lunedì 31 dicembre 2012

BUON ANNO DALLA BAIA

Per finire l'anno, niente di meglio di un mix di brani che arrivano dal 1979 ad opera di Dj Mozart, uno degli artisti della console a livello mondiale, italiano, che se la giocava alla grande con gente tipo Tom Savarese, Dave Mancuso e Francoise Kevorkian, tanto per dire. Chi in quegli anni aveva la fortuna di transitare dalla Baia degli Angeli di Gabicce Mare, poteva godere di certe compilation, una gioia per gli orecchi e per le gambe.  Let's dance e Buon Anno ! !


lunedì 24 dicembre 2012

MERRY XMAS, WAR (IS NOT) OVER.


"Credo che siano le banche e gli speculatori finanziari la causa di questa situazione. Sono loro, le molte stazioni del grande capitale finanziario, i responsabili principali dei dissesti e dei disastri che stiamo vivendo, nonché delle politiche che si sviluppano per contenere gli effetti negativi della speculazione finanziaria internazionale e del loro fallimento.

Le vie che si seguono sono quelle della riduzione dello stato sociale, colpendo scuola, università e ricerca. In Italia questo è particolarmente accentuato. Ecco perché a me pare molto preoccupante che nell’opinione pubblica non ci sia una sufficiente attenzione a ciò che scuola, università e ricerca possono dare allo sviluppo di un Paese, e non solo alla vita civile e democratica. E’ impressionante questa mancanza di attenzione collettiva, ed è un alibi per le politiche dei governi passati e del presente. E’ molto difficile risalire questa china, perché la protesta è affidata a larga misura a movimenti spontanei, e qua e là per fortuna a qualche sindacato, ma poco a forze politiche organizzate e a partiti."
(Tullio De Mauro, intervistato da Romina Vinci, Nov 2012, www.linkiesta.it)

Sereno Natale, ci risentiamo nell'anno che verrà.

Donald Fagen - Weather in My Head

domenica 23 dicembre 2012

BEST OF 2012: MARZO

Marzo come Febbraio è stato un'altro ottimo mese per le uscite discografiche del 2012, parliamo anche qui di artisti al primo album che data l'alta qualità delle loro proposte saranno attesi al varco nei prossimi anni, un nome su tutti, Michael Kiwanuka, artisti che si sono riconfermati come dei punti fermi nel genere e tante band bianche che si dilettano a suonare, e bene, il funk dei neri. Ma eccovi servito il tris di Marzo.

Esperanza Spalding - Radio Music Society
"Radio Music Society", uscito lo scorso 20 Marzo, è l'album che è il seguito complementare di "Chamber Music Society" del 2010 e dove lì si esploravano delicate trame jazz in versione di musica da camera, qui, come dice la stessa Spalding, viene privilegiata "l'analisi jazzistica di una forma canzone e delle melodie che vengono comunemente definite come pop". Ci troviamo di fronte ad un lavoro di una eleganza e raffinatezza estrema, roba da palati fini, dove il jazz incontra il soul più morbido, ma tutto ciò senza risultare troppo caramelloso ed appiccicoso, dodici brani che faranno storcere il naso ai puristi di ogni ordine e grado, qui in particolare agli amanti del jazz "tradizionalista"; peggio per loro, tanto più che la nostra si rifà alla tradizione degli anni '70, quando i jazzisti più illuminati rivolsero le loro attenzioni ai suoni della strada, soul, funk e ritmi latini, mischiando quei suoni e abbattendo di fatto le barriere tra un intellettualismo fine a se stesso e la musica popolare.


Michael Kiwanuka - Home Again
Ci sono artisti che travalicano i tempi e le mode, il 24enne Michael Kiwanuka musicista londinese di origine ugandese è uno di questi. Il suo primo album, "Home Again" potrebbe essere uscito nel 1972 o giù di lì invece di qualche giorno fa', prendi la sua voce ad esempio; era dai tempi di Bill Withers che non si ascoltava una vocalità talmente pura e cristallina da farti venire le lacrime agli occhi. Per non parlare della musica: una miscela di Soul e Folk che rimanda a John Martyn e Terry Callier, arpeggi nudi di chitarra con arrangiamenti di archi che hanno la decenza di non cadere nello sdolcinato, una musica che arriva da lontano ma che, vista la quantità industriale di merda musicale che dobbiamo sopportare nelle radio e nelle tv mainstream, giunge a noi come nuova e come una benedizione dal cielo.


Third Coast Kings - Third Coast Kings
L'album dei Third Coast Kings segue due dei dischi più belli in chiave deep funk del 2011, quello dei The Baker Brothers e di Nick Pride and The Pimptones. Questo, a differenza degli altri due, rimarca ancora di più la forza del funk, con una sezione ritmica che è una vera forza della natura, ruvidi riff di chitarra e una raffinata sezione fiati a controbilanciare la ruvidezza del sound, che ricorda e si ispira ai JB's di browniana memoria. Ascoltate ad esempio il primo brano "Come on", ma anche la straordinaria "Cop it Croper" ed il brano scelto come primo singolo, "Spicy Brown", per proseguire poi in brani che ammiccano alla blaxploitation, non dimenticando il soul più groovy dalle suggestioni jazz.

sabato 22 dicembre 2012

BEST OF 2012: FEBBRAIO

Se Gennaio è stato un mese avaro di dischi interessanti, non così Febbraio. Anzi, in questo mese ci sono state alcune delle uscite più interessanti di tutto l'anno, abbiamo potuto ascoltare delle piacevoli novità e abbiamo avuto delle belle conferme. Ma vediamo nel dettaglio tre dischi che hanno girato di più nel mio i-pod.

Calibro 35 - Ogni Riferimento a Fatti Realmente Accaduti è Puramente Casuale
Ennesima prova convincente di uno tra i migliori gruppi che calcano lo stivale. Si può ben dire che questo sia stato l'album della maturità dei Calibro 35, la sublimazione del soundtrack poliziottesco italiano, tra brani originali e cover da vecchi film abbiamo finalmente la presa di coscienza anche da parte dei nostri artisti di un patrimonio di musiche e compositori che fino a pochi anni fa venivano menzionati soltanto fuori dai nostri confini. Bene e avanti così.

 

Gregory Porter - Be Good
"Be Good"  è uno di quei dischi che ti arrivano in casa quando meno te lo aspetti, diventano da subito necessari e ti riconciliano con il canto, in questo caso con il "bel" canto. Bel canto che noi italiani sappiamo riconoscere di primo acchito, non importa che sia impaludato in teatri lirici però, basta anche un locale buio con tre sedie e due tavolini perché il miracolo di ascoltare una bella voce si compia. Gregory Porter è la voce che ci riporta alla miglior tradizione dei crooner neri, Lou Rawls e Nat King Cole in primis, ed ogni altra parola è superflua per descriverlo, va ascoltato e basta.


Robert Glasper Experiment - Black Radio
Robert Glasper, pianista jazz da Houston, Texas, è un artista di confine a cui piace mischiare nelle sue creazioni le varie declinazioni della musica afroamericana tra cui l'hip hop ed il neo-soul, riuscendo così a creare qualcosa di nuovo e di non scontato nel paludato mondo del jazz. Oltre a suonare nel suo trio, Glasper è anche leader del "Robert Glasper Experiment" il quale ha pubblicato lo scorso Febbraio per la Blue Note Records un album intitolato "Black Radio", suonato insieme ad alcuni dei nomi più interessanti del neo-soul, tra cui spiccano Erikah Badu, Lalah Hathaway, Lupe Fiasco, Musiq Soulchild e Bilal. Contaminazione quindi, come Miles Davis ed Herbie Hancock hanno operato negli anni passati, per un disco che è un nuovo punto di ripartenza per la musica jazz, di impatto immediato e totale, c'è chi l'ha paragonato ad "Attica Blues" di Archie Shepp e non sia blasfemo l'accostamento, qui dentro c'è un concetto di musica nera attuale nella sua totalità, aldilà di ogni genere, pur avendo nel jazz la sua spina dorsale.

venerdì 21 dicembre 2012

BEST OF 2012: GENNAIO

Annata niente male questa per gli appassionati dei generi musicali che tratta il blog.Inizio oggi una piccola rassegna degli album che mese per mese hanno trovato posto nel mio i-pod. Ci ritroverete artisti che ho già recensito, ma non necessariamente, come ad esempio il primo che vi presento oggi.


Alvin Clayton Pope - Soul of Man
Compositore e multistrumentista con preferenza alle tastiere, Alvin Clayton Pope è un musicista che utilizza il jazz per muoversi in territori di confine quali il soul, l'r'n'b, il funk e la bossa. Il suo disco è stato un buon viatico per re-immergersi in sonorità che ebbero negli '80's il loro punto di forza. Sonorità morbide quindi, fusion vecchia scuola per un album da bersi tutto in un fiato.


Clairy Brown and The Bangin' Rockettes - Baby Caught The 
Bus
"Baby Caught The Bus" è l'album di debutto di Clairy Brown an The Bangin' Rockettes, combo di nove elementi proveniente da Melbourne, Australia, fedeli al verbo Stax e Motown, undici brani di ruvido r'n'b, doo wop, e northern soul, tutto giocato sulla voce di Clairy, dolce e sporca come lo sono le voci delle sue muse ispiratrici, Etta James e Tina Turner.
Tra le canzoni che compongono il disco da segnalare la title track, "Love Letter", "Vicious Cycle" e la bella cover di "Bang Bang".


mercoledì 19 dicembre 2012

CHRISTMAS GIFTS

Tempo di regali, per chi può permetterseli. Quelli che vi consiglio sono accessibili a tutti. Si parla di musica, di nuove uscite e riscoperte. Quindi partiamo.

1 - Olympic Cyclone Band, Seasons Greetings
Il primo disco, per restare in tema natalizio, ci arriva dal combo inglese Olympic Cyclone Band, escono su etichetta Jalapeno ed è un album di canzoni di Natale rivisitate in chiave funk. Canzoni che hanno vita e senso solo in questo periodo, come le altre del genere, molto piacevoli da ascoltare, magari prima di recarvi al solito pranzo pantagruelico di famiglia e pure dopo, hai visto mai che vi leva di dosso un po' di calorie, il funk funziona, provatelo.



2 - Smoove, First Class
Sempre per Jalapeno Records è uscito il nuovo album del Dj inglese Smoove, dove il nostro si esibisce in tredici remix di brani usati nei propri show. Funk, disco, soul, hip hop, jazz, tutto questo e molto di più troverete in questo incredibile album, una giostra di suoni rielaborati come solo i più grandi maghi della console riescono a fare. Non riuscirete a star fermi, garantito.  Si va in pista con brani dei The New Mastersound, Nick Pride and the Pimptones, The Third Degree, Brenda Boykin  e molti altri, questo disco è come un biglietto aereo per Ibiza o Manchester.


3- Bill Labounty, Time Starts Now
Questo invece è un cofanetto di 4 cd, uscito nel 2011, non è una novità ma in questo caso poco importa. Settanta brani del nostro rimasterizzati, in pratica tutta la sua produzione su disco, più 18 demo mai usciti prima, 5 brani inediti tratti dalle session di "Promised Love", più un booklet di 16 pagine con i brani commentati da Bill. Insomma per chi ancora non lo possiede, un bel box da farsi regalare.



4 - Elton John, The Complete Thom Bell Sessions
Qui torniamo indietro nel 1989, come data di uscita del disco, anche se le registrazioni risalgono al 1977. Un'incursione nel blue eyed soul del cantante inglese e scartata a suo tempo dallo stesso. Incomprensibilmente aggiungo io, trattandosi di un capolavoro del genere, dove la voce di Elton ben si sposa al soul ed al sound di Philadelphia. Dirige il tutto il produttore dei The Spinners e The Stylistics, Thom Bell, uno dei creatori del Philly Sound, dove qui ci regala sei brani che nella loro semplicità e leggerezza ci fanno capire che la bellezza della musica non va ricercata in astruse complicanze e sterili esercizi intellettualoidi.


venerdì 14 dicembre 2012

CULT HEROES: BILL LABOUNTY


Per chi frequenta i territori del pop più raffinato questo nome è tra i più amati, autore di un disco che può essere definito la summa del genere west coast pop o aor che dir si voglia e pietra di paragone per chi si vuol cimentare con queste sonorità. Bill LaBounty ricorre spesso nei miei blog, il disco in questione è quello omonimo uscito nel 1982 e la canzone più bella tra tutte quelle là contenute (ma sceglierne una è esercizio molto difficile, credetemi)  forse una tra le ballad più belle che siano mai state scritte, è "Slow Fade".  Sarà che ci sono affezionato anche per altri motivi, ma quando partono le prime note del brano, il mio stupore per si tanta bellezza si rinnova ad ogni ascolto.
E' un peccato che Bill LaBounty sia relegato in una nicchia di eroi sconosciuti alla massa, avrebbe senz'altro meritato di più, ma poco male, perlomeno ha dei fans che conoscono e amano ogni singola nota che il musicista californiano ha scritto. E badate bene, anche gli altri dischi del nostro non sono da meno di questo.

martedì 11 dicembre 2012

DISCO FEVER: TAVARES


Prima di parlare dei fratelli Tavares, vorrei fare una precisazione: si dice che la disco sia uno dei generi più infami mai apparsi sul pianeta, quello che vedo nelle statistiche del mio piccolo blog però è che i post dedicati al genere sono tra i più gettonati. Quindi chi li legge o lo fa per mera curiosità, oppure, molto probabilmente la disco ha degli estimatori "nascosti" che si vergognano a parlarne in pubblico. Detto questo, il gruppo di oggi  è stato uno tra i più vituperati e presi a cattivo esempio di quello che era la disco. Anche se poi il termine disco ai Tavares va stretto, essendo nati nel 1959 come "Chubby and The Turnpikes", ebbero il loro primo successo a livello locale nel 1967, cambiarono il loro nome in Tavares nel 1973, divenendo una band di successo planetario con l'avvento della disco music. Il loro stile però era ben lontano da come il genere era comunemente inteso, essendo più una forma di r'n'b con venature soul, sempre molto orecchiabile e dal sound ben riconoscibile. Il loro primo vero hit fu "She's Gone" cover del brano di Hall&Oates, proseguendo poi con una sequela di brani anch'essi dal successo immediato: "Heaven must be missin' an angel", "Don't take away the music", "Whodunit" e la cover di "More than a woman" dei Bee Gees, facente parte della colonna sonora di "Saturday Night Fever" che rafforzò la loro immagine di "disco band". Non saranno stati una band indispensabile, però quando parte "Don't taaaake awaaay the muuuusiiic" nella mia autoradio, è bello cantarla a squarciagola, e tanto mi basta.

EDIT: Riproposizione del post ripulito dai commenti del solito noto disturbatore che scorrazza per i blog. Mi scuso con chi aveva commentato parlando di musica, spero che possiate ripostare i vostri commenti.

 

IL RITORNO DELL'HIPSTER


Una leggenda vivente, questo è Ben Sidran. "Don't Cry For No Hipster" è il suo nuovo album che ce lo consegna in forma smagliante. Sidran fa parte di quella razza di musicisti che se ne vanno avanti per la propria strada incuranti da sempre delle mode e con in testa un concetto ben chiaro: realizzare musica che dia godimento a se stessi e a chi li ascolta. Marc Murphy, Marc & Almond, Michael Franks sono i nomi degli "hipster" che accosto come stile di vita e di musica a Ben Sidran; tessitori di note, te li immagini a degustarsi vino, formaggio e frutta secca tra una nota e l'altra, gente che si prende tutto il tempo necessario per creare la loro musica e, dulcis in fundo, le loro canzoni fanno sesso.
"Don't cry for no hipster" non sposta di una virgola il percorso in musica di Ben Sidran, e meno male aggiungo io. C'è il blues, il jazz, lo swing come solo lui riesce a crearlo: raffinato, elegante, mai banale, in una parola, sublime.

 

venerdì 7 dicembre 2012

IL LUNGO ADDIO: DAVE BRUBECK, 1920-2012

 Have you got a steady boyfriend
Cause honey I've been watching you
I hear you're mad about Brubeck
I like your eyes I like him too
He's an artist, a pioneer
We've got to have some music on the new frontier
(Donald Fagen, New Frontier)

domenica 2 dicembre 2012

TUTTI I COLORI DEL JAZZ


Da molti anni il Giappone rappresenta un punto di riferimento per gli amanti della musica jazz e del pop slegato dai soliti circuiti commerciali. Si parla in primo luogo di ristampe di dischi del passato altrimenti introvabili, di band e solisti orientati verso sonorità che almeno dalle nostre parti sono apprezzate da una minoranza di persone. Cercando nel web si riescono a trovare delle vere chicche, come in questo caso: il disco di debutto della musicista Miho Hazama, "Journey to Journey", uscito per la rinomata etichetta Verve/Universal Music Japan lo scorso Novembre nella terra del sol levante, ma in arrivo da noi soltanto nella prossima primavera. Vi dirò che per adesso ho ascoltato soltanto un brano dell'album,  quello omonimo da cui ne è stato realizzato il video ufficiale che vi presenterò a piè di post. Si tratta di un lavoro di Jazz orchestrale dove la nostra ha composto tutti i brani e dirige l'ensemble accompagnata nelle parti soliste, tra gli altri, dal tenor-sassofonista Ryoji Ihara, dal pianista Sam Harris e dal trombettista Philip Dizack. Se il resto del disco è come la title track, credo che dovremo appuntarci un'altro nome nell'agendina dei nostri eroi di culto.
Bello anche il video, una rappresentazione visiva di quello che la musica, questa musica, riesce a creare.
Un grazie al bel blog "Tokyo Jazz Notes", da dove ho tratto lo spunto per questo post.

 

venerdì 30 novembre 2012

SOULE MONDE, FUNK E IMPROVVISAZIONE DAL VERMONT



Questo disco mi è capitato tra capo e collo, mi ha incuriosito il nome prima di tutto, Soule Monde, poi naturalmente anche il contenuto era all'altezza della confezione; un sound scarno, grezzo ma caldo e raffinato al tempo stesso. I Soule Monde sono un duo che arriva dal Vermont, il percussionista Russ Lawton ed il tastierista Pay Paczkowski, già membri della jam band americana dei Phish. Non è che il loro primo disco arriva dal nulla, si narra infatti di roventi jam del duo in qualche locale della profonda provincia americana, jam dove il jazz virato in funk la fa da padrone. Come ci è dato di ascoltare nel loro primo omonimo album; un suono denso, una vera forza della natura, dove la scarsità degli strumenti usati non si sente proprio e rende il progetto interessante anche per questo motivo. Il bello è che a differenza di tanti dischi "ascolta una volta e getta", questa ti far venir voglia di tornarci sopra più e più volte, per comprenderne tutte le sfumature. Hammond, clavinet e batteria, quanto basta per godere di ottima musica.

Qui li vediamo on stage eseguire "Whassat?", pezzo che conclude l'album. Il brano inizia intorno al secondo minuto.

lunedì 26 novembre 2012

JAZZ, FUNK E SPIRITUALITA': MENAGERIE - THEY SHALL INHERIT


Questo disco mi riporta indietro di molti anni, quando in un preciso momento storico le nuove uscite di musicisti jazz e black in generale furono ammantate di spiritualismo, non necessariamente di origine cristiana, abbracciando a tutto tondo le forme che questo comprende: sciamanesimo, déi pagani, ricerca interiore, adoratori del sole e quant'altro. L'immagine che avevo di quegli artisti era quella di persone che abbandonando gli impeccabili completi scuri di dieci anni prima si rivestivano con delle tonache sgargianti, li pensavi dentro una stanza piena di fumi vari, tra incensi, aromi, e sostanze non propriamente legali, tanto per intendersi. Il jazz ed il funk più di altre musiche si prestano molto bene per una ricerca interiore e chi di voi ha ascoltato "A love supreme" di John Coltrane forse capirà quel che voglio dire. L'aggancio con il capolavoro del sassofonista afroamericano è ben presente anche nel disco dei Menagerie, "They Shall Inherit", progetto del produttore, chitarrista e songwriter neozelandese Lance Ferguson, leader del combo funk australiano "The Bamboos". Il disco è costruito su sei brani, di cui tre sono risolti in chiave jazz e rimandano molto a quella forma di jazz spirituale di cui parlavamo prima e l'ispirazione primaria, ascoltate il sax ed il piano, è proprio quella di "A Love Supreme". Gli altri tre sono dei superbi pezzi funk, tra cui spiccano "The Chosen", ma sopratutto "Leroy and The Lion" che vanta la presenza al vibrafono del leggendario Roy Ayers, come dire una sottile linea di continuità con il messaggio di spiritualità che arriva dai seventies. Lance ha modellato l'album in base alle riflessioni sulla sua paternità, non a caso alcuni brani portano il nome dei suoi figli,  ed è comunque un'immersione nel profondo dell'anima del musicista, rendendo in musica gli angeli e i demoni che ognuno ha dentro di se'. Bel disco, fratelli.
In uscita mondiale il 10 Dicembre per i tipi della Tru Thoughts.


giovedì 22 novembre 2012

DISCO FEVER: HERBIE HANCOCK


Che ci fa Herbie Hancock in questa rubrica dedicata ai personaggi che caratterizzarono al meglio la disco music? Beh, se qualcuno si ricorda dell'album "Sunlight" del 1978 forse converrà con me che la citazione in questo caso è appropriata. In particolare nel pezzo che apre il disco "I thought it was you" c'è l'inizio di quello che nel decennio successivo si svilupperà in chiave "Electro". Forse per Hancock "Sunlight" non fu altro che un divertissement, visto che il nostro, pur continuando a suonare da sempre jazz tradizionale, ha sempre seguito l'istinto del momento, costruendo dei veri e propri monumenti in campo musicale, creando dei nuovi stili a cui tutti poi si sono accodati. Hancock è stato uno dei più grandi innovatori della musica, sempre in anticipo sui tempi, basta ricordare quel mirabile capolavoro del 1974 "Headhunters", sintesi perfetta di jazz e funk e "Future Shock" del 1983 dove come un novello Maradona del pentagramma, si scartò tutti quei visi pallidi che si trastullavano con il funk, creando l'equivoco che loro erano i veri innovatori (si, parlo dei Talking Heads, del Peter Gabriel di "Shock the Monkey, dei post-punkettari che provavano a giocare con il basso e i fiati) andando in rete con un disco che era una fusione di passato e futuro mai sentita prima di funk industriale su basi hip-hop. Ovviamente i puristi del jazz rimasero scandalizzati dalle nuove intuizioni di Hancock, ma per fortuna al nostro non glienè mai importato nulla e continuò imperterrito a suonare quello che voleva lui nel solco del funk. Ritornando alla Disco e a "Sunlight", c'è da dire che il solo brano in cui il nostro gioca con i ritmi danzerecci è solo "I thought it was you", per il resto si tratta di fusion suonata ai massimi livelli, molto smooth, godereccia, Jaco Pastorius, Benny Maupin, Terry Adams alcuni tra i  musicisti coinvolti nel progetto. Hancock qui canta utlizzando per la prima volta il "vocoder", in parole povere un sintetizzatore della voce umana, ed ha la capacità di renderlo "caldo" come non mai.
In conclusione, un genio.

lunedì 19 novembre 2012

CULT HEROES: LOU PARDINI


Di Lou Pardini ne ho sentito parlare per la prima volta la scorsa settimana sul bel sito di Mauro Ronconi, "Musica dal Pianeta Terra" ed è stato subito un colpo di fulmine. Potrei fare un copia incolla di quello che sta scritto là, oppure potrei citare un'amica blogger dicendo che questo genere musicale travalica il tempo, ascoltate il brano postato, è stato scritto nel 1998, ma ricorda la musica che veniva scritta a fine seventies, musica tra l'altro ascoltata da pochi adepti, ma talmente densa di significato musicale da essere ricordata ed ascoltata ancora oggi. Dirò che il nostro è un ottimo tastierista nonché autore, nominato ad un Grammy per il singolo del 1991 "You might have been", ha lavorato con Stevie Wonder e Santana, con i Chicago, di cui entrò a farne parte nel 2009 al posto di Bill Champlin, cioè mica pizza e fichi per intendersi. L'album che mi ha fatto veramente bene al cuore è "Look the Other Way" del 1998, la sua seconda release, la prima fu del 1997, "Live and let Live" il titolo; ci trovate dentro il pop nella sua migliore espressione, il soul, in un album che fondamentalmente è quasi tutto fatto di ballate da bersi in un fiato, per poi ricominciare daccapo. Un vero capolavoro del genere.

giovedì 15 novembre 2012

[RE:JAZZ], VIBRA TEUTONICHE


Oggi ci focalizziamo su un'altra novità discografica, questa volta in arrivo dalla Gemania tramite etichetta INFRAcom, distribuita dalla nostrana Audioglobe. Parliamo dei [re:jazz] band di Francoforte attiva da dieci anni e in uscita con il loro nuovo album, il quinto,  dal titolo "Kaleidoscope". Ed un caleidoscopio di suoni è quello che ci attende; se nei precedenti album la band sfornava versioni acustiche di brani "elettronici" delle release INFRAcom, in questo lavoro, grazie anche alla produzione di Alex Reinemer dei Jazzanova, abbiamo prima di tutto dei brani originali e una varietà di stili che abbracciano il soul, il jazz - in versione acid - il funk, la fusion e piccole reminiscenze dubstep. Aldilà della tecnica e dei vari generi adottati, va detto che il disco è molto bello, impreziosito com'è in alcuni brani da parti vocali cantate da alcune tra le più belle voci del panorama soul/jazz. Come ad esempio nel brano che apre il disco, "Don't push your luck", dove la vocalist dei Brand New Heavies, N'Dea Davenport cesella un pezzo che ci riporta ai fasti dell'acid jazz dei novanta, sonorità si morbide, ma con una tensione di fondo tipica del groove londinese di quegli anni. Altre voci ci è dato di ascoltare nel disco dei [re:jazz], come quella della vocalist tedesca Natalie Schafer, in arte Nekta, di Andrew Herbertson e di Mediha - la nuova "resident vocalist" della band -tutte in simbiosi con il nuovo progetto discografico. Un disco a cui non manca il groove, quello giusto, e che traccia una nuova direzione per quanto riguarda la band. Caldamente consigliato.

Qui il link per ascoltare l'intero album
http://infracom.bandcamp.com/album/kaleidoscope-2

E qui una video intervista

martedì 13 novembre 2012

SOMETHING NEW

Oggi tre album ed un singolo, ancora buone vibrazioni.

1: Cody Chesnutt - Landing on a Hundred
Lui è diventato conosciuto ai più nel 2003, quando ha reinciso con The Roots un brano tratto dal suo primo album; "The World is Coming" divenne infatti una hit a livello internazionale, facendo conoscere il nome di Cody in tutto il mondo. Se ne esce in queste settimane con il suo secondo album, a distanza di dieci anni dal primo, e il risultato è un disco di soul music come pochi è dato ascoltare. Ci trovate dentro i santoni del genere, Marvin e Curtis in primis, il tutto riadattato in modo intelligente ai nostri giorni. Dagli arrangiamenti con gli archi, zucchero per le orecchie, fino alla blaxploitation. Tanta roba.


2: Ruby Velle and The Soulphonics - It's About Time
Forse un giorno dovremo parlare dell'influenza che ha avuto Amy Winehouse nel mondo della musica; la riscoperta di suoni che sembravano dimenticati e fuori moda e di quante ragazze stiano provando a seguirne le orme. Non sfugge alla regola anche Ruby Velle, cantante canadese di origini "native american", insieme a The Soulphonics, autori di un gradevole album di debutto uscito lo scorso Settembre. Soul e funk dall'approccio moderno ma ben focalizzato nel passato, la ragazza ha una bella voce e la band va forte, da segnalare il sax baritono che fa da contrasto con la voce di Ruby.
Onesto.



3: VVAA - Private Wax, Super Rare Boogie & Disco
Per voi amanti della disco, quella "vera", contaminata con il funk ed il soul, è arrivata una chicca grazie ai tipi della ZafMusic. In pratica qui troverete 16 brani scovati nei mercatini di vinile ed anche on line, come ad esempio nello stesso sito web della ZafMusic.  Brani "deep disco", in arrivo dai seventies e dai primi anni '80, private press ovvero dischi stampati in tirature limitate, risorti è proprio il caso di dirlo, grazie alla lungimiranza e alla passione di questi ragazzi.
Esaltante.



4: Moonset Juice - Dream Enough
Loro sono un duo, il produttore e chitarrista italiano Miki Manzo ed il newyorchese di Brooklyn Bruce Gladstone. E' il loro secondo singolo tratto dall'album "Sweat & Slumber", un bel brano di new soul con un groove da vecchia scuola. Bello anche il video girato a Roma, meritano un ascolto.
Cool. 

venerdì 9 novembre 2012

MY FAVOURITE NIP-POP



Il titolo del post è un omaggio agli Style Council ma è anche il titolo di un album del gruppo che presento oggi che rimanda ad un album degli Style Council, prendono il nome da una loro canzone, che poi è anche il nome di un giornale francese.
Basta indizi, loro sono i Paris Match, trio giapponese dedito ad una miscela di Acid Jazz, bossa, blue eyed soul, soul e pop. Più che agli Style Council il loro è un incrocio tra gli Incognito e gli Swing Out Sister. Eleganza e suoni raffinati a go-go quindi, tredici album pubblicati dal 2000, escludendo le raccolte, un continuum musicale il cui comun denominatore è quello della qualità, magari senza picchi particolari ma comunque costante in ogni loro lavoro. Yosuke Sugiyama il compositore, Tai Furusawa il paroliere con Mari Mizuno alla voce, questi sono i tre Paris Match, un gruppo che riesce sempre a regalarmi delle buone vibrazioni. Non saranno originali? Beh, quanti ne vedete in giro di "originali" ?
Godetevi la Mari, va'... qui è insieme agli olandesi New Cool Collective.

martedì 6 novembre 2012

CULT HEROES: IAN WILLSON


Come potremmo descrivere i "cult heroes" in musica? Requisito numero uno è quello di essere conosciuti da pochi, avere realizzato pochi dischi, meglio se uno soltanto, ma di cui non puoi assolutamente farne a meno, notizie sul web scarse o addirittura nulle, valutazioni esagerate dei dischi o del disco realizzato, quasi sempre in vinile, raramente in cd, quasi niente in mp3. Dane Donahue, ad esempio, è sicuramente uno dei cult heroes per antonomasia e risponde a tutti i requisiti di cui sopra, musicista apparso dal niente e nel niente rientrato, autore di uno dei dischi più belli del panorama pop west coast californiano.
Ian Willson è un altro, e qui la storia si fa intrigante e più difficoltosa: per quel che ne so Willson realizzò un solo disco nel 1985, "Straight from the heart", credo che l'album sia autoprodotto, quindi immaginatevi già quanto sia difficile reperirlo, si trova comunque nel solo formato originale in vinile a prezzi esagerati, si va dalle 66 sterline di Zaf's music, ai 300 euro di Discogs. Il disco, da quel poco che ho potuto ascoltare è un bel lavoro di blue eyed soul, funk bianco raffinato, uscito fuori tempo massimo allora, sembra una produzione di fine anni '70, e troppo presto per qualsiasi operazione di retrofuturo.
Quindi, avete capito, qui ci sono tutte le condizioni che corrispondono alla descrizione fatta sopra, non mi resta che augurarvi, come novelli Indiana Jones del vinile,  buona caccia.

giovedì 1 novembre 2012

PINO DANIELE vs. EDDIE ROBERTS: JE STO VICINO A TE



Oggi sfida dedicata ad una delle canzoni più belle del repertorio di Pino Daniele. "Je sto vicino a te" è parte integrante della rivoluzione che il musicista napoletano apporterà alla musica italiana, un tassello fondamentale del "neapolitan power". Apre il secondo omonimo album di Daniele, pubblicato nel 1979.
Un vero capolavoro. La versione di Eddie Roberts, chitarrista della band britannica dei The New Mastersounds è tratta dall'album "Strada", realizzato con un quintetto ad hoc. "Strada", album del 2007 è un disco molto particolare: il chitarrista di Leeds ha preso infatti alcune delle canzoni più belle della musica italiana, in particolare quella napoletana più tre brani del primo Celentano e le ha rielaborate in chiave jazz, creando uno dei dischi più godibili degli ultimi anni. La versione del brano di Daniele è tutta giocata in chiave jazz/bossa,  dove si abbina alla grande calore e bravura tecnica (chiedo lumi, la tecnica chitarristica di questo brano mi ricorda quella che usava Wes Montgomery, può essere?) e dimostra, se mai ce ne fosse il bisogno, quale musica italiana venga apprezzata all'estero. Belle tutte e due le versioni, vado per l'originale, e voi?

   

martedì 30 ottobre 2012

IL LUNGO ADDIO: TERRY CALLIER 1945-2012


Fosse anche ricordato per una sola canzone, credo che questa basti. Cantautore e chitarrista afro americano che ci ha regalato delle perle folk-soul, rimarrà nella storia per questo gioiello Northern Soul. Si, storia della musica, non del rock o del soul, o del folk o di quel cazzo volete voi.
"Walls Come Tumbling Down" diceva qualcuno, ma quelli nella testa sono i più difficili da buttar giù.
Ti sia lieve la terra, fratello.

lunedì 29 ottobre 2012

STIMMATE (FUNK)


Uscirà il prossimo 5 Novembre il nuovo album, l'ottavo, dei The New Mastersounds, band inglese da Leeds, dal titolo "Out on the Faultline", disco registrato in Usa, negli studi Faultline di San Francisco.
I quattro di Leeds, Joe - Pete - Simon - Eddie, non deludono le attese neanche a questo giro e sfornano uno degli album più belli ascoltati nel 2012. Il funk, ma di quello bello peso, è la linea portante di tutto il disco, talmente convincente a tal punto da far dire che sono gli unici bianchi che hanno ereditato direttamente da James Brown le stimmate del funk. Una sequenza di brani uno migliore dell'altro, dal primo "You mess me up" - nervoso e preciso, sembra di ascoltare i The Meters - alle suggestioni jazz-house di "Summercamp", il funk psichedelico di "Turncoat", i beat afro di "Welcome to NOLA", poi c'è quella meraviglia di "Each to their own" , una canzone che aggiorna il funk ai nostri giorni.
Poi ci sento Brian Auger, hammond a go-go, Doctor John, il sound di New Orleans, Memphis, la Stax, ahhhhh gooodooo, mamma mia, more more more !!!
Vedi te come un disco così può ridurre un cinquantenne suonato e bollito !!

domenica 28 ottobre 2012

SOUL POWER

Ancora un video di Don Letts girato per la Fred Perry e dedicato ai sessanta anni di sottocultura britannica. Qui siamo in territorio Soul, anzi Northern Soul e Southern Soul Boy, metà anni '70 il periodo. Due scene contrapposte: la prima era radicata nel nord ovest dell'Inghilterra, tra Manchester e Wigan, e aveva un selvaggio entusiasmo verso il classic soul degli anni 60, l'altra era di stanza nell'Essex e nel Kent ed era più orientata al soul contemporaneo. L'etica del lavoro duro trasportata sulla pista da ballo, il multiculturalismo tra la classe operaia bianca e nera come segno distintivo e parte integrante di un movimento sottoculturale che non ha mai oltrepassato il confine delle case popolari. 

sabato 27 ottobre 2012

THIS IS A MODERN WORLD

Un corto di dieci minuti, in lingua originale, sulla sottocultura mods. Girato da Don Letts, fa parte di una serie dedicata alle musiche e allo stile di strada inglese, commissionati a Letts dalla casa di MODa "Fred Perry", per celebrare i sessanta anni della propria fondazione. I video ripercorrono sessanta anni di sottocultura britannica, partendo dai Teddy Boys, per arrivare al Brit Pop e alla scena rave
Buona Visione

giovedì 25 ottobre 2012

SOMETHING NEW

Altro giro di novità discografiche ascoltate in questo scorcio di mese.

1 - Martha High and The Speedometer - Soul Overdue
Giù il cappello davanti a questa Signora e a un disco come questo. Lei è una leggenda del funk, ha fatto parte del gruppo The Jewel che nel 1964 furono parte della revue di James Brown a giro per l'America, poi una volta scioltosi la band, dopo un anno e mezzo e due 45 giri prodotti dal padrino del funk, entrò in pianta stabile come corista nei live show di Brown per oltre trent'anni. Se ne esce oggi con un disco superbo, dove possiamo ascoltare una voce talmente bella e pulita come quella di una ragazzina, supportata da una band che da il miglior supporto possibile alla Signora. Un resoconto di 40 anni di carriera che meglio non poteva essere fatto, per uno dei dischi migliori usciti nel 2012. Consigliatissimo.



2 - The Transatlantics - Find My Way Home
Spostiamoci agli antipodi, Adelaide, Australia per la precisione, dove arrivano The Transatlantics, un combo di dieci elementi in uscita con il loro secondo album, "Find My Way Home". Qui le influenze più marcate si possono trovare nel soul più classico e virato al pop, Otis Redding, Aretha e e The Supremes i riferimenti della band che sono sparsi a profusione nell'album. Buon disco da ascoltarsi in una serata insieme agli amici, tra cazzeggi vari, suona a volte un po' scolastico, comunque è piacevole, diamoli una chance, va'.




3 - Skeewiff - The Skeewiff Disco
La Disco anni '70 è più viva che mai, prova ne è questo disco uscito tre mesi fa ad opera di un duo britannico, il dj, compositore e produttore Alex Rizzo e il boss dell'etichetta Jalapeno Records Elliot Ireland. In questo nuovo lavoro i due dimostrano buona conoscenza della materia, realizzando un divertente excursus sulle pratiche alte e basse del genere. Piacevole but only for fans.




4 - Mezzoforte - Islands
Qui invece siamo in territorio Jazz/Fusion, loro arrivano dall'Islanda e suonano insieme dal 1979. Il loro ultimo disco, Islands, è quanto di più fusion possa essere, intendendo quel tipo di suoni che gli appassionati ben conoscono, Spyro Gyra e Yellowjackets i nomi di riferimento che mi vengono in mente. Niente che non sia già conosciuto ma anche in questo caso un buon disco, rilassante come un bagno in idromassaggio, senza però troppe svenevolenze da smooth jazz.


lunedì 22 ottobre 2012

PAT METHENY

Pat Metheny me lo ritrovo sempre tra i piedi in ogni momento particolare della mia esistenza: quando conobbi la mia futura moglie suonavo "First Circle", il giorno prima di inaugurare casa nuova sul piatto girava "Last Train Home", quando è nata mia figlia avevo rispolverato "April Joy" dal primo album della Pat Metheny Band.
Se per un caso vi troverete a passare da casa mia, noterete una nicchia non con le immagini votive del Budda o di Cristo, bensì di Metheny, Fagen e Daryl Hall, questo per dire quanto questi artisti abbiano significato per me, non solo dal punto di vista musicale. Musica fuori da ogni schema e non intrappolata in un genere ben definito. A tal proposito, Metheny è sempre stato inafferrabile, quando pensi che ormai la sua musica non ha più niente da dire, se ne esce con un nuovo progetto a scombinare le carte. Penso alle sue collaborazioni con Ornette Coleman, il disco con lui suonato, insieme a Charlie Haden, Jack De Jonette e Denardo Coleman, "Song X" del 1986 è puro free jazz, quando pensi che ormai è perso dietro sonorità latine e brasiliane, se ne esce con il controverso album di avanguardia "Zero Tolerance For Silence" del 1994. Questo a dimostrazione di una intelligenza messa al servizio degli ascoltatori, aperta ad ogni nuova esperienza, infischiandosene dei giudizi degli altri e proseguendo nella propria immersione totale in ogni genere musicale. Troppo estesa la sua produzione per parlarne qui in poche righe, sul web troverete tutto quello che necessita per approfondire il discorso.
Il Metheny che preferisco è quello della prima parte della carriera, sia con la band (quella con dentro l'immenso Lyle Mais) che in solitario. Lui, insieme agli Steely Dan, sono stati il mio grimaldello per scardinare la porta chiusa a tre mandate della musica che girava intorno, per entrare in un universo di altri suoni, un modo bello di aprire la mente e non tornare più indietro.

First Circle: ci trovi dentro il Brasile, Morricone e Burt Bacharach, ascoltare pre credere.



 Questa è April Joy

mercoledì 17 ottobre 2012

DISCO FEVER: CHIC



Quando nell'autunno del 1977, la band newyorchese degli Chic se ne uscì con il brano "Dance, Dance, Dance", il mondo si accorse che anche nelle piste da ballo c'era qualcuno che suonava come le band rock più celebrate del momento. Il gruppo degli Chic era guidato da due grandi strumentisti con molto sale in zucca: il bassista Bernard Edwards ed il chitarrista Nile Rodgers, riuscirono con una manciata di brani e con la produzione di artisti fin li dediti ad altro genere, ad essere un punto di riferimento per tutto il mondo musicale di fine anni '70. La loro, a ben guardare, fu una formula semplice ma accattivante, presero le progressioni di accordi jazzati presenti nel funk più duro, riff tiratissimi, cantati semplici ed accessibili a tutti e un groove funky quanto bastava per trasformare la disco in un'altra cosa da come era conosciuta fino ad allora. "Le Freak" fu il loro successo planetario, seguito l'anno seguente da "Good Times", brano con una parte di basso killer, che inaugurò e rese popolare, forse involontariamente, il genere Rap. La ritmica di "Good Times" fu infatti la base portante che un gruppo di giovanotti di Harlem, la Sugarhill Gang, del brano "Rapper Delight", che di fatto diede al mondo una delle ultime vere novità, se non proprio l'ultima degna di essere chiamata così, nella storia della musica. Gli Chic a differenza delle altre band funk che vestivano con costumi da freak tribali o da guerrieri spaziali, furono anche molto attenti allo stile del momento, andando a pescare i loro abiti tra le firme più in voga, rimarcando così ancora di più il loro stile. Come detto, anche alcuni tra gli artisti rock più in voga del momento richiesero a Rodgers ed Edwards di mettere a disposizione la loro arte per svecchiare i propri suoni, sfortunatamente va detto che le buone intenzioni non hanno avuto un riscontro tale da poter dire che i dischi prodotti dalla coppia siano da tramandare ai posteri: tra i tanti cito Koo Koo di Debby Harry e Let's Dance di David Bowie, quest'ultimo produzione a cura del solo Rodgers, due opere non certo rimarchevoli, se non per il clamore che suscitarono all'epoca. Se proprio vogliamo trovare un disco che univa alla grande rock e dance lo possiamo trovare in quello omonimo dei Power Station, prodotto nel 1985 dal solo Edwards. Molto meglio quando la produzione Chic si rivolse nell'ambito in cui operavano, la dance. Sister Sledge, Diana Ross, e sopratutto Sheila and B. Devotion. Nel primo caso con l'album "We are family" misero un'altro tassello alla propria leggenda, negli altri due riavviarono due carriere che erano in stato di impasse. "Spacer" di Sheila and B. Devotion in particolare fu, per chi scrive, il vero miracolo degli Chic: presero una cantante più nota per la bellezza che non per la musica e gli cucirono addosso un brano con un tiro funky micidiale, con un intro di piano "epocale", venduto in 5 dicasi 5 milioni di copie, ma anche il resto dell'album "King of the world" non era da meno. Il resto è storia della musica, e gli Chic ne fanno parte a pieno merito.





lunedì 15 ottobre 2012

SOMETHING NEW

Facciamo una piccola panoramica su alcune novità discografiche, sempre rimanendo nel campo della musica dell'anima, partendo da un album in uscita proprio oggi: la band è quella di Hannah Williams and The Tastemakers, arrivano dalla Gran Bretagna, batte etichetta Record Kicks, quindi una garanzia di qualità per gli amanti della musica soul. "A Hill of a Feathers" il titolo dell'album, dove possiamo apprezzare le notevoli qualità vocali della cantante a discapito però di un tappetto sonoro che avrei voluto più frizzante; intendiamoci, il disco, che si muove nel solco del più classico soul ed r'n'b è bello anche se personalmente non mi convince appieno. Hanna Williams and The Tastemakers ve li segnalo in concerto a Milano il 20 di Ottobre al Biko di Via Ettore Ponti 40, unica data italiana. Quindi, amici di Milano, avete un'occasione unica per vedere una band che secondo il mio punto di vista rende meglio dal vivo che non su disco. Questo il video del singolo:



Proseguiamo la nostra mini rassegna con due singoli usciti lo scorso Settembre:
Il primo arriva dai Mankoora, nuovo gruppo di ispirazione latin/breakbeat della mente che sta dietro ai Renegades of Jazz. Come detto altre volte, il funk di ispirazione latin non è la mia tazza di tè e fra i due lati del singolo, "El Loco" e "Boogaloo Tormenta" preferisco di gran lunga il secondo. Escono per la label tedesca Hiperbole.
Questi i brani:

Mankoora "El Loco" by Mankoora
Mankoora "Boogaloo Tormenta" by Mankoora

Il terzo singolo è quello che preferisco tra tutti quelli presentati; ce lo propongono The Soul Immigrants,  band britannica in giro ad infiammare i palcoscenici dal 1992. Jazz - Funk, soul e deep groove in una miscela esplosiva, suonano come dio comanda, e cosa importante non riescono mai ad annoiarti. "The Ghetto, There's no way Out" il lato A e "Sunk Without The Funk" il lato B. Non suonano alla moda, non li sentirete alla radio, in particolare sulle fm italiche, ma perdio, hanno dentro il sacro fuoco del funk e tanto mi basta. Retromusica, si, e allora?! Escono per l'etichetta Dry Rooti Records.
Eccoli tutti per voi.

 

venerdì 12 ottobre 2012

IL RITORNO DEL GENIO


Non aspettatevi un'altro "The Nightfly", oppure un'altro "Aja" e nemmeno "Gaucho".  Il nuovo album solista, il quarto, di Donald Fagen, "Sunken Condos", non ha le stimmate del capolavoro, anche se ci si avvicina molto, ma non è neanche qualcosa da prendere, consumare e lasciare a candire dentro l'IPod. Dentro ci troverete tutte le intuizioni che hanno reso geniale l'arte di Fagen, se proprio dobbiamo trovare un riferimento a questi brani, va cercato negli album succitati degli Steely Dan e pure "Pretzel Logic", l'unico aggancio con "The Nightfly" è il brano "Miss Marlene", il più pop del gruppo, che riecheggia "IGY".
Sonorità dunque in chiave funk, a tal proposito c'è pure una bella cover di un brano di Isaac Hayes, "Out of  Ghetto", a ribadire le scelte portanti del disco. Un disco, è bene dirlo, che non ti arriva subito, necessita tempo e dedizione, io sono al quinto ascolto in due giorni per intendersi, e se escludiamo l'inarrivabile "The Nightfly", questo "Sunken Condos" è il migliore degli altri album solisti realizzati da Fagen, qui dentro ci sono gli Steely Dan più classici, sentite un po' come suonano le chitarre ed i fiati, ci sono i ritornelli che ti acchiappano ad ogni ascolto successivo, c'è eleganza, c'è stile, c'è gente che sa SUONARE come dio comanda. Se questo per voi non basta, beh, non sarò certo io a convincervi, però lasciatemi dire che Fagen non ha più niente da dimostrare a nessuno, e che a differenza di altri "vecchietti" bolliti, sa ancora come far suonare le corde giuste.
Piccola coda polemica: noto che in certi ambienti "critici", quel che viene applicato per Dylan o Van Morrison non vale per Fagen. Se per questi viene rimarcato che i loro dischi nuovi non saranno certo delle novità, ma comunque riescono a raccogliere il favore di molti, per Fagen viene tirato in ballo il solito leitmotiv che ha accompagnato la carriera degli Steely Dan; bravi musicisti, suonano bene, ma troppo perfetti e troppo "freddi". Beh, se vi accontentate di Gattuso, io mi prendo Beckenbauer tutta la vita.
P.S. Peccato che un critico come fu lo sfortunato Ernesto De Pascale non sia più fra noi, lui era uno dei pochi che è riuscito ad entrare nel cuore della musica di Fagen e degli Steely Dan e a parlarne con cognizione di causa.
Uscita ufficiale il 16 Ottobre

mercoledì 10 ottobre 2012

RIO FUNK


Negli anni 80 un mio amico appassionato di sonorità dark, soleva infamare chi non condivideva i suoi gusti tirando in ballo il nome e la musica di Lee Ritenour.
"Non ti piacciono i Sister of Mercy? Allora ascoltati Lee Ritenour", "Come cazzo suoni la chitarra, mica siamo in un disco di Lee Ritenour", "Ma cazzo avrà da sorridere mentre suona".
Ecco, questo più o meno era il tenore dei discorsi; io da buon bastian contrario andai si a cercare i dischi di Lee Ritenour e non ringrazierò mai abbastanza chi all'epoca invitava i miscredenti a cambiar genere. Il primo album è stato "Rio", del 1979, da cui è tratto il video postato, un disco di funk leggero e dai sapori brasiliani, sonorità in cui il nostro ritornerà sopra periodicamente nel corso degli anni - vi segnalo il bell'album "Harlequin" del 1985 realizzato in collaborazione con il cantante brasiliano Ivan Lins e al tastierista Dave Grusin - registrato in tre città diverse, dove il nostro ebbe la grazia di essere attorniato da musicisti del calibro di Dave Grusin, Ernie Watts, Alex Acuna, Joe Sample e Steve Forman.
Dotato di una tecnica sopraffina, la sua arte è stata messa a disposizione per gli Steely Dan in "Deacon Blues" ha rinforzato il sound di "Run Like Hell" dei Pink Floyd in "The Wall" e nello stesso album ha suonato, non accreditato, la chitarra acustica in "One of my turns". I suoi dischi sono improntati ad una semplicità di fondo, sempre gradevoli all'ascolto, ma che hanno dietro una preparazione ed una complessità strumentale ben mascherata da sonorità "pop oriented", un aggiornamento ai nostri giorni di quella che fu la musica del beniamino del nostro, Wes Montgomery.
Questo per iniziare, in futuro sappiate che vi aspettano Larry Carlton e Pat Metheny.

domenica 7 ottobre 2012

SENZA PAROLE

Cosa volete che vi dica, qualsiasi commento è di troppo. Per una volta abbandonatevi alla musica, non siate razionali, emozionatevi e basta.

 

venerdì 5 ottobre 2012

DISCO FEVER: THE TRAMMPS


I Trammps, insieme a Kc e agli Chic, sono stati la band più popolare e ballata nelle disco di tutto il pianeta terra e se c'è un gruppo che è sinonimo di disco music, beh, questi sono loro.  Sicuramente innestarono con dosi massicce di soul e funk la loro musica, tenendo però sempre la barra al centro di una facilità di ascolto unita ad una riconoscibilità al primo arrivo delle note. Pur essendo popolarissimi ed amati da schiere di ballerini, i loro dischi non sono mai arrivati ai primi posti delle hit di vendita, se escludiamo "Disco Inferno", piazzatosi al nr 11 della hot 100 di Billboard dopo il passaggio nel film "Saturday Night Fever" e fu proprio con questo brano che ottennero una vasta popolarità anche da noi.
Un bel combo di musica danzereccia i Trammps, guidati dall'inconfondibile voce di Jimmy Ellis, scomparso lo scorso 8 Marzo, era da tempo malato di Alzheimer, iniziarono principalmente come cover band nel 1972 per poi dedicarsi a composizioni originali che sfociarono nel primo album del 1975 "The Legendary Zing Album" dove spiccava il loro primo successo "Hold back the Night", da lì in poi presero l'autostrada per la storia. Il loro ultimo album risale al 1980, ma hanno proseguito ad esibirsi live, con alcuni cambi in formazione, fino ai nostri giorni. Una band che suonava, e che aveva un background stradaiolo, ben lontani dalle creazioni disco assemblate in sala d'incisione e forse per questo amati allora e ricordati adesso. Come i Kc and The Sunshine Band, apprezzati anche da insospettabili rockers.

  

mercoledì 3 ottobre 2012

PUBBLICITA' PROGRESSO


Vi ricordate le vecchie Pubblicità Progresso, quelle campagne di pubblica utilità che non propagandavano alcun prodotto ma che facevano delle opera di utilità sociale al fine di smuovere le coscienze troppo spesso addormentate del popolo italico?
Orbene, l'altro giorno, un altro tipo di pubblicità, questa volta di carattere merceologico - parlo di una nota casa automobilistica tedesca - ha risvegliato in me, se mai ce ne fosse stato il bisogno, la voglia di riascoltare per intero un brano, l'ennesimo, di Paul Weller e dei suoi Style Council. C'è da dire che la pubblicità è costruita sul'intro del pezzo che andremo a sentire, e nonostante siano passati tanti anni dall'uscita del disco devo dire che ancora adesso si dimostra talmente "cool" come se fosse una "killer application" per computer. "Shout to the top" è l'omaggio di Paolino ad un certo modo di intendere il soul, questa volta siamo in territorio Philly Sound, soul-funk raffinato, una canzone del 1984 che è senza tempo e sono convinto che tra altri  30 anni ne sentiremo parlare ancora.

 

lunedì 1 ottobre 2012

WAR FUNK EXPLOSION !


I War sono conosciuti prevalentemente per la loro collaborazione con Eric Burdon, a fine anni sessanta,  quando incisero insieme due album, osannati dalla critica, "Eric Burdon Declares War" e "The Black Man's Burdon", ma non da meno è stata la loro carriera una volta finita l'esperienza con l'ex leader degli Animals, quando decisero di mettersi in proprio.
Originari della zona di Long Beach-Compton, i War furono una potente macchina funk che si esplicitava in torride jam dal vivo, questo grazie al loro sound rustico, sanguigno e blueseggiante, dove la band sembrava trarre piacere nel costruire anticipazione e tensione ritmica fino ad arrivare ad un limite massimo di sopportazione per poi sfociare in una catartica esplosione sonora. I War sono stati non a caso l'ultima band in cui ha suonato il grande Jimi Hendrix prima della sua dipartita, io li ricordo come un martello che spaccò le onde radio nel 1977. Quando la disco aveva ormai intrapreso la sua parabola discendente e il meglio che passavano le fm station erano i Kc o gli Chic, la loro "Galaxy" fu come un ritorno alle origini del funk ed una boccata di ossigeno a dimostrare che niente era perduto; da qualche parte, in qualche backstreet losangelina c'era ancora chi teneva alto il verbo delle vibrazioni funk.
Questo brano lo abbiamo ritrovato poi negli anni successivi campionato in ogni dove, come ad esempio nel notevole album di Kelly Price, dove la sua "And you don't stop" saccheggia tutta la parte ritmica del brano. Una goduria, oggi come allora.

    

giovedì 27 settembre 2012

THE STYLE COUNCIL vs. THE STYLE COUNCIL - THE PARIS MATCH


Sfida in casa quest'oggi, con una canzone apparsa originariamente nel primo lavoro ufficiale dei The Style Council di Paul Weller e Mick Talbot, quel piccolo capolavoro che fu "Introducing The Style Council" del 1983. La cover del brano, forse la prima realizzata?, è contenuta invece nel loro primo album "Café Blue", dove fu interpretata dalla voce di Tracey Thorn, all'epoca in gran spolvero con gli Everything But The Girl.
In "Café Blue" il pezzo è giocato in versione "jazz - strascicato - da - locale - pieno - di - fumo" e se per molti questa è diventata  la versione definitiva e forse quella più conosciuta, anche se è bene dirlo si parla comunque di una canzone di nicchia, personalmente ho sempre preferito quella cantata da Paul Weller, sarà per quell'inserto di fisarmonica, sarà per quell'aura di malinconia che pervade il brano, che non trovo nella cover di "Café Blue", bella si, ma come dire, un po' troppo "manierista".
Una delle canzoni della mia vita, sicuramente tra le prime cinque.

 

lunedì 24 settembre 2012

DISCO FEVER: KC AND THE SUNSHINE BAND



"Do a little dance/make a little love/get down tonight"

Nel 1975 numerose band influenzate dal funk ebbero l'idea di prendere l'impulso dance di questi ritmi, semplificarli con formule ripetitive per renderli più accessibili agli ascoltatori. I capostipiti di queste band furono senza dubbio i Kc and The Sunshine Band, un gruppo multirazziale di stanza a Miami, pesantemente influenzato dalla musica di Sly Stone, della quale i componenti la band erano dei fan incalliti. I Kc come altre band presero il meglio del suono di James Brown, lo ripulirono e lo slavarono abbondantemente mescolandolo con accattivanti ed orecchiabili hook rendendolo fruibile alle orecchie degli ascoltatori "medi". Ritornelli ruffiani divennero un ingrediente indispensabile per realizzare una hit disco e i Kc in questo furono dei maestri, le canzoni diventarono dei brani semistrumentali con un hook ripetuto all'infinito; insomma il suono nero di James Brown e compagni si stava sbiancando e quello che successe poi fu come il ripetersi della storia che vide lo scippo del rythm'n'blues ad opera dei bianchi, in quel genere che poi divenne conosciuto come rock'n'roll. La disco ed i brani di Kc furono costruiti in modo che tutti gli ascoltatori, bianchi e neri, si sentissero uniti in afflato universale, dove nessuno si sentisse escluso. All'inizio di questa storia quasi nessuno, data l'energia espressa da queste band, fece caso che con l'arrivo di Kc come di altre band la storia cominciò ad andare in un'altra direzione e per i funkster duri e puri, questo fu come l'inizio della fine. [1]
I Kc and The Sunshine Band come detto furono una band multirazziale capitanati dal cantante solista e tastierista Harry Waine "K.C." Casey, il loro merito fu quello di portare il groove dell'r'n'b più classico nella musica disco, ottenendo così dei brani quanto mai energici, divertenti e adatti alla bisogna; chi ha frequentato le sale da ballo in quegli anni, sa bene che quando partiva un brano di Kc and The Sunshine Band si svuotavano i divanetti e si riempiva la pista. La ripetizione ossessiva degli hook, come detto, fu uno dei loro tratti caratteristici, adatti e forse studiati non a caso per i formati radiofonici sempre più semplificati che iniziarono a prevalere in quel periodo. Pur nella loro semplicità, ho sempre ritenuto la band di Casey una delle più sincere del mondo "disco", fatta da appassionati, nata per far ballare e divertire, nel loro campo dei precursori e degli innovatori e apprezzati pure da insospettabili rocker.

[1] Fonte: "Funk" di Rickey Vincent

  

venerdì 21 settembre 2012

BELLA GENTE

Belle foto vero? Provengono tutte dal sito web Morrison Hotel, dove troverete questo e molto altro. Buona visione.