mercoledì 30 maggio 2012

DIZZY IN FUNK


La recente uscita di una bella raccolta dedicata ai musicisti che hanno pubblicato sulle label Perception e Today Records, mi fornisce l'occasione di parlare di un bel disco uscito nel 1970 ad opera di Dizzy Gillespie, "The Real Thing". Il disco vede il buon Dizzy flirtare con dei micidiali groove funk, lontano anni luce dalle classiche sonorità bop di cui lui fu uno dei fondatori, contornato da una band che vedeva nelle sue fila musicisti come James Moody al sax, Eric Gayle alla chitarra e Michael Longo al piano. Chiamatelo jazz-funk, fusion o come vi pare, quel che è certo è la notevole apertura mentale di Dizzy verso la musica che girava per le strade in quei giorni e al pari di un Miles Davis e di un Herbie Hancock, seppe indicare la via giusta a tutti quei jazzisti che non volevano rimanere imbrigliati in una formula tradizionale a scapito della propria creatività. Poi il bello della musica jazz e nera in generale è proprio questo: riuscire a fiutare per primi i suoni che arrivano dalla strada fino a creare ibridazioni che prima o poi vi ritroverete nei brani da "cassetta".
Il disco in questione poi ha una serie di pezzi "killer" che ancora oggi sorprendono per la loro semplicità e genialità.
Make it funky, man!



6 commenti:

  1. ...azz, sai che questo non lo conosco? Bella Harmo!

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  2. Irriverent Escapade30 maggio 2012 09:09

    Gasatissima ti dico che io lo conoscevo!!!!
    Oh yeah, consigliato anni fa da un caro amico che il Jazz lo mastica (parecchio bene).
    Eeeeh, non posso quindi che apprezzare e condividere l'ottima proposta.

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  3. Un ingiustamente dimenticato album di un grandissimo, non solo del Be-bop, ma di tutto il Jazz.

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  4. @tarkus
    venuto a conoscenza da non molto pure io...
    @irriverent escapade
    bravo il tuo amico, palato fine. :)
    @alexdoc
    il tuo commento mi da lo spunto per l'ennesima vis polemica "fiorentina": questo è il guaio dei "puristi" di ogni genere, mi immagino che i jazzofili duri e puri lo avranno schifato e forse è uno dei motivi per cui risulta quasi sconosciuto.

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  5. grazie a te roby, bel disco davvero.

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