: THE REAL THING, BOOGIE DOWN (GET FUNKY NOW)


A Liverpool deve esserci per forza qualcosa nell'aria, altrimenti non si spiega come in qualsiasi epoca del secolo scorso la popular music uscita da lì sia stata un punto di riferimento per qualsiasi musicista e appassionato di musica. Non solo Beatles, Julian Cope, Echo and The Bunnymen,  tra i nomi più famosi e scusate se non ne ricordo altri, ma anche nella campo della musica soul un gruppo di ragazzi neri rimarcò ancora di più il fatto che Liverpool fosse una delle città in cui la musica era davanti ad ogni altra cosa.  The Real Thing già nr 1 nel 1976 con "You To Me Are Everything" sbancarono le discoteche di mezzo mondo nel 1979, prima con "Can You Feel The Force" e successivamente con il tiro funk di "Boogie Down (Get Funky Now)". Riscossero un discreto successo anche da noi e ho ancora il vivido ricordo come questo brano faceva da catalizzatore per i ballerini di ogni età, il tipico brano riempi pista, esaltante e pieno di groove; per le disco italiane di allora questa era acqua fresca. Il video è tratto da un programma della tv italiana "Tilt", condotto dalla sfortunata Stefania Rotolo, uno spaccato di "come eravamo" e "come ballavamo" in Italia nel 1979.

 

mercoledì 15 gennaio 2014

IL LUNGO ADDIO: RONNY JORDAN, 1962-2014


Il chitarrista Ronny Jordan, uno dei pionieri del nascente movimento Acid Jazz agli inizi degli anni 90, ha lasciato questa valle di lacrime andando a suonare con il suo maestro e fonte principale di ispirazione, il grande Wes Montgomery. Il suo album di esordio, "The Antidote" uscito nel 1992, oltre ad essere una boccata di aria fresca nel panorama musicale di allora, andava infatti ad omaggiare quei chitarristi come Montgomery ma anche Kenny Burrell che seppero giocare con il jazz incrociandolo con altri generi quali il soul ed il blues. Uno dei punti più alti della carriera di Jordan fu quando collaborò insieme a Guru per il suo album manifesto del crossover tra hip-hop, jazz e soul,"Jazzmataz " uscito nel 1993. Il brano in cui Jordan mise la sua arte è anche uno dei più belli, "No time to play", che si avvalse alla voce della brava e bella D.C . Lee. Un cattivo inizio di anno, purtroppo, la scomparsa di personaggi chiave per la storia della musica, in questo caso della breve epopea dell'acid jazz, continua come una mannaia sul collo. 

sabato 11 gennaio 2014

KILLER GROOVE: KOOL AND THE GANG, OPEN SESAME


Ancora un brano inserito nella colonna sonora di "Saturday Night Fever", forse uno dei migliori, anzi diciamo pure "il migliore". Uno dei ultimi pezzoni "funk" puri prima dell'arrivo nella band di James T. Taylor che annacquerà il sound della band facendola diventare un'altra cosa. Una cavalcata di quattro minuti che ebbe il suo momento di gloria nell'epopea "disco" e ne divenne uno degli inni, seppure, come detto, fosse uno dei brani funk più esagerati che siano mai stati scritti e suonati. Intro da manuale, ritmo incalzante, "lo spirito del funk" qui si è rivelato a noi e, come diceva qualcuno, "si è fatto carne". Let's Groove With The Genie !

giovedì 9 gennaio 2014

MUSE E BUONI PROPOSITI PER L'ANNO NUOVO


Tra i buoni propositi per il 2014 c'è senza dubbio la promessa di riprendere a scrivere con più frequenza sul blog, ma sopratutto di raccontare quello che più mi piace, prendendo in considerazione i nuovi lavori a me proposti solo e soltanto se veramente meritevoli; in fondo di blog si tratta e non di ufficio stampa. Oggi ad esempio mi va di parlare di una mia "musa", ovvero della brava ma sfortunata soul singer Phyllis Hyman, artista della quale ho già parlato in un post di qualche tempo fa. Nelle trascorse festività ho avuto modo di ascoltare il suo secondo album "Sing a Song" uscito per la Buddah Records nel 1978, etichetta che di lì a poco scomparirà venendo inglobata dalla Arista Records. Album notevole per la cantante afroamericana che di per se fu un notevole passo avanti rispetto al primo lavoro, molto più maturo sia nei brani marcatamente dance, sia nelle ballate. Il soul ed il pop sicuramente la fanno da padrone ma qua e là spuntano degli aromi jazz che vanno ad impreziosire le canzoni. Il disco, mal promozionato per le infauste vicissitudini dell'etichetta per cui uscì, è diventato nel tempo una sorta di "santo graal" del soul, rarissimo trovarne una copia e quelle poche sono vendute a cifre che partono dalle 120 sterline fino a spingersi ad oltre 200 (parliamo comunque della ristampa in Cd del 1995, il vinile è introvabile, chi ne possiede una copia ha un piccolo tesoro) scava scava comunque lo si può trovare in versione mp3 nei posti che sapete. Le canzoni del disco comunque, almeno parte di esse, saranno inserite nel primo album uscito per l'Arista Records, "Somewhere In My Lifetime" del 1979. Da un disco così sia gli amanti del soul che la stessa cantante si sarebbero auspicati una strada tutta in discesa; immaginatevi la New York di fine anni '70, il centro del mondo per la scena soul e dance, una ragazza già modella animata da tutte le buone intenzioni e con una voce che non passava inosservata, due dischi all'attivo e la promessa dei boss dell'Arista Records che avrebbero puntato su di lei per farne una nuova stella del firmamento soul, salvo poi rimangiarsi le parole e puntare sul nuovo fenomeno vocale rispondente al nome di Whitney Houston. Immaginatevi poi come andarono le cose per una ragazza emozionalmente instabile quale era Phyllis Hyman. Quel che resta oggi di lei sono dischi come questo che puntualmente riemergono dall'oblio del tempo, belli da riascoltare e da far conoscere.