venerdì 19 dicembre 2014

GODI POPolo - EDWARDS HAND


Tre dischi pubblicati tra il 1969 e il 1971 e poi più niente, se però ci limitassimo a questi sterili dati faremmo un torto ad una band inglese che nel suo piccolo contribuì alla costruzione di quello che nella generazione IPod viene chiamato "baroque pop". Gli Edwards Hand band nata dalle ceneri dei Piccadilly Lane - all'attivo un solo disco pubblicato nel 1968 - era formata da due musicisti inglesi, Rod Edwards e Roger Hand, e vanno ricordati anche per essere stati la prima band prodotta da George Martin dopo i Beatles, il quale collaborò con loro durante le pause della registrazione del White Album. Il disco, intitolato con il nome della band è una mirabile raccolta di canzoni pop (undici brani tutti scritti dal duo, ad eccezione di "If I Thought You'd Ever Change Your Mind" scritta da Joe Cameron) dove è si marcata la produzione di Martin, orchestrazioni e sonorità pastorali senza mai scadere nel kitsch, psichedelia "leggera" in equilibrio tra folk e reminiscenze byrdsiane più marcate nel singolo che fu estratto, "Close My Eyes", che fanno ricordare almeno un'altra band che fece del pop uno stato dell'anima prima che delle classifiche, i Nirvana (non quelli di Seattle, specifichiamo). Un lavoro che aveva tutto per sfondare ma che ebbe la sfortuna di essere pubblicato da un'etichetta americana, la Grt, che non aveva ne i mezzi ne i soldi per promuoverlo, infatti andrà in bancarotta da lì a poco. In pochi si accorsero allora degli Edwards Hand, e sarebbe stato un peccato davvero se il disco in questione fosse restato ad appannaggio di quei pochi possessori di una copia; fortunatamente ci hanno pensato gli inglesi della Lightning Tree Records a ristamparlo nel 2006, con l'aggiunta di quattro brani inediti registrati con solo voce e chitarra. Quale migliore occasione quindi per gustarsi un po' di sana musica pop ?


lunedì 15 dicembre 2014

DOCTOR WU CLASSIC: HOME TO MYSELF - MELISSA MANCHESTER


Uscito nel 1973 il primo album di Melissa Manchester  contiene già i prodromi di quel genere musicale inclassificabile che sta al confine tra rock, jazz, pop e canzone d'autore. In questo caso il disco è si con una marcata impronta cantautorale, nonostante sia prevalentemente un lavoro a due mani, con i testi scritti da Carole Bayer Sager e le musiche composte dalla stessa Manchester ,(esclusi tre brani, questi tutti farina del sacco di Melissa) ma nel suo svolgimento cerca la sponda verso il pubblico che ascoltava prodotti di grana più grossa. Scommessa vinta, perché l'album entrò nella Hot 200 di Billboard, considerando che non è un lavoro di impatto immediato; altra educazione musicale in chi ascoltava verrebbe da pensare, o più semplicemente il buon gusto non era una cosa andata smarrita, basti pensare che cantanti come Carole King, Joni Mitchell e seppur in modo trasversale anche Laura Nyro erano stabilmente nelle prime posizioni delle classifiche di vendita. Dell'album spicca in particolar modo "Easy", brano evocativo e melodrammatico senza cadere nello stucchevole, come pure l'iniziale "If It Fells Good (Let It Ride)" pezzo che trova nel soul e nel gospel la sua ragione d'essere, e molto varie sono anche il resto delle canzoni che nonostante non rientrino in un genere codificato riescono a tenere ben sveglia l'attenzione dell'ascoltatore. Pur non avendo lo spessore dei lavori delle cantautrici succitate, "Home To Myself" è un piccolo scrigno dove sono contenute delle canzoni che il tempo aveva relegato nell'oblio, ma che in virtù della loro bellezza stanno piano piano ritornando alla luce, reclamando quel posto che spetta loro nella storia della musica.

martedì 9 dicembre 2014

LOST AND FOUND: MUSIC AND DREAMS - ROBERT LESTER FOLSOM



Ringrazio i coreani, ringrazio i tipi della "Riverman Music" che nel 2010 hanno ristampato un disco che all'epoca della sua uscita, 1976, ha tirato si e no 600 copie, il tipico caso di un artista con pochi soldi in tasca e tante idee. Robert Lester Folsom poteva essere un nuovo idolo per chi si interessava alla musica "gentile" che arrivava dalla costa ovest degli Stati Uniti, impreziosita dal folk e dal pop sapido in stile Todd Rundgren. Invece, come spesso accade, "Music and Dreams" rimarrà nell'oblio per quasi 35 anni, prima che i coreani di cui sopra ci facessero dono di si tanta meraviglia. 

Nativo di Lowndes County in Georgia, la storia di Folsom è uguale a quella di tanti musicisti in erba che hanno provato a dare corpo alle proprie passioni cercando di mettere su vinile quello che provavano nei garage di casa insieme agli amici. Una educazione musicale ricevuta dai genitori, mezzadri appassionati di country, soul, blues e gospel, con la mamma che cantava da soprano nella chiesa del paese e ascoltatori del "Grand Ole Opry" nella radio di casa. Messa su una band e andato in giro per radio locali, feste e case discografiche di zona, Folsom avrà la sua occasione nel 1976 quando giunto ad Atlanta registrerà una demo negli studi LeFevre, che saranno i brani su cui si baserà il primo ed unico album inciso dal nostro. Seicento copie pubblicate che dettero vita ad un piccolo culto locale intorno al musicista, ben presto finito nel dimenticatoio non avendo alcun tipo di supporto da parte dei media e dall'etichetta discografica.

Dopo trenta anni qualcuno ascolterà su internet una delle canzoni contenute nell'album "Music and Dreams", la bellissima "April Suzanne" e da lì alla ristampa del disco il passo è breve. L'album è una raccolta di canzoni a cui è stato affibbiato il terribile neologismo di "Yacht Rock", termine assurdo per identificare quel genere nato nella westcoast californiana fatto di musica non urlata e dai tratti gentili, se così possiamo definirla. La copertina del disco può trarre in inganno, dove l'artista è ritratto come un hippie fuori stagione, perché il tratto rilevante dell'album sono una serie di canzoni di taglio pop alla Todd Rundgren, passando per CS&N fino al Neil Young acustico. Brani morbidi ma con una certa inquietudine di fondo, oltre alla citata "April Suzanne", prestate ascolto alla struggente "Show Me To The Window" e a "Please Don't Forget Me". Nel disco c'è spazio anche per dei brani più tirati come "Jericho" e "My Stove's On Fire" canzone questa dalle belle suggestioni soul.

Di Folsom è uscita recentemente una bella raccolta di brani registrati dallo stesso nella propria casa antecedenti a questo "Music and Dreams", ma ne parleremo in futuro.

Folsom ha lavorato in un negozio di dischi e adesso fa l'imbianchino. Suona ancora nel tempo libero.


domenica 7 dicembre 2014

UNA CANZONE: VISIONS - STEVIE WONDER


Visions è una piccola perla incastonata in un album di meraviglie quale fu "Innervisions", il disco più bello creato dalla penna di Stevie Wonder. Innervisions uscì nel 1973 ma potrebbe essere uscito ieri: la società occidentale ancora oggi si porta dietro come dei fardelli situazioni mai risolte, dal razzismo, alla povertà, alla diffusione dilagante di sostanze stupefacenti, eroina allora, cocaina adesso. Wonder descrive la società americana di allora come mai nessuno aveva fatto, e se qualcuno avesse conoscenza del cantante afroamericano soltanto per le canzoni più orecchiabili, penserà che si tratti di un'altra persona. Aveva 23 anni quando uscì il disco, e la sfrontatezza di prendere di petto il marcio che girava intorno per costruirci sopra degli inni come "Livin' for the City" e "Higher Ground".

Visions, oggetto del post di oggi, arriva come secondo brano del disco, all'apparenza è come una piccola oasi di serenità all'interno di un lavoro cupo, ma analizzando il testo, che parla di uomini e donne in pace l'uno con l'altro, si scopre che quello narrato da Wonder non sono altro che sogni, delle visioni che una volta terminate ti riportano presto alla cruda realtà. E' nel prosieguio della canzone che Wonder prende coscienza che prima di anelare alla pace universale, l'umanità dovrebbe prima trovare la pace interiore, dando quindi al brano tutto un altro senso e spogliandola da quel pacifismo spicciolo e moralista che cantanti ben più celebrati del nostro ci hanno ammansito per anni e come il panettone a Natale, ritornano annualmente sulle tavole imbandite dell'ascoltatore medio, a ricordarci di quanto dobbiamo essere buoni.

Concludo dicendo che la genialità della scrittura di Wonder in questo album è abbinata alla maestria strumentale, avendo egli stesso suonato tutti gli strumenti che qui ascoltiamo e che se ancora manca un tassello per celebrare questo disco come un capolavoro senza tempo, lo troviamo nella sala di mixaggio, che ha unito il tutto come se al posto del solo Wonder ci fossero stati dei musicisti.

giovedì 4 dicembre 2014

IL LUNGO ADDIO: IAN MC LAGAN 1945 - 2014


Dopo pochi giorni dalla dipartita di Bobby Keys, storico sassofonista ricordato principalmente per aver collaborato con i Rolling Stones, nonché grande amico di Keith Richards, anche un altro grande musicista ci ha lasciato: Ian Mc Lagan, tastierista degli Small Faces e successivamente nei Faces. Apprezzato nel nostro paese da un piccolo ma consistente zoccolo duro di appassionati, ahimè qui la pietra di paragone per i tastieristi era all'epoca Keith Emerson, come se il suonare le tastiere fosse considerato un mestiere da funamboli e circensi. Per fortuna il tempo ha reso giustizia allo stile asciutto e mai ridondante di Mc Laghan, autentica anima soul degli Small Faces. Mi piace ricordarlo con uno dei brani manifesto della band, quella "Tin Soldier" che è la sintesi del suono britannico a cavallo tra il rock intriso di blues e il soul di oltreoceano. In poche parole l'essenza Mod è tutta qui.

martedì 2 dicembre 2014

NON FINISCE QUI

Ecco, diciamo che la mia avventura di un nuovo blog sulla piattaforma Wordpress non è andata come volevo, quindi con il capo cosparso di cenere e in ginocchio sui ceci, riapro il vecchio blog, ovvero questo in cui leggete. Riparto da qui, con la speranza che ancora vogliate apprezzare le mie proposte musicali che stavolta daranno più spazio ad artisti usciti "sconfitti" dal music business, non i "beatiful loser" che comunque hanno il loro spazio e sono perlopiù conosciuti da chi segue il rock: no, stavolta parleremo di chi è riuscito a malapena a fare un disco, il più delle volte in forma privata e che soltanto grazie alla rete e all'opera di scavo dei cercatori di vinile sono tornati nuovamente alla luce. Si dice che i blog ormai sono vecchi reperti di un'arcaica era digitale , poco importa: pur usando i social network, ritengo i blog uno strumento ancora valido e che a differenza di facebook sono uno spazio di informazione e di conoscenza, e come un libro consultabile sempre quando più aggrada. Avanti così dunque e anche se a leggermi dovrà essere soltanto una persona, ne sarà valsa la pena.

lunedì 7 aprile 2014

FINISCE QUI

L'avventura di DoctorWu finisce qui, non finisce però la mia voglia di scrivere di musica. Ci vediamo da un'altra parte su di un'altra piattaforma; il mio nuovo e spero definitivo blog è su Wordpress e lo trovate cliccando QUI
                                         VI ASPETTO

domenica 2 marzo 2014

BASTA LA MUSICA

Ci siamo sentiti poco nel mese scorso, ma tant'è, la voglia di scrivere è al ribasso, non quella di ascoltare musica. Vi regalo un altra mixcloud compilation, qui siamo in territorio blue eyed soul e west coast pop. Fatevi sotto !



lunedì 3 febbraio 2014

MONDO EASY

Poche parole in questi giorni, soltanto voglia di fare e ascoltare musica. Questo il mio nuovo "Podcast Show" che potete ascoltare anche su Mixcloud, spero che vi piaccia.
Buon Ascolto !


lunedì 27 gennaio 2014

GIORNATA DELLA MEMORIA: RICORDO DI MATHIAS SINDELAR


Da un mio vecchio post scritto nel giugno del 2010 tratto dall'ormai abbandonato mio blog di calcio
un ricordo, nella giornata della memoria, di Mathias Sindelar.

L'uomo cartavelina, il Mozart del pallone, così veniva appellato il grande centravanti austriaco degli anni '30 Mathias Sindelar. Cartavelina per la sua magrezza che pareva fatto di aria, Mozart per le sue doti tecniche abbinate alla velocità di farsi trovare sempre pronto sotto la porta e per le sue doti realizzative. I viola dell'Austria Vienna erano la sua casa, la nazionale austriaca lo squadrone dell'epoca dove venne sublimata la sua arte pedatoria. Il "Wunderteam" austriaco in due anni colleziona dodici vittorie, due sconfitte e due pareggi con sessantatre goal segnati, di cui 27 realizzati da Sindelar e soltanto venti subiti, entrando così nella leggenda del calcio di tutti i tempi. Una rete in particolare realizzata contro l'Inghilterra nel 1936, anticipa di cinquant'anni l'impresa di Maradona a Mexico'86; conquistata la palla a centrocampo scartò mezza squadra inglese per poi depositare la palla in rete. Di origini ebraiche, intorno a lui inizierà a stringersi come ad altri suoi connazionali la tragica cappa del nazismo, culminata con l'annessione dell'Austria da parte della Germania hitleriana. Rifiutandosi di andare a giocare in altri club europei per rimanere nella sua Vienna, Sindelar sarà ricordato anche e sopratutto nell'aver detto "no" ad Hitler all'annessione del "Wunderteam" nella nazionale di Germania, rifiutando di indossare la maglia rossa con la croce uncinata ed andando così incontro in maniera consapevole al suo tragico destino. C'è una data in particolare che viene ricordata come quella dell'ultima grande partita di Sindelar con la nazionale austriaca; fu quella disputata al Prater di Vienna addobbato di croci uncinate, il 3 Aprile 1938 per sancire la fusione tra le nazionali di Germania ed Austria. In uno stadio stracolmo, Sindelar prese per mano la squadra e la condusse alla vittoria per 2 a 0. Ma fu la danza di gioia dopo il primo goal, inscenata sotto i gerarchi nazisti e il rifiuto di fare il saluto a braccio teso dopo il match a renderlo ancora più inviso ai papaveri tedeschi che non gli perdoneranno mai più il comportamento di quella giornata. Sindelar giocherà ancora qualche partita ma solo perchè la Gestapo, che lo pedina giorno e notte, glielo permette a causa della sua popolarità, poi improvvisamente il buio.
Mathias Sindelar fu trovato morto il 23 gennaio 1939 nel suo modesto appartamento insieme alla sua compagna Camilla Castagnola. Si parlò di suicidio, di omicidio politico e di una stufa killer a causa del monossido di carbonio sprigionato. Non si saprà mai, anche perchè la Gestapo farà sparire in fretta i rapporti del caso.
Pochi giorni dopo, in un funerale degno di un eroe omerico, quarantamila viennesi piangeranno al passaggio della bara di un uomo che con la sua dignità non volle piegarsi alla barbarie nazista
e che forse in quel suo saluto rifiutato dette un motivo di speranza e di resistenza a chi si apprestava a vivere tempi bui.