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Knats - Knats (2025, Gearbox Records)

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  La scena jazz inglese non si limita alla capitale: nuove realtà stanno emergendo in diverse città, contribuendo a ridisegnare la geografia del genere con l’ambizioso – e riuscito – intento di scrollare di dosso al jazz quella patina polverosa da accademia verso cui sembrava incamminarsi negli ultimi anni. In questo post parleremo di una realtà jazzistica che arriva da Newcastle upon Tyne: gli Knats. Quintetto guidato da due grandi amici, Stan Woodward al basso e King David-Ike Elechi alla batteria, gli Knats hanno trascorso l’ultimo anno come band di supporto di Eddie Chacon, hanno registrato un sold-out al Jazz Re:freshed di Londra e ricevuto riconoscimenti entusiastici da parte di colleghi e addetti ai lavori. Insieme a Woodward ed Elechi, si è unito al gruppo Ferg Kilsby alla tromba. Il loro stile è stato etichettato come “Geordie Jazz”, un’espressione che non si limita a definire una sonorità, ma racchiude un’intera identità culturale: quella dei Geordie, gli abitanti di Newc...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Ginji Ito

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Ginji Ito è stato un cantautore e produttore giapponese, poco ricordato oggi, ma con un ruolo significativo nella scena del City Pop degli anni ’70 e ’80. Partecipò al progetto  NIAGARA TRIANGLE Vol.1  insieme a Tatsuro Yamashita e Eiichi Ohtaki, ed è noto anche come arrangiatore e produttore per artisti come Kenji Sawada e Ann Lewis. La sua carriera iniziò nei primi anni ’70 con una band chiamata Coconut Band, ma il debutto come solista arrivò solo nel 1977, quando firmò con l’etichetta Asylum, una sussidiaria della Warner, pubblicando l’album  Deadly Drive . Deadly Drive - (1977, Asylum Records) Deadly Drive  è un lavoro piacevole, che si muove con eleganza tra diversi generi musicali. Alternando brani strumentali e cantati, l’album si distingue per un fascino westcoast pop mescolato a jazz/rock. Non è un disco rivoluzionario, ma offre un’esperienza di ascolto raffinata e rilassata, ideale per chi apprezza atmosfere morbide e avvolgenti. Tra i brani più interessant...

Letters From The Atlantic - Butcher Brown (2025, Concord Jazz)

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  Avevo scoperto i Butcher Brown, quintetto jazz/soul della Virginia, nel 2018 grazie al loro album Camden Session , e già allora mi avevano fatto un’ottima impressione. Nel corso degli anni li avevo un po’ persi di vista, salvo ritrovarli in questi giorni con il loro nuovo lavoro, Letters From The Atlantic . Dicevamo che i Butcher Brown sono un quintetto, per la precisione composto da Marcus “Tennishu” Tenney alla tromba e al sassofono, Morgan Burrs alla chitarra, Corey Fonville alla batteria, Andrew Randazzo al basso e DJ Harrison alle tastiere. La loro proposta si inserisce in quel filone di jazz ibrido sviluppatosi negli ultimi anni, con la massima attenzione ai linguaggi della musica black in tutte le sue sfumature: funk, house, hip-hop, ma anche dub, bossa nova e, come vedremo, suggestioni yacht rock. L’album si muove lungo queste coordinate. I primi due pezzi, Seagulls e Unwind , partono con nervosi break house, con quest’ultimo impreziosito dalla voce di Melanie Charles, p...

Sacred Songs - Daryl Hall (1980, RCA Victor)

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Pare strano, ma a volte, dalle collaborazioni più improbabili, emergono lavori che vanno annoverati tra i più belli della carriera degli artisti coinvolti. Si tratta di dischi suonati non solo pensando ai risultati commerciali, ma anche per il semplice piacere di suonare insieme. Alcuni esempi: Frank Zappa con i Grand Funk Railroad ( Good Singin’, Good Playin’ ), Todd Rundgren con gli XTC ( Skylarking ) e Burt Bacharach insieme ad Elvis Costello ( Painted From Memory ). Anche “ Sacred Songs ” di Daryl Hall, realizzato in collaborazione e con la produzione di Robert Fripp, si inserisce in questa direzione, anzi è forse ancora più azzardato degli altri. Tale audacia ha tanto irritato alcuni addetti della RCA da portare al congelamento della pubblicazione del disco dal 1977 al 1980. In seguito, il lavoro venne ristampato nel 1999 dalla Buddha Records con l’aggiunta di due bonus track contenente una scrupolosa cronaca dell’accaduto, oltre a una lucida testimonianza dello stesso Fripp. La...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Junichi Inagaki

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Nato nel 1952 a Sendai, Junichi Inagaki si avvicina presto alla musica, ispirandosi a Stevie Wonder. Durante le scuole medie, entra come cantante e batterista nella band giapponese Faces, omonima del gruppo britannico. Prima di debuttare come solista nel 1982 con un singolo, si esibisce per le forze statunitensi di stanza a Yokosuka e Tachikawa. Autore di ventuno album in studio, pubblica il suo primo lavoro,  246:3 AM , nel 1982, delineando già il percorso musicale che culminerà l’anno successivo con l’album  Shylights , associato alle sonorità yacht rock.  Shylight - (1983, Express) Tra tutti i suoi lavori,  Shylights  è il migliore: l’album richiama le atmosfere presenti nei dischi degli Airplay e dei Toto. Comprende nove tracce, tra cui alcuni dei suoi brani più celebri, come  Dramatic Rain , un pezzo soft rock, e il raffinato mid-tempo  Kazeno Aphrodite . La produzione di  Shylights  si avvale della collaborazione di musicisti di alto li...

Dime - Serebii (2025, Innovative Leisure)

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  Dime è il secondo album del talentuoso musicista neozelandese Callum Mower alias Serebii, notoriamente apprezzato per le sue doti di compositore, produttore e multi-srumentista. Uscito il 28 marzo per l’etichetta Innovative Leisure, l’album rappresenta un vero punto di svolta, sia personale che artistico. Mower sceglie di mettersi a nudo, portando la propria voce in primo piano e dando vita a un progetto minimalista, quasi un viaggio introspettivo in cui affronta le sue emozioni più profonde. La playlist comprende dieci tracce che si fondono in modo armonioso per creare un viaggio fluido nel mondo del cantautorato soul-jazz e della tropicália, arricchito da elementi psych-folk ed elettronici. La produzione include chitarre ipnotiche, eleganti pianoforti e strati di sintetizzatori, costituendo paesaggi sonori dolci e avvolgenti che trasportano l’ascoltatore in una sorta di stato di meditazione.  Il disco presenta alcune collaborazioni interessanti: in Lungs spicca la voce d...

Horse Meat Disco Presents Disco & Boogie from Brazil Vol.1 - Various Artists (2025, Mr. Bongo)

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Se c’è un genere musicale espressione delle minoranze gay, queer e del sottoproletariato urbano, questa non può che essere la disco music. Erroneamente considerata in Italia un patrimonio delle destre più retrive, la disco music è riuscita a diventare un aggregatore, come poche, di persone provenienti da estrazioni sociali, etnie e orientamenti diversi, trasformando la pista da ballo in uno spazio di liberazione, espressione e comunità. La sua estetica, per coloro che ne colsero tutte le sfumature, nascondeva una carica sovversiva capace di sfidare il moralismo e i pregiudizi dell’epoca, al punto da attirare su di sé l’odio di chi la percepiva come una minaccia all’ordine costituito. In questo contesto nasceva, nella periferia di Londra agli inizi degli anni 2000, la crew Horse Meat Disco, caratterizzata da un’estetica e sensibilità queer. Nel corso degli anni si è esibita nei migliori festival internazionali di musica dance ed è stata resident DJ a New York, Berlino e Lisbona, luoghi...