giovedì 27 febbraio 2025

Dark Yacht - David Fostex (2023, Legere Recordings)

Già il nome David Fostex dovrebbe far drizzare le antenne agli appassionati di yacht rock: si tratta infatti della storpiatura di David Foster, ideata dal geniale Shawn Lee, metà degli Young Gun Silver Fox e mente dietro questo progetto ironico e nostalgico. “Dark Yacht” è, prima di tutto, un godibilissimo album di yacht-soul, che sembra provenire da un universo parallelo degli anni ’80, un mondo in cui Sade non esiste e la sua “Your Love Is King” si trasforma in “Glasses for the Masses”. Qui, però, il controcampo vocale è affidato a un Michael McDonald che pare arrivare dagli abissi lovecraftiani: ascoltare per credere.



Quella voce oscura e quasi spettrale attraversa tutto il disco, dando vita a canzoni dai testi caustici e satirici, già evidenti nei titoli: “Butt Dial”, “Head Up Her Ass”, “Should Have Washed My Hands” e “What’s the Smell, Barry Manilow?”. Anche la scelta della cover, “Taste the Bisquit”, mantiene il tono giocoso e canzonatorio che permea l’intero lavoro.



Dal punto di vista musicale, l’album è impeccabile: i synth sono dosati alla perfezione senza mai risultare invadenti, e ogni brano è suonato con grande maestria. Perfino la lista dei musicisti, con nomi come “Herbie Handjob,” sembra una trovata ironica che fa il paio con l’umorismo dell’intero progetto. Ma, al di là di questo, “Dark Yacht” dimostra che lo yacht rock è tutt’altro che un genere passato: qui è vivo, vegeto e più autoironico che mai.






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