Ecco, siccome la voglia di scrivere sul blog in questo periodo è uguale a zero, vi faccio ascoltare un'altra compilation che potrete trovare anche su mixcloud. Funk e soul di razza. Buon ascolto!
Il 1980 in musica lo ricordo come un anno a cavallo tra il vecchio che stava scomparendo e le novità che stavano arrivando, una terra di mezzo in cui il rock classico perdeva centralità senza essere ancora diventato repertorio museale, la disco veniva archiviata in fretta e spesso con malafede, e il pop iniziava a riorganizzarsi attorno a nuove grammatiche produttive. Era un anno di passaggio, non ancora nostalgico e non ancora davvero moderno, in cui convivevano fine corsa e possibilità, stanchezza e intuizione, con la sensazione diffusa che qualcosa si stesse chiudendo senza che fosse ancora chiaro cosa avrebbe preso definitivamente il suo posto. McCartney II ne è un bell’esempio e lo trovo un capolavoro a suo modo. Quella terra di mezzo aveva però una sua compattezza, e alcuni dischi di quell’anno la fotografano con precisione insolita. Prendiamo quattro album, due produzioni anglosassoni e due italiane, che utilizzano materiali contemporanei come se fossero già residui, suonano spe...
Si, facendo spregio della lingua italiana, come l'amico Zio Scriba mi ha fatto notare, giustamente, nel post di ieri, rincaro la dose dopo aver visto lo spregio alla musica che ho visto ieri sera durante la prima serata del festival. Si può dire che se il declino di una nazione passa anche dalla cultura popolare, quello che ho visto può essere preso ad esempio come risultato dello sfascio a cui il paese è stato portato da trent'anni a questa parte. La musica, o quel simulacro che è passato ieri sera, è ormai diventato un mero accessorio ad uno show televisivo, dove a farla da padrone è stata una predica di 50 minuti, si 50 avete capito bene, misticoqualunquistica dell'Adriano molleggiato. Se ancora qualcuno pensava che il fondo lo avessimo già toccato da un pezzo, chi ieri sera ha auto la malaugurata idea di vedersi tutto il festival, converrà con me che siamo davvero arrivati ad un punto di non ritorno. Sulle canzoni non ce n'è una che sia una da poter ricordare, sono ...
Magic Mac Lo scorso 8 Luglio ci ha lasciati all'età di 66 anni Josè Roberto Bertrami, tastierista nonché uno dei co-fondatori degli Azymuth, assieme al batterista e percussionista Ivan Conti e al bassista Alex Malheiros. Molti probabilmente avranno ascoltato il loro brano più famoso, "Jazz Carnival", soltanto perché era la sigla di un vecchio programma tv, "Mixer", senza rendersi conto di chi lo suonasse - capite a che livello era un certo tipo di musica in Italia, toccava aspettare le sigle dei programmi per ascoltarla. Gli Azymuth sono stati non solo la più grande band arrivata dal Brasile, ma un punto di riferimento per gli amanti della musica di confine tra jazz, funk e samba. Presero il nome da un brano di Marcos Valle, "Azimuth", tratto dall'album "Mustang Cor de Sangue", dove i tre componenti della futura band prestarono la loro maestria come session-man e suonarono il brano talmente bene da essere appellati dai tecnici con un ...
Di Joe Cocker ho due ricordi ben precisi: un vecchio programma Rai della Tv dei Ragazzi, dove "She Came Intro The Bathroom Window" ne era la sigla iniziale, e la cover di "With A Little Help From My Friends" fatta in quel di Woodstock, una tra le migliori versioni di un brano dei Beatles mai ascoltate. Un cantante che verrà ricordato per la particolarità della sua voce, ruvida quando cantava il blues, calda e suadente quando si cimentava con brani di impronta soul. Joe Cocker vanta anche un innumerevole stuolo di imitatori, in particolar modo in Italia, ma è inutile aggiungere che ben pochi sono riusciti anche lontanamente ad avvicinarglisi. Mi piace qui ricordare l'imitazione che ne fece John Belushi nel Saturday Night Live, più vera del vero, al punto che lo stesso Cocker per niente impermalito duettò insieme a John in una puntata del programma. Prevedo che da qualche parte, in qualche luogo, quei due si divertiranno di nuovo insieme, tra sbronze e cazzegg...
Oppure, aggiornandola ai nostri giorni potremmo dire anche "The Revolution Will Not be Digitized", anche se qualche fava sta cercando di far credere il contrario. Le rivoluzioni non sono colorate di viola, di arancione o del colore can che fugge. Delle rivoluzioni, vere, delle rivoluzioni delle coscienze, le più difficili, rimangono soltanto un pugno di canzoni, come questa, e dei vecchi filmati consumati dal tempo. Anche perché il trappolone è in movimento e dopo la stagione del berlusconismo, siamo già pronti per entrare trionfalmente in quella del montezemolismo. Si, un bel governone d'emergenza confindustriale sarà quello che ci aspetta e si prospetta. Alla faccia dei rivoluzionari da aperitivo. Avviati verso la prossima sconfitta, come sempre, in ordine sparso. The Revolution will not accept you as a friend on Facebook. The Revolution will not be available as a tweet in less than 140 characters. The Revolution will not be uploaded to You Tube or available as a downlo...
Ti seguo nella pigrizia.
RispondiEliminaE' da un mese e mezzo che non scrivo niente.
Un abbraccio
Un abbraccio a te fratello. Uniti nell'ozio. ;)
RispondiEliminaOttime ed abbondanti sia l'1 che la 2
RispondiEliminaSiano sempre benvenuti attacchi di pigrizia simili ! Le mie pigre orecchie ti ringraziano.
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