Tokyo Groove: Viaggio Nel City Pop - Eiko Miyagawa in arte EPO - Prima Parte
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Inizia oggi una nuova rubrica dedicata al City Pop, nel corso delle puntate parlerò degli artisti che hanno dato lustro al genere. Partiamo con una delle artiste da me più apprezzate, Eiko Miyagawa, meglio conosciuta con il nome d’arte di EPO. La puntata sarà divisa in tre parti.
EPO, nata Eiko Sato e successivamente diventata Eiko Miyagawa dopo il matrimonio con l’attore e terapista Masahiko Miyagawa, è una delle figure chiave (assieme a Taeko Onuki, Minako Yoshida e Mariya Takeuchi) del City Pop giapponese al femminile. Si può affermare senza esitazioni che il genere non sarebbe lo stesso senza un’artista del suo calibro. EPO ha incarnato il lato più sunshine-pop con uno sguardo più che esplicito verso le sonorità occidentali. Apprezzata e sostenuta da due pilastri del City Pop, Tatsuro Yamashita e sua moglie Mariya Takeuchi, EPO ha vissuto il suo periodo di massimo splendore negli anni ’80, pur continuando a essere attiva ancora oggi.
Fin da giovane, EPO sviluppò una profonda passione per la musica occidentale, traendo ispirazione da artisti come i Carpenters e i Beach Boys. Questa passione si riflette nei suoi lavori, caratterizzati da un’inconfondibile impronta stilistica che ogni appassionato di City Pop conosce bene. Per comprendere appieno la sua grandezza artistica, è utile concentrarsi su cinque album fondamentali pubblicati tra il 1980 e il 1983.
Il primo, “Down Town”, pur mostrando ancora alcuni tratti acerbi, getta le basi per i successi futuri e include già brani di grande valore. Tra questi spicca 日曜はベルが鳴る前に, una traccia che richiama nella ritmica Best of My Love delle Emotions, per poi evolversi in una melodia ariosa e avvolgente. L’album esplora diverse sonorità: dai ritmi disco, come in アスファルト・ひとり, alle atmosfere più rilassate dei brani mid-tempo, come 水平線追いかけて. Inoltre, il titolo stesso dell’album è un omaggio a Downtown di Petula Clark, sottolineando l’influenza della musica occidentale sulla sua produzione artistica.
Sempre nel 1980 EPO pubblica il suo secondo album, “Goodies”, che segue le orme tracciate dal precedente “Down Town”. In questo lavoro si possono già intuire le direzioni musicali che EPO avrebbe esplorato negli anni successivi. Un esempio emblematico è il brano 雨のケンネル通り, in cui emerge l’idea di un sunshine pop reinterpretato in chiave giapponese, destinato a diventare il tratto distintivo dell’artista per tutto il decennio.
L’album presenta anche episodi dal sapore jazzato e un evidente amore per le sonorità pop americane degli anni Sessanta, elementi che continueranno a caratterizzare la produzione di EPO nei lavori successivi, sebbene in modo meno marcato rispetto a quanto avviene nei suoi primi due dischi.
Da oggi, Doctor Wu si arricchisce di un "fratellino": il nuovo blog interamente dedicato al City Pop. Su City Pop Channel ho infatti riunito tutti i post sull'argomento precedentemente pubblicati qui, riorganizzandoli in modo da offrire una lettura più organica e meno dispersiva. Se non erro, si tratta del primo spazio virtuale italiano, in formato blog, interamente dedicato a questo genere. Questo è il link per accedervi: https://citypopchannel.blogspot.com/ Buona lettura!
Nell’intraprendere un nuovo ascolto di "If I Should Love Again" di Barry Manilow, ci troviamo di fronte a un'esperienza che, sebbene sia stata oggetto di derisione e disprezzo da parte della critica musicale, merita un riesame più profondo. Addentrarsi in questo album del 1981 è come immergersi in una arcaicità musicale; Manilow, con la sua magniloquenza melodica e gli sgargianti crescendo orchestrali, potrebbe apparire come un residuo di un’epoca lontana, ma la sua musica continua a emanare un fascino assai strano e intriso di nostalgia. All'epoca dell'uscita dell'album, Manilow stava emergendo dal suo periodo di massimo successo nelle classifiche musicali, anche se lo stesso non ottenne vendite eclatanti. Nel corso del tempo, però, è diventato un classico e uno dei dischi più amati dell'artista. Apprezzato anche da coloro che si muovono nei territori dello yacht-rock, al suo interno troviamo almeno due brani che possiamo considerare appartenenti a quest...
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Nato a Ōta Ward nel 1950, Yoshitaka Minami è un artista di rara raffinatezza, un concentrato di eleganza che prende forma in musica. Come molti protagonisti del City Pop, anche lui comincia giovanissimo: forma una band ai tempi delle scuole medie e inizia a scrivere canzoni durante gli anni dell’università. Il debutto arriva nel 1973 con The Heroine of the Skyscrapers , prodotto da Takashi Matsumoto — fresco di scioglimento degli Happy End — e da lì partecipa ai progetti di Caramel Mama e Moonriders, nomi chiave di quella scena. Ma qui vorrei soffermarmi su due album che, più di altri, condensano il suo stile inconfondibile: South of The Border e Seventh Avenue South . South of The Border - (1978, CBS/Sony) South of The Border cattura subito l’attenzione, a partire dalla splendida copertina. Dentro, un mix irresistibile di bossanova, exotica e City Pop: atmosfere estive, rilassate, elegantissime, rese ancora più raffinate dagli arrangiamenti di Ryūichi Saka...
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