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NED DOHENY: PRONE, 1978

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Riprendiamo l'ascolto degli artisti del pop californiano dopo due mesi di pausa. L'artista che vi propongo oggi è Ned Doheny, qui al suo terzo lavoro, uscito nel 1978 dal titolo "Prone". Arriva dopo il celebrato "Hard Candy" del 1976 e se potevamo avere dubbi sulla riuscita del disco dopo il capolavoro precedente, l'ascolto di quest'ultimo fuga ogni dubbio. Prodotto anche questo da Steve Cropper e coadiuvato dai musicisti presenti nel disco precedente, che non solo riescono a ripetere le performance di "Hard Candy" ma addirittura le migliorano in raffinatezza e costruzione degli arrangiamenti, confermando quella meraviglia di intreccio tra pop e soul. Quindi ancora un disco indispensabile per voi carbonari del pop-snob. Doheny dopo questo disco non pubblicherà più niente per dieci anni e questo grazie alla solita lungimiranza dei soliti discografici. Ma noi ce ne sbattiamo di loro e il vostro "dottore" è qui per curarvi a dosi mas...

TONY SCIUTO: ISLAND NIGHT, 1980

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Tony Sciuto è uno dei tanti artisti west-coast aor famosissimi in Giappone e sconosciuti o quasi nella madrepatria, in questo caso gli Usa. Se questo album fu un grande successo in Giappone nel 1980, non altrettanto si può dire dei riscontri che ebbe negli states dove fu bellamente ignorato e che incisero sulla decisione del nostro di dedicarsi anema e core nello sviluppare la prima parte della sua carriera nel paese del sol levante, per poi entrare a far parte negli anni '90 della band australiana dei Little River Band. Il disco è un buon esempio di quel che era la musica pop californiana di quegli anni, anche se per me un brano spicca su tutti gli altri: "Cafe L.A." Il pezzo è come un bignami per entrare nell'atmosfera di questo genere musicale; inizia con un fender rhodes che accompagna la voce di Tony, poi entra un basso dalle movenze pastorjusiane per poi dispiegarsi con tutti gli altri strumenti, il fender diventa un piano acustico e dopo la seconda ripetizione ...

DANNY KORTCHMAR: KOOTCH, 1973

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Danny Kortchmar o Kootch per gli amici, è un chitarrista sessionman che sicuramente gli appassionati della west-coast conosceranno bene, avendo lavorato con artisti del calibro di David Crosby, James Taylor, Carole King, Carly Simon, Graham Nash e Don Henley. Qui invece parlerò di uno dei due dischi solisti pubblicato da Kootch nella sua carriera, disco del 1973 e intitolato come il suo nickname, "Kootch", appunto. Se la voce del nostro non è propriamente bella, a livello musicale si sente che ha una marcia in più, avendo messo nel suo disco delle intuizioni che saranno poi artisti come Billy Joel ma anche il Joe Jackson versione "newyorchese" ad avvalersene. Il disco è suonato in collaborazione con Paul Stallworth al basso e con il futuro produttore David Foster alle tastiere, con cui il nostro darà poi vita in seguito al gruppo degli "Attitudes", specializzati in funk-soul. "Kootch" è ancora oggi un godibile pastiche di musica pop intrecciata c...

ERIC TAGG: DREAMWALKIN', 1982

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Oggi ci occupiamo di un cantante che i fan di Lee Ritenour conoscono bene, essendo infatti la voce solista del capolavoro del chitarrista statunitense: Rit. Dreamwalkin è il terzo lavoro di Eric Tagg e anche il più bello, fatto di atmosfere che rimandano al miglior Stevie Wonder ed al soul sofisticato degli anni '70. Dotato di un timbro vocale inconfondibile è anche autore di tre brani del disco, ma quel che vi voglio far ascoltare è il brano che definisce meglio lo stile del nostro e come per altri lavori di questo genere, tutto il disco merita un ascolto. Tagg inciderà un nuovo disco solista dopo 15 anni e questo la dice lunga sulle scelte delle case discografiche. Musica che ben si adatta a queste giornate estive, da ascoltare di notte, in dolce compagnia. Produttore: Lee Ritenour Musicisti: Guitars: Lee Ritenour Drums: John Robinson, Alex Acuna, Rich Shlosser Bass: David Hungate, Abraham Laboriel, Nathan East Keyboards: David Foster, Don Grusin, Greg Mathieson, Ian Underwood S...

PETER ALLEN: BI-COASTAL, 1980

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Peter Allen, pianista e cantante australiano viene dal musical e dal cabaret, è stato una stella di prima grandezza nel suo paese d'origine ed ha collaborato con i migliori artisti del pop sofisticato americano. C'è la sua firma in Arthur, canzone dell'omonimo film portata al successo da Cristopher Cross, scritta insieme a Carol Bayer Sager e Burt Bacharach. L'album che vi presento è il migliore dell'artista australiano, prodotto dal grande David Foster e scritto per intero da Allen, aiutato per alcuni brani da David Laisley e Tom Keane, è un continuo susseguirsi di canzoni una più bella dell'altra. Inutile dire che è stato suonato dai più grandi turnisti della musica californiana con dei controcanti micidiali ad opera dei vocalist Richard Page e Steve George, i migliori in circolazione all'epoca per questo tipo di sonorità. Si passa da canzoni soft che almeno una volta nella vita vorreste ballare cheek-to-cheek con la vostra amata/o a brani più movimentati ...

NICK DE CARO: ITALIAN GRAFFITI, 1974

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A volte accostarsi ad un disco avviene per i più strani motivi. Talvolta succede che anche se non conosci l'artista vieni attirato da dei particolari, come per esempio in questo caso una copertina con sopra fotografato un personaggio che sarebbe stato bene in un film di Scorsese o di Francis Ford Coppola. E' questo il caso di Nick De Caro, anzi Nicola Giuseppe De caro, musicista dalle chiare origini italiane che omaggia le sue radici in questo disco del 1974. Arrangiatore, produttore, compositore e fisarmonicista di talento De Caro ha collaborato con artisti del calibro di Frank Sinatra, James Taylor, Jackie De Shannon, Herp Albert, Little Feat, Barbra Streisand e in quel gioiello che fu "Pirates" di Rickie Lee Jones organizzando gli arrangiamenti per archi delle loro canzoni. Non ho molte informazioni su Nick De caro, ma posso assicurarvi che se venite in possesso di questo disco lo amerete a prima vista così come è successo a me. Purtroppo il nostro è venuto a manc...

RUPERT HOLMES: PARTNERS IN CRIME, 1979

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Torniamo ad interessarci di un'artista di cui abbiamo già parlato nel blog: Rupert Holmes. Era il 1979 quando pubblicava questo disco che una volta tanto riesce a raggiungere quel successo anche di vendite che l'artista sicuramente meritava. Canzoni orecchiabili e molto radiofoniche ma suonate e cantate da Dio con quella classe che al musicista non ha mai difettato. Anche se personalmente preferisco il disco precedente "Pursuit of happiness" su cui tornerò presto, questo è il lavoro che me lo ha fatto conoscere e ho ritenuto giusto proporvelo per farvi capire come una volta la canzone "easy" andava di pari passo con la qualità. In particolare le canzoni "Him" e "Partners in Crime" le trovo un gradino sopra alle altre, e una volta di più servono a rimarcare la differenza tra canzone di consumo e pop song di classe. Cosa che del resto si sono accorti artisti del calibro di Barbara Streisand, Dionne Warwick, Manhattan Transfer e gli Sparks a...