Il secondo album solista di Elliott Randall, pubblicato a ben sette anni di distanza dal precedente Randall’s Island, ebbe la sfortuna di uscire nel 1977, anno in cui la disco era al top e il punk stava già facendo piazza pulita del cascame rock.
Randall è ricordato come “l’assolo” di chitarra di Reelin’ in The Years degli Steely Dan, Jimmy Page ebbe a dire che era il miglior assolo che avesse mai ascoltato, oltre ad essere uno dei turnisti più ricercati negli anni 70; in pratica qualsiasi nome vi venga in mente, è molto probabile che Randall ci abbia suonato insieme.
Questo album si colloca in un limbo di generi, nel senso che non è rock, non è soul, non è blues, ma cerca di essere una crasi di questi. Non ha brani memorabili, comunque almeno tre riescono a risultare interessanti: It’s Gonna Be Great, I Give Up, I Only Wanna Make You Feel Like a Woman (quest’ultimo con un buon tiro funk) pezzi che rincorrono le suggestioni a la Doobie Brothers, ma che purtroppo non riescono a raggiungere le vette di originalità e impatto emotivo dei lavori dei Doobie Brothers stessi.
Randall dimostra di essere un chitarrista tecnicamente impeccabile, ma sembra mancare di quella scintilla creativa che trasforma un buon album in un capolavoro. Non è un ascolto indispensabile, e alla fine, quando l’ultima nota svanisce, resta solo una sensazione di incompiuto, come un film che non riesce mai a decollare.
Comunque via, un ascolto lo merita, non fosse altro per ascoltare Randall Elliott all’opera in When You Got The Music, il brano che chiude il lavoro.
E credetemi, c’è molto peggio in giro.
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