Il 1980: Una Terra di Mezzo
Il 1980 in musica lo ricordo come un anno a cavallo tra il vecchio che stava scomparendo e le novità che stavano arrivando, una terra di mezzo in cui il rock classico perdeva centralità senza essere ancora diventato repertorio museale, la disco veniva archiviata in fretta e spesso con malafede, e il pop iniziava a riorganizzarsi attorno a nuove grammatiche produttive. Era un anno di passaggio, non ancora nostalgico e non ancora davvero moderno, in cui convivevano fine corsa e possibilità, stanchezza e intuizione, con la sensazione diffusa che qualcosa si stesse chiudendo senza che fosse ancora chiaro cosa avrebbe preso definitivamente il suo posto. McCartney II ne è un bell’esempio e lo trovo un capolavoro a suo modo. Quella terra di mezzo aveva però una sua compattezza, e alcuni dischi di quell’anno la fotografano con precisione insolita. Prendiamo quattro album, due produzioni anglosassoni e due italiane, che utilizzano materiali contemporanei come se fossero già residui, suonano spe...

Mamma che tristezza. Dopo la dipartita dell'altro Lucio era riamsto l'ultimo dei grandi autori italiani di musica pop. Quante belle canzoni ha scritto... e quante poesie. Grazie Lucio per avermi accompagnato negli ultimi cinquant'anni.
RispondiEliminaNon aggiungo niente a quanto ti ho già detto da me.
RispondiEliminaLa cover che hai postato però non l'avevo mai sentita
Non è mai stato una mia passione, ma come tutte le cose belle, quando finiscono, mi sono accorta di quante sue canzoni hanno fatto da cornice a fatti, anche importanti, della mia vita...
RispondiEliminaPoco tempo fa nel tuo blog nel tuo post sul Neapolitan Power ho scritto che insieme a loro era uno dei pochi cantautori "musicisti" d'Italia. E' stato il mio primo idolo musicale in assoluto, nella mia primissima infanzia. Da modenese innamorato di Bologna so di essere sempre stato accompagnato nella crescita dalle sue canzoni, anche senza seguirlo più nelle nuove uscite discografiche dopo che si scoprì quella vena lirico-teatrale che non mi appartiene. Era uno che nei suoi brani migliori parlava di sé parlando degli altri, e viceversa. Per tre decenni così diversi tra loro è stato un grandissimo, può bastare e avanzare per perdonargli le cadute di stile degli ultimi due.
RispondiEliminasi davvero triste
RispondiEliminasi può dire che le canzoni di Dalla hanno unito parecchie generazioni, cantate e ricantate in diverse situazioni con donne e uomini di goni tipo.
Ricordo ancora oggi quando su una spiaggia della Corsica con una compagnia di circa 20 toscani, 5 romani, milanesi, genovesi e corsi cantavamo davanti al falò Caruso.
Il boccioni di vino rosso che passava nel cerchio, le siga, le ragazze...
Bello tutto bello.
Ci mancherà ma sono convinto come non mai che rimarranno le sue canzoni.