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FUNK MASSICCIO DA BRIGHTON: THE IMPELLERS

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Se dici Brighton pensi subito agli scontri fra Mods e Rockers negli anni 60, oppure, se sei appassionato di football, ma di quelli seri, sicuramente ti potranno interessare le gesta del Brighton and Hove Albion FC, non memorabile squadra di Championship inglese, la nostra serie B, che ha vinto il suo unico trofeo nel 1910. A me invece Brighton fa venire in mente Ben Sherman, stilista di moda cui devo buona parte del mio guardaroba, camicie con il caratteristico "botton down", ovvero il terzo bottone posto sul retro del colletto, polo, chinos e giubbino "Harrington". L'altra cosa per cui Brighton merita di essere ricordata e attinente al blog, è la band dei "The Impellers", dieci elementi, con alla voce solista la brava Clair Witcher - potenza allo stato puro la bimba, ascoltare "The Knock Knock" - in cui ha attecchito il morbo del funk. "The Impellers" hanno da poco inciso il loro secondo album, "This is not a drill", per ...

DIZZY IN FUNK

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La recente uscita di una bella raccolta dedicata ai musicisti che hanno pubblicato sulle label Perception e Today Records, mi fornisce l'occasione di parlare di un bel disco uscito nel 1970 ad opera di Dizzy Gillespie, "The Real Thing". Il disco vede il buon Dizzy flirtare con dei micidiali groove funk, lontano anni luce dalle classiche sonorità bop di cui lui fu uno dei fondatori, contornato da una band che vedeva nelle sue fila musicisti come James Moody al sax, Eric Gayle alla chitarra e Michael Longo al piano. Chiamatelo jazz-funk, fusion o come vi pare, quel che è certo è la notevole apertura mentale di Dizzy verso la musica che girava per le strade in quei giorni e al pari di un Miles Davis e di un Herbie Hancock, seppe indicare la via giusta a tutti quei jazzisti che non volevano rimanere imbrigliati in una formula tradizionale a scapito della propria creatività. Poi il bello della musica jazz e nera in generale è proprio questo: riuscire a fiutare per primi i suon...

ROUND MIDNIGHT: IL "CAPOLINEA" DI MILANO

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Se chiedete a uno straniero quali siano le eccellenze italiane nel mondo, è probabile che vi risponda: le auto, la moda e la cucina. Se poi gli domandate cosa conosca della musica italiana, quasi sicuramente citerà Bocelli e Pavarotti. È anche possibile che accenni un sorriso ironico se gli chiedete del rock tricolore. I più esperti, però, vi diranno che il jazz è un’altra delle nostre eccellenze, una tradizione costruita da musicisti capaci di guadagnarsi il rispetto dei maestri del genere e diventare veri punti di riferimento. Non si parla solo di musicisti, però. Il jazz italiano è stato anche alimentato da una rete di locali dove quelle note prendevano vita, contribuendo a scrivere la storia del genere nel nostro Paese. Uno su tutti: il “Capolinea” di Milano. Questo storico locale, affacciato sul Naviglio Grande, è stato un crocevia per la produzione jazz internazionale e italiana. Aperto nel 1968 da Giorgio Vanni, ex batterista toscano (e qui non posso che provare un moto d’orgogl...

SICURO, E' FUNK (E DI QUELLO BUONO)

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Nel fondamentale disco di Sly and the Family Stone, "There's a Riot Going On", la traccia omonima era inesistente, ovvero era scritta sul tondino del vinile ma non c'era, mai incisa e forse mai pensata, perché come motivato dello stesso Sly, "sentii che non ci dovrebbero essere mai disordini". A distanza di quarantuno anni, il gruppo californiano dei Monophonics, usciti per la label Ubiquity Records lo scorso 15 Maggio con l'album "In your brain", provano a dare voce e musica a quella risposta che Sly Stone dette alla domanda posta a titolo dell'album capolavoro di Marvin Gaye, "What's going on". Da allora e come allora, pur con altri motivi, i tempi per una rivolta sembrano essere tornati d'attualità, ma qui mi fermo e non vado oltre, per la politica esistono blog e bloggers migliori del sottoscritto. I Monophonics sono attivi dal 2005, questo è il loro terzo lavoro, dopo l'uscita nel 2007 di "Playin' and S...

IL LUNGO ADDIO: ROBIN GIBB, 1949-2012

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Sulla morte di Robin Gibb in questi giorni è stato scritto molto e molto a sproposito: ad esempio la sua dipartita è stata messa in correlazione con la scomparsa di Donna Summer, come se i Bee Gees avessero scritto e cantato soltanto nel periodo della disco music, non ricordando invece i numerosi successi avuti negli anni sessanta, con canzoni memorabili nell'ambito della musica popular. Restando sugli anni '70 e sulle sonorità che interessano al sottoscritto, voglio ricordare che i Bee Gees scrissero brani dance o perlomeno dall'atmosfera pop-soul ben prima dell'exploit di Saturday Night Fever: "You should be dancing", "Nights on Broadway" e "Fanny" furono i brani che videro la sterzata del gruppo dal pop degli esordi a suoni più marcatamente black, costruiti però sui loro caratteristici intrecci vocali e sui loro ritornelli killer. Il miglior modo per ricordare Robin Gibb è riascoltare la "divina" Candi Staton nella cover di ...

SUNDAY MORNING MUSIC: BOBBY CALDWELL

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Autore raffinatissimo, che spazia dal soul al jazz alla fusion, Bobby Caldwell incise nel 1982 uno dei suoi album migliori, "Carry on" da cui è tratto il brano di oggi, "Sunny Hills". Caldwell iniziò la sua carriera come turnista lavorando con Johnny Winter e come membro di due gruppi, gli Armageddon e i Captain Beyond, per poi intraprendere nel 1978 la carriera solista. "Carry On" è il terzo album che arriva dopo il suo omonimo masterpiece del 1978 e segue "Cat in the hat" del 1980. Album che rispetto agli altri pecca in spontaneità, essendo i brani costruiti ed arrangiati in modo impeccabile, ma sicuramente quello che non difetta è un generale godimento per tutta la durata del disco. Da rimarcare è che pur trovandoci in ambito di musica da intrattenimento di gran classe, l'ascoltare questa miscela di musica di diversi generi così ben assemblati ha ben pochi eguali in altri autori e rende Bobby Caldwell un artista tra i più originali del pan...

ROUND MIDNIGHT: GERRY MULLIGAN QUARTET, AS CATCH CAN

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Di questo disco ho un ricordo particolare: trattasi del primo album di jazz da me acquistato dopo intensivo ascolto di "The Nightfly" di Donald Fagen. L'omonima canzone, dove si narravano le nottate del DJ Lester che trasmetteva "jazz and conversation" dalla "indipendent station WJAZ", mi convinse a fare il salto definitivo nel mondo del jazz, sfiorato mille volte in tutte le sue declinazioni e fusioni. L'album di Gerry Mulligan, "What is there to say?" del 1958 fu così il primo di una lunga serie che continua ancora oggi. Il quartetto di Mulligan era atipico dagli altri del periodo perché fu il primo a non contemplare il pianoforte, sostituito da tromba e sax baritono in un continuo gioco di armonie ed incroci tali da non far sentire la mancanza di uno strumento fino ad allora indispensabile per ogni formazione jazz. Nel quartetto originale la tromba era affidata a Chet Baker, ma tra litigate e scazzi vari tra i due, il connubio venne in...