venerdì 2 ottobre 2015

NOVITA': SIMI STONE



Simi Stone ad otto anni iniziò a prodursi delle musicassette in proprio, ma non copiava i dischi per gli amici, no no, suonava proprio. Cosa non mi è dato sapere, ma basta forse questa traccia a farci capire che il suo destino era già segnato. Capiamoci, chi, da appassionato di musica, non ha provato a fare altrettanto ? Io ad esempio mi dilettavo a bacchettare i mestoli di mia madre sui fustini del Dash, oppure facevo fischiare la radio davanti alle casse dello stereo ricercando improbabili sperimentazioni sonore, oppure picchiettavo sul microfono del registratore a cassette imitando un cavallo al trotto. Quando capii che non era il caso e troppo pigro per imbracciare qualsivoglia strumento, mi dedicai all'ascolto di gente più capace di me e ancora oggi è questo il mio rapporto con la musica.

Simi Stone dicevamo, figlia di una hippy e di padre giamaicano, nata a Woodstock, si proprio quella lì del festival di pace amore e figli maschi; come minimo te la immagineresti con dei sottanoni e collane di perline alla Mama Cass a cantare di paturnie pacifiste accompagnata da bonghi, campanellini e armamentario da freakkettone fine anni sessanta.
La musica di Simi Stone è si piantata anema e còre negli anni sessanta, ma quelli precedenti all'estate dell'amore, qui l'amore è tutto verso la musica soul dei dintorni di Detroit, ovvero Motown e parenti stretti, quindi nell'album di debutto della cantante afroamericana, pubblicato lo scorso luglio per la Reveal Records, ci troverete anche il pop "catchy", il Northern Soul per la gioia delle vostre gambe ballerine, un pizzico di blues, il "Mountain Motown", genere coniato dalla nostra Simi per definire la sua musica, e soprattutto una voce cristallina, limpida, triste, innocente e intrigante al tempo stesso. 

Non arriva dal nulla Simi Stone, in passato ha fatto parte del movimento Afro-Punk, ha suonato r'n'r in una band, The Suffrajet, ottenendo anche un notevole successo di critica. Se ne andava in tour con gente come Urge Overkill, Eagles of Death Metal e financo i buoni Cheap Trick. E' approdata in Europa con Simone Felice e Bobby Burke, ovvero The Duke and The King, band questa si in odore di freakketonismo spinto che ricordo proponeva una miscela di soul e funk, poi fortunatamente qualcuno si è accorto che tanto talento andava portato su disco, come solista.

Insieme a David Baron, suo partner musicale, è nato questo disco, il primo, a suo nome, come i predestinati a fare grandi cose. Notevole la crew che vi ha collaborato: si va da Natalie Merchant, che le ha scritto la bellissima "Don't Come Back", a Zachary Alford, Sara Lee e Gall Ann Dorsey. 
Un album fresco, bello sin dalla copertina, che dura lo spazio di un respiro con canzoni che di rado superano i tre minuti, ma proprio per questo essenziale e senza fronzoli.
Simi Stone punta al vostro cuore e sono sicuro che vi arrenderete presto.



7 commenti:

  1. da ieri la copertina del suo disco, figura nel mio blog nei dischi da ascoltare.

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    1. Fantastico questo disco, e splendida voce la Simi.

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  2. si molto bello. si risentono gli anni 70, e anche carol king.

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  3. Questo me lo accatto alla velocità della luce ! Grazie per la dritta ! :)

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  4. Appena finito di ascoltare: gran bel disco! Easy, ma di quello che in pochi sanno fare.

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    1. Il rischio in queste produzioni è di cascare in un tritello... :-)

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