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ROBERT BYRNE E LA DIFFICILE ARTE DELLE BALLATE

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Questa mattina parliamo di un'artista che con soli due album ha inciso un'altro tassello per la definizione del sound pop-soul californiano. Robert Byrne da Detroit, nessuna parentela con David in tutti i sensi, è stato un musicista che ha inciso solo due album, il primo "Blame it on the night" del 1979 e "An eye for an eye" del 1981 in compagnia del pluristrumentista Brandon Barnes, ma è sul primo album che ci focalizzeremo. "Blame it on the night" rimane uno dei dischi più belli del meta-genere west coast pop, ci troviamo canzoni sofisticate dai suoni avvolgenti ed eleganti, uniche come le Polaroid che illustrano la copertina del disco, con momenti che ricordano il miglior Michael Mc Donald, tutte ugualmente belle al punto che è difficile indicarne una che svetti sulle altre. A chi è appassionato alla difficile arte delle ballate, sappiate che qui ne troverete alcune tra le più belle mai scritte, incastonate in una confezione sonora che fa da sup...

NEAPOLITAN POWER

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Di questo disco non ne parlerò mai bene abbastanza, uno degli album fondamentali della musica italiana e naturalmente, del vostro blogger. Il pezzo in questione poi, suonato dal vivo e per chi ha avuto la fortuna di assistere ad un concerto di Pino Daniele in quegli anni, è uno di quelli che resterà scolpito nella memoria. Si è chiamato "Neapolitan Power", un genere coniato per descrivere tutto il movimento di musicisti di e intorno Napoli che fondevano l'amore per il blues, il funk, il jazz e la melodia partenopea in un tutt'uno, ritmi "negroidi", mi sia concesso il termine in senso positivo, un flusso di note e di emozioni, nato dall'ascolto della musica americana e di vecchie canzoni napoletane. James Senese con gli Showmen prima e i Napoli Centrale dopo, Toni Esposito, Tullio De Piscopo, Enzo Gragnaniello, Enzo Avitabile, questa una lista certamente riduttiva dei musicisti che fecero una vera e propria rivoluzione nel campo della musica italiana. Una...

GRATITUDINE

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L'album "Gratitude" degli EWF, primo album live della band comprendente anche brani registrati in studio, mise il sigillo alla prima parte della carriera del gruppo afroamericano, e contemporaneamente fu indicato il nuovo indirizzo che la band di Maurice White avrebbe intrapreso negli anni successivi. La parte dal vivo è infatti un best degli album fin lì realizzati, dove la parte più funk del gruppo è posta in risalto con delle esecuzioni impeccabili ed energiche, ascoltare per credere, i brani da studio sono il primo esempio, nella loro perfezione e raffinatezza di quello che diventerà il sound degli EWF, così come sarà conosciuto in futuro dalla maggioranza delle persone. All'epoca erano già delle superstar in America, avendo venduto milionate di copie dei loro dischi, questo album fu l'ariete che scardinò le difese del resto del mondo, visto che anche un album immenso come "That's the way of the world", precedente a "Gratitude", non fec...

UN UOMO A NUDO

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Posto a cavallo tra "Innervisions" e "Songs in the key of life", l'album "Fullfillingnes First Finale" è negli anni diventato un classico "minore" della discografia di Stevie Wonder. Riascoltandolo in questi giorni devo dire che mai impressione fu più sbagliata; non ci sono magari dei brani che colpiscono al primo ascolto come negli altri album sopracitati, ma tutto il corpus delle canzoni ne fa un disco unico, dal tono cupo e dall'impronta più intimista rispetto agli altri. Più asciutto e scarno negli arrangiamenti e nei suoni , qui infatti Wonder ha suonato quasi tutti gli strumenti alla stregua di un one-man band, quel che ne risulta è però un disco di una sincerità ed una messa a nudo dell'uomo Wonder quasi disarmante. Più una raccolta di canzoni che un album concept come era il precedente e come lo sarà il successivo, dove Wonder sembra aver posato l'ascia di guerra della denuncia sociale, escluso il brano "You haven...

CONOSCI DANE DONOHUE ?

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Proseguiamo nella bella consuetudine domenicale di dedicare i post agli artisti che hanno reso grande il pop west coast californiano di fine anni '70, un genere considerato di "confine", pur essendo di facile ascolto. Oggi voglio ritornare a parlare di un'artista a cui avevo già dedicato quattro righe un paio di anni fa'. Lui è il misconosciuto Dane Donohue, autore di un unico disco a suo nome nel lontano 1978, la cui particolarità è nell'essere riuscito a creare un'opera tra le più belle del genere, per quanto sconosciuta. Suonato dai migliori turnisti in circolazione del momento e prodotto da Terence Boylan è un disco che ogni volta che lo ascolto mi regala delle emozioni da tanto è bello, ma di una bellezza che, per chi apprezza il genere, sfugge a qualsiasi catalogazione. Peccato che non devono averla pensata così i discografici che hanno reso irreperibile per molti anni il disco, se non a prezzi esorbitanti, e sopratutto la non promozione dello stesso...

IL LUNGO ADDIO: JIMMY CASTOR, 1940-2012

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Jimmy Castor, sassofonista e percussionista nonché leader della Jimmy Castor Bunch è scomparso lo scorso 16 Gennaio per cause sconosciute. Lo ricordo come uno dei leggendari funkster degli anni '70, autore di uno dei dischi più citati e campionati negli anni a venire, si parla di ben 3000 campionamenti, non so se mi spiego. Il disco è "It's just begun" uscito nel 1972 e consacrerà Jimmy Castor alla gloria del funk, la title track sarà poi inserita nel film "Flashdance" nella scena dove si esibiscono i breakdancer e l'altro singolo, "Troglodyte", verrà campionato da una schiera di rapper's ed hip hopper's nel corso degli anni. Nato a New York, aveva iniziato la sua carriera come cantante doo-wop durante la metà degli anni '50, inciderà il suo primo disco nel '56, "I promise to remember", canzone che fu portata al successo dall'amico Frankie Lymon, altra leggenda del doo-wop, con la sua band, "Frankie Lymon and...

LA MUSICA A COLORI DI LAMONT DOZIER

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Lamont Dozier è stato uno dei compositori, insieme ai fratelli Edward e Brian Holland, che ha reso grande la musica soul, in particolare nel versante Motown. Credo che più o meno tutti conosciate le canzoni lasciate in eredità dal trio - ve ne cito una soltanto, "Reach out (i'll be there) e credo che basti - sono certo invece che siano pochi quelli che conoscono la produzione solista di Dozier. Abbandonati i fratelli Holland nel 1973, Dozier iniziò la carriera solista con il disco "Out here on my own", fino ad arrivare nel 1977 a pubblicare il suo capolavoro "Peddlin' music on the side". Disco veramente epocale, non fosse altro per un brano che conoscono anche i sassi, probabilmente nella cover di Richie Havens o sicuramente in quella degli Odyssey, ovvero la superba "Going back to my roots". Inutile dire che la versione di Dozier è di una spanna superiore, meno semplicistica delle altre, votate più che altro ad essere ballate in discoteca, qu...