venerdì 18 marzo 2016

LOST AND FOUND: SMILE - JUDY ANTON



Avviso: questo è un post per chi bazzica i sentieri della west coast, ultramaniacale da sfiorare la patologia, quindi chi ama il genere capirà dove andrò a parare, per tutti gli altri, forse, chissà, potrà incuriosirvi lo stesso.

Il personaggio è una ragazza americana, Judy Anton il suo nome, che all'età di tredici anni segue il padre in Giappone causa lavoro, ci rimane per diversi anni, si appassiona alla musica a tal punto da incidere due dischi pubblicati solo per il mercato giapponese, uno "Sunshowers In My Eyes" nel 1979 e questo del post di oggi, "Smile", giusto un anno più tardi. Otto brani e mezz'ora scarsa di musica, di cui quattro cantati in giapponese, così come del paese del sol Levante sono i musicisti impiegati nella registrazione dell'album, nonché il produttore Makoto Matsushita.

Qui fatemi fare una piccolissima digressione: vi ricordate quanto andava di moda il sax nella musica pop degli anni ottanta e di come sia caduto in disuso adesso ? Beh, qui, cari pazzi fanatici della musica obsoleta e del sassofono, c'è pane per i vostri denti, a partire da "Living in the City", gran bel pezzone che apre l'album, con Takeshi Itoh che ci dà dentro di fiato. Sax e non solo, il tappeto sonoro che i musicisti costruiscono per l'esile e angelica voce di Judy Anton è il non plus ultra delle produzioni di mellow-aor del periodo.

Da brava figliola la nostra Judy va a ripescare anche un capolavoro come "The River Must Flow" e pur non raggiungendo le vette che Gino Vannelli riuscì a donare alla canzone, qualche brividino lungo la schiena riesce a farcelo sentire. L'album scorre di ballad in ballad, talvolta dalle suggestioni jazzate gentile e adatto per finire una serata in completo relax, mai melenso, a tratti ricorda quell'altro bel lavoro che fu l'omonimo album di Amy Holland, anche questo, coincidenza, uscito nel 1980.

Inutile dire che di lei si perderà ogni traccia, il disco diverrà in breve tempo ultra raro e materia per noi fissati della west coast, benedicenti la rete come non mai per farci riscoprire queste piccole gemme.


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