Dark Yacht - David Fostex (2023, Legere Recordings)
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Già il nome David Fostex dovrebbe far drizzare le antenne agli appassionati di yacht rock: si tratta infatti della storpiatura di David Foster, ideata dal geniale Shawn Lee, metà degli Young Gun Silver Fox e mente dietro questo progetto ironico e nostalgico. “Dark Yacht” è, prima di tutto, un godibilissimo album di yacht-soul, che sembra provenire da un universo parallelo degli anni ’80, un mondo in cui Sade non esiste e la sua “Your Love Is King” si trasforma in “Glasses for the Masses”. Qui, però, il controcampo vocale è affidato a un Michael McDonald che pare arrivare dagli abissi lovecraftiani: ascoltare per credere.
Quella voce oscura e quasi spettrale attraversa tutto il disco, dando vita a canzoni dai testi caustici e satirici, già evidenti nei titoli: “Butt Dial”, “Head Up Her Ass”, “Should Have Washed My Hands” e “What’s the Smell, Barry Manilow?”. Anche la scelta della cover, “Taste the Bisquit”, mantiene il tono giocoso e canzonatorio che permea l’intero lavoro.
Dal punto di vista musicale, l’album è impeccabile: i synth sono dosati alla perfezione senza mai risultare invadenti, e ogni brano è suonato con grande maestria. Perfino la lista dei musicisti, con nomi come “Herbie Handjob,” sembra una trovata ironica che fa il paio con l’umorismo dell’intero progetto. Ma, al di là di questo, “Dark Yacht” dimostra che lo yacht rock è tutt’altro che un genere passato: qui è vivo, vegeto e più autoironico che mai.
Oppure, aggiornandola ai nostri giorni potremmo dire anche "The Revolution Will Not be Digitized", anche se qualche fava sta cercando di far credere il contrario. Le rivoluzioni non sono colorate di viola, di arancione o del colore can che fugge. Delle rivoluzioni, vere, delle rivoluzioni delle coscienze, le più difficili, rimangono soltanto un pugno di canzoni, come questa, e dei vecchi filmati consumati dal tempo. Anche perché il trappolone è in movimento e dopo la stagione del berlusconismo, siamo già pronti per entrare trionfalmente in quella del montezemolismo. Si, un bel governone d'emergenza confindustriale sarà quello che ci aspetta e si prospetta. Alla faccia dei rivoluzionari da aperitivo. Avviati verso la prossima sconfitta, come sempre, in ordine sparso. The Revolution will not accept you as a friend on Facebook. The Revolution will not be available as a tweet in less than 140 characters. The Revolution will not be uploaded to You Tube or available as a downlo...
Non aspettatevi un altro The Nightfly, né un altro Aja, e nemmeno Gaucho. Il nuovo album solista di Donald Fagen, il quarto, Sunken Condos, non ha le stimmate del capolavoro, anche se ci si avvicina molto. Non è neanche uno di quei dischi da prendere, consumare e lasciare a candire dentro l’iPod. Dentro ci troverete tutte le intuizioni che hanno reso geniale l’arte di Fagen. Se proprio dobbiamo trovare un riferimento, va cercato negli album citati degli Steely Dan, con una menzione anche per Pretzel Logic. L’unico vero aggancio con The Nightfly è Miss Marlene, il brano più pop del lotto, che riecheggia I.G.Y.. Le sonorità sono chiaramente in chiave funk. A tal proposito, c’è anche una bella cover di Out of the Ghetto di Isaac Hayes, a ribadire le scelte portanti del disco. Un album che non arriva subito: richiede tempo e dedizione. Io sono al quinto ascolto in due giorni, per intenderci. E se escludiamo l’inarrivabile The Nightfly, Sunken Condos è il migliore tra gli altri lavori sol...
Sesto su dieci. Questo è il piazzamento finale del mio blog al contest "Targa Mei Musicletter - Indie Blog Award 2013". Come ricorderete questo blog fu inserito nella nomination dei migliori dieci blog musicali "personali" e questo bel risultato lo devo a voi che mi seguite, ai vostri voti e ai giurati del premio. Un grazie di cuore a tutti voi quindi e un grazie speciale alle "preghiere" di Mr. James Brown a cui mi ero appellato. A parte gli scherzi è un piacere stare in classifica in mezzo a fior di giornalisti che scrivono di musica per professione, quali Eddy Cilia, Federico Guglielmi e Paolo Vites, nell'ordine primo, secondo e terzo, Mauro Zambellini classificatosi appena dietro il mio blog, ma sopratutto è un piacere condividere con due amici di "tastiera" questo risultato: Antonio "Tonyface" Baciocchi, terzo classificato, e Luciano "Joyello" Triolo, con un immeritato decimo posto. Grazie ancora e "kee...
Il 1980 in musica lo ricordo come un anno a cavallo tra il vecchio che stava scomparendo e le novità che stavano arrivando, una terra di mezzo in cui il rock classico perdeva centralità senza essere ancora diventato repertorio museale, la disco veniva archiviata in fretta e spesso con malafede, e il pop iniziava a riorganizzarsi attorno a nuove grammatiche produttive. Era un anno di passaggio, non ancora nostalgico e non ancora davvero moderno, in cui convivevano fine corsa e possibilità, stanchezza e intuizione, con la sensazione diffusa che qualcosa si stesse chiudendo senza che fosse ancora chiaro cosa avrebbe preso definitivamente il suo posto. McCartney II ne è un bell’esempio e lo trovo un capolavoro a suo modo. Quella terra di mezzo aveva però una sua compattezza, e alcuni dischi di quell’anno la fotografano con precisione insolita. Prendiamo quattro album, due produzioni anglosassoni e due italiane, che utilizzano materiali contemporanei come se fossero già residui, suonano spe...
Già segnalato come uno dei migliori album di musica indipendente prodotti in Italia nell'anno appena trascorso, è giusto soffermarsi un po' di più sull'ultima fatica del mago italiano dell'organo Hammond a nome Paolo Apollo Negri. "Hello World", quarto album del tastierista, è stato per me un godimento continuo; se nei lavori precedenti il funk ed il soul erano le principali fonti di ispirazione, questa volta il posto d'onore se lo prendono il jazz-rock e quel tipo di fusion che girava nell'aere negli anni 70, e per un appassionato di quei suoni come il sottoscritto è stata oltre che una bella sorpresa, una conferma delle capacità compositive dell'artista italiano. Se conoscete appena un po' gente come George Duke gli Azymuth o i Weather Report fino ad arrivare ai nostrani Perigeo vi farete subito un'idea di quello che c'è all'interno di "Hello World": coadiuvato da una band di studio con al basso Edoardo Giovannelli, M...
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