QUANTUM JUMP: NO AMERICAN STARSHIP


Prendete tre ragazzi britannici innamorati degli Steely Dan, pensate a questi con una spruzzata di prog e avrete i Quantum Jump. Ora, che siano stati innamorati della ditta Fagen/Becker lo penso io, questo perché ascoltando il brano oggi proposto ma anche l'omonimo album di esordio da cui è estratto, il primo pensiero che affiora è proprio quello. Il periodo poi era quello giusto, il 1976 (altri due album ci regaleranno poi i Quantum Jump, "Barracuda" del 1977 più marcatamente prog e "Mixing" che è sostanzialmente una compilation dei primi due album riarrangiati con sonorità più danzerecce) e la musica che girava intorno allora era anche quella. Rupert Hine, produttore, chitarrista e session man fu il nucleo portante della band, a cui si aggregarono il batterista Trevor Morais e il bassista John G. Perry, già componente dei Caravan (da qui forse quel po' di prog che si può trovare nell'album). Tre musicisti amanti del jazz e del funk mischiato con del buon rock, nati forse fuori tempo massimo, questi erano in sostanza i Quantum Jump. Cercate e ascoltate i loro dischi, (da discogs con 6 euro vi portate a casa il vinile del primo album) non ve ne pentirete.

 

Commenti

  1. Mah. Li trovo piacevoli ma non mi hanno travolto...provo a cercare di sentire altro. Poi ti dico.

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    1. Questo è il pezzo più immediato, altri sono dalla struttura più complessa, niente male però.

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  2. Il brano non è assolutamente male.Ed effettivamente si, Fagen è dietro l'angolo che osserva.

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    1. Molto Fagen qui, gli altri brani vanno verso il prog ma sempre con un orecchio verso il duo delle meraviglie. :)

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