martedì 27 marzo 2012

IL DEEP FUNK DEI THIRD COAST KINGS


E' luogo comune associare la rabbia e l'energia in campo musicale con canzoni che inevitabilmente portano a dischi con potenti riff suonati da massicce chitarre, ma anche da chi si diletta nel punk et similia. Quando invece si parla di musica nera, quello che viene in mente a molti sono i ritmi della disco, il funk annacquato di Prince ed il pop soul di Michael Jackson ultima maniera (dimenticandosi colpevolmente il primo, perlomeno fino ad Off The Wall). Se parliamo di funk poi, viene rimarcata la baracconaggine di James Brown, Sly Stone e dei Parliament/Funkadelic, senza pensare per un solo momento che in quanto a rabbia ed energia il funk non è da meno dei generi succitati. Forse perché la storia del funk è stata fatta dai musicisti neri e ben sappiamo quanto la critica bianca e rockcentrica abbia una buona parte di responsabilità in tutto ciò. Per fortuna esistono realtà fatte da musicisti (anche bianchi) e discografici che fregandosene di barriere artificiose create ad arte hanno assunto il verbo del funk come unica verità e come uno dei generi da portare avanti con orgoglio. Tutto questo preambolo mi serve per annunciare l'uscita del primo album dei Third Coast Kings, ottetto proveniente dal Michigan, dedito a suonare un deep funk potente che riporta ai fasti del genere, partendo dal padrino James Brown fino ai funkster più oscuri dei primi anni settanta. L'etichetta che prosegue caparbia nel proporre queste nuove realtà è la benemerita Record Kicks di Milano, un punto di riferimento per gli amanti del genere e foriera di proposte sempre più interessanti. L'album dei Third Coast Kings segue due dei dischi più belli del 2011, quello dei The Baker Brothers e di Nick Pride and The Pimptones. Questo, a differenza degli altri due, rimarca ancora di più la forza del funk, con una sezione ritmica che è una vera forza della natura, ruvidi riff di chitarra e una raffinata sezione fiati a controbilanciare la ruvidezza del sound, che ricorda e si ispira ai JB's di browniana memoria. Ascoltate ad esempio il primo brano "Come on", ma anche la straordinaria "Cop it Croper" ed il brano scelto come primo singolo, "Spicy Brown", per proseguire poi in brani che ammiccano alla blaxploitation, non dimenticando il soul più groovy dalle suggestioni jazz. Insomma, i nostri eroi della Record Kicks hanno di nuovo raggiunto il bersaglio grosso, e finché ci saranno dei ragazzi che abbinano passione e lavoro con band che macinano note e sudore, il futuro del funk appare sempre più vivo.

8 commenti:

  1. PS : ...e nel caso qualcuno se lo voglia ascoltare :

    http://recordkicks.bandcamp.com/album/third-coast-kings

    ..e se qualcuno lo volesse scaricare basta fare un fischio...

    RispondiElimina
  2. Non male, non male davvero! Bravi God Good

    RispondiElimina
  3. Irriverent Escapade28 marzo 2012 12:37

    God save Funk! Hai centrato l'ennesimo bersaglio
    Great indeed.
    ...e ci scampi sempre dalla critica "bianca e rockcentrica"

    RispondiElimina
  4. @irriverent escapade
    thanks!
    la critica "bianca e rockcentrica" ha dimostrato di non sapere vedere più in la del proprio naso.

    RispondiElimina
  5. Sicuramente mi piacciono molto come tipo di proposta.
    Mi chiedo anche, come pure mi chiedevo per il gruppo dell?alabama che ho postato da me, se sia possibile che moltissimi nuovi gruppi si rifacciano ancora a schemi di 40 anni fa?

    RispondiElimina
  6. @euterpe
    una lettura può essere che per le giovani generazioni questi suoni, vecchi per noi, suonano nuovi per loro, visto anche quel che passa il convento. dall'altra come saprai ho smesso di inseguire le "novità", anche perché penso che ci sia rimasto veramente poco da inventare. rimango comunque ben disposto se arriverà qualcuno con idee veramente nuove che sappia però parlare a tutti.
    ciao amico.

    RispondiElimina

Scrivete quello che vi pare, ma lasciate un nome.
Ogni commento offensivo sarà eliminato.