sabato 2 marzo 2013

YOUR LOVE IS KING (SHE'S SO COOL)


Quando nell'autunno del 1984 avemmo modo di ascoltare la voce e ammirare la raffinatezza dei modi della cantante anglo-nigeriana Sade, molti tirarono un sospiro di sollievo nel constatare che era possibile tornare a ballare e ad ascoltare musiche che avevano per base la sobrietà, sia come estetica che come sonorità, dopo le esagerazioni pacchiane dei new romantics e del techno pop. Si riascoltavano, rielaborate in maniera moderna, tutti quei suoni patrimonio di un'epoca passata, il jazz ed il soul degli anni cinquanta e sessanta e Sade, insieme ad altri artisti inglesi, penso agli Style Council, gli EBTG, Carmel, i Working Week e gli Animal Nightlife, furono i portavoce di quel movimento che andò sotto il nome di new-cool, l'antesignano di quel che fu poi conosciuto come acid-jazz. Ritornava la musica suonata senza i suoni di plastica che allora andavano per la maggiore, drum-machine e paccottiglia varia, per molti fu una scoperta, per altri un ritorno alla musica "fisica e carnale".  Sade insieme al suo gruppo formato da un trio di musicisti inseparabili, al secolo Stewart Matthewman, sax e chitarra, Andrew Hale alle tastiere e Paul S. Denman alla batteria, diedero alla luce un album, "Diamond Life", che sarà un vero e proprio diamante di luce pura che illuminerà la decade degli anni ottanta, divenendo un termine di paragone per quanti si cimentarono nel genere. Una voce bassa e ricca di armoniche quella di Sade, che produce una musica raffinata e pacata, dalle melodie cantabili e ben supportate dal gruppo, un'alchimia che riuscì a piazzare l'album nella top 40 britannica per ben undici settimane. Da noi, per quel che mi ricordo, "Diamond Life" arrivò quasi di soppiatto nelle radio e nelle case, presi dall'ubriacatura dei media mainstream verso giovanotti di dubbia levatura artistica, sennonchè tale fu la bellezza di quelle canzoni che ben presto tutti si arresero al talento e alla bellezza della cantante di Clacton-on Sea. Un disco invecchiato bene e molto, oserei dire, che allieta ancora oggi le orecchie di quanti amarono quei suoni. E non date ascolto a chi vi dirà che è un disco troppo levigato e di maniera, lasciate che godano i vostri sensi.


7 commenti:

  1. Risposte
    1. Una canzone più bella dell'altra.

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  2. "...la sobrietà a livello di estetica e di sonorità dopo le esagerazioni pacchiane dei new romantics e del techno pop..."

    ma non era mica un orribile errore giudicare la musica in base all'apparenza degli esecutori?

    WC

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    1. Boh, per esagerazioni pacchiane mi riferisco al tipo di musica che facevano, veramente "oltre misura" per strumenti usati (va beh che ogni occasione era buona per provare quanto di nuovo usciva) e per le "mise". Cioè all'inizio magari, vista la novità per l'epoca ci potevi trovare anche qualcosa di buono, ma poi divenne principalmente un fatto a chi esagerava di più. Per quanto mi riguarda, Sade e gli altri alfieri del neo-cool furono propedeutici per uscire dallo schema basso-chitarra-batteria, un modo per scoprire che esisteva un'altro mondo oltre al r'n'r e al pop mainstream.

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