Dark Yacht - David Fostex (2023, Legere Recordings)
Ottieni link
Facebook
X
Pinterest
Email
Altre app
-
Già il nome David Fostex dovrebbe far drizzare le antenne agli appassionati di yacht rock: si tratta infatti della storpiatura di David Foster, ideata dal geniale Shawn Lee, metà degli Young Gun Silver Fox e mente dietro questo progetto ironico e nostalgico. “Dark Yacht” è, prima di tutto, un godibilissimo album di yacht-soul, che sembra provenire da un universo parallelo degli anni ’80, un mondo in cui Sade non esiste e la sua “Your Love Is King” si trasforma in “Glasses for the Masses”. Qui, però, il controcampo vocale è affidato a un Michael McDonald che pare arrivare dagli abissi lovecraftiani: ascoltare per credere.
Quella voce oscura e quasi spettrale attraversa tutto il disco, dando vita a canzoni dai testi caustici e satirici, già evidenti nei titoli: “Butt Dial”, “Head Up Her Ass”, “Should Have Washed My Hands” e “What’s the Smell, Barry Manilow?”. Anche la scelta della cover, “Taste the Bisquit”, mantiene il tono giocoso e canzonatorio che permea l’intero lavoro.
Dal punto di vista musicale, l’album è impeccabile: i synth sono dosati alla perfezione senza mai risultare invadenti, e ogni brano è suonato con grande maestria. Perfino la lista dei musicisti, con nomi come “Herbie Handjob,” sembra una trovata ironica che fa il paio con l’umorismo dell’intero progetto. Ma, al di là di questo, “Dark Yacht” dimostra che lo yacht rock è tutt’altro che un genere passato: qui è vivo, vegeto e più autoironico che mai.
Da oggi, Doctor Wu si arricchisce di un "fratellino": il nuovo blog interamente dedicato al City Pop. Su City Pop Channel ho infatti riunito tutti i post sull'argomento precedentemente pubblicati qui, riorganizzandoli in modo da offrire una lettura più organica e meno dispersiva. Se non erro, si tratta del primo spazio virtuale italiano, in formato blog, interamente dedicato a questo genere. Questo è il link per accedervi: https://citypopchannel.blogspot.com/ Buona lettura!
Tetsuji "Tycoon" Hayashi è una figura cruciale ma spesso sottovalutata del City Pop giapponese. Nonostante il suo scarso successo come solista, è stato un prolifico compositore negli anni '80, creando hit iconiche come “Mayonaka no Door/Stay With Me” di Miki Matsubara, brani per Kiyotaka Sugiyama e gli Omega Tribe, e collaborando con artisti come Anri e Mariya Takeuchi. Back Mirror - (1977, Kitty Records) Il suo album “Back Mirror” (1977), sebbene non un trionfo commerciale, segnò una svolta verso un sound che mescolava AOR, Soft Rock e influenze internazionali (Bozz Scaggs, Stevie Wonder), anticipando elementi tipici del City Pop. Nonostante le sue composizioni strumentali raffinate e il ruolo nel definire il genere, Hayashi rimane meno celebrato di nomi come Tatsuro Yamashita, probabilmente a causa della carriera solista meno luminosa. “Back Mirror”, con brani come “Rainy Saturday & Coffee Break”, resta un esempio di transizione artistica e un disco rilassante, si...
Questo è il mio regalo di Natale per voi. Soul Power, il concerto tenutosi a Kinshasa nel 1974 a corollario del match di pugilato tra Mohamed Ali e George Foreman valevole per il mondiale dei pesi massimi, è ricordato come il più grande evento live di musica soul di tutti i tempi. Un cast da paura: James Brown, The Spinners, Bill Withers, B.B. King, Miriam Makeba ma anche Celia Cruz e i Fania All Star. Non mi resta che augurarvi, di cuore, un Buon Natale e una buona visione. Vi amo tutti !!
Quando nel 1979 uscì "Get The Knack" il sottoscritto era impaniato "anema e core" con la musica dei Beatles e affini, capirete quindi che il disco dei The Knack fu come acqua fresca, e il power pop che sgorgava da quei solchi era la definitiva pietra tombale sul progressive (in particolare su quello che girava a fine anni settanta, uno smartellamento onanistico e tedioso) che aveva già avuto dal punk una bella mazzata. A differenza di quest'ultimo con il power pop sembrava davvero di essere tornati all'epoca delle canzoni da turbe adolescenziali, micidiali ritornelli e melodie semplici corroborate da un sound chitarristico preciso e potente, con il minimo sindacale di assoli, e con la certezza di ascoltare canzoni che non se la tiravano troppo. Ma non è questo il post per fare un'esegesi del power pop, quindi ritorniamo a "Get The Knack". Moltissime le analogie con i primi album dei quattro di Liverpool, dalla copertina ispirata al ...
Autore di appena quattro album pubblicati tra il 1981 e il 2021, Makoto Matsushita resta una figura sfuggente ma imprescindibile nel panorama della musica giapponese più raffinata. Con “ First Light” , il suo debutto da solista, ha regalato uno degli esempi più compiuti di yacht rock mai usciti dal Giappone – forse il più limpido e fedele allo spirito originale del genere, ancora lontano da quelle ibridazioni con l’urban pop che, negli stessi anni, stavano dando forma al sound del nascente City Pop. La storia musicale di Matsushita, però, comincia ben prima. Nato a Kakegawa il 16 novembre 1955, a diciott’anni si iscrive alla Yamaha NEM Music School, dove affina tecnica chitarristica, scrittura e arrangiamento. Ma è un talento precoce e inquieto: già a diciannove anni lascia gli studi per buttarsi nel mondo della musica come turnista, e da lì in poi si muove senza sosta. Lo troviamo a fianco di nomi come Junko Yagami, Seiko Matsuda, Mai Yamane ed Eiichi Ohtaki, mentre nel 1...
Commenti
Posta un commento
Scrivete quello che vi pare, ma lasciate un nome.
Ogni commento offensivo sarà eliminato.