Avevo scoperto i Butcher Brown, quintetto jazz/soul della Virginia, nel 2018 grazie al loro album Camden Session, e già allora mi avevano fatto un’ottima impressione. Nel corso degli anni li avevo un po’ persi di vista, salvo ritrovarli in questi giorni con il loro nuovo lavoro, Letters From The Atlantic.
Dicevamo che i Butcher Brown sono un quintetto, per la precisione composto da Marcus “Tennishu” Tenney alla tromba e al sassofono, Morgan Burrs alla chitarra, Corey Fonville alla batteria, Andrew Randazzo al basso e DJ Harrison alle tastiere. La loro proposta si inserisce in quel filone di jazz ibrido sviluppatosi negli ultimi anni, con la massima attenzione ai linguaggi della musica black in tutte le sue sfumature: funk, house, hip-hop, ma anche dub, bossa nova e, come vedremo, suggestioni yacht rock.
L’album si muove lungo queste coordinate. I primi due pezzi, Seagulls e Unwind, partono con nervosi break house, con quest’ultimo impreziosito dalla voce di Melanie Charles, per poi abbandonarsi alla morbidezza soul di Backline, la stessa che ritroviamo nella successiva Right Here con Leonor Wolf alla voce, brano che evolve in un break hip-hop. Change in Weather cambia decisamente atmosfera e vira in direzione Brasile con una raffinata bossa nova cantata da Mia Gladstone, mentre il viaggio prosegue nel territorio jazz fusion con la cover di Dinorah, Dinorah, scritta da Ivan Lins e reinterpretata ispirandosi alla versione di George Benson.
La voce di Yaya Bey è la protagonista di I Remember, un elegante episodio di chill hip-hop costruito su un sognante fraseggio di chitarra e concluso da un assolo di tromba. Atmosfere house balearic con un tocco dub, e non poteva essere diversamente, in Ibiza, un brano sognante tratteggiato da una tromba psichedelica e chiuso da un ruffianissimo assolo di sax. Ancora la tromba domina la notturna Hold You, con la voce di Victoria Victoria, uno dei brani più evocativi e jazzati dell’album. Si ritorna al jazz/soul pieno di groove con Montrose Festival, costruito intorno alla tromba di Nicholas Payton, ospite della band.
Accennavo alla presenza di influenze yacht rock, ed eccole in Something New About You, un bel up-tempo con la voce di Neal Francis che richiama la golden age del genere, a metà strada tra Hall & Oates e Rupert Holmes. Il disco si chiude con un’altra cover, Infant Eyes di Wayne Shorter, omaggiata con un set di batteria jungle e un sax fluido che i Butcher Brown riescono a rendere nervoso e morbido al tempo stesso, fino al solo di piano che conclude il tutto e ci rimbocca le coperte.
Un bel disco, che ho apprezzato per la varietà degli stili, capaci di rendere il tutto coeso senza risultare un semplice esercizio di stile, ma piuttosto una sincera esplorazione dei generi che la band interpreta con passione autentica.
Voto 7+/10