Il 1980 in musica lo ricordo come un anno a cavallo tra il vecchio che stava scomparendo e le novità che stavano arrivando, una terra di mezzo in cui il rock classico perdeva centralità senza essere ancora diventato repertorio museale, la disco veniva archiviata in fretta e spesso con malafede, e il pop iniziava a riorganizzarsi attorno a nuove grammatiche produttive. Era un anno di passaggio, non ancora nostalgico e non ancora davvero moderno, in cui convivevano fine corsa e possibilità, stanchezza e intuizione, con la sensazione diffusa che qualcosa si stesse chiudendo senza che fosse ancora chiaro cosa avrebbe preso definitivamente il suo posto. McCartney II ne è un bell’esempio e lo trovo un capolavoro a suo modo. Quella terra di mezzo aveva però una sua compattezza, e alcuni dischi di quell’anno la fotografano con precisione insolita. Prendiamo quattro album, due produzioni anglosassoni e due italiane, che utilizzano materiali contemporanei come se fossero già residui, suonano spe...
Non avrei saputo trovare risveglio migliore di questa domenica di festa Ieri, finalmente, abbiamo vinto, e la prossima abbiamo i viola ;)
RispondiEliminaBeh, complimenti al "Ceo", però non vi allargate troppo eh... ;o)
RispondiEliminaGrazie, io di solito porto bene ... ieri sono tornato allo stadio dopo tre anni che non ci andavo (l'ultima un Chievo-Inter 2 a 2), ed è tornata la fortuna. Domenica prossima ho altri programmi, però ci faccio un pensierino ;)
RispondiEliminaUna settimana che si apre all'indegna del sorriso.
RispondiEliminaI Miss Amy. Ciao Harmo.
c'entra il derby, mi viene da pensare.... ;o)
EliminaVolevo scrivere "insegna" sorry.
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