Questa potrebbe essere la storia di un uomo che con la sua musica e la sua voce ha messo una parola definitiva su come intendere la soul music. Non voglio però fare qui una biografia dell'artista, ma parlerò soltanto delle emozioni che mi da tutte le volte che incrocio la sua opera. Donny Hathaway in soli tre dischi solisti ed uno realizzato insieme a Roberta Flack, ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo della musica, non soltanto nel soul ed affini. Si può dire che ha completato quello che Stevie Wonder prima e Marvin Gaye poi avevano iniziato, ovvero una musica che partendo da storie perlopiù sentimentali sono via via diventate canzoni che hanno descritto senza mediazioni di sorta la condizione sociale dei neri americani e la successiva presa di coscienza nella lotta per i diritti civili nell'America a cavallo delle presidenze Johnson e Nixon. Hathaway era tutto questo ma anche di più. Ascoltate come un brano strumentale qual'è "The Ghetto" con il suo andamento funky e intriso degli umori di strada di tanti quartieri "bassi" delle metropoli americane, sia diventato un inno che vale più di cento discorsi. Ascoltate l'uso innovativo che fece del piano fender rhodes, ascoltate quelle canzoni che sono ancora oggi una primaria fonte d'ispirazione per gli artisti che operano in ambito soul, come i tributi che cantanti come Amy Winehouse, Laureen Hill e Alicia Keys gli hanno dedicato. Ascoltate i duetti insieme alla sua amica Roberta Flack, vi ripagheranno di tanti obbrobri musicali fatti in nome di un sentimentalismo che sfocia il più delle volte in ruffianeria e manierismo.
Purtroppo, come troppo spesso accade nella vita di talentuosi musicisti, Donny è stato sconfitto dai fantasmi che hanno accompagnato la sua breve esistenza. Fantasmi in forma di depressione, schizofrenia paranoica, allucinazioni nelle quali sosteneva che i bianchi rubavano la sua musica con dei macchinari collegati al suo cervello.
Donny Hathaway ci ha lasciato un giorno di Gennaio del 1979, a trentatré anni, precipitando dal quindicesimo piano dell'Essex House, albergo situato in quel di Manhattan. C'è chi parlò di suicidio, chi disse di un disgraziato incidente o forse fu un'ultimo disperato tentativo per essere finalmente libero.
Remake del post già apparso su Call of the West del 29-10-2010.
Da oggi, Doctor Wu si arricchisce di un "fratellino": il nuovo blog interamente dedicato al City Pop. Su City Pop Channel ho infatti riunito tutti i post sull'argomento precedentemente pubblicati qui, riorganizzandoli in modo da offrire una lettura più organica e meno dispersiva. Se non erro, si tratta del primo spazio virtuale italiano, in formato blog, interamente dedicato a questo genere. Questo è il link per accedervi: https://citypopchannel.blogspot.com/ Buona lettura!
Immerso nelle pieghe del tempo e distillato come le gocce di un liquore nel corso degli anni, nel 2019 finalmente è emerso "You're The Man", l'album perduto di Marvin Gaye che era stato originariamente previsto per il 1972, come seguito del monumentale "What's Going On". In realtà, non è un vero album perduto, poiché alcune delle canzoni contenute qui sono state pubblicate in raccolte successive nel corso degli anni. Tuttavia, in questo album possiamo ascoltare per la prima volta alcune tracce inedite. "You're The Man" è stato un progetto estremamente travagliato che inizialmente doveva rappresentare un seguito musicale e politico a "What's Going On". Doveva essere un lavoro ancora più radicale rispetto all'album che aveva portato Marvin Gaye al successo, nonostante l'opposizione di Berry Gordy, il capo della Motown. Il singolo "You're The Man," pubblicato nell'estate del 1972 durante la campagna elet...
Nell’intraprendere un nuovo ascolto di "If I Should Love Again" di Barry Manilow, ci troviamo di fronte a un'esperienza che, sebbene sia stata oggetto di derisione e disprezzo da parte della critica musicale, merita un riesame più profondo. Addentrarsi in questo album del 1981 è come immergersi in una arcaicità musicale; Manilow, con la sua magniloquenza melodica e gli sgargianti crescendo orchestrali, potrebbe apparire come un residuo di un’epoca lontana, ma la sua musica continua a emanare un fascino assai strano e intriso di nostalgia. All'epoca dell'uscita dell'album, Manilow stava emergendo dal suo periodo di massimo successo nelle classifiche musicali, anche se lo stesso non ottenne vendite eclatanti. Nel corso del tempo, però, è diventato un classico e uno dei dischi più amati dell'artista. Apprezzato anche da coloro che si muovono nei territori dello yacht-rock, al suo interno troviamo almeno due brani che possiamo considerare appartenenti a quest...
I tre colpi di pistola immaginari che campeggiano sulla copertina del nuovo EP degli The Mads rappresentano in modo chiaro ciò che troverete all'interno di questo lavoro. Si tratta di tre cover di altrettanti classici della musica soul: "In The Midnight Hour," "Knock On Wood," e "Harlem Shuffle." Queste interpretazioni sono essenziali, senza fronzoli, come tre colpi alla mascella sferrati da Muhammad Ali o come le incursioni determinate della squadra del Milwall FC. Questi ragazzi sanno suonare bene, e da quando sono tornati sulla scena musicale cittadina, stanno mettendo a punto ciò che il modernismo ha ancora da dire nei nostri giorni. Non stiamo parlando di una moda passeggera imposta dai media, ma di un vero e proprio stile di vita. Mentre attendiamo con impazienza il loro primo album completo, possiamo deliziarci con questi brani, come un antipasto di ciò che ci riserveranno in futuro. Ciò dimostra che l'essenza della musica soul può esser...
Eiichi Ohtaki, nato il 28 luglio 1947 nel distretto di Esashi, è stato uno dei geni misconosciuti (per noi occidentali) della musica pop giapponese, anche se definirlo esclusivamente attraverso un genere risulta limitante. Inserito al nono posto nella classifica dei migliori 100 musicisti giapponesi del XX secolo stilata da HMV Japan, Ohtaki iniziò la sua carriera nel 1969 come membro della band Happy End, per poi intraprendere un percorso solista nel 1972. Artista sfuggente e non incasellabile, era noto per la sua creatività che, a un primo ascolto, poteva sembrare stravagante, ma rivelava una profonda genialità. Lo scrittore americano Patrick Macias, esperto di cultura pop giapponese, lo paragonò a una sintesi di Phil Spector, Brian Wilson, George Martin e Joe Meek, definendolo “un’enciclopedia di tutto ciò che c’è stato di grande nella musica pop del XX secolo”. La sua carriera solista iniziò ufficialmente nel 1972 con l’album omonimo e si concluse nel 1984 con Each Time. Successiva...
Immensi.
RispondiEliminaGrazie la citaziione, fratello!
Figurati amico, è un piacere.
RispondiEliminache bel pezzo, altro sconosciuto per me...
RispondiEliminaciao Harmo, grazie!
@robydick
RispondiEliminaciao roby, un pezzo commovente, alla luce della vita di Donny.
E grazie a te.