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Celeste - Soundcarriers (2023, Phosphonic) Ristampa

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Scartabelli qua e là e poi ti ritrovi tra capo e collo un album uscito nel 2010, che è stato ristampato da poco, di una band di Nottingham, i Soundcarriers. Metti su il disco e ti ritrovi immerso dentro un lounge pop retro-futurista in stile anni 60.  I Soundcarriers prendono ispirazione dai loro predecessori, come gli Stereolab e i Broadcast, ma incorporano anche influenze che questi ultimi potrebbero aver ritenuto troppo ovvie da utilizzare. Ad esempio, i Soundcarriers si ispirano anche alla psichedelia della costa occidentale degli anni '60, tra i quali non ho remore nel dire che ho ritrovato le note e l’atmosfera appartenute ai Byrds e ai Jefferson Airplane, e anche al jazz moderno. Tra le influenze, davvero tante, ho trovato anche qualcosa dei Jethro Tull, impensabili a queste latitudini, ma ascoltate “Step Outside” e poi ditemi se quando parte quel cazzo di flauto non ho visto giusto o mi sia invece fatto trasportare dal vortice dei suoni di “Celeste”.  Il buono degli So...

Gasms - Smokey Robinson (2023, TLR Records)

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C’era bisogno di “Gasms” di Smokey Robinson, nuovo album di materiale originale della leggenda del soul, all'età di 83 anni? La risposta è un deciso si! E sopratutto non è un disco di duetti, di cover, di standard jazz o di canzoni natalizie. A differenza di molti suoi contemporanei, Robinson ha mantenuto il suo stile costante nel corso degli anni, con predilezione per i brani mid-tempo, una voce che riesce ancora ad emozionare, suoni caldi e avvolgenti come un tessuto di velluto.  “Gasms” non fa eccezione: le eterne muse dell'amore e della lussuria di Robinson animano l'album con la stessa intensità di sessant’anni fa. Anche se la voce di Robinson non è più quella di una volta, serve ancora al suo scopo e compensa la perdita di estensione con la tenerezza. Una manciata di canzoni, semplici nella loro struttura, compiono il miracolo di avvicinarsi al pop più vivace del suo lavoro con i Miracles.  “Gasms” è un perfezionamento della produzione di Robinson della tarda carriera...

Ecuatoriana - El Universo Paralelo de Polibio Mayorga - Polibio Mayorga

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Polibio Mayorga è stato a suo modo un pioniere della musica ecuadoriana negli anni che vanno dal 1969 al 1981.  Armato di un sintetizzatore nuovo di pacca, ha modernizzato i suoni della tradizione della sua terra riuscendo a creare una sorta di stranianti successi space-age dal sapore tropical-psichedelico.  Era talmente presente nella scena musicale ecuadoriana da aver dovuto adottare degli pseudonimi per reggere il gioco e non diventare presenza opprimente.  Questo disco è una bella testimonianza di un artista conosciuto quasi esclusivamente dagli hard fan della lounge, una raccolta esaustiva dove si spazia dalla cumbia agli spaghetti western, dove Mayorga usa il synth con la stessa gioia di un bimbo intento a giocare con il Lego.  Se i brani sono quanto di più latin possiate sentire, è la produzione così “weird” che ce lo fa apprezzare, induce curiosità laddove in situazione più “normale” non avremmo speso nemmeno un secondo per ascoltarlo.  👉 https://youtub...

Dinner Party - Enigmatic Society

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Pensa di essere come il cuoco Giorgione davanti ad un mixer: al posto di carote, cipolle, sedano e prezzemolo mettici dentro Robert Glasper, Kamasi Washington, Terrace Martin e 9th Wonder frulla e fai una purea.  Il risultato non sarà un mix per soffritto ma un disco degli Enigmatic Society prodotto dalla Sounds of Crenshaw dal titolo “Dinner Party”. Ma è buona ‘sta cosa? Funziona?  Beh, intanto partiamo dicendo che ti dovranno bastare 9 tracce per 25 minuti, tanto quanto dura l’album per capire se la ricetta ha basi solide o non sia altro come quei piatti scenografici dalla poca sostanza.  Come in tutte le produzioni in cui è presente Robert Glasper le canzoni iniziano a gonfiarsi promettenti per poi afflosciarsi come torte mal lievitate, come essere in presenza di prove in essere più che di brani compiuti.  Che nonostante la presenza di quattro presunti geni della musica, mano a mano che il disco va avanti hai come la sensazione di essere preso per il culo, e a nie...

Dancing Around Fire - Tommaso Cappellato

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I Allora, "Dancing Around Fire" di Tommaso Cappellato, batterista di origine italiana di stanza a Los Angeles, è uno di quegli album che ti fa venire voglia di gettare il tuo giradischi dalla finestra e poi andare in giro per la città in cerca di una nuova direzione musicale. Cappellato, che è anche gestore dell’etichetta Domanda Music, ha collaborato con il collettivo italiano di breakdance “Pavimento Fertile” per creare un disco di dance cosmica.  La batteria di Cappellato è il fulcro dell'album, un fulcro che ruota come una ruota di fuoco che incendia tutto ciò che tocca. Le percussioni tribali, i loop elettronici, i bassi pulsanti, il piano elettrico, gli effetti sonori che sembrano provenire da un'altra dimensione - tutto si unisce per creare un'esperienza musicale che è al tempo stesso primordiale e futuristica. Ma ciò che rende "Dancing Around Fire" così speciale è la capacità di Cappellato di fondere questi elementi in modo naturale e spontaneo, ...

Agua - Lapa Dula

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Da qualche anno stiamo assistendo ad un revival del Neapolitan sound, grazie alla riscoperta di artisti dimenticati dal tempo, come ad esempio Enzo Cervo, o nei nuovi album di musicisti quali i Nu Genea.  Casca a fagiolo quindi questo primo album di Lapa Dula, aka Alessandro La Padula, “Agua”, pubblicato per l’etichetta Early Sounds Recordings.  Se me la passate, Lapa Dula, come il calciatore quasi omonimo Lapadula, riesce a mettere a segno una prestazione convincente e segna un bel gol.  “Agua” è un viaggio indietro nel tempo, e raccoglie appieno lo spirito del sound napoletano della metà degli anni 80, ci riporta dentro a quel melting pot culturale e sociale che rimane ad oggi una delle migliori scene musicali che l’Italia abbia mai partorito.  Produzione scintillante e precisa, bassi profondi che ti prendono allo stomaco, un sound precipuamente mediterraneo che mescola sapientemente funk, world music, melodia, disco e suggestioni balearic. La chitarra che ascoltia...

On Days Like These - Matt Monro

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Matt Monro, pseudonimo di Terence Edward Parsons, noto come "The cockney Sinatra", è stato uno dei cantanti britannici più sottovalutati degli anni '60, nonostante abbia ottenuto un discreto successo nel suo paese natale. Era un crooner atipico, non sussurrava le sue canzoni, non aveva uno stile cosiddetto confidenziale, ma con la sua voce baritonale riusciva a dare una personalissima interpretazione degli standard, influenzando notevolmente il grande Scott Walker. George Martin ha dichiarato che Matt Monro è stato il miglior cantante con cui abbia mai lavorato, mentre il critico Fred Dellar sulla rivista Mojo nel 2010 lo ha definito il miglior cantante di standard del Regno Unito. Matt Monro ottenne successo e consensi in America prima dei Beatles, e le sue canzoni meriterebbero di essere riscoperte anche qui da noi.  Il lato oscuro di Monro, che lo portò alla morte per cancro al fegato nel 1985 a soli 54 anni, fu dovuto all'eccessivo consumo di alcol e alle troppe s...