venerdì 6 novembre 2015

LOST AND FOUND: ERBE SELVATICHE - OSCAR ROCCHI E IL SUO MODERN SOUND



Nel 1975 anno di uscita di "Erbe Selvatiche", internet  non era neanche nella mente più fervida del più immaginifico scrittore di fantascienza, la cosa in comune, oggi come allora, era la difficoltà nel reperire questo genere di dischi. Si perché gli album delle "library", composizioni nate a commento per programmi TV, documentari e quant'altro, non avendo come scopo quello di vendere, erano perlopiù invisibili. Oggi, va meglio, ma giusto un poco, e questo grazie al lavoro di piccole ed intelligenti label che ne ristampano le opere più significative, ma trattandosi di piccole realtà anche queste tirature vanno presto esaurite. Va reso merito quindi alla rete che grazie alla comunità degli appassionati rende disponibili a tutti l'ascolto di questi album. La peculiarità e il bello di questi lavori è l'ascoltare musicisti che, pur rimanendo nei limiti dati dai commissionanti, lavorano in totale libertà, scevri da qualsiasi ruffianeria da hit parade.

Chissà se Oscar Rocchi, pianista e compositore a cui dobbiamo "Erbe Selvatiche", avrà pensato allora che il suo disco nel tempo sarebbe diventato uno dei pochi lavori prodotti in Italia di musica funk sapientemente mischiata con il soul ed il jazz. Di Oscar Rocchi trovate poco sulla rete, da quel che ho appreso il nostro è stato turnista con alcuni dei nomi più "commerciali" della musica italiana, come Umberto "quinto Beatles" Tozzi e Marcella Bella, ma ha anche lavorato con Giorgio Gaber, De André e insieme a Tullio De Piscopo è stato parte integrante di "Metamorphosis" album del batterista napoletano edito nel 1981.

Tornando ad "Erbe Selvatiche" impressiona il groove sparso a piene mani per i solchi del vinile, come poco è dato di ascoltare nelle produzioni italiane, Rocchi lavora in raffinatezza con le sue tastiere, fender rhodes e arp, accompagnato dalla chitarra fuzz di Andrea Verardi, dai fiati, sax tenore e flauto di Giancarlo Barigozzi, (si dice, ma non è certo, che il disco fu realizzato durante le session di un altro capolavoro della library music, ovvero "Woman's Colours" del Barigozzi Group), dal basso elettrico preciso e asciutto di Gigi Cappellotto che fa da pendant con la batteria di Andrea Surdi. Non in tutti i brani ci troviamo di fronte alle suggestioni funk, altrove si va di ballad cinematiche in linea con la melodia italiana che, pur non disprezzabili, sono niente in confronto agli altri pezzi.

Erbe selvatiche è stato ristampato recentemente in vinile, chi volesse accaparrarsi il disco originale, si prepari a firmare un assegno da 500 dollari.




2 commenti:

  1. Pietre miliari funk-jazz... ottimo ascolto!

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  2. Inebriante aroma seventies. A quando un post sul barigozzi?

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