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CURTIS MAYFIELD: FREDDIE'S DEAD, 1972

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Non ho mai visto il film "Superfly", ma di certo, mi è bastato ascoltarne la colonna sonora per entrare dentro la storia di questo caposaldo della blaxploitation. Ma anche se la pellicola non fosse mai esistita, il disco si reggerebbe in piedi da solo, anzi, lo fa' benissimo anche così. "Superfly", prima di essere un semplice accompagnamento sonoro è prima di tutto il capolavoro assoluto del supereroe Curtis Mayfield, il concept di risposta al "What's Going On" di Marvin Gaye, dove là si chiedeva cosa stesse accadendo in città, Curtis lo racconta senza tante perifrasi. Accadeva che la droga e lo spaccio avevano invaso i ghetti, insieme con la rabbia dei neri per una condizione di vita non più sostenibile, e Curtis ce lo racconta con il suo falsetto a ritmo di funk, accompagnato da basso e percussioni, fiati e chitarre wah wah. "Freddie's Dead" è il lamento per la morte di Fat Freddie, un personaggio del film che viene investito da un...

STEELY DAN: JOSIE, 1977

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Trenta musicisti coinvolti, nottate passate a riascoltare un fraseggio di chitarra, un piatto di batteria fatto costruire apposta per suonare una determinata nota su un determinato passaggio di una determinata canzone, una parte per sax suonata da Wayne Shorter scritta come un assolo improvvisato e più autentica di un'improvvisazione - tutto vero, Wayne Shorter si vide recapitare la sua parte per sax nel brano "Aja" da Fagen e Becker, logico poi che li mandò bellamente affanculo dicendo loro che lui, jazzista, avrebbe improvvisato e non avrebbe mai suonato parti scritte; il bello è che dopo aver ascoltato il brano se ne tornò dai due dicendo che erano si, due figli di puttana, ma quel che avevano scritto per lui era così perfetto da superare qualsivoglia improvvisazione da lui pensata. Di "Aja" si potrebbe scrivere un libro soltanto con gli aneddoti, oggi però voglio focalizzarmi su "Josie", pezzo posto a conclusione del secondo lato del disco (già, i ...

AMY WINEHOUSE vs. THE CITY CHAMPS: LOVE IS A LOSING GAME, 2007

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Barcellona contro Chievo oppure All Blacks contro Italia. Scegliete il paragone e il tipo di gioco che più vi aggrada per definire i termini del match tra Amy Winehouse e il trio proveniente da Memphis dei The City Champs. Non c'è partita, però, come spesso accade in certi incontri, la squadra sfavorita riesce a volte ad impegnare, seppure per poco, quella più brava ed infarcita di campioni. In questo caso, il trio americano formato da Joe Restivo alle chitarre, Al Gamble alle tastiere e George Supplick alla batteria, nel cimentarsi con la cover di "Love is a losing game" la butta nel jazz venato di soul, Booker T. come nume tutelare, aggiungendovi dosi massicce di groove per cercare di impensierire almeno un po' la performance vocale della Amy. E cosa altro potevano fare? La cover è inserita nel loro primo album "The Safecracker", uscito nel 2009, bel dischetto di sonorità vintage, ricorda a tratti quei vecchi vinili che si producevano in quel di New Orlean...

DONNY HATHAWAY E ROBERTA FLACK: THE CLOSER I GET TO YOU, 1979

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photo via Tarkus Questa potrebbe essere la storia di un uomo che con la sua musica e la sua voce ha messo una parola definitiva su come intendere la soul music. Non voglio però fare qui una biografia dell'artista, ma parlerò soltanto delle emozioni che mi da tutte le volte che incrocio la sua opera. Donny Hathaway in soli tre dischi solisti ed uno realizzato insieme a Roberta Flack, ha lasciato un'impronta indelebile nel mondo della musica, non soltanto nel soul ed affini. Si può dire che ha completato quello che Stevie Wonder prima e Marvin Gaye poi avevano iniziato, ovvero una musica che partendo da storie perlopiù sentimentali sono via via diventate canzoni che hanno descritto senza mediazioni di sorta la condizione sociale dei neri americani e la successiva presa di coscienza nella lotta per i diritti civili nell'America a cavallo delle presidenze Johnson e Nixon. Hathaway era tutto questo ma anche di più. Ascoltate come un brano strumentale qual'è "The Ghetto...

ERIC ROBERSON: PICTURE PERFECT, 2011

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Eric Roberson, Erro per gli amici, è probabilmente il miglior soul singer attualmente in circolazione, snobbato e semisconosciuto dalla maggior parte degli appassionati di musica, ma tenuto nella massima considerazione e rispetto da parte dei suoi colleghi. Si può dire che Erro rappresenta l'anima indie del movimento soul ed r'n'b, se mai ne esiste uno. Quel che è certo è che il nostro, per poter ottenere la massima libertà artistica, ha sempre schivato le major preferendo incidere per etichette indipendenti al punto da crearsene una propria, la Blue Erro Soul, nel 2003. La parabola artistica di Erro è iniziata nel 2001 con l'album "The Esoteric Movement", fino ad arrivare ai giorni nostri con l'album uscito il mese scorso, "Mister Nice Guy", il sesto della serie. A differenza di tanti celebrati campioncini del cosidetto indie rock, Roberson ha dimostrato cosa vuol dire essere "indipendenti" da qualsiasi pressione delle etichette discog...

MELVIN SPARKS: DISCO BOOTY, 1975

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Melvin Sparks è stato un testimonial di prodotti per barbeque. E forse in America, per chi non si interessava alla musica, è stato più conosciuto per questo. Ed è un peccato, perché Melvin, chitarrista partito dal jazz per poi approdare ad una fusione tra soul e funk, è stato uno dei pionieri del futuro acid-jazz, e ne è diventato un punto di riferimento. Non ha inciso molti dischi, sette, dal 1970 al 2006, ma ha partecipato come turnista in centinaia di album dei maggiori musicisti del genere, tipo Lou Donaldson e Idris Muhammad, per dirne due. Musicista eclettico, come lo si ascolta nel brano di oggi, dove si diverte con i ritmi della disco, innestata però da una dose massiccia di funk. Il pezzo non è presente in nessuno dei suoi album, è un rare groove che arriva da una compilation della Ace Music uscita nel 2001 e compilata dal dj inglese Dean Rudland. E non è un caso che ancora una volta le orecchie più attente per questi suoni arrivino dall'Inghilterra, dove alla musica black...

THE COMMODORES: X RATED MOVIE, 1978

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Davanti a questo gruppo e a questo disco, mi sento come i turisti che, passando per Firenze, si trovano di fronte, tutte insieme, la cattedrale di Santa Maria del Fiore, il campanile di Giotto ed il Battistero. Oppure, mentre stanno ammirando le opere site nella galleria degli Uffizi. I sintomi: capogiro, tachicardia, vertigini, confusione e in casi estremi, allucinazioni. Si, è la famigerata sindrome di Stendhal. E' una malattia rara, ma tra i malanni dell'appassionato di musica c'è pure questa. I Commodores sono conosciuti principalmente per essere stati il gruppo di Lionel Richie (come se gli altri fossero dei miseri scalzabbubole) e questo album, "Natural High", e la canzone ivi contenuta "Three Times A Lady", li fece assurgere al ruolo principe di band per pomicioni. Che le ballad siano state il pezzo forte del gruppo non ci piove, ma i nostri Commodori se la cavavano molto bene anche con il funk. Vi ricordate "Brickhouse" dall'album p...