martedì 17 aprile 2012

CIBO PER MENTI APERTE

Lonnie Liston Smith oggi

C'è un pezzo che tutte le volte che lo ascolto mi lascia sempre sorpreso per la sua forza evocativa e sempre mi lascia indifeso davanti a quello che la musica, quando è al suo meglio, riesce a creare. Emozione e istinto ma che spesso va a braccetto con la ragione. E' questo il caso di "Expansions", brano epocale del jazzman e tastierista Lonnie Liston Smith ed i suoi Cosmic Echoes, pietra miliare di quello che fu l'album omonimo uscito nel 1974, uno dei primi dischi che fece incontrare la ragione del jazz, con l'istinto e il calore del soul, in poche parole uno dei primi lavori che diedero il la alla grande ed indimenticata stagione della fusion. Liston Smith, iniziò la sua carriera suonando il piano acustico nei gruppi di Roland Kirk, Pharoah Sanders, Betty Carter e Gato Barbieri, ma fu suonando con il leggendario Miles Davis la molla che lo spinse a formare un suo gruppo, i Cosmic Echoes, cambiando radicalmente il suo suono e creando di fatto i primi prodromi della musica di fusione. Jazz, funk, r'n'b, rock e soul, una miscela incredibile che soltanto pochi con il prosciutto nelle orecchie non riuscirono a cogliere per quello che fu: un serio e riuscito tentativo di coniugare la musica più cerebrale con quella più popolare, come è stato detto Lonnie Liston Smith riunì John Coltrane con gli Earth Wind and Fire e se vi sembra poco... Ecco, quando si parla di musica contaminata si abbia il coraggio di rendere il giusto merito a musicisti come Liston Smith, uno dei pochi che dimostrò che per fare musica antagonista e politica non importava essere dei cialtroni che sapevano mettere insieme a malapena due note. Ascoltate questa musica, vi migliorerà come persone e suonerà ancora oggi come attuale e necessaria.

27 commenti:

  1. Qui siamo arrivati a un Master, LLS mi piace enormemente ma meno del suo omonimo (il Dottore senza Liston). Bellissimo il nuovo header!

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  2. Mi piacerebbe davvero tanto sapere chi sono secondo te "i cialtroni che sapevano mettere insieme a malapena due note" che facevano "musica antagonista e politica".

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  3. Irriverent Escapade17 aprile 2012 15:30

    Che piacere lasciarsi cogliere da certe contaminazioni. Ogni giorno una chicca.

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  4. @tarkus
    eh anche il dottore niente male davvero. il nuovo header è più in linea con il blog, poi Chaka aiuta a far bella figura. :)
    @allelimo
    fai te, U2, Nirvana, Sid Vicious, ti bastano?
    @iirriverent escapade
    Grazie cara.

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    1. Bravissimo Harmonica! Aggiungiamoci i letali ramones (che odio con un´intensitá quasi sovrumana)!

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  5. Piccola postilla:
    Patetici i punk quando sfasciavano gli strumenti sul palco credendo di essere gli Who...
    Postilla nr.2
    Ad esempio un'antidoto al cialtronismo può essere il riascolto dei nostri jazzisti contaminati quali il Perigeo, Roberto Gatto, Lingomania, Enrico Rava, James Senese e mi scuso con chi ho dimenticato.

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  6. Harmonica, direi di no: ormai nella tua crociata contro il "rock" (che ci sta, eh, figurati, alla fine è sempre questione di gusti) hai assunto un atteggiamento religioso e oltranzista (e questo ci sta meno...)
    Però "musica antagonista e politica" per U2, Nirvana e Sid Vicious, cosa c'entra? Due gruppi pop e un'icona punk, non hanno mai preteso di fare musica nè politica nè antagonista.
    E anche "cialtroni che sapevano mettere insieme a malapena due note", va bene per Sid Vicious che non è mai stato un musicista, ma U2 e Nirvana sanno suonare eccome. Possono non piacere, ci mancherebbe, ma "cialtroni"?
    Postilla nr. 1 - I punk che sfasciavano gli strumenti sul palco, mi spiace ma non celo: l'unico gruppo di sfasciastrumenti che conosco rimangono gli Who, e la cosa era ridicola anche quando la facevano loro.
    Postilla nr. 2 - Il jazz e il suonare jazz NON è necessariamente più difficile o meno cialtrone del suonare rock, anzi, spesso è il contrario.
    Però capisco che a una certa età possa sembrare più "rispettabile" il jazz del rock.
    Tieni presente che tra una decina d'anni potresti scrivere le stesse identiche cose sostituendo al paragone jazz e rock quello musica classica e jazz... :)

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  7. Postilla 1: Jimi a Monterey (1967) dopo l'esibizione di The who si è sentito a sua volta in dovere di distruggere la stratocaster e poi dargli fuoco... (non c'entra un cazzo ma volevo scriverla).
    Non sono affatto d'accordo con il precedente commento: il divario tecnico tra un musicista rock e un musicista jazz è mostruoso (a qualsiasi livello).
    Il rock è morto alla fine dei settanta e la musica classica da almeno 100 anni, il resto è cinema.

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  8. Tarkus, che ti devo dire: io quando ascolto un disco ascolto le canzoni, non il divario tecnico tra gli strumentisti...
    Certo che nel caso del campionato del mondo della tecnica strumentale, allora il divario tecnico diventa importante, ma purtroppo un qualsiasi musicista classico straccia sia il rocker che il jazzista.

    Il rock è morto un po' in ogni tempo, di solito dipende da quando aveva vent'anni il nunzio funebre (quando elvis è andato militare, quando è caduto l'aereo di Buddy Holly, quando i Beatles hanno smesso di fare concerti, quando i Clash hanno firmato per la CBS, quando è morto Ian Curtis (MorrisonHendrixJoplinCobain etc. mettere qui un morto rock a piacere).

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  9. Vero, una bella canzone è una bella canzone; ma se il bel brano in questione è mal suonato o mal cantato, nulla tee vieta di ascoltarne una versione migliore (es. Light My Fire o Blowin' In The Wind, per citarne due a caso, preferisco sentirle nella versione di Stevie Wonder...). I musicisti Jazz oltre a studi classici completano la loro cultura con anni di improvvisazione (è quello che personalmente chiamo "un quid in più"). Concludo: siamo stati tutti vittime dell'industria musicale che per questioni politiche ha da sempre favorito la musica "bianca" a quella dei neri (musicalmente una razza superiore). Jimi si era accorto di questo ed era dispiaciuto perchè consapevole di essere maggiormente apprezzato dai "whitey" e snobbato dalla sua gente... Credo che piuttosto che suonare a Monterey, Isle of Wight o Woodstock avrebbe preferito fare un pienone all'Apollo di Harlem.

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  10. Tarkus, ma di cosa stai parlando?
    La musica pop (nel senso di "popular", vedi Franco Fabbri) è fatta da canzone PIU' esecutore: "Light My Fire" è quella suonata e registrata dai Doors, le altre versioni sono cover: una cosa completamente diversa.
    I musicisti jazz NON fanno studi classici, l'improvvisazione (che palle) è SOLO suonare assoli sulle scale, esattamente come fa qualsiasi chitarrista rock o blues. La differenza è che il jazzista conosce di solito molte più scale del rocker. Invece il musicista classico sa sempre leggere la musica, e questo lo pone su un altro piano tecnico.
    Il razzismo all'incontrario sempre razzismo è: "neri musicalmente una razza superiore", boh.
    L'industria musicale non ha mai favorito la musica bianca o nera, ha sempre favorito la musica che si vende, senza badare nè a colore nè a razza.
    Negli anni '60 e '70 le classifiche (negli USA) erano divise per generi, ma mi sembra strano sostenere una tesi come la tua, visti i non pochi successi commerciali degli artisti Motown ad esempio.
    L'esempio di Jimi Hendrix, non l'ho capito. Suonava rock, casomai è un altro esempio di razzismo all'incontrario, di segno esattamente opposto a quello di cui stai parlando: erano i neri che lo snobbavano perchè non suonava musica abbastanza "nera", mica l'industria musicale.

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  11. Light My Fire dei Doors è scadente e molte "cover" le trovo superiori.
    I più bravi musicisti jazz hanno compiuto studi classici e poi si sono specializzati (primo fra tutti Stefano Bollani). L'improvvisazione penso sia il punto di massima espressione artistica per un musicista e quelli bravi sanno esattamente le note che suonano, altro che scale, quello è il blues. L'industria musicale razzista ha fatto si che assurgessero a fama mondiale molti personaggi di dubbio talento e prodigiose band black sono quindi rimaste sconosciute ai più.

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  12. Motown e Stax erano le punte dell'iceberg (non avrebbe potuto essere altrimenti dal momento che erano una fucina continua di capolavori). Jimi suonando rock (!???) si è arricchito a dismisura, se fosse rimasto con gli Isley Brothers sarebbe stato diverso.

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  13. Tarkus, ti assicuro che non è come dici tu: Bollani è un'eccezione, non la regola.
    Studiare musica non è mica come studiare medicina, non esistono gli studi classici e la specializzazione jazz. vai a vedere come funziona un conservatorio se non ti fidi... :)
    L'improvvisazione è suonare le scale appropriate sulla progressione armonica di un pezzo, in qualsiasi genere musicale: "altro che scale, quello è blues" è, scusami, la dimostrazione che non hai idea di quello di cui stai parlando.
    L'industria musicale ha fatto sì che assurgessero a fama mondiale molti personaggi di dubbio talento bianchi, neri e gialli, e prodigiose band black, white e yellow sono quini rimaste sconosciute ai più. Per l'industria musicale conta solo il numero delle copie vendute, non il colore...
    Jimi non suonava rock? Oh bella, e allora cosa suonava? E perchè la "sua gente" (madonna che puzza di lega a usare queste espressioni...) lo snobbava allora?

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  14. Crociata contro il rock? Ma quando mai! Crociata contro chi ha propagandato il rock come unica musica degna di essere presa in considerazione da parte della critica bianca, in particolare quella italiana, quello sempre! Nel corso degli anni e con il senno di poi, ho potuto leggere sulle riviste musicali italiane e su fanzine varie le peggiori nefandezze, facendo assurgere a "geni" innovatori della musica popular gente infame come i Sex Pistols e compagnia latrante, specializzati in un nichilismo cialtrone, dove veniva detto che la grandezza ed il merito principale del movimento era quello di non saper suonare. Capisco quindi chi non avendo gli strumenti per difendersi, ovvero leggere libri e riviste estere o avere la fortuna di imbattersi in amici che ascoltavano musica che non fosse quella propagandata, era facile bersi tutto quello che questi figuri dicevano, le stesse persone che all'epoca appellavano come fascista Battisti e Clint Eastwood, davano di mafioso a Sinatra, salvo poi arrivare ad incensarli negli anni successivi. Non è vero che l'industria musicale guardi soltanto alle vendite a prescindere dal colore della pelle; chiedere a James Brown. Quando questi incise "Say it loud, i'm black and i'm proud" pagò a caro prezzo il successo del disco venendo boicottato dai media bianchi americani, le sue canzoni passarono quasi esclusivamente sulle stazioni nere americane, a tal punto che il nostro dovrà attendere gli anni '80 ed un film di Stallone, Rocky 4, per tornare nelle classifiche mainstream e con una canzone che sapeva tanto di scuse all'industria discografica bianca. Le chitarre sfasciate degli Who non le considero patetiche, ma un genuino segno di rivolta giovanile, patetiche furono le imitazioni punkettare, improntate ad un nichilismo fine a se stesso.

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  15. Jimi Hendrix. Sapete che a Woodstock soltanto l'imperizia e la cialtronaggine, ancora, di chi era al mixer ci ha impedito di ascoltare il chitarrista americano in versione black? Andate a rileggere la crew di quel concerto, Hendrix aveva sul palco una sezione di percussionisti deciso com'era ad andare oltre al rock blues tanto amato dall'intellighenzia bianca. Come detto, inspiegabilmente chi era al mixer decise di rendere inintelleggibile l'ensemble africano cancellando di fatto i percussionisti e facendo risaltare la vecchia Experience. Da li fino alla sua morte Hendrix suonò regolarmente con musicisti neri, ha suonato anche groove funk, ascoltare l'album postumo "Cry of love", ma l'industria bianca non ha mai avuto l'interesse a promuoverlo presso la gente di colore: doveva rimanere sintonizzato sui gusti dei bianchi. Questo è quello che ha detto Miles Davis riguardo a Hendrix: "Quando aveva in formazione quei due bianchi suonava un sacco in 6/8, ed era questo che, alle mie orecchie, lo faceva suonare un po' come hillbilly, un campagnolo; quando però iniziò a suonare con Buddy Miles e Billy Cox nella Band of Gypsys penso che abbia tirato fuori veramente quello che aveva sempre avuto dentro. Purtroppo alle case discografiche e al pubblico bianco piaceva di più quando suonava con due bianchi...Jimy Hendrix veniva dal blues, come me, ci comprendevamo reciprocamente molto bene proprio per questa ragione. Era un grande chitarrista blues e lui e Sly Stone (altro grande boicottato dall'establishment bianco) erano due grandi musicisti naturali, suonavano quello che sentivano. Sull'influenza che Hendrix ebbe sui musicisti neri, ascoltate l'assolo di chitarra di That Lady degli isley Brothers, sembra scritto da lui. Per quanto mi riguarda, non è che ho iniziato ad ascoltare jazz arrivando a 50 anni: il colpevole è stato Donald Fagen ed il suo Nightfly, da lì ho scoperto un mondo che non credevo esistesse, fatto di musicisti nel vero senso della parola, dove la forma non era mai disgiunta dalla sostanza: parlo del jazz contaminato con il soul, il pop mischiato col jazz e la musica nera, funk, r'n'b e tutto quello che ci era stato negato da una manica di stronzi che saluto cordialmente con il dito medio in erezione!
    Ps. Ad una manica di strafatti e scaracchiatori rompicoglioni, preferisco andare ad un concerto di Dionne Warwick.

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  16. Ho fatto solfeggio cantato, pianoforte complementare e corsi di armonia, arrangiamento e lavorato in sala d'incisione. Quello che inventa sei tu. Le scale (maggiori, minori, blues, modali) servono inizialmente ad approcciare il giro armonico ma se stai improvvisando o sei un cazzone o tee esprimi esattamente per quello che senti. Se quando ascolti un assolo non riesci a discernere tra un qualcosa di "ispirato" e un qualcosa di didattico allora è preoccupante. Che un musicista classico sia più preparato di un jazzista è una buffonata grossa come una casa.
    Jimi suonava inizialmente in un contesto di Brit Pop tinto di Blues e psichedelia con un batterista Mod di r'n'b (Mitch Mitchell) e un bassista di studio (Noel Redding), il tutto impeccabilmente confezionato dal grande Chas Chandler. Poi, dopo Tommy (1968) tutti hanno cominciato a parlare di rock, spesso a sproposito. E allora Folk Rock, Rock Blues, Prog Rock, Hard Rock fino al Punk Rock. Mi viene in mente il Partito Rock, capitanato da Gianni Muciaccia dei Khaos Rock che in Italia, credo intorno all'80 voleva presentarsi alle elezioni.
    Bollani non è l'eccezione (Petrucciani, Boltro, Di Battista...). In USA è diverso perchè vanno alla University dove seguono programmi completi; quello che però più conta è che un jazzista non finisce mai di studiare, la sua è una continua ricerca, insomma un'altro pianeta.

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  17. Harmonica, ma che giornalacci musicali leggevi? Io sta cosa qui del razzismo contro la musica nera non me lo ricordo proprio, nè su Rockerilla nè sul Mucchio Selvaggio.
    Anzi, secondo il "sentire comune" dell'appassionato medio di musica, il rock viene direttamente dal blues e il blues è la musica nera per eccellenza, quindi non capisco davvero dove sia 'sto razzismo contro la musica nera.
    Ma probabilmente stiamo parlando di due storie diverse: in quella che conosco io James Brown ha ricevuto una cinquantina di dischi d'oro negli USA, in quella che conosci tu era boicottato dall'industria discografica (?).
    Negli USA degli anni '60 c'era ancora la segregazione razziale, altro che razzismo musicale... direi invece che la musica ha semmai contribuito ad abbattere la segregazione razziale.
    Le chitarre sfasciate dagli Who sono genuine e i punk sono patetici, ok, argomentazione convincente e incontrovertibile...
    Il punk può non piacere dal punto di vista musicale, ma ridurlo a nichilismo fine a sè stesso e cialtroni che non sapevano suonare non mi sembra un grandissimo esempio di apertura mentale.
    Tra le altre cose, il punk non ha mai sostenuto che non fosse necessario saper suonare, semmai che la tecnica poteva anche essere messa in secondo piano rispetto ad altre componenti. Tutti i gruppi punk sanno suonare, fidati: magari non benissimo, ma se non sai suonare, chitarra, basso e batteria da soli non suonano.
    Secondo me, hai una visione della storia della musica molto rancorosa e forzatamente conflittuale, e faccio sinceramente un po' fatica a capirne il motivo: c'è e c'è stato spazio per tutti, bianchi, neri, rossi e blu: da Elvis a Little Richard, da BB King a Eric Clapton, dai Rolling Stones ai Funkadelic, da James Brown a Donald Fagen, dai Clash ai Bad Brains, dai Nirvana ai Living Colour, etc.
    Se c'è un razzismo musicale, lo vedo piuttosto verso alcuni generi, a prescindere dal colore, ancora: rimanendo in area black, il rap e l'hip-hop, che sono le musiche nere degli ultimi vent'anni e di cui neppure tu parli mai bene.

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  18. Tarkus: se vogliamo andare nel tecnico, esiste l'improvvisazione modale e quella armonica (e anche quella free, che è più o meno l'improvvisazione come è percepita dai non musicisti), ma sempre lì siamo: si suonano scale sopra a degli accordi. Poi, come si dice spesso, la teoria bisogna saperla e dimenticarla nel momento in cui si suona, così da essere liberi di esprimersi veramente. Ovvero, non farsi limitare dalla tecnica ma usarla come punto di partenza.
    Detto questo, a me la parte dell'assolo è quella che meno interessa in qualsiasi tipo di musica.

    Brit Pop o Rock o quello che vuoi: sono etichette, servono per intendersi senza dover usare giri di parole estenuanti: possiamo dire "quella musica nata tra gli schiavi neri in america, fatta generalmente di dodici battute con una progressione I-IV-V" oppure "blues". Per una questione di comodità, si tende a usare la versione più breve... :)

    Rapporto tra jazz e musica classica: non ho detto che non esistono persone che studiano entrambe le cose, ho detto che non esiste un percorso accademico come quello che sembravi tracciare tu: prima classica, poi specializzazione in jazz. Un jazzista non finisce mai di studiare, esatto, come anche un rocker o un musicista classico direi.
    Non mi sembra di aver inventato nulla nè di aver detto buffonate, ma come al solito, son pareri, se a te sembra così avrai senz'altro ragione tu.

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  19. non mi pare proprio che le riviste da te citate abbiano dato largo spazio alla musica nera, qualche articoletto sui padri del soul, poco o niente sul funk, escludendo sly stone ,forse perché era passato da woodstock :)
    sul blues un po di più, forse anzi sicuramente perché da lì viene il rock. artisti cardine della scena black dei '70 niente di niente. niente kool and the gang, niente ewf, poco di gaye e mayfield, di brown si parlava solo del primo periodo. A proposito di Brown; in America anche se vendi soltanto tra i neri ti basta ed avanza per vincere dischi d'oro, almeno un tempo, e nele classifiche r'n'b il nostro ha sempre primeggiato. Non altrettanto in quelle che abbracciavano anche i bianchi, ovvero le pop charts dove dopo il decimo posto di "say it loud" nel 1968, per ritrovare un brano di brown tra i primi dieci, bisognerà aspettare il 1985 con "livin' in america", che si piazzò al quarto posto, mentre nelle r'n'b charts il nostro era quasi sempre al numero uno. e ti credo che ha preso 50 dischi d'oro !! chiedi però il motivo dell'ostracismo che ebbe nelle stazioni radio bianche, che all'epoca facevano il bello e il bellino per le sorti di una canzone.
    La mia può anche essere una visione rancorosa della musica, quello che non sopporto è chi si erge a maestro dettando la linea su quello che è buono e quello che non lo è, e di maestrini saccenti le pagine dei giornali italiani erano e sono ancora oggi piene. peccato per loro che con internet non sono più importanti come una volta. grazie ad internet ognuno ha la possibilità di farsi un'opinione documentata sulla musica e grazie al cielo, si riescono a trovare e ad ascoltare quei dischi che quei figuri consideravano alla stregua della merda. in questo caso sono io che decido quello che mi piace, non che mi debba far piacere per forza quello che piace a lor signori. e sfido chiunque in epoca pre internet, con meno accesso ai dischi, quante cantonate abbiamo preso seguendo i dettami della critica. il bello è che poi passiamo per revisionisti, bertoncelli docet, noi che ci esaltiamo per artisti ghettizzati per decenni; chissà perché mi vengono in mente gli steely dan; per quanto mi riguarda un disco come Aja è ben più importante per l'evoluzione della musica popular di molti altri artisti strombazzati (i nomi?, metteteci chi volete, anche i mostri sacri).

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  20. Harmonica, non ho detto che Rockerilla o il Mucchio dessero "largo sapzio alla musica nera", ho detto che non ho mai visto in quelle riviste l'atteggiamento razzista e censorio di cui parli tu.
    Poi certo, Rockerilla era un giornale punk/new wave e il Mucchio un giornale di rock americano, ovvio che fossero altre le cose in primo piano, ma la censura razzista è una cosa ben diversa.

    L'ostracismo delle radio bianche negli USA razzisti degli anni '60, ok, questo ci sta. E' un discorso completamente diverso da quello che facevi prima sulle case discografiche, a proposito delle quali rimango della mia opinione: per loro contano i soldi, non il colore del cantante.

    Maestrini saccenti che si erigono a dettare ciò che è buono e ciò che non lo è, qui non riesco proprio a seguirti.
    Cosa stai facendo tu sul tuo blog (come fanno più o meno tutti quelli che hanno un blog, anzi, tutti quelli che esprimono un'opinione...) se non dire ciò che è buono e ciò che non lo è A TUO PARERE?
    E soprattutto, cosa c'è di sbagliato nel farlo?
    E cosa c'è di razzista se il tizio A dice che gli piace di più il punk del soul?
    Sono gusti, esattamente come sono gusti quelli del tizio B che preferisce il soul al punk, e dovrebbe essere lecito che ognuno espimesse i suoi, senza essere tacciato in nessuna maniera.
    Il tuo atteggiamento, scusami, è "in questo momento mi piace il funk, tutto il resto è merda", e non mi sembra un grande esempio di apertura mentale.

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  21. si ok, hai ragione tu, mi sono svegliato l'altro giorno e ho deciso che mi piace il funk. vorrà dire che i dischi di musica soul acquistati negli anni, insieme a quelli rock, li acquistavo così, tanto per buttare via i soldi o meglio, li ho acquistati in previsione che, arrivato vicino ai cinquant'anni, mi sarebbero piaciuti. Peccato che non hai capito che la storia dei maestrini saccenti, leggi bene, era riferita alla critica musicale italiana, che, se permetti, da un giornalista mi aspetterei qualcosa di più che non una lista di cosa gli piace oppure no, per quello esistono i blog. Poi mi sembra chiaro che l'impronta di questo blog è dedicata ad un certo genere, che ha la stessa importanza del rock, ma a cui, mi sembra evidente, non viene dato lo stesso risalto. Nel mio piccolo faccio opera di promozione e di memoria, se poi a qualcuno non piace, tanti saluti e arrivederci.

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  22. Per meglio dire: da un giornalista voglio tutti gli strumenti che mi aiutino a comprendere quello che sta ascoltando, anche in modo asettico, non una lista partigiana di quello che gli piace. Sai quante sole abbiamo preso fidandoci ad occhi chiusi di quello che veniva detto, non avendo, come oggi, la possibilità di ascoltare i dischi recensiti?!

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  23. E quanta roba ci siamo persi perché a quel critico non piaceva il disco A o l'artista B ?!

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  24. Guarda, come forse sai se c'è uno che non stima i giornalisti musicali italiani (ma non solo) quello sono io: d'accordissimo sulle sole prese quando non esisteva il web, devo averlo scritto decine di volte...
    Però il giornalista, esattamente come il blogger, non può che parlare bene di quello che gli piace e male di quello che non gli piace: stiamo parlando di musica, non di matematica.
    Se esiste un modo di fornire un parere oggettivo sulla musica, io non lo conosco.

    Non ho detto da nessuna parte che tu abbia scoperto il funk ieri o cent'anni fa, però il tuo atteggiamento, che ti piaccia o no, lo trovo inutilmente aggressivo: se vuoi fare opera di promozione e memoria, beh, a mio parere la stai facendo in un modo che non mi piace, replicando l'assolutismo dei giudizi che tanto disprezzi quando è di segno opposto al tuo.

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  25. Proprio tu mi parli di assolutismo..ma dai!

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  26. Sottotitolo del mio blog: "A mio parere, secondo me, io penso che, credo ma potrei sbagliarmi, la mia umile opinione è che, se non è troppo disturbo
    mi azzarderei a sostenere che" - distribuire a piacere in ogni cosa da me scritta!
    Mai sostenuto di scrivere altro dalla mia opinione...

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