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Sweet Vendetta - Adrian Gurvitz (1979, Jet)

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Sì, proprio “quel” Gurvitz: quello dei Gun, dei Three Man Army e della Baker Gurvitz Army, noto da noi per la melensaggine di Classic . Ma dimenticatevi “quel” Gurvitz e ascoltate Sweet Vendetta , un album che ha creato una piccola cerchia di culto intorno all’artista, soprattutto tra i fan del Yacht Rock. Pubblicato nel 1979 dopo lo scioglimento della Baker Gurvitz Army, Sweet Vendetta segna l’esordio solista di Gurvitz. Chi si aspettava una continuazione del sound della band rimase profondamente deluso, tanto che, complice il ricordo di pezzi come Race With the Devil , lo accusarono di tradire la causa del rock. Poco male: nella musica, come nella vita, serve elasticità mentale, qualità che i musicisti hanno ma che spesso manca ai puristi.   In Sweet Vendetta , Gurvitz abbraccia il lussureggiante pop Westcoast californiano, all’epoca considerato il non plus ultra per produzioni impeccabili e turnisti d’élite. E infatti tra i musicisti spiccano nomi come Jeff e Steve Porcaro, Dav...

The Language of Life - Everything But The Girl (1990, Atlantic Records)

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C’è un momento, nella carriera di ogni artista, in cui osare diventa necessario. Per gli Everything But The Girl quel momento arrivò nel 1990, quando accettarono di trasformare il loro minimalismo britannico in un disco lussuoso, sontuoso, quasi hollywoodiano, senza perdere l’intimità che li ha resi leggenda. Ieri The Language of Life ha compiuto 35 anni: un’occasione per riscoprire un album che è un ponte sospeso tra due mondi.  Quando il produttore Tommy LiPuma - maestro di iper-produzioni raffinate, dove ogni nota è un calcolo perfetto - ascoltò per la prima volta la voce calda e ipnotica di Tracey Thorn e l’arte minimalista di Ben Watt, fu un colpo di fulmine. Li volle in America, deciso a plasmare un lavoro intriso di quel pop/soul californiano che pochi sapevano cantare. Gli EBTG, inizialmente scettici, cedettero un anno dopo: nacque così un disco che li trasformò, senza tradirli.   The Language of Life è un paradosso: una colonna sonora levigata fino all’ossessio...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Tatsuro Yamashita - Seconda Parte

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Seconda ed ultima parte della puntata dedicata a Tatsuro Yamashita Moonglow - (1979, Air Records) Il 1978 ci regala altri due album di Yamashita:  Pacific , un lavoro strumentale frutto della collaborazione con Haruomi Hosono e Shigeru Suzuki, e il live  It’s Poppin’ Time . Nel 1979 arriva  Moonglow , esordio di Yamashita con un’etichetta indipendente e che consentirà all’artista più libertà d’espressione, segnando un ulteriore passo avanti nella carriera di Yamashita, che affina la propria tecnica vocale, mai così precisa. L’album si distingue per una sonorità morbida, dove colpiscono la bellezza e la raffinatezza degli arrangiamenti, sempre originali e mai banali. Un esempio perfetto di questo è  Full Moon . Molti dei brani sono scritti da Minako Yoshida, in collaborazione con le composizioni di Yamashita. Il disco predilige le mid-ballad in stile yacht rock, e sorge spontanea una domanda: visto che l’album è del 1979, quanto questa scelta musicale sia stata influe...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Tatsuro Yamashita - Prima Parte

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C’è qualcosa di magnetico nella musica di Tatsuro Yamashita, una qualità che trascende il tempo e lo spazio, catturando l’essenza di un’epoca e trasformandola in un viaggio infinito. Nato il 4 febbraio 1953 a Tokyo, Yamashita è una figura chiave del city pop, non solo per i suoi album, ma anche per il suo ruolo cruciale come produttore, arrangiatore e turnista in alcune delle opere più belle del genere. La sua carriera è iniziata con gli Sugar Babe, una band che condivideva con Taeko Ohnuki e Kunio Muramatsu. Nonostante abbiano pubblicato un solo album, l’elegante e intenso  Songs del 1975, il gruppo ha lasciato un’impronta indelebile sulla scena musicale giapponese. Quando gli Sugar Babe si sciolsero nel 1976, Yamashita era pronto a intraprendere la carriera da solista. Fin da subito si è distinto come un musicista completo, ossessionato dalla perfezione sonora. Registrava personalmente quasi ogni elemento delle sue canzoni: dai cori agli arrangiamenti di chitarra, dai sintetizzat...

Doctor Wu presents: Spaghetti Soul - Italian Rare Groove Taste

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https://youtu.be/_2Kuv2Gf8tw?si=s40cx_6DFYeDtFEM Tracklist:  1.   You Can Be Happy - Adriano Celentano 2.   Dust Storm - Gian Piero Reverberi 3.   Amore - Chrisma 4.   No no no - Oscar Prudente 5.   Quattro Giorni Insieme - Loy & Altomare 6.   Colori Rubati - Polifemo 7.   Nun Può Dicere - Peppino Di Capri 8.   Sessuologia - El Pasador 9.   Un Amore Maledetto - Alberto Radius 10. Basta Con Te - Gepy & Gepy 11. La Mia Nave - Stefano Pulga 12. Un’Amicizia Vera - Cico 13. Silvia Non Lo Sa - Alberto Beltrami 14. Non Importa Se - Daniela Giordani 15. Ama~mi - Giovanna 16. FM - Radar 17. Bella e Poi - Nicola Di Bari 18. I Can’t Explain - Cappuccino 19. In Due - Stani Labonia 20. Love is More - S.P.A. Società Per Amore  

Lost and Found: The Colours Of Chloë - Eberhard Weber (1973, ECM Records)

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Quanti capolavori ha regalato il contrabbassista Eberhard Weber alla discografia ECM? Veramente tanti, ma oggi voglio tornare a uno di quelli che ha scolpito il suo nome nella storia: The Colours of Chloë . Pubblicato nel 1973, questo album non è solo un’opera jazz, ma un viaggio attraverso spazi sonori che trascendono le gabbie del genere. È un’esperienza che mescola maestria compositiva, atmosfere ipnotiche e un contrabbasso che parla come una voce umana. Ascoltandolo in profondità, si scopre come Weber abbia contribuito a plasmare il suono tipico dell’etichetta ECM, diventando fonte d’ispirazione per molti musicisti - su tutti Pat Metheny (con cui ha collaborato in Watercolors  nel 1977) - che hanno esplorato una fusion scevra da virtuosismi in stile circense, preferendo invece sobrietà e introspezione. A tal proposito, basta ascoltare la title track per cogliere il seme di un’alternativa radicale alla fusion d’oltreoceano.   The Colours of Chloë è un album che trascende i...

Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Anri

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Eiko Kawashima, conosciuta artisticamente come Anri, è originaria di Yamato e vanta una carriera di oltre quarant’anni, con 25 album all’attivo e un enorme successo ottenuto in Giappone all’inizio degli anni ’80. La sua notorietà esplose con il brano “Cat’s Eye”, scelto come sigla dell’omonimo anime. I suoi album pubblicati nel 1982 e 1983 sono considerati tra i capolavori del City Pop, oltre a essere tra i più venduti del genere. Autentica ambasciatrice del pop giapponese nel mondo, lo stile di Anri si distingue per un sound che guarda all’Occidente, mescolando elementi di r’n’b, jazz, soft rock e qualche incursione nella disco music. Heaven Beach - (1982, For Life Records) L’album  Heaven Beach  è quello ha fatto conoscere Anri al pubblico occidentale. In questo disco spicca la splendida  Last Summer Whisper , un raffinato mid-tempo in stile West Coast pop, amatissimo dai rapper di tutto il mondo, che lo hanno spesso utilizzato come fonte di campionamenti. Il resto dell...